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Attacco?


Il nervosismo aveva, ormai, colpito tutti i membri dello squadrone. I guerrieri più giovani spostavano la testa a destra e a sinistra. Si aspettavano di essere colpiti da una freccia o da una lancia o magari di sentire un urlo di attacco! Tutto taceva. I centurioni erano pronti a brandire le loro armi se necessario. La tensione crebbe. Frago a quel punto tolse la spada dal fodero e fece cenno ai suoi compagni di fare lo stesso era meglio essere preparati la peggio vista la situazione. Aurelio osservò la scena con diniego. Non voleva dar vantaggio ai suoi nemici. Valerio non curante degli ordini ricevuti e sapendo che sarebbero stati i primi ad essere colpiti presa il gladio nella mano destra. Valerio a quel punto fece lo stesso. Brienzio, invece, rimase impassibile, fece passare i cavalieri davanti a lui osservando la scena che gli si presentava davanti. Voleva avere un quadro diverso della situazione. Smontò da cavallo e si diresse verso una grossa quercia. Lì prese il suo arco. Benché avesse un occhio solo era riconosciuto come un ottimo arciere. Guardò con attenzione che dietro di se non avesse nessun pericolo e si concentrò verso la parte sinistra della fila dei suoi compagni. Quando l’ultimo cavallo fu passato prese una freccia e la mise nell’arco pronta per essere scoccata. Il verde dell’erba e delle foglie degli alberi era molto intenso. La bella stagione era ancora alle porte, ma il sole caldo di quei giorni aveva portato alla schiusa di gran parte dei boccioli rimasti al caldo per tutto l’inverno. Rimase solo e tutto era immobile intorno a lui. Ad un certo punto vide del movimento nella parte che stava presidiando. Una figura si muoveva tra gli alberi ed era a cavallo poiché, alla vista di Brienzio, l’uomo risultava molto alto. Scoccò la freccia e sentì un urlo provenire dalla stessa direzione ed un tonfo subito dopo. Il colpo era andato a segno. Brienzio però si accorse che gli uomini erano due perché sentì altri rumori provenire dalla parte dove aveva scoccato la freccia. Avvicinandosi con circospezione sentì dei lamenti e una voce dire:”Non ti agitare stai fermo andrò a chiamare aiuto Frago saprà sicuramente cosa fare!” A quelle parole gli si gelò il sangue poiché aveva colpito i due mandati in perlustrazione! Allora ad alta voce disse: “Fermi! Non muovetevi!” il tono della voce fu subito riconosciuto e il guerriero che stava prestando soccorso rimase fermo sul compagno mentre guardava Brienzio avvicinarsi. “Corri a chiamare aiuto! I nostri sono poco più avanti!” l’altro non se lo fece ripetere due volte, montò sul cavallo e galoppò in direzione dello squadrone. Dopo poco tornò con Mario Cornelio. Era un medico esperto di erbe, di slogature e fratture. Italico di origine aveva prestato servizio sempre in ambito militare. Prestante nel fisico, moro e scuro di carnagione aveva un espressione buona. Era ben voluto da tutti poiché dispensava consigli a tutti senza di estinzioni di grado. Vista l’impresa che, il nuovo Console, Caio Giulio Cesare aveva deciso di intraprendere, aveva deciso di seguire le legioni appena formatesi; poi fu distaccato presso lo squadrone di Frago dove aveva conosciuto i due centurioni Aurelio e Valerio che furono molto impressionati dal suo operato. La situazione sembrava disperata. La freccia si era conficcata nel costato, aveva forato il polmone destro e non era completamente uscita. L’uomo stava per svenire dal dolore, ma Cornelio disse che doveva rimanere sveglio. Brienzio rimase ad aiutarlo. Il medico, con l’ausilio dei due guerrieri , girò sul fianco l’uomo ferito e con un colpo secco tolse la freccia dal corpo. Il guerriero emise un gemito. Poi tolse da un sacchetto una poltiglia verde che mise sul foro d’entrata. Infine girò l’uomo sull’altro fianco e blocco l’emorragia con una garza pulita premendo con tutta la forza sulla ferita. Diede ordine di scaldare dell’acqua. Intanto Frago era tornato indietro insieme a Valerio e a quattro guerrieri, il resto dello squadrone, con a capo Aurelio, proseguì la marcia verso ovest.