OSTERIA..

I gomiti sulle ginocchia ci aiutano a tenere la testa quando si è seduti..


Silenzio. Fermi tutti, zitti tutti. Che succede? Non lo so, non me lo spiego. O forse si. A volte, tante cose non si riescono a capire, a spiegare. Magari sono così intime che non ci vorresti pensare. Però le vivi, perdi il sorriso, ti chiudi, ti guardi, guardi gli altri e pensi che loro stanno bene. E tu no. Ma perché? Cos’è che non va? Cosa c’è di diverso rispetto un’oretta prima? Forse nulla, forse tutto. E così inizi a riflettere, a startene in silenzio. Un silenzio che mi ha accompagnato lungo il tratto di strada dal “Palloncino” (per chi non è di Reggio è una palestra, situata appena dietro l’ “Oreste Granillo” di Reggio Calabria, campo della Reggina) fino casa mia. Eppure avevo le cuffiette, la radio accesa. Boh, ho guidato con la testa chissà dove, chiedendomi il
perché, riflettendo sul momento attuale e su quello che verrà dopo. Anche questi momenti aiutano a crescere, a vedere dentro di noi, a capire cosa siamo, cosa vogliamo, limiti e prospettive future. Da questi momenti ne sono uscito sempre più forte, è come un ricaricare le batterie: magari ci soffri al momento, poi sei di nuovo pimpante. Però, porca miseria, se ci sono vuol dire che c’è qualcosa che non va. Non pensiate io sia chissà chi perché studio ingegneria, perché faccio politica o perché ci tengo a svolgere il lavoro d’inviato nel migliore dei modi. Non vi è alcuna differenza tra me e chi mi legge. Nessuna. Così anch’io ho dei momenti no, poi dei momenti si, poi dei momenti di pazzia o altro. Sono un ragazzo come tutti gli altri, magari conservo una certa semplicità, o comunque altre caratteristiche pulite, valori che non tutti hanno la fortuna di avere. Già, i valori: io sono uno di quelli che ancora sogna la donna vergine, per poterla avere mia fino all’ultimo respiro. La moda mi piace e non mi piace: bisogna avere l’umiltà di accontentarsi viste le risorse a disposizione, non faccio parte di quella schiera che si toglie il pane per comprarsi abiti firmati, preferisco il pane.Si son fatte le ore diciannove punto trentanove, anche se gli orologi dei miei due telefonini son rimasti con l’ora illegale, e Pippo, il mio unico neuro criceto, non gira sulla sua ruota. E’ seduto, fissa un punto nel vuoto, con la schiena curva in avanti, le mani unite con i gomiti poggiati alle ginocchia che “tengono” la testa. Non mi capita mai di stare così nella vita reale, sono un tipo che reagisce ad ogni colpo, che in gergo tennistico rimanda la palla di là anche per tenere il palleggio, senza forzare. Ma io non sono un tipo che si accontenta, perché rimandare solamente la palla di là quando puoi attaccare e crederci nel punto? Tutti ne siamo capaci, basta crederci. Ci vuole pazienza, questo si. Perché ottenere tutto e subito non è cosa buona e giusta, per fare una casa come si deve bisogna lavorare con la massima attenzione e con calma, come per entrare nel cuore di una ragazza bisogna corteggiarla, capire se lei apprezza, se lei ti cerca. L’unica che mi cerca, in questo periodo, credo sia la voglia di ripartire, di ricominciare e zittire chi non crede in me. Quindi tranquilli, non c’è nessuna che sta a cercarmi in questo periodo o almeno, purtroppo, non mi pare..Avete assistito al mio cambio d’umore. Adesso andrà in onda il telegiornale delle otto. Grazie per la cortese attenzione. A tutti voi, buon proseguimento di serataAlessandro Marcianò, autore del blog “Osteria… del vecchio pazzo”