OSTERIA..

Presa a sassate da un coetaneo. Quella pietra frutto di errori commessi da un'intera comunità


Come avevo già scritto, qui a Reggio chi ha le palle viene scambiato per scemo.
Peccato che, dagli stessi uomini di Chiesa, arrivano a me i loro mea culpa. Qualcuno sta iniziando ad aprire gli occhi, e questo è l'importante, è un primo passo. Critiche è giusto ce ne siano, peccato arrivino da chi è ignaro dell'accaduto. O da chi non vuole vedere. Quello che voi vedete sui tg nazionali, in questi due giorni, del ragazzino che ha preso a pietrate la ragazzina, ha come autori due ragazzi del mio rione. Conosciamo tutti sia lui, sia lei.Così come conosciamo i problemi di questa zona. E se me la sono presa con la Chiesa, un motivo c'è. Un motivo troppo grande da essere raccontato in quattro parole, hofaticato a spiegarlo ai miei oggi. La carne era appena stata 
messa nel piatto, ho finito il discorso quando questa era diventata cemento. Dai nervi ancora tremo, quasi non ci vedo. Si, ho i cazzi, perché c'è chi cerca di nascondere le colpe di un'Istituzione qui assente da anni, e quando presente portata avanti da chi voleva mettersi in evidenza. In un quartiere chiuso in una conca vi abitano 400 anime, una chiesa, venti persone a messa, nessun gruppo Acr, Scout o roba simile. Nessun gruppo pulito. Più giù il Santuario della Madonna della Grazia: una volta c'erano gli Scout, io ero nella squadriglia dei Lupi, oggi non ci sono più bambini che vanno lì. Perché in molti invece di fare mea culpa scaricano le colpe a terzi? Ad altri? No, non ècosì che si fa, bisogna prendere coscienza delle proprie colpe. Sono schifato, avvelenato, mi sento non capito, eppure chi di dovere ha apprezzato dicendomi "hai ragione, quel che 
hai detto dimostra la tua nobiltà d'animo". A poco mi servono i complimenti se poi, a fronte di un problema, questo non viene risolto. Mi dà fastidio questo mondo, un mondo che non sento mio. Dove io tiro fuori le palle per dire ciò che penso, ciò che vedo, e poi mi trovo davanti na marea di lecchini che difendono a spada tratta un qualcosa che gli fa comodo. Io vado avanti per la mia strada. Chi mi conosce sa che sono un tipo così, come mi si vede, alla mano. Ma chi mi conosce sa che se sbaglio mi metto la coda in mezzo alle gambe, ma se vedo qualcosa che non va, la dico. Non ho paura, di chi devo avere paura di fronte la realtà dei fatti, davanti la verità? Ho più paura che mi si venga detto sisi, hai ragione, e poi non si fa niente, di qualsiasi altra cosa o persona.
Mi viene forse da scaricare la mia rabbia in un pianto liberatorio, ma non ci riesco, né voglio. So che non posso farmi vedere debole, non posso abbandonare le armi adesso che ho aperto una guerra. Una guerra contro il male insito nella Chiesa. Va pulita, va riconsegnata a chi è davvero parte di Chiesa. Attaccatemi, insultatemi, prendetemi in giro. Ma non risolverete il problema. Lo ingrandirete. Riflettete sulle mie parole, sulla mia rabbia. Se non aprirete gli occhi, qui a Gallico, le cose non cambieranno maiAlessandro Marcianò, autore del blog "Osteria... del vecchio pazzo"