OSTERIA..

Io non ho mai guardato in faccia nessuno


 Non ho mai guardato in faccia nessuno. Mai, anzi ho preferito essere sempre considerato l’ultima ruota del carro per poter ribaltare il tutto, a tempo dovuto, a mio favore. Diabolico? Forse. Questa è una parte di me che non conoscete, e credo in pochi sanno. Beh, meglio così. Quest’anno può ancora regalare sorprese, belle o brutte, non è ancora finito, e mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco. Però analizzando il mio 2011 posso dire che è stato un anno curioso, strano, dettato da poche leggi. Tra le novità il mio rapporto con la famiglia: a maggio l’incontro con un
mio zio, il suo compleanno e per lui un regalo speciale, ovvero il mio ritorno dopo tre anni dai nonni, riunendo così l’intera famiglia. Già, più di tre anni. Le incomprensioni ci possono stare, e sono pure troppo buono certe volte, ma occhio a prendersi gioco di me, a non sentire la mia campana, chi è passato dalla cassa ha sempre pagato caro. Ho esordito proprio con la frase “non ho mai guardato in faccia nessuno”, ma ovviamente non è che alla prima prendi e te ne vai, assolutamente. Ho sempre salutato per primo, ma se alla prima puoi essere distratto, alla seconda incazzato, alla terza sei lontano, alla quarta non saluto più, ovvero ce ne vuole per farmi girare l’elica. Certo è che se mi accorgo di qualcosa di grave difficilmente do una seconda opportunità. Non era riuscito nessuno e con nessuna scusa a riportarmi dai miei nonni, quindi quello è stato un evento eccezionale. La famiglia si è riunita anche a Natale, ma già si vedono gli effetti di quella che è stata la mia assenza, adesso è mio nonno che non fa sedere nessuno di lato a lui perché vuole mi sieda io. Diciamo che la musica è cambiata, con dei sacrifici, indubbiamente. Ma guai a non stare attenti al bastone e alla carota, a volte il bastone deve essere usato anche con le persone a te vicine, “e se piangono non muoiono, non ti preoccupare”. Questa è una frase non mia, ma che la ritengo mia. Vale soprattutto per i bambini, e lo sto toccando con mano con mio cuginetto: se ogni volta che piange gli faccio passare tutto, ecco che crescerà viziato; se io posso fare o dargli una cosa perché no? Ma non bisogna abusare, ci vuole bastone e carota anche con loro, è per il loro bene. E così, dunque, non ho risparmiato faccia a faccia anche con gli zii, come successo ultimamente. Ieri mi son ritrovato a dover spiegare ad una mia zia che certi comportamenti non sono da tenere. Voce bassa, se tu la alzi chi ti sta davanti farà automaticamente l’opposto di quel che dici tu. Voce bassa, sintomo di sicurezza. Calma, tanta calma. Bene, mi sono ritrovato senza neanche accorgermene ad essere l’unico ad essere sentito da alcune persone. Certo, questo mi fa onore, ma non è un vanto, mi dispiace che altre persone a me vicine non riescano nell’intento. Non è un essere superiore, per carità, io non sono Dio sceso sulla Terra e faccio più peccati di voi messi insieme, sia ben chiaro. Però la freddezza che si nasconde dietro un mio sorriso, dietro un mio volere bene, ha fatto si che persone a me vicine abbiano capito effettivamente il mio valore, con pregi e soprattutto difetti, e si guardano bene dal mancare di rispetto a me o ad un estraneo a me (parlare male “a gratis” anche di chi non conosco per me è un qualcosa di inaccettabile), perché sanno che subito dopo per me sarà come se non esisteranno più. Molte persone stanno toccando proprio in questo periodo tale situazione, e me ne dispiace, ma non sono stato io a scegliere tali misure: che vengano a parlarmi in faccia prima di sparlare in giro, non sono esempi né per me e né per chi ci sta davanti. Me ne dispiace anche per chi ci crede senza sentire l’altra campana. Io non ho mai guardato in faccia nessuno.Alessandro Marcianò, autore del blog “Osteria… del vecchio pazzo”