Dieci minuti, tempo di un caffè, tanto per raccontare quello che può succedere quando si parcheggia la propria autovettura in luoghi poco opportuni e/o senza dare importanza a segnali stradali o altro. Luogo Facoltà Architettura, “Università Mediterranea” di Reggio Calabria, e più precisamente il lato nord dei parcheggi per gli studenti. Questo spazio finisce con una biforcazione: una stradina porta al nuovo plesso, usato prevalentemente per gli studenti di Giurisprudenza, e l’altra porta all’ingresso di Architettura. Bene, entrambe le entrate alle stradine erano occupate da macchine parcheggiate, ovviamente lì dove non si potrebbe. Risultato? Beh, immaginatelo, anche perché le stradine erano a mò di scivolo per i disabili. Già un pedone normale faceva fatica, una carrozzella non poteva proprio entrarci. Ma se qualche ragazzo come noi, sfortunato nel dover passare la vita su un mezzo del genere, doveva esser accompagnato nell’una o nell’altra facoltà a chi doveva rivolgersi? Bene, le facoltà non sono previste di allarmi vari se questi posti vengono occupati, o comunque è impossibile risalire al proprietario del mezzo. E allora? A chi si chiama? Come si fa? Anche solo per portare la documentazione in segreteria, un qualsiasi studente dovrebbe fare i salti mortali cercando aiuto a Tizio, Caio e Sempronio senza però poter sbrigare le proprie cose. Ma il problema non è la documentazione, è la maturità di ognuno di noi, una mentalità alquanto limitata se si pensa che nel 2010 non vi è una sorta di rispetto verso quelle persone, uguali a noi in tutto e per tutto, sfortunate e che in molti si credono doverosi di relegare in una sorta di Serie C in una classifica per nulla obiettiva o da prendere in considerazione. A prescindere da chi abbia parcheggiato lì la propria autovettura. Quando togliere le barriere architettoniche diventa del tutto inutile, e quando ci si accorge che le vere barriere architettoniche siam proprio noi.Alessandro Marcianò, autore del blog "Osteria... del vecchio pazzo"
Siamo noi le vere barriere architettoniche
Dieci minuti, tempo di un caffè, tanto per raccontare quello che può succedere quando si parcheggia la propria autovettura in luoghi poco opportuni e/o senza dare importanza a segnali stradali o altro. Luogo Facoltà Architettura, “Università Mediterranea” di Reggio Calabria, e più precisamente il lato nord dei parcheggi per gli studenti. Questo spazio finisce con una biforcazione: una stradina porta al nuovo plesso, usato prevalentemente per gli studenti di Giurisprudenza, e l’altra porta all’ingresso di Architettura. Bene, entrambe le entrate alle stradine erano occupate da macchine parcheggiate, ovviamente lì dove non si potrebbe. Risultato? Beh, immaginatelo, anche perché le stradine erano a mò di scivolo per i disabili. Già un pedone normale faceva fatica, una carrozzella non poteva proprio entrarci. Ma se qualche ragazzo come noi, sfortunato nel dover passare la vita su un mezzo del genere, doveva esser accompagnato nell’una o nell’altra facoltà a chi doveva rivolgersi? Bene, le facoltà non sono previste di allarmi vari se questi posti vengono occupati, o comunque è impossibile risalire al proprietario del mezzo. E allora? A chi si chiama? Come si fa? Anche solo per portare la documentazione in segreteria, un qualsiasi studente dovrebbe fare i salti mortali cercando aiuto a Tizio, Caio e Sempronio senza però poter sbrigare le proprie cose. Ma il problema non è la documentazione, è la maturità di ognuno di noi, una mentalità alquanto limitata se si pensa che nel 2010 non vi è una sorta di rispetto verso quelle persone, uguali a noi in tutto e per tutto, sfortunate e che in molti si credono doverosi di relegare in una sorta di Serie C in una classifica per nulla obiettiva o da prendere in considerazione. A prescindere da chi abbia parcheggiato lì la propria autovettura. Quando togliere le barriere architettoniche diventa del tutto inutile, e quando ci si accorge che le vere barriere architettoniche siam proprio noi.Alessandro Marcianò, autore del blog "Osteria... del vecchio pazzo"