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Fini a Portonovo,
Oltre 300 persone sono accorse a Portonovo per incontrare il presidente della Camera Gianfranco Fini alla cena organizzata lunedì sera dal gruppo Consiliare Fli della Regione Marche. All'incontro erano presenti anche il coordinatore regionale Mario Baldassarri, il consigliere regionale Daniele Silvetti e l'ex ministro Adolfo Urso.
"Il tempo è galantuomo - ha affermato Gianfranco Fini." Un proverbio per dire che sarà il tempo ad aggiustare le cose per portare a termine i programmi che non sono stati ancora adempiuti nel Pdl. E' giunta l'ora di trovare dibattito e rispetto in un momento dove l'Italia e gli italiani esigono un'azione politica vera. "Siamo in una Fase - ha detto Fini - in cui per andare al governo si vende l'anima e a volte anche qualcos'altro. L'Italia ha bisogno di un'altro centro destra."
Dopo la delusione di essere stati cacciati dal Pdl il nuovo partito del Fli si propone di inseguire non "interessi personali", ma interessi che guardino al bene comune. Il tutto nel pieno rispetto delle Istituzioni, dello Stato e della Costituzione. "Chi sbaglia paga. - ha proseguito Fini, senza tralasciare allusioni - Così è valido per i magistrati, ma soprattutto per chi è ai vertici dello Stato." C'è bisogno di una politica "non solo trasparente, ma pulita e dove i reati vanno puniti siano essi gravi o gravissimi."
La volontà del Fli è costruire di nuovo, dopo i scandali recenti, una politica fondata sulla legalità e sulla tutela delle persone. Il vero problema è ravvisato nella crisi economica. Urge la difesa del mondo del lavoro e di proporre provvedimenti che rilancino la produzione, aiutino i giovani a trovare un lavoro solido, non precario. La proposta del Fli è di tutela e di investimento. Un investimento che riporti finalmente benessere in un Italia, dove "la classe media è sempre più impoverita e sta scomparendo e dove l'autentica emergenza sono i giovani con il loro malessere e il loro timore per il domani."
"Futuro e Libertà - ha aggiunto Fini - non nasce per complotto o per congiura, ma perchè non accettiamo l'idea di riporre nel cassetto sogni ed idee. Il problema non è il bipolarismo, ma trovare un'azione riformatrice comune che nasca da valori condivisi. "
Nelle conclusioni non si poteva non citare il recente film di Albanese che Fini ha descritto come "un film non di finzione, ma realtà. la realtà della nostra politica". Il Fli si dice stanco di questo teatrino della politica, dove al centro risulta essere Silvio Berlusconi. La volontà è dar vita ad un nuovo polo che si rivolge agli elettori delusi dal Pdl e alla coralità dell'opinione pubblica. Le parole conclusive del presidente della Camera hanno ricordato agli elettori che questo non è tempo di astensionismo politico, ma un tempo per agire e riavvicinare l'Italia e gli Italiani alla passione politica. E' il tempo che richiede "meritocrazia" e un "contributo alla fortuna del popolo e del paese".
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l Terzo Polo marcia compatto, si dice pronto a guidare il Paese e nel coordinamento dei parlamentari riuniti a Todi riflette a mente lucida sulla gravità del momento politico. Con un leader, il Premier in carica, che secondo Pierferdinando Casini mostra un altro “segno di impotenza” quando annuncia una nuova manifestazione per il 13 febbraio. Considera le elezioni inevitabili se il governo proseguirà nell’occuparsi esclusivamente delle vicende di Berlusconi, anziché procedere con le riforme.
“Il Paese è allo stremo- analizza il leader Udc- poi apre la televisione e vede che la politica si preoccupa del bunga bunga, se Berlusconi è distratto allora meglio che lasci il campo e si vada al voto, anche se un governo forte e credibile sarebbe meglio”. Ma quale l’alternativa ad uno schieramento che sino ad oggi si è distinto solo per asprezza e contrapposizioni anche forzate? Francesco Rutelli offre una chiave di lettura matura, quando annuncia che il nuovo polo non sarà “il polo delle vendette”, bensì un’aggregazione responsabile che allontani il più possibile quella stagione di accanimenti verso chi ha governato negli ultimi tre lustri. E poi incalza: “Noi garantiamo che la fine del berlusconismo non sarà alla Ben Alì”. Sgombra il campo dalle voci di intese elettorali con dipietristi e vendoliani, quando riflette che “giustizialisti e massimalisti devono sapere che con noi non ci sarà alleanza”, per sancire in seguito la strada che il nuovo polo percorrerà: “nasce il baricentro politico e programmatico dell’Italia futura, un’aggregazione destinata a formare le alleanze su cui l’Italia dei prossimi anni si misurerà”.
Rutelli difende anche il Presidente della Camera Fini dagli attacchi volgari degli ultimi mesi, proprio all’indomani della precisazione della Procura di Roma, secondo cui le carte di Santa Lucia “sono irrilevanti” e dice: “Difenderemo a viso aperto e con determinazione Gianfranco Fini che è stato un impeccabile presidente della Camera”, definendo l’aggressione che sta subendo “vile” in quanto indebolisce le istituzioni. Ma è il passaggio dagli anni della prima/seconda repubblica ad oggi che suscita l’attenzione dei partecipanti. Lorenzo Cesa riflette che sino a questo momento Berlusconi si è autodefinito come una novità del palcoscenico politico nazionale, ma “senza la Prima Repubblica, Silvio Berlusconi sarebbe un imprenditore brianzolo qualunque”, che si è seduto alla “tavola della Prima Repubblica, e ha ampiamente assaggiato tutte le portate”. E sulla nuova aggregazione ribadisce che non è un prodotto in scadenza come il Premier, ma “il futuro, la nuova unica grande casa dei moderati italiani”.
Per condannare definitivamente il populismo che ha incarnato da quando si è presentato agli elettori: “A Berlusconi diciamo una volta per tutte che in questa casa per i populisti non vi è posto”, chiudendo le porte a chi si sente padrone. Come sarà composto il nuovo polo? Non mancheranno le idee, che saranno le vere protagoniste, riunite per “scrivere un pezzo di storia nuova del nostro Paese”. Sull’agenda dei prossimi mesi Raffaele Lombardo auspica il ripristino delle regole che garantiscono ai cittadini piena rappresentanza, quindi pronti a nuove elezioni ma prima sarebbe meglio riformare la legge elettorale e risolvere una volta per tutte il conflitto di interessi.
Ma è la proposta di Italo Bocchino a spiccare per originalità e freschezza in questo conclave umbro, quando annuncia che sarebbe auspicabile un leader donna, “40enne e credibile” che guidi questa iniziativa di responsabilità.
Spazio anche a considerazioni sul federalismo,con Casini che precisa: “Capisco che la Lega sia preoccupata ma anche i sindaci leghisti si renderanno conto che questo è solo un federalismo delle tasse, come facciamo a votarlo?”. Mentre un altro richiamo alla sobrietà giunge dal mondo cattolico; questa volta viene dall’ arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, che incontrando i giornalisti in occasione della festa di san Francesco di Sales, si è premurato di ribadire che “da coloro che guidano il Paese tutti attendono esemplarità, nel pubblico e nel privato”.
Infine ancora una nota giudiziaria, perché si apprende che Carmelo Briguglio ha denunciato Panorama e Il Giornale “in relazione a servizi giornalistici, che prendono di mira anche i colleghi Bocchino e Granata, ritenuti dal parlamentare finiano diffamatori e lesivi dell’onorabilità”. Il tema è ancora il fango, ed il dossieraggio “berlusconiano per distrarre l’attenzione dallo scandalo Ruby”.
di Francesco De Palo
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“Lasciate che chi non ha voglia di combattere se ne vada. Dategli dei soldi perché acceleri la sua partenza, dato che non intendiamo morire in compagnia di quell’uomo. Non vogliamo morire con nessuno ch’abbia paura di morir con noi“.
William Shakespeare (Enrico V)
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Ecco il mio “elenco” per voltare pagina

Niente consigli.
Sempre inutili, spesso dannosi.
Non ne do; non sono adatto a salire su uno sgabello come ad Hyde Park sproloquiando su tutto e tutti.
Non sono né saggio né matto, solo vecchio.
Per fortuna.
Più di Silvio Berlusconi, mi ha sempre fatto paura il berlusconismo e tutto ciò che di negativo, devastante per le coscienze, degradante per la comunità nazionale, mistificatorio della realtà e della verità, si è sempre accompagnato alla “ideologia” berlusconista. Ideologia “fai da te” che ha sostituito quelle tramontate del Novecento velocemente buttate nella pattumiera della storia da chi le aveva professate e avrebbe avuto anche il dovere di difendere quello che contenevano di positivo. Quel che rimaneva della nobiltà della politica ridotto a permanente cabaret.
Io, comunque, aspetto la caduta.
Finalmente.
Sapendo benissimo che non sarà sufficiente.
Il berlusconismo rischia di sopravvivere alla morte (politica) del protagonista. Berlusconi non ha inventato nulla. Ha raccolto, canalizzato, interpretato l’arcitaliano negativo che c’è in tutti noi. Da sempre. Ma l’uscita di scena è condizione indispensabile. Mi va bene tutto: soluzioni politiche frutto di contaminazioni culturali e intellettuali che diventano indispensabili e vitali per una difficilissima rinascita di quella che ancora mi ostino a chiamare patria. Oltre gli steccati, oltre le comode e pigre rendite di posizione garantite a tutti per tanti, troppi anni. La caricatura del bipolarismo, le guerre preventive contro il “nemico”, il feltrismo diventato categoria culturale, la parodia del mussolinismo senza Mussolini e dell’antifascismo senza fascismo. Continuano a riesumare il Novecento e ce lo rovesciano addosso con tutto il ciarpame da rigattiere che hanno trovato nei bauli polverosi.
È per questo che bisogna essere agili e leggeri, curiosi e attenti, soprattutto determinati e con la mente sgombra. Niente consigli perciò; ma, visto che sono televisivamente di moda, un elenco; assolutamente personale, essenziale e, almeno per me, non negoziabile. Eccolo.
Vorrei un’Italia. Qualsiasi ma tutta intera.
Vorrei dignità per me e per la collettività.
Vorrei un ruolo per l’Italia, legato alla sua storia, alla sua cultura, alla sua tradizione e non alle arlecchinate dei suoi governanti.
Vorrei un Primo Ministro che dicesse agli italiani: “Siamo in grave difficoltà”, dobbiamo fare sacrifici; cominciamo dai ricchi, dagli affaristi e dagli speculatori, poi tutti gli altri.
Vorrei vedere degli operai nel Consiglio d’amministrazione della Fiat.
Vorrei che corrotti, corruttori, evasori fiscali, collusi con le mafie fossero costretti ad andare in giro con grandi orecchie d’asino di carta; come si faceva una volta a scuola. Non vorrei uno Stato etico, ma uno Stato colmo di etica.
Vorrei uno Stato.
Vorrei una sessualità vissuta come libertà e non esibita come moda.
Vorrei che agli spettatori del Grande Fratello fosse imposta la lettura della Divina Commedia, o, almeno di Pinocchio. Vorrei non una memoria condivisa, ma tante memorie comprese.
Vorrei che, dopo, nessuno venisse più a spiegarci che gli imprenditori sono bravi in politica.
Vorrei la verità, anche se scomoda, sulla strategia della tensione.
Vorrei essere anche fiero di una chiesa che non esibisse lussuose pomposità.
Vorrei una scuola pubblica. Vorrei che si producesse per consumare e non viceversa.
Vorrei un’Italia austera e consapevole, non fintamente ricca, becera e infelice come questa.
Vorrei dei politici ignoranti ma rispettosi del buongusto e della cultura.
Vorrei che invece di destra e sinistra, qualcuno provasse a dire “sinestra”.
Vorrei mille Rosy Bindi in politica e nessuna “vajassa”.
Vorrei non sentire la parola gossip.
Vorrei partiti senza finanziamento pubblico, senza leader carismatici, colonnelli, sergenti o caporali.
Vorrei sentirmi italiano.
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Jesi “Avremmo potuto dar vita a Futuro e Libertà semplicemente dal notaio. Ma preferiamo attendere la costituente del 14, 15 e 16 gennaio a Milano per costruire la piramide dal basso. Non come la piramide del Pdl, partita dalla punta: non poteva che incrinarsi, come è accaduto”. Il capogruppo di Futuro e Libertà alla Camera, Italo Bocchino, parla alla prima assemblea marchigiana del partito. “Non accadrà più - ha detto Bocchino - che si decida a Roma chi comanda nella Marche, che chi comanda nelle Marche decida chi comanda in provincia d’Ancona e che ad Ancona si decida chi comanda a Jesi. Partecipazione e democrazia interna, che a qualcuno possono apparire rivoluzionarie ma sono alla base dei partiti in tutte le democrazie occidentali, saranno regole di Futuro e Libertà. Una tessera, un voto. Anche utilizzando il web. Sempre e solo gli iscritti a decidere: gli iscritti marchigiani a scegliere i vertici regionali e lo stesso per province e comuni”. Temi ricorsi spesso negli interventi “futuristi”, quelli di un partito in ascolto del territorio e che non debba più soffrire di isolamento delle singole realtà né di centralismo o “Ancona-centrismo”. Ha detto Bocchino: “Qui c’è un movimento politico veramente nuovo, non un partito degli scontenti”. In precedenza, letto il saluto dell’onorevole Claudio Barbaro, malato e non intervenuto. E le parole dell’onorevole Roberto Menia: “Disinteresse e scelta di coscienza, non di convenienza, la mia e quella di Futuro e Libertà. Quale convenienza nel dimettermi senza baratti, istituto mai troppo praticato, dall’incarico di sottosegretario?”.
Assemblea aperta dal senatore Mario Baldassarri: “Coordinatore regionale solo in fase transitoria, vista l’inversione di metodo che si vuol praticare: non più nominati ma eletti. Prima Milano, poi congressi regionali, provinciali, comunali. Per un partito di centrodestra serio e maturo che sia e faccia ciò che il Pdl non ha potuto o voluto essere e fare”.
“Fedeli al mandato elettorale, non siamo noi la stampella di Spacca” ha sottolineato il consigliere regionale Franca Romagnoli. “La sfilata dei big del Pdl nelle Marche li vede venire ognuno per la propria corrente. Qui correnti non ci sono, c’è una realtà in cui ci sentiamo a casa dopo un tentativo, il Pdl, che andava fatto ma che non era casa nostra. Erano ormai montati saturazione ed imbarazzi come i miei di donna, di cattolica ed istituzionali davanti a tante cose. Non demonizziamo Berlusconi ma decliniamo al contrario i mali culturali, antropologici, politici del berlusconismo”. Poi il consigliere regionale Daniele Silvetti “questa è la vera autentica alternativa al malgoverno del centrosinistra nelle Marche, altro che stampella. Qui c’è ambizione nei contenuti, siamo invece in attesa di capire i progetti politici per d’opposizione del Pdl marchigiano. Puntiamo ad avere organizzazione sul territorio, guardiamo con attenzione ad un’espressione di questo come le liste civiche e all’Udc. E, lo dico da anconetano doc, è finita la stagione dell’Ancona-centrismo, che ha impedito alla destra marchigiana di crescere”. Quindi gli interventi di Giorgio Pollastrelli, Corrado Speranza, Alessandro Gentili, Daniele Gibellieri, dei prof. Guidi e Giorgetti delle Università di Urbino e di Ancona, dell’onorevole Giulio Conti.
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