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L'emancipazione femminile necessita in primo luogo di attivazione


Il problema dell'emancipazione femminile sembra non riguardare più la civiltà occidentale: per questo motivo, tra l'altro illusorio, ci sentiamo autorizzati a sputare sentenze sulla condizione delle donne nelle altre culture, specie in quella islamica.Dall'alto dei nostri tanto seguiti programmi televisivi con l'immancabile valletta senza il diritto di proferire parola, critichiamo con una certa arroganza il tanto discusso velo coranico. La mercificazione del corpo femminile e la sudditanza della donna islamica nei confronti dell'uomo non portano forse ad una stessa condizione? La limitazione dell'autonomia della donna così come della sua libertà.Ed ecco come, di fronte a questa innegabile realtà, sviamo l'attenzione puntando le luci dei riflettori su ignobili barbarie come la lapidazione della donna musulmana in caso di adulterio: ciò deve essere condannato, certo, ma non improvvisiamoci fautori di un'emancipazione femminile fittizia, apparente ma che consideriamo erroneamente effettiva.La storia insegna che sono stati compiuti grandi passi per l'affermazione della donna, ma tale processo non è ancora terminato: impariamo a considerare il chador come la manifestazione di appartenenza alla propria cultura di origine e sentiamoci in dovere di inorridire, piuttosto, quando assistiamo a squallidi programmi televisivi o, nella realtà quotidiana, quando siamo vittime di pesanti apprezzamenti o ingiustizie, soprattutto in ambito lavorativo.Insomma, bando ai giudizi sommari dettati talvolta da stupidi luoghi comuni, talvolta dai messaggi televisivi che ci anestetizzano: attiviamoci senza dare adito a vittimismi!