La cecità di Edipo (un "innocente" perseguitato da un destino avverso e crudele), simboleggia l’incapacità dell’uomo contemporaneo di "vedere" – e di sforzarsi di comprendere – le situazioni in cui si trova, situazioni per molti versi drammatiche e terribili. Il suo vagare in un paesaggio desertico, in totale assenza di rapporti umani e di qualsivoglia comunicazione, senza che pronunci alcuna parola e soprattutto senza una meta che non sia quella che il "destino" stesso gli indica ineluttabilmente, dà il senso preciso di questo estraniamento, di questo tremenda, assoluta mancanza di possibilità e di volontà di "vedere". L’intento autobiografico – che c’è ed è volutamente svelato da Pasolini perfino dal particolare dell’ambientazione a Bologna del prologo e dell’epilogo del film – è evidente, ma non è il solo che il poeta si propone. Egli, infatti, inizia con Edipo re a percorrere, con i suoi lavori, la via di una denuncia sempre più aperta, provocatoria e priva di intenti giustificatori, che avrà la sua massima espressione nella rappresentazione delle atrocità di Salò. Pasolini è un intellettuale che conosce la realtà, l’avvenuta "mutazione antropologica" del suo tempo, e che sente, quale suo primario compito morale, civile e politico, di dovere richiamare l’attenzione dei suoi contemporanei affinché non diventino "ciechi", affinché non accettino come ineluttabile il divenire dei fatti e della Storia. [...] [da S. Murri, Pier Paolo Pasolini, Editrice Il Castoro- l'Unità 1995, Milano]
Post N° 363
La cecità di Edipo (un "innocente" perseguitato da un destino avverso e crudele), simboleggia l’incapacità dell’uomo contemporaneo di "vedere" – e di sforzarsi di comprendere – le situazioni in cui si trova, situazioni per molti versi drammatiche e terribili. Il suo vagare in un paesaggio desertico, in totale assenza di rapporti umani e di qualsivoglia comunicazione, senza che pronunci alcuna parola e soprattutto senza una meta che non sia quella che il "destino" stesso gli indica ineluttabilmente, dà il senso preciso di questo estraniamento, di questo tremenda, assoluta mancanza di possibilità e di volontà di "vedere". L’intento autobiografico – che c’è ed è volutamente svelato da Pasolini perfino dal particolare dell’ambientazione a Bologna del prologo e dell’epilogo del film – è evidente, ma non è il solo che il poeta si propone. Egli, infatti, inizia con Edipo re a percorrere, con i suoi lavori, la via di una denuncia sempre più aperta, provocatoria e priva di intenti giustificatori, che avrà la sua massima espressione nella rappresentazione delle atrocità di Salò. Pasolini è un intellettuale che conosce la realtà, l’avvenuta "mutazione antropologica" del suo tempo, e che sente, quale suo primario compito morale, civile e politico, di dovere richiamare l’attenzione dei suoi contemporanei affinché non diventino "ciechi", affinché non accettino come ineluttabile il divenire dei fatti e della Storia. [...] [da S. Murri, Pier Paolo Pasolini, Editrice Il Castoro- l'Unità 1995, Milano]