Venerdì il governo Prodi ha stabilito un nuovo diritto: quello di invaderci. Allegria. Il Consiglio dei ministri ha varato un disegno di legge che, una volta approvato dal Parlamento, renderà automatica l'acquisizione della nostra cittadinanza per chiunque metta piede in Italia e, se non è in regola, sia abbastanza bravo da fregare i controlli. Ci arriva da clandestino? Poco male. Sanatoria. Poi, passati cinque anni di soggiorno, è italiano, passaporto, scheda elettorale, mutua. I suoi figli, nati qui, idem. In teoria sembra un progresso di civiltà. Siamo o non siamo tutti fratelli? In pratica equivale al suicidio della nazione, all'impossibilità di essere davvero fratelli, tenuti insieme dallo stesso sangue ideale.E' incredibile la cecità della sinistra, la sua demagogia da botteguccia di furbetti. Contano magari di guadagnare un paio di milioni di voti tra immigrati pieni di riconoscenza. Ma poi chi ci arriva e diventa italiano, scommettiamo?, ci mangerà. Tempo qualche decina d'anni, e i musulmani, prolifici dieci volte più degli autoctoni, saranno essi stessi a spiegarci come, se facciamo i bravini, integrarci nella loro cultura.Stiamo esagerando? Il fatto è che stavolta l'Unione la sta facendo davvero grossa. Possiamo tradurre in parole un po' forti? Italia addio, anzi Kaput. Non è questione di multiculturalismo o di altre formule consolatorie: qui siamo alla resa per legge, come se i nostri governanti fossero diventati ciechi. Alla dichiarazione con i timbri sull'impossibilità di avere un'identità. E quando diciamo identità, radici, o parole simili, non ci importano i concetti di razza, di tinta dell'epidermide. Figuriamoci. Già adesso le carnagioni di un bergamasco e di un agrigentino sembrano la réclame Benetton su quanti colori ha la pelle di Dio. C'è in ballo l'idea di che cosa è essere uomini, di democrazia, di libertà individuale e sociale. I famosi valori. Anche se la parola non ci piace perché è consumata dall'abuso politico, ci stiamo capendo.Siamo sicuri che il ministro Giuliano Amato, autore di questa bozza, non sia uno sciocco, passa per il più intelligente di tutti. Ha assicurato che ci sarà un esame di conoscenza della lingua italiana. Ah sì? Lo parla benissimo l'imam di Carmagnola, e quell'altro di Torino era persino brillante in tivù nella lingua di Dante. Questa legge, una volta approvata, permetterebbe a personaggi simili, che stanno in Italia magari da vent'anni a predicare l'odio contro l'Occidente e la distruzione di Israele, di essere integrati d'ufficio. Solo diritti, nessun dovere. E' pazzesco. Diciamolo: è immorale.Le tesi che vengono esposte a favore di questa proposta ulivista sono le solite: adeguarci all'Europa, diventare più civili e progressisti. Si spiega: la cittadinanza in Italia è finora basata sullo "ius sanguinis", cioè il diritto di sangue, la discendenza insomma. Tant'è vero che noi consideriamo italiani anche i figli degli emigrati nelle Americhe. Persino gli svizzeri italiani (e se sbaglio mi correggerà qualcuno) possono ottenere la cittadinanza italiana sulla base delle comuni radici. Tutto questo viene ritenuto barbaro. In altri Paesi d'Europa vige lo "ius soli" come criterio di cittadinanza. Insomma: abiti in un posto, ne sei cittadino. Tutto molto ragionevole. Ma bisogna vedere se per diritti e doveri del cittadino si concorda tra chi è stato come generato da quella terra e dalla forma della sua civiltà e chi viene dall'ombra dei minareti. La sacralità della vita, la libertà individuale, la figura della donna... Non è roba da niente. In questi ultimi anni, proprio nei Paesi dove la legge afferma questo principio si sta cercando di correre ai ripari. E' una questione della sopravvivenza stessa di un'identità, persino di sicurezza dinanzi al terrorismo. Olanda, Francia, Germania, Gran Bretagna sono su questa strada. L'Italia invece fa l'esatto contrario, convinta così di favorire l'integrazione.Noi non siamo ostili al principio della cittadinanza per gli stranieri. Anzi. Ma anche qui siamo meritocratici. E non è un merito aver approfittato della debolezza delle nostre leggi e delle nostre incontrollabili frontiere marittime. Non siamo nemmeno ottusi di fronte alla storia. Essa è un susseguirsi di invasioni. I popoli si muovono alla ricerca del "posto delle fragole" dove sia più facile coltivare il desiderio di felicità. Nei castelli medievali si rovescia la pece su chi invade, non è una faccenda allegra. Alla fine gli assediati cedono. Si tratta però di governare questo fenomeno. Abbiamo una responsabilità enorme. Siamo il punto di confine con l'Africa mediterranea. Qui invece di governare che si fa? Prima si comunica l'idea di allargare il numero della gente da accogliere. Ora si aggiunge: in cinque anni avrete il nostro passaporto. Questo è una specie di incentivo all'invasione. Ed essa oggi mescola motivi di indigenza a ragioni ideologiche. Si chiama fondamentalismo islamico. Davvero gli vogliamo dare cittadinanza?Il problema non sono i polacchi, gli ucraini, e nemmeno i latino americani. La questione vera riguarda - lo ripeto ma è così - i popoli che premono dall'Africa e che sono ormai in grandissima parte di religione islamica. Aveva ragione il cardinale Biffi a chiedere di non lasciarci distruggere. Trascrivo le sue parole purtroppo vanificate oggi più che mai. "I criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solamente economici e previdenziali. Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l'identità propria della nazione. L'Italia non è una landa deserta o semiabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza un'inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto".Continuava, e mi si scuserà se cito un porporato. Ma è per dire che la questione non è di essere cattivi, ma di difendere la possibilità di tutelare persino i musulmani:" Io penso che l'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la cultura del niente, della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l'atteggiamento dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa cultura del niente non sarà in grado di reggere all'assalto ideologico dell'Islam che non mancherà: solo la riscoperta dell'avvenimento cristiano come unica salvezza per l'uomo - e quindi solo una decisa risurrezione dell'antica anima dell'Europa - potrà offrire un esito diverso".Questo centrosinistra per rendere la cosa più difficile sta piazzando questa bomba a orologeria. Non c'è bisogno di essere scienziati della demografia per capire che, tempo qualche decina d'anni, gli islamici saranno maggioranza o quasi. Le loro belle idee sulla politica, i cristiani, gli ebrei e la famiglia saranno dominanti. E non ci sarà più uno scontro di civiltà, perché ce ne sarà una sola: la loro. Salvo una riscossa. E' troppo parlare di cristianesimo?
Italia addio, via all'invasione
Venerdì il governo Prodi ha stabilito un nuovo diritto: quello di invaderci. Allegria. Il Consiglio dei ministri ha varato un disegno di legge che, una volta approvato dal Parlamento, renderà automatica l'acquisizione della nostra cittadinanza per chiunque metta piede in Italia e, se non è in regola, sia abbastanza bravo da fregare i controlli. Ci arriva da clandestino? Poco male. Sanatoria. Poi, passati cinque anni di soggiorno, è italiano, passaporto, scheda elettorale, mutua. I suoi figli, nati qui, idem. In teoria sembra un progresso di civiltà. Siamo o non siamo tutti fratelli? In pratica equivale al suicidio della nazione, all'impossibilità di essere davvero fratelli, tenuti insieme dallo stesso sangue ideale.E' incredibile la cecità della sinistra, la sua demagogia da botteguccia di furbetti. Contano magari di guadagnare un paio di milioni di voti tra immigrati pieni di riconoscenza. Ma poi chi ci arriva e diventa italiano, scommettiamo?, ci mangerà. Tempo qualche decina d'anni, e i musulmani, prolifici dieci volte più degli autoctoni, saranno essi stessi a spiegarci come, se facciamo i bravini, integrarci nella loro cultura.Stiamo esagerando? Il fatto è che stavolta l'Unione la sta facendo davvero grossa. Possiamo tradurre in parole un po' forti? Italia addio, anzi Kaput. Non è questione di multiculturalismo o di altre formule consolatorie: qui siamo alla resa per legge, come se i nostri governanti fossero diventati ciechi. Alla dichiarazione con i timbri sull'impossibilità di avere un'identità. E quando diciamo identità, radici, o parole simili, non ci importano i concetti di razza, di tinta dell'epidermide. Figuriamoci. Già adesso le carnagioni di un bergamasco e di un agrigentino sembrano la réclame Benetton su quanti colori ha la pelle di Dio. C'è in ballo l'idea di che cosa è essere uomini, di democrazia, di libertà individuale e sociale. I famosi valori. Anche se la parola non ci piace perché è consumata dall'abuso politico, ci stiamo capendo.Siamo sicuri che il ministro Giuliano Amato, autore di questa bozza, non sia uno sciocco, passa per il più intelligente di tutti. Ha assicurato che ci sarà un esame di conoscenza della lingua italiana. Ah sì? Lo parla benissimo l'imam di Carmagnola, e quell'altro di Torino era persino brillante in tivù nella lingua di Dante. Questa legge, una volta approvata, permetterebbe a personaggi simili, che stanno in Italia magari da vent'anni a predicare l'odio contro l'Occidente e la distruzione di Israele, di essere integrati d'ufficio. Solo diritti, nessun dovere. E' pazzesco. Diciamolo: è immorale.Le tesi che vengono esposte a favore di questa proposta ulivista sono le solite: adeguarci all'Europa, diventare più civili e progressisti. Si spiega: la cittadinanza in Italia è finora basata sullo "ius sanguinis", cioè il diritto di sangue, la discendenza insomma. Tant'è vero che noi consideriamo italiani anche i figli degli emigrati nelle Americhe. Persino gli svizzeri italiani (e se sbaglio mi correggerà qualcuno) possono ottenere la cittadinanza italiana sulla base delle comuni radici. Tutto questo viene ritenuto barbaro. In altri Paesi d'Europa vige lo "ius soli" come criterio di cittadinanza. Insomma: abiti in un posto, ne sei cittadino. Tutto molto ragionevole. Ma bisogna vedere se per diritti e doveri del cittadino si concorda tra chi è stato come generato da quella terra e dalla forma della sua civiltà e chi viene dall'ombra dei minareti. La sacralità della vita, la libertà individuale, la figura della donna... Non è roba da niente. In questi ultimi anni, proprio nei Paesi dove la legge afferma questo principio si sta cercando di correre ai ripari. E' una questione della sopravvivenza stessa di un'identità, persino di sicurezza dinanzi al terrorismo. Olanda, Francia, Germania, Gran Bretagna sono su questa strada. L'Italia invece fa l'esatto contrario, convinta così di favorire l'integrazione.Noi non siamo ostili al principio della cittadinanza per gli stranieri. Anzi. Ma anche qui siamo meritocratici. E non è un merito aver approfittato della debolezza delle nostre leggi e delle nostre incontrollabili frontiere marittime. Non siamo nemmeno ottusi di fronte alla storia. Essa è un susseguirsi di invasioni. I popoli si muovono alla ricerca del "posto delle fragole" dove sia più facile coltivare il desiderio di felicità. Nei castelli medievali si rovescia la pece su chi invade, non è una faccenda allegra. Alla fine gli assediati cedono. Si tratta però di governare questo fenomeno. Abbiamo una responsabilità enorme. Siamo il punto di confine con l'Africa mediterranea. Qui invece di governare che si fa? Prima si comunica l'idea di allargare il numero della gente da accogliere. Ora si aggiunge: in cinque anni avrete il nostro passaporto. Questo è una specie di incentivo all'invasione. Ed essa oggi mescola motivi di indigenza a ragioni ideologiche. Si chiama fondamentalismo islamico. Davvero gli vogliamo dare cittadinanza?Il problema non sono i polacchi, gli ucraini, e nemmeno i latino americani. La questione vera riguarda - lo ripeto ma è così - i popoli che premono dall'Africa e che sono ormai in grandissima parte di religione islamica. Aveva ragione il cardinale Biffi a chiedere di non lasciarci distruggere. Trascrivo le sue parole purtroppo vanificate oggi più che mai. "I criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solamente economici e previdenziali. Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l'identità propria della nazione. L'Italia non è una landa deserta o semiabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza un'inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto".Continuava, e mi si scuserà se cito un porporato. Ma è per dire che la questione non è di essere cattivi, ma di difendere la possibilità di tutelare persino i musulmani:" Io penso che l'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la cultura del niente, della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l'atteggiamento dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa cultura del niente non sarà in grado di reggere all'assalto ideologico dell'Islam che non mancherà: solo la riscoperta dell'avvenimento cristiano come unica salvezza per l'uomo - e quindi solo una decisa risurrezione dell'antica anima dell'Europa - potrà offrire un esito diverso".Questo centrosinistra per rendere la cosa più difficile sta piazzando questa bomba a orologeria. Non c'è bisogno di essere scienziati della demografia per capire che, tempo qualche decina d'anni, gli islamici saranno maggioranza o quasi. Le loro belle idee sulla politica, i cristiani, gli ebrei e la famiglia saranno dominanti. E non ci sarà più uno scontro di civiltà, perché ce ne sarà una sola: la loro. Salvo una riscossa. E' troppo parlare di cristianesimo?