Giovani e politica

Scemenze rosse: la sinistra fuori di testa


Qualche tempo fa aveva promesso che se ne sarebbe stata un po' zitta. Purtroppo per noi, non ce l'ha fatta. E allora eccoci qui di nuovo alle prese con Lidia Brisca Menapace e i suoi amici pacifisti, con questa sinistra che ogni tanto perde la testa e comincia a straparlare. Ve lo assicuriamo: se dipendesse esclusivamente da noi, cambieremmo volentieri argomento. Ma loro insistono, premono, reclamano spazio. E oggi siedono pure al governo. Bisogna accontentarli.Lidia Menapace, come sicuramente ricorderete, è quella ottantaduenne signora nonché ascoltata senatrice di Rifondazione Comunista che ce l'ha con le Frecce Tricolori (definite costose e inquinanti) e che stava per diventare presidente della Commissione Difesa di Palazzo Madama (elezione bloccata in extremis da un benedetto blitz notturno della Casa delle Libertà). Tanto per descrivere meglio il personaggio: nel 1987, la senatrice Menapace scrisse un saggio. Titolo: "Economia politica della differenza sessuale". Tredici anni dopo, nel 2000, riuscì a migliorarsi. Nuovo saggio:" Il Papa chiede perdono: le donne glielo accorderanno?". Bene, il personaggio è questo: femminista, pacifista militante, tra le fondatrici de Il Manifesto, un passato nella Resistenza e anche un impegno nei movimenti cattolici pima della folgorazione sulla strada del comunismo. Procediamo.La senatrice che non vuole andare in vacanza e concederci un po' di respiro ha esposto il programma dei pacifisti sul sito www.bellaciao.it, nome che da solo è già tutto un programma. Come deve comportarsi il partito arcobaleno relativamente all'Afghanistan e al Medio Oriente? Soprattutto: come fare a conciliare il rifinanziamento delle missioni italiane all'estero volute dal governo di centrosinistra con il credo pacifista? Nei suoi panni, noi non avremmo dubbi: non si concilia perché le posizioni non sono conciliabili. O si è pacifisti o non si è pacifisti. Ergo, usciamo dalla maggioranza, questa roba del rifinanziamento e dei militari non è per noi. Ma Lidia Menapace è una pacifista combattente. Lei non si ritira, non molla, non toglie il disturbo. Ci pensa un po' su, rompe il silenzio e annuncia:" Bisogna sforzarsi di inventare presenze anche militari, ma non belliche". Siamo all'ossimoro, alla contraddizione in termini. Parole a vanvera. Come dire: cari compagni, lo so, ci stiamo prendendo in giro da soli, ma noi siamo bravi e colti e lo facciamo con un ragionamento complicato, sforzandoci di apparire intelligenti. Ricetta di pace a base di maisIl ragionamento è questo: visto che "una delle questioni in Afghanistan è la coltivazione intensiva del papavero da oppio", mettiamo sotto controllo questa risorsa, invitiamo le case farmaceutiche che "fabbricano medicamenti antidolorifici da oppio ad acquisire a prezzo remunerativo per i contadini" a patto che questi "si impegnino a mettere altre colture, ad esempio mais per produrre benzina non da idrocarburi". Finita qui? Neanche per sogno. Donna dalle infinite risorse, la Menapace. Ascoltate:" Per avviare e gestire un'operazione di questo tipo serve la Guardia di Finanza". A supporto, anche "guardie forestali e servizio civile addetto alla cooperazione internazionale" per capire quali colture siano più utili in Afghanistan. Permetteteci una battuta: fra poco, per combattere Bin Laden, Lidia Menapace arruolerà anche la Cia, che non è il servizio segreto americano ma la Confederazione italiana agricoltori. Domanda: sbagliamo se li chiamiamo bamba?Sbagliamo, dovremmo essere più duri. Anche perché la senatrice è inarrestabile. Sistemati tutti i problemi dell'Afghanistan, ecco la soluzione per la guerra in Medio Oriente:"Bisogna organizzare il boicottaggio della frutta che viene da Israele, come i pompelmi". E se i pompelmi non dovessero funzionare, è subito pronta un'altra strada:"L'Europa potrebbe proporre alle Nazioni Unite e anche attivare da parte sua, se ogni proposta fosse sempre bloccata alle Nazioni Unite dal veto Usa, un embargo alla vendita di tutte le macchine movimento terra, caterpillar o altre, che Israele compra e usa per i muri". Comunque, bontà sua, la Menapace riconosce che gli Hezbollah almeno un po' stiano esagerando. E quindi non sarebbe sbagliato chiedere anche il disarmo del "Partito di Dio".Un capolavoro di umorismoUltimo accorato appello della senatrice:"Sarebbe molto importante che iniziative di politica di pace venissero favorite anche da delibere o messaggi dai Consigli comunali, provinciali e delle regioni, come ha fatto il Comune di Alba". Prosa un po' sgangherata, ma senso chiarissimo: inviate molti messaggi, non abbandonate il popolo della pace, diteci che siamo bravi e che dobbiamo continuare ad essere pacifisti.Alleluia. Il Medio Oriente è salvo, l'Afghanistan pure. L'Italia, a occhio e croce, decisamente meno. Ma noi dobbiamo inchinarci ugualmente: eliminando i pompelmi dalle nostre tavole, sparpagliando un po' di forestali sulle montagne dell'Afghanistan e inviando i finanzieri a controllare quanto sono alti i papaveri da oppio, Lidia Menapace ha risolto ogni problema e ogni guaio. Beninteso, non quelli del mondo, che, nonostante i saggi sul femminismo e il Papa che chiede perdono rischiando di non ottenerlo, rimangono troppo grandi anche per lei. Il problema del partito arcobaleno, che oggi è solo uno, quello di cui sopra. Ve lo raccontiamo di nuovo sotto forma di domanda: come salvare la capra della maggioranza e i cavoli pacifisti? Soluzione: basta fare finta di niente e coprirsi di ridicolo. Un capolavoro di involontario umorismo, come quello di Arturo Parisi, ministro della Difesa che dice e si smentisce da solo.Lo scioglilingua del ministroBreve antefatto. Martedì il collega afgano di Parisi, ringraziando la delegazione di parlamentari italiani appena giunta a Kabul, aveva annunciato:"Siamo contenti che le forze italiane prenderanno parte all'operazione Isaf nel sud dell'Afghanistan e dopo quattro mesi prenderanno il comando di quella regione". Apriti cielo: gli italiani nel sud dell'Afghanistan? Le nostre truppe nella zona più pericolosa del Paese, faccia a faccia con i talebani? La sinistra radicale era insorta: impossibile, gli accordi non sono questi. Parisi aveva lasciato tutti nel dubbio:"Deciderò al momento". Frase ambigua e nuove polemiche in un centrosinistra già troppo spaccato. Così Arturo Parisi mercoledì è corso ai ripari:"Le affermazioni del ministro della Difesa afgano sono prive di ogni fondamento sia per quanto riguarda il presente che il futuro". Talmente prive di fondamento che il nostro ministro ha ufficialmente precisato:"Il contingente è impegnato e autorizzato ad operare negli stessi limiti geografici ed operativi che hanno definito finora il suo ambito di intervento. Qualora dovessero determinarsi situazioni straordinarie che richiedessero l'intervento fuori area, esse dovrebbero essere sottoposte caso per caso dal comando Isaf al governo italiano nella persona del ministro della Difesa con l'accordo che la risposta relativa all'eventuale autorizzazione sarà data nell'arco di 72 ore". Sorvoliamo di nuovo sulla prosa e passiamo a ciò che ci interessa: i nostri soldati andranno nel sud dell'Afghanistan? Arturo Parisi tranquillizza tutti: non andranno, parola mia, ma potrebbero anche andarci e in ogni caso decideremo al momento opportuno se ci andranno o meno. Sembra uno scioglilingua. E' la nostra politica estera. E poi si offendono se noi diciamo che la sinistra è fuori di testa.