4 novembre 1956, già cinquant'anni. Mio figlio Charles tornava dal liceo Pasteur di Neuilly-sur-Seine - di cui Sarkozy sarà a lungo sindaco - con messaggi di genitori dei compagni di classe, al corrente della nostra origine ungherese. Ci domandavano come aiutare gli ungheresi incalzati dai carri armati russi. Il brillante dottor Kouchner, inventore planetario dei "fench doctors", era allora troppo giovane per esigere il dovere d'ingerenza, come farà per Bosnia e Kosovo...Specialmente i popoli francese e italiano vibrarono per il sacrificio di tanti giovani ungheresi, abbandonati dai loro vicini dell'Ovest e dallo zio d'America, i cui diplomatici erano occupati in quei giorni a litigare sull'intervento franco-britannico nel canale di Suez. E oggi?L'Italia ha un grande presidente, Napolitano, che nel '56, certo, sbagliò nemico, ma ha fatto onorevole ammenda ed è andato a Budapest per abbracciare l'Ungheria libera post-1989; l'Italia ha anche un presidente del Consiglio, Prodi, grande europeo, eletto dal suo popolo. L'Italia è vicina alla Francia e all'Ungheria, geograficamente, economicamente, culturalmente.L'Ungheria ha un presidente, Solyom, designato per "sbaglio" o piuttosto per errore da una maggioranza di parlamentari di sinistra, che non s'erano accordati sul nome di una donna notevole, Szili Katalin, socialista, popolare anche fuori dal partito. Gli ungheresi scontano questo errore di scelta: il loro presidente ha fatto di tutto per sabotare le commemorazioni della rivoluzione, accumulando infortuni politici, sostenendo un oppositore populista, Orbàn, che rifiuta l'esito delle urne del 2002 e del 2006, che scavalca il suo omologo francese, Le Pen.Gli ungheresi hanno un primo ministro socialista che, unico in Europa, ha fatto un atto inaudito dopo la vittoria elettorale del suo partito: riunire gli amici - incluso il traditore che ha venduto la registrazione illegale di tale riunione privata - per chiedere loro di rimboccarsi le maniche, facendo della loro vittoria quella d'ogni ungherese, in un'Europa di libertà e giustizia, pur avendo lo svantaggio dei tanti anni d'oscurantismo, d'economia retrograda sotto l'occupante russo (libertà e giustizia costano, quando si parte da lontano). Contrariamente all'abituale "armiamoci e partite", egli ha domandato ai nuovi decisori di valutare i sacrifici che l'Europa impone agli ungheresi, ma non impose a irlandesi, spagnoli, portoghesi, ecc. Un politico chiama gatto un gatto? Orrore! Vero, signora Ségolène Royal, che ha criticato il collega socialista Gyurcsàny (si veda l'eccellente commento di Libération sulla sbandata della candidata alla candidatura di sinistra, Ségolène Royal, non seguita da pubbliche scuse).Ma gli ungheresi meritano il giovane Gyurcsàny? Ora per l'Ungheria di cultura e lingua magiara l'avvenire è la speranza europea, oltre le frontiere nazionali. I francofoni sanno più di chiunque il ruolo della cultura e della lingua oltre le frontiere. In Francia i sondaggi non escludono che al secondo turno delle presidenziali di maggio il populista Le Pen affronti la "populista" di sinistra, Ségolène Royal, di cui nulla mostra la competenza a guidare una Francia europea salvo la sua "differenza" naturale, donna fra uomini di fronte a Sarkozy, assente da ogni commemorazione (in Ungheria e in Francia) d'un evento fondatore dell'Europa delle libertà che viviamo, la rivoluzione ungherese. Forse egli lascia - consigliato dai suoi? - dietro le quinte le origini ungheresi per ragioni sue, che non lo renderebbero più grande.Francia dei diritti dell'uomo... I casi del calendario hanno offerto al presidente russo, erede degli assassini della libertà, la Legion d'onore alla vigilia della festa del cinquantenario della rivoluzione ungherese! Altra cattiva scelta di un presidente agli sgoccioli.Largo ai giovani, dunque, per assicurare l'avvenire europeo con un'Ungheria ben piazzata per essere una media potenza, legame Est-Ovest, Nord-Sud, sul continente. Lo dice un vecchio europeo che s'è battuto contro i fascismi di sinistra e destra per oltre mezzo secolo. Largo ai giovani, in uno spazio quasi libero; largo alle nuove democrazie europee, suggerendo alle vecchie di far pulizia in casa, prima di criticare le nazioni tornate all'Europa libera, di aiutarle e di riconoscere che gli esempi del centro, del nord e dell'est europeo vanno assorbiti per armonizzare il continente, se esso vuol sopravvivere e non esser solo un museo archeologico.
50 anni dopo: quest'Europa ha bisogno dell'Ungheria (di Francois Feyto)
4 novembre 1956, già cinquant'anni. Mio figlio Charles tornava dal liceo Pasteur di Neuilly-sur-Seine - di cui Sarkozy sarà a lungo sindaco - con messaggi di genitori dei compagni di classe, al corrente della nostra origine ungherese. Ci domandavano come aiutare gli ungheresi incalzati dai carri armati russi. Il brillante dottor Kouchner, inventore planetario dei "fench doctors", era allora troppo giovane per esigere il dovere d'ingerenza, come farà per Bosnia e Kosovo...Specialmente i popoli francese e italiano vibrarono per il sacrificio di tanti giovani ungheresi, abbandonati dai loro vicini dell'Ovest e dallo zio d'America, i cui diplomatici erano occupati in quei giorni a litigare sull'intervento franco-britannico nel canale di Suez. E oggi?L'Italia ha un grande presidente, Napolitano, che nel '56, certo, sbagliò nemico, ma ha fatto onorevole ammenda ed è andato a Budapest per abbracciare l'Ungheria libera post-1989; l'Italia ha anche un presidente del Consiglio, Prodi, grande europeo, eletto dal suo popolo. L'Italia è vicina alla Francia e all'Ungheria, geograficamente, economicamente, culturalmente.L'Ungheria ha un presidente, Solyom, designato per "sbaglio" o piuttosto per errore da una maggioranza di parlamentari di sinistra, che non s'erano accordati sul nome di una donna notevole, Szili Katalin, socialista, popolare anche fuori dal partito. Gli ungheresi scontano questo errore di scelta: il loro presidente ha fatto di tutto per sabotare le commemorazioni della rivoluzione, accumulando infortuni politici, sostenendo un oppositore populista, Orbàn, che rifiuta l'esito delle urne del 2002 e del 2006, che scavalca il suo omologo francese, Le Pen.Gli ungheresi hanno un primo ministro socialista che, unico in Europa, ha fatto un atto inaudito dopo la vittoria elettorale del suo partito: riunire gli amici - incluso il traditore che ha venduto la registrazione illegale di tale riunione privata - per chiedere loro di rimboccarsi le maniche, facendo della loro vittoria quella d'ogni ungherese, in un'Europa di libertà e giustizia, pur avendo lo svantaggio dei tanti anni d'oscurantismo, d'economia retrograda sotto l'occupante russo (libertà e giustizia costano, quando si parte da lontano). Contrariamente all'abituale "armiamoci e partite", egli ha domandato ai nuovi decisori di valutare i sacrifici che l'Europa impone agli ungheresi, ma non impose a irlandesi, spagnoli, portoghesi, ecc. Un politico chiama gatto un gatto? Orrore! Vero, signora Ségolène Royal, che ha criticato il collega socialista Gyurcsàny (si veda l'eccellente commento di Libération sulla sbandata della candidata alla candidatura di sinistra, Ségolène Royal, non seguita da pubbliche scuse).Ma gli ungheresi meritano il giovane Gyurcsàny? Ora per l'Ungheria di cultura e lingua magiara l'avvenire è la speranza europea, oltre le frontiere nazionali. I francofoni sanno più di chiunque il ruolo della cultura e della lingua oltre le frontiere. In Francia i sondaggi non escludono che al secondo turno delle presidenziali di maggio il populista Le Pen affronti la "populista" di sinistra, Ségolène Royal, di cui nulla mostra la competenza a guidare una Francia europea salvo la sua "differenza" naturale, donna fra uomini di fronte a Sarkozy, assente da ogni commemorazione (in Ungheria e in Francia) d'un evento fondatore dell'Europa delle libertà che viviamo, la rivoluzione ungherese. Forse egli lascia - consigliato dai suoi? - dietro le quinte le origini ungheresi per ragioni sue, che non lo renderebbero più grande.Francia dei diritti dell'uomo... I casi del calendario hanno offerto al presidente russo, erede degli assassini della libertà, la Legion d'onore alla vigilia della festa del cinquantenario della rivoluzione ungherese! Altra cattiva scelta di un presidente agli sgoccioli.Largo ai giovani, dunque, per assicurare l'avvenire europeo con un'Ungheria ben piazzata per essere una media potenza, legame Est-Ovest, Nord-Sud, sul continente. Lo dice un vecchio europeo che s'è battuto contro i fascismi di sinistra e destra per oltre mezzo secolo. Largo ai giovani, in uno spazio quasi libero; largo alle nuove democrazie europee, suggerendo alle vecchie di far pulizia in casa, prima di criticare le nazioni tornate all'Europa libera, di aiutarle e di riconoscere che gli esempi del centro, del nord e dell'est europeo vanno assorbiti per armonizzare il continente, se esso vuol sopravvivere e non esser solo un museo archeologico.