La tesi del Diario di Enrico Deaglio - che è piaciuta talmente al Corriere della Sera da meritarsi un richiamo in prima pagina e un articolo assolutamente acritico in cui il quotidiano la fa sostanzialmente sua, con tanto di tabelle e boxini per spiegarla meglio - è quantomeno originale: Silvio Berlusconi avrebbe organizzato dei brogli. Si badi bene, non brogli per vincere le elezioni, come potrebbe credere qualche sprovveduto, ma per perderle. Roba mai vista al mondo. Ma, si sa: quanto a fantasia, il Cavaliere non è secondo a nessuno.Mica finita. E' altrettanto originale il fatto che gli autori dei brogli per trasformare con un semplicissimo programma informatico le schede bianche in voti per Forza Italia (la tesi del film di Deaglio e Beppe Cremagnani, distribuito con Diario, a cui il Corsera dedica tanta attenzione e credibilità) chiedano a gran voce il riconteggio delle schede, che farebbe scoprire il loro trucco, smascherando gli imbrogli fatti per via informatica. E, addirittura, questo conteggio Berlusconi avrebbe voluto farlo a spoglio non ancora completato. Così, forse per il piacere di farsi scoprire prima.Basta? Non basta. In questa simpatica gara all'originalità a tutti i costi nella denuncia dei brogli berlusconiani per perdere le elezioni, c'è anche un'assoluta novità. Il broglio a geometria variabile. Funziona così: nella sua prima versione - nata e cresciuta sulle pagine del libro Il broglio, firmato da tale "Agente italiano" ed edito da Aliberti, e poi sviluppatasi anche sulle colonne di Micromega e dell'Espresso - l'operazione consisteva nell'abbattere il numero di schede bianche per deviarle sulla lista di Forza Italia nei soli Comuni amministrati dal centrodestra e non in quelli con giunte rosse. L'ex sondaggista azzurra Luigi Crespi, ad esempio, spiegava a Radio Radicale che "dove c'era la maggioranza della Casa delle libertà il numero di bianche si è abbattuto, ma non è avvenuto lì dove era a maggioranza il centrosinistra".Poi, però, il Giornale, con la forza dei dati elettorali, ha dimostrato che la tesi non reggeva. E allora, ecco la nuova versione: sempre broglio è stato, ma assolutamente opposto a quello denunciato in un primo momento. Nella nuova versione - visto che siamo di fronte a un broglio in progress, mica a un broglio normale - invece, le bianche sono uniformi in tutta Italia, a differenza di quanto accadde nel 2001. E così come avevano preso per buona la prima versione, stavolta dicono che è verissima la seconda, anche se sostiene l'esatto contrario.Che tutto questa lo dica Diario, ci sta. Che ci puntino gli autori che devono vendere il loro dvd in edicola, pure. Ma che il Corriere della Sera la faccia propria - con l'unica delicatezza di mettere nei titoli la parola "brogli" fra virgolette - insomma, è quantomeno originale, pure questo. Eppure, basta leggersi l'articolo a pagina 14 del Corriere di lunedì per imbattersi in pochi dubbi sulla versione di Deaglio e Cremagnani. Anzi, bastano le prime righe "Il film Uccidete la democrazia! non è una questione di sindrome da complotto, ma di numeri, numeri e ore". Tutto vero, a prescindere, già a riga sette di una mezza paginata.Non si (e ci) risparmia nulla il Corriere. Le dichiarazioni dell'inventore del software per taroccare le elezioni ("bastano quattro o cinque persone"); il racconto della notte agitata a caso Berlusconi, nella quale l'allora ministro dell'Interno Beppe Pisanu, avrebbe sventato il golpe elettorale in extremis; la gola profonda; persino il fatto che erano veri gli exit poll sbagliati e falsi i risultati definitivi.Peccato che alla ricostruzione che tanto piace al quotidiano diretto da Paolo Mieli manchino alcuni particolari decisivi, a partire dalla presenza dei rappresentanti di lista del centrosinistra in tutte le sezioni: possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Secondo particolare: il conteggio finale dei voti spetta agli uffici elettorali presso le Corti d'Appello e poi all'ufficio centrale in Cassazione e non al Viminale. Anche loro tutti vittima del software? Ultima curiosità: se gli azzurri sanno di aver imbrogliato nel passaggio dalle schede alla registrazione dei risultati, perché continuano a insistere sul riconteggio? Perché, dopo le prime verifiche in Sardegna, ad esempio, il centrodestra recupera un voto ogni tre sezioni? Non avevano imbrogliato abbastanza bene?Tutto curioso. Così come è curioso che sia sceso un velo di silenzio, sugli unici brogli certi: quelli per il voto degli italiani all'estero.A proposito. Vale la pena di fare un rapido viaggio nelle dichiarazioni post-elettorali, a caldo. Giulio Tremonti, ad esempio, diceva:"Il numero delle schede bianche alla Camera è enormemente inferiore rispetto a quello del Senato. Quindi è giusto chiedersi che cosa sia successo". E il capogruppo azzurro in giunta delle elezioni alla Camera Gregorio Fontana chiosava:"E' quantomeno curioso che proprio nelle regioni dove il testa a testa fra le due coalizioni è stato più duro le schede bianche sono diminuite in maniera così sensibile. Ad esempio, nella circoscrizione Campania 1 si è arrivati addirittura all'86,5% in meno di schede bianche e in Campania 2 all'80,49%". E il senatore azzurro Giorgio Stracquadanio rimarcava l'accento sul fatto che ci fossero 40mila bianche in più al Senato rispetto alla Camera, a fronte di tre milioni e mezzo di elettori in più per Montecitorio:"Ciò vuol dire che nessuno degli elettori con meno di 25 anni abbia votato bianca e che 40mila elettori abbiano votato per la Camera e non per il Senato. Strano...". Cosa sono? Tutte autodenunce?Una spiegazione pre-Deaglio-Corsera arrivava dal senatore ulivista Roberto Manzione:"Ci sono state meno schede bianche e meno schede nulle in queste elezioni per due motivi: perché era più semplice votare e perché sono stati più convinti gli elettori del centrosinistra, che scelsero la bianca nel 2001. Nessun broglio, nessun mistero".Se restassero dubbi, basterebbe ricontare i voti, come chiede il centrodestra. Converrebbe anche all'Unione, che toglierebbe ogni velo alla sua vittoria. Ma, forse, il risultato non piacerebbe a Deaglio. Nè al Corriere della Sera.
I moderati truffati della verità
La tesi del Diario di Enrico Deaglio - che è piaciuta talmente al Corriere della Sera da meritarsi un richiamo in prima pagina e un articolo assolutamente acritico in cui il quotidiano la fa sostanzialmente sua, con tanto di tabelle e boxini per spiegarla meglio - è quantomeno originale: Silvio Berlusconi avrebbe organizzato dei brogli. Si badi bene, non brogli per vincere le elezioni, come potrebbe credere qualche sprovveduto, ma per perderle. Roba mai vista al mondo. Ma, si sa: quanto a fantasia, il Cavaliere non è secondo a nessuno.Mica finita. E' altrettanto originale il fatto che gli autori dei brogli per trasformare con un semplicissimo programma informatico le schede bianche in voti per Forza Italia (la tesi del film di Deaglio e Beppe Cremagnani, distribuito con Diario, a cui il Corsera dedica tanta attenzione e credibilità) chiedano a gran voce il riconteggio delle schede, che farebbe scoprire il loro trucco, smascherando gli imbrogli fatti per via informatica. E, addirittura, questo conteggio Berlusconi avrebbe voluto farlo a spoglio non ancora completato. Così, forse per il piacere di farsi scoprire prima.Basta? Non basta. In questa simpatica gara all'originalità a tutti i costi nella denuncia dei brogli berlusconiani per perdere le elezioni, c'è anche un'assoluta novità. Il broglio a geometria variabile. Funziona così: nella sua prima versione - nata e cresciuta sulle pagine del libro Il broglio, firmato da tale "Agente italiano" ed edito da Aliberti, e poi sviluppatasi anche sulle colonne di Micromega e dell'Espresso - l'operazione consisteva nell'abbattere il numero di schede bianche per deviarle sulla lista di Forza Italia nei soli Comuni amministrati dal centrodestra e non in quelli con giunte rosse. L'ex sondaggista azzurra Luigi Crespi, ad esempio, spiegava a Radio Radicale che "dove c'era la maggioranza della Casa delle libertà il numero di bianche si è abbattuto, ma non è avvenuto lì dove era a maggioranza il centrosinistra".Poi, però, il Giornale, con la forza dei dati elettorali, ha dimostrato che la tesi non reggeva. E allora, ecco la nuova versione: sempre broglio è stato, ma assolutamente opposto a quello denunciato in un primo momento. Nella nuova versione - visto che siamo di fronte a un broglio in progress, mica a un broglio normale - invece, le bianche sono uniformi in tutta Italia, a differenza di quanto accadde nel 2001. E così come avevano preso per buona la prima versione, stavolta dicono che è verissima la seconda, anche se sostiene l'esatto contrario.Che tutto questa lo dica Diario, ci sta. Che ci puntino gli autori che devono vendere il loro dvd in edicola, pure. Ma che il Corriere della Sera la faccia propria - con l'unica delicatezza di mettere nei titoli la parola "brogli" fra virgolette - insomma, è quantomeno originale, pure questo. Eppure, basta leggersi l'articolo a pagina 14 del Corriere di lunedì per imbattersi in pochi dubbi sulla versione di Deaglio e Cremagnani. Anzi, bastano le prime righe "Il film Uccidete la democrazia! non è una questione di sindrome da complotto, ma di numeri, numeri e ore". Tutto vero, a prescindere, già a riga sette di una mezza paginata.Non si (e ci) risparmia nulla il Corriere. Le dichiarazioni dell'inventore del software per taroccare le elezioni ("bastano quattro o cinque persone"); il racconto della notte agitata a caso Berlusconi, nella quale l'allora ministro dell'Interno Beppe Pisanu, avrebbe sventato il golpe elettorale in extremis; la gola profonda; persino il fatto che erano veri gli exit poll sbagliati e falsi i risultati definitivi.Peccato che alla ricostruzione che tanto piace al quotidiano diretto da Paolo Mieli manchino alcuni particolari decisivi, a partire dalla presenza dei rappresentanti di lista del centrosinistra in tutte le sezioni: possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Secondo particolare: il conteggio finale dei voti spetta agli uffici elettorali presso le Corti d'Appello e poi all'ufficio centrale in Cassazione e non al Viminale. Anche loro tutti vittima del software? Ultima curiosità: se gli azzurri sanno di aver imbrogliato nel passaggio dalle schede alla registrazione dei risultati, perché continuano a insistere sul riconteggio? Perché, dopo le prime verifiche in Sardegna, ad esempio, il centrodestra recupera un voto ogni tre sezioni? Non avevano imbrogliato abbastanza bene?Tutto curioso. Così come è curioso che sia sceso un velo di silenzio, sugli unici brogli certi: quelli per il voto degli italiani all'estero.A proposito. Vale la pena di fare un rapido viaggio nelle dichiarazioni post-elettorali, a caldo. Giulio Tremonti, ad esempio, diceva:"Il numero delle schede bianche alla Camera è enormemente inferiore rispetto a quello del Senato. Quindi è giusto chiedersi che cosa sia successo". E il capogruppo azzurro in giunta delle elezioni alla Camera Gregorio Fontana chiosava:"E' quantomeno curioso che proprio nelle regioni dove il testa a testa fra le due coalizioni è stato più duro le schede bianche sono diminuite in maniera così sensibile. Ad esempio, nella circoscrizione Campania 1 si è arrivati addirittura all'86,5% in meno di schede bianche e in Campania 2 all'80,49%". E il senatore azzurro Giorgio Stracquadanio rimarcava l'accento sul fatto che ci fossero 40mila bianche in più al Senato rispetto alla Camera, a fronte di tre milioni e mezzo di elettori in più per Montecitorio:"Ciò vuol dire che nessuno degli elettori con meno di 25 anni abbia votato bianca e che 40mila elettori abbiano votato per la Camera e non per il Senato. Strano...". Cosa sono? Tutte autodenunce?Una spiegazione pre-Deaglio-Corsera arrivava dal senatore ulivista Roberto Manzione:"Ci sono state meno schede bianche e meno schede nulle in queste elezioni per due motivi: perché era più semplice votare e perché sono stati più convinti gli elettori del centrosinistra, che scelsero la bianca nel 2001. Nessun broglio, nessun mistero".Se restassero dubbi, basterebbe ricontare i voti, come chiede il centrodestra. Converrebbe anche all'Unione, che toglierebbe ogni velo alla sua vittoria. Ma, forse, il risultato non piacerebbe a Deaglio. Nè al Corriere della Sera.