Creato da moog58m il 26/09/2007
FINIAMOLA DI MAGNIFICARE E GLORIFICARE NAPOLI

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Post n°5 pubblicato il 24 Maggio 2008 da moog58m

Chi vuole lasciare quì commenti è pregato di dire per prima cosa molto chiaramente se E' VERO o NON E' VERO  ciò che ho scritto di Napoli e dei napoletani nei primi due messaggi quì in basso.

Chi non lo fa e sta solo ad offendere, con ciò ammette implicitamente di non avere argomentazioni valide contrarie e di risentirsi per ciò che io dico, evidentemente per aver visto quì descritti proprio sé stesso ed il tipo di gente in cui crede.

 
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Sullo strano problema dei rifiuti.

Post n°4 pubblicato il 01 Febbraio 2008 da moog58m
 

E Napoli ed altre località della Campania sono sommerse dai loro stessi rifiuti.

Ebbene,
- dopo che a Napoli (ed in Campania) ridono della raccolta differenziata;
- dopo che  hanno voluto eleggere e poi chissà perché anche RI-eleggere al Comune ed alla Regione degli amministratori che nei loro precedenti mandati avevano già dimostrato chiaramente di essere inefficienti nel risolvere il problema rifiuti;
- dopo che impediscono sistematicamente che venga risolta l'emergenza rifiuti protestando ed opponendosi duramente all'apertura o all'utilizzo di termovalorizzatori e di discariche temporanee (ora entrambi assolutamente indispensabili);
- dopo che una larga parte dei cittadini simpatizza per la loro camorra :

se adesso in quei posti i napoletani affogano nei loro rifiuti la colpa è semplicemente e vergognosamente loro.

E riguardo alle proteste e manifestazioni di popolo contro i termovalorizzatori e le discariche temporanee, c'è proprio da notare quanto sia estremo e completo quest'assurdo: ora lo Stato (oltre a dovere spendere un sacco di soldi per colpa loro), se vuole risolvere a loro, quello che è un grave problema loro, di cui proprio loro  pretendono a gran voce la risoluzione, e che poi è anche stato causato da loro, deve anche stare a combattere contro di loro.

Poi è inutile e meschino che i napoletani stiano tanto ad accusare il nord per i rifiuti tossici che ha sversato in Campania quando per questo dovrebbero ringraziare prima la loro camorra, e quando poi sanno bene che il problema principale non è nemmeno quello bensì tutta l'immondizia "normale" accumulatasi per strada per le conseguenze della loro stupidità.

Ora si tenessero sia i termovalorizzatori (che poi non fanno male) che le discariche (che fanno molto male).

Dovevano pensarci prima.

 
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Qualche parola su di me.

Post n°3 pubblicato il 01 Ottobre 2007 da moog58m
 

Personalmente ho vissuto a Napoli fino a 47 anni e dall'agosto 2006 ho finalmente potuto trasferirmi altrove.

Mi sento spinto a comunicare queste cose  perchè è sdegnante l'immagine falsissima che i napoletani costruiscono di se stessi e della città, e non è giusto che alla fine questa menzogna colossale passi pure per realtà.

 
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Mi spiego.

Post n°2 pubblicato il 01 Ottobre 2007 da moog58m
 

Visto che molti sembrano non capire di cosa io stia parlando in concreto, mi spiego meglio.

Quì NON STO PARLANDO AFFATTO dei soliti stereotipi su Napoli o dei noti difetti tipici dei napoletani (tipo la pigrizia, l'indisciplinatezza, la leggerezza, l'incorreggibilità,  la delinquenza, ecc.). Quì  STO PARLANDO DI TUTT'ALTRE COSE.

Parlo, forse per primo, di fatti di cui non si parla mai e che non sono ancora entrati nell'immagine pubblicamente accreditata della città perchè ancora non si sanno.

Mi riferisco ad un costume molto recente, che è figlio di quel costume vecchio e vi si è aggiunto (non sostituito); è figlio anche della crisi di valori che sta attraversando tutto il mondo occidentale, e di quella cattiveria feroce (e mancanza di valori, ancora) mostrata e resa come naturale in certi videogiochi e nei thrillers americani delle ultime generazioni, quelli a base di parolacce, sesso, effetti speciali e violenza raccapricciante; è diffuso in maniera capillare nella città, ed è fatto di vigliaccheria bella e buona, di cattiveria marcia, intenzionale e pompata al massimo, di meschinità fin nelle piccole cose, di mancanza di rispetto intenzionale ed onnipresente, di mancanza di cervello, di affidabilità e di coscienza, e di insaziabile voglia di provocare, di ferire e di irritare il prossimo senza motivo. E questo assolutamente non con spirito goliardico, come invece vorrebbero mistificare alcuni.

Degli esempii concreti? Uno cammina per strada o sta entrando in un luogo pubblico, e passa davanti ad, o incrocia, un gruppo di persone, di solito giovani e di solito sconosciuti, uno (o più) dei quali, sempre senza un motivo logico:

urla improvvisamente in direzione del passante, di solito mentre quello si allontana, e quindi alle sue spalle, delle bestialità tipo: "lota" (l'espressione più diffusa), "'sta chiavica", "l'azzeccato", "immondizia", "bastardo", "uomo di merda", "tieni le corna", "muori!", "io ti levo la testa, hai capito?", ecc.;

oppure, parlando con uno dei suoi amici, introduce nel discorso una delle suddette espressioni, riferita però non all'amico con cui parla, ma all'"interessato" che sta passando lì vicino, facendo in modo (con la divertita complicità del degno amico) che quello la senta e ci faccia caso dopo qualche secondo, senza però poter mai dimostrare che fosse riferita a lui;

oppure, dice o grida in direzione dell'"interessato" qualcuna ancora delle suddette espressioni, mentre questi o lui stesso sta entrando in un ingresso o sta svoltando un angolo; oppure lo fa stando dietro una porta o dietro un angolo; oppure (spesso) lo fa stando dall'altro lato della strada;

oppure, un tizio su di un motorino o una moto, di solito con un passeggero, urla ad un passante qualcuna sempre di quelle espressioni, sfrecciando via.

Tutto lo scopo di ciò: "intossicare" quanto più possibile un malcapitato, possibilmente anche scuotendogli i nervi o terrorizzandolo con un improvviso urlo bestiale.
E perchè? Perchè si tratta di individui deboli che hanno bisogno di far sentire gli altri peggio di come sono loro, per potersi sentire bravi e per veder così  la loro debolezza e la loro piccineria più che compensate.

Adesso a Napoli questo è esattamente il modo di rapportarsi agli altri.
E ormai non basta più, in questi casi, ignorare nobilmente il meschino e tirare dritto come si fa con gli scemi, per il semplice motivo che tanto è così dappertutto, sia per strada che nei luoghi pubblici, e questi episodii avvengono  quotidianamente e continuamente, e a farlo non è  "qualcuno", "certi", "quelli", "loro", ma è proprio la gente, non solo giovani, non solo di ceto basso, e non solo maschi. (Ed ho visto che oramai anche nei luoghi di lavoro, fra lavoratori, sono entrati comportamenti simili a questi).

Il bersaglio di queste varie meschinità e vigliaccate è proprio il prossimo in generale, però in modo particolare chi risulta soggettivamente antipatico, come aspetto, o per qualunque altro motivo.
A Napoli il provare antipatia per qualcuno ha sempre costituito un "legittimo" motivo di odio, ed una ragione per fargli vigliaccate e cattiverie.
Altri elementi che facilmente attirano odio possono essere: il voler rispettare le regole etiche o civili, l'avere un atteggiamento serio o discreto, o un'handicap fisico o mentale, o un forte svantaggio sociale o economico, o una debolezza caratteriale, o un'incapacità a difendersi per una qualunque ragione, anche pratica, o una diversità valoriale, caratteriale, estetica o a qualunque altro titolo, specialmente se collegata con un'idea vera o presunta di debolezza od incapacità.

Poi stan diventando sempre più frequenti gli episodii in cui un bambino o un ragazzino per strada umilia o provoca un passante adulto, ben sapendo di essere giuridicamente al sicuro in quanto minorenne, e sapendo i suoi genitori pronti all'occorrenza a scendere subito in campo al suo fianco, magari anche usando le mani, contro il malcapitato.

Se pur molto raro, è anche possibile che un tizio che cammina per strada o è fermo ad una fermata riceva uno sputo in testa o in faccia da una macchina di ragazzi che gli passa vicino (questa usanza però è abbastanza vecchia, non è una novità).

Chi fa qualcuna di queste cose finge di non sapere che fare ciò significa essere lo schifo, significa non essere un uomo, significa qualificarsi per un essere abbietto ed un povero idiota; ed invece si ritiene confermato nel suo valore e nella sua riuscita personale, dal fatto di essere semplicemente come gli altri: cioè "come si può e si deve essere", normalmente, giustamente e tranquillamente. Perchè adesso è proprio la gente che è così.

In tutto questo quadro è fortemente strumentale l'immagine di Napoli tanto splendida quanto falsa che i napoletani costruiscono e propagandano: è ovvio che non ci si potrebbe comportare più in quel modo (descritto sopra) in santa pace, se si vivesse in una cultura che additi chi lo faccia, lo denunci come vigliacco e come degradazione umana, e lo tenga come esempio negativo e da evitare.
Invece a Napoli si vive in una cultura che a proposito della città e della gente parla di grandi meriti, di valori culturali, di valori umani, di paesaggi splendidi, di unicità, di grandezza, di capitale del Mediterraneo, di gente simpatica e di grande fortuna di vivere lì, e che di proposito evita accuratamente di parlare di quello schifo che ho descritto. E noto che quanto più si inasprisce questo degrado umano e sociale, tanto più altisonanti diventano
le espressioni autocelebrative che i napoletani usano per loro stessi e la città. Non è un puro caso.

Questo costume a cui là sono giunti è stato prodotto: da certi caratteri di stupidità e meschinità storiche dei napoletani; dal clima di trasgressione generale che c'è nella società, dai messaggi negativi e dai disvalori propagandati dalla moda, dalla pubblicità, dalla musica commerciale, dal cinema e dalle fictions, e dalla diffusa sensazione di impunità quasi garantita; ed è permesso da quell'immagine di Napoli falsa e stereotipata, ora più estrema che mai ed ora più pompata che mai da tutto e da tutti, che i napoletani vogliono darsi e vogliono dare; ed è permesso anche dall'abitudine dei napoletani di accettare qualunque novità in maniera completamente acritica e di adeguarsi "senza farsi problemi", assumendolo prontamente come proprio, a qualunque costume nuovo e qualunque andazzo negativo diffuso, per quanto abominevole, per quanto disgustoso, per quanto degradante.

A Napoli questa è l'epoca dei non-uomini  (nel senso di "vigliacchi") e dei senza-cervello.

Ecco com'è la "città più bella del mondo".

Aggiungo un'ultima sintesi: i napoletani (ed è sottinteso che parlo in generale), al tempo stesso vogliono essere quanto più fetenti è possibile e passare quanto più è possibile per soltanto buoni e simpatici, compiacendosi poi di questa riuscita mistificazione;  vogliono incarnare al massimo lo schifo, facendo però passare questo fatto sotto silenzio quanto meglio è possibile; c'è una separazione totale, o come si usa dire, una "schizofrenia", fra ciò che vogliono essere nella realtà, e ciò che vogliono essere nella considerazione della gente, dentro e fuori Napoli.

 
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A che punto è giunta Napoli

Post n°1 pubblicato il 01 Ottobre 2007 da moog58m
 

Ormai il grado di vivibilità della città dal punto di vista etico e morale si vede bene già camminando per strada.

A Napoli negli ultimi anni si sono consolidate e diffuse altre due "usanze": quella di avanzare col muso dell'automobile verso le gambe del pedone che sta attraversando la strada, continuando ad avanzare anche mentre si rischia di urtarlo; e quella, da parte per lo più di giovani, di gridare in direzione di un passante parolacce, bestialità o meschinità varie, senza motivo, sempre da vigliacchi (alle spalle o/e da lontano o/e in gruppo), e con cattiveria (cioè tentando di offendere l'interessato quanto meglio è possibile).

Mancanza di rispetto diffusa e perdita fortissima di valori civili e morali appartengono già da tempo alla vita sociale napoletana; aumentano sempre più di generazione in generazione e di anno in anno, e raggiungono via via livelli sempre più estremi.

La gente a Napoli da qualche anno a questa parte si è votata in massa alla cattiveria gratuita.

E' proprio come se si fosse deciso di colmare il vuoto di valori lasciato dalla religione con la  cattiveria e la meschinità, che dalla maggioranza dei giovani, se non anche della gente in genere, a quanto pare son viste come un glorioso traguardo.

In quella città c'è, ora più che mai, una vera e propria inversione dei valori. Lì i "valori" della cattiveria e della meschinità hanno sempre avuto più forza dei valori nobili o di merito, percepiti come deboli ed insulsi. E' sempre stato così;  fin dove io personalmente ricordi, già negli anni sessanta e soprattutto dagli anni settanta il normale obbligo del rispetto per gli altri a Napoli era sostituito dalla cattiveria gratuita; ma negli ultimi anni la situazione è proprio diventata estremamente marcia e degradata.

E le previsioni sono inquietanti: a Napoli si sta preparando per un futuro non lontano una situazione di inciviltà assoluta e di paranoia. (Se non vogliamo dire che ci sia già).

Forse la cosa peggiore è che quest'evoluzione verso il basso del costume e dei valori non viene riconosciuta come tale dai cittadini. Viene negata o minimizzata, coperta di ipocrisia e di autoillusioni ("tanto è così dappertutto", "tanto noi abbiamo il golfo col Vesuvio", "abbiamo la fortuna di vivere nel posto più bello del mondo", "Napoli capitale del Mediterraneo", "Napoli l'incanto dei sensi", "beato te che vivi a Napoli", "grazie a Dio sono napoletano", eccetera); vien data sistematicamente un'immagine falsa della città, sia verso l'esterno che verso l'interno, pompata dalla gente e dalle manifestazioni culturali, con la spinta e la benedizione delle Istituzioni locali.
Si tratta di una vera e propria menzogna sistematica e su larga scala, che ha lo scopo di "coprire", e quindi permettere, questa realtà.

E ci si sdegna non per l'invivibilità sociale o la crisi dei valori, ma per il fatto stesso che queste cose vengano talvolta denunciate.
Le si accetta come normali e ci si adegua, giorno dopo giorno.

E' pur vero che questo problema della perdita progressiva di valori non interessa certo solo questa città, ma anche il resto d'Italia e del mondo occidentale; però Napoli in ciò sembra ancora essere all'avanguardia in Italia, così come ha sempre fatto per quanto riguardava gli andazzi negativi.

Adesso vedremo quante persone si riconosceranno in ciò che ho scritto.

Furio

 
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