Ogni qual volta in Calabria succede un fatto mafioso, grave o meno, il mondo politico cerca di defilarsi o si nasconde dietro parole come “Stato”, “Democrazia”, o magari organizza dibattiti, spot politici, senza scendere nel ventre della bestia che ci sta divorando e cercando di impaurire l’altra parte della Calabria: quella onesta, quella giovane, quella che è la maggioranza.Ultimamente tutta la classe politica ha a cuore la nostra terra; basti pensare all’onorevole Storace che scende in “gita” a San Luca per accaparrarsi qualche militante per la sua nuova formazione politica Destra Sociale, la manifestazione sulla legalità organizzata dalla Senatrice Calipari per promuovere Walter Veltroni ed elevare la sua immagine come leader, le dichiarazioni del Governatore della Regione Loiero, che fa notare (un pò in ritardo) che c’è un problema criminalità.Noi rispondiamo a questi che se la ‘ndrangheta oggi è l’organizzazione mafiosa più potente in Europa, è grazie alla stessa politica assente (o collusa) sia a livello regionale che a livello nazionale.I nostri politici e dirigenti dovrebbero dare l’esempio, dare esempi etici e non clientelari.E invece apprendiamo che una parte di loro è facilmente corruttibile, iscritta nel registro della procura per associazione mafiosa, collegata alla massoneria deviata, chiede voti ai mafiosi in cambio di “favori”: in altre parole usando un termine manzoniano sono dei “Bravi”.Lo Stato e nello specifico la politica, dovrebbe creare alternativa alle ‘ndrine, dovrebbe rispondere alle esigenze di vita di un giovane che per tanti motivi oggi è tornato a emigrare.Una risposta, certo non sufficiente ma che costituirebbe un buon inizio, potrebbe essere quella di un salario minimo garantito, secondo la proposta di legge presentata tempo fa dal compagno De Gaetano. Si darebbe l’opportunità di sganciarsi dai lavori al nero e dai lavori illegali. Si impedirebbe alla criminalità organizzata di trovare manovalanza a basso costo spinta dalla disperazione e dalla disoccupazione. Un’altra riposta potrebbe essere quella di incentivare cooperative sociali e creare impresa senza esser disturbati dal mafioso di turno, ma per farlo bisogna ripristinare la legalità in questa terra.Per concludere ci domandiamo (conoscendo già la risposta) come mai nessun partito o leader politico nella propria campagna elettorale abbia parlato di mafia. Nessuno ha osato, e da questo deduciamo che la lotta alla mafia non è una priorità per la classe politica. La ‘ndrangheta resterà invisibile (quando non collusa) per le istituzioni ma non per la gente onesta che ogni giorno la rifiuta ed emargina dai propri comportamenti.Resistiamo, ribelliamoci, lottiamo per una Calabria migliore, libera dal giogo mafioso. Giovanni MaioloPortavoce Regionale Giovani Comuniste/i CalabriaRusso StefanoCommissione regionale GC Antimafia Sociale