Creato da lukyll il 19/08/2008
GIRO INTORNO AL MONDO IN BARCA A VELA
 

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TERZA PUNTATA: TRAVERSATA OCEANO PACIFICO

Post n°79 pubblicato il 08 Marzo 2010 da lukyll

TRAVERSATA OCEANO PACIFICO  

MARZO-APRILE 2010

 

PANAMA-COCO-GALAPAGOS-ISOLE MARCHESI-TAHITI-PAPEETE

 

 

TERZA PUNTATA

 

Certo che internet è proprio una grande invenzione!  A fine settembre ho messo un annuncio su Velanet.it per rendermi disponibile, come equipaggio, per la traversata atlantica che in genere viene compiuta a fine Novembre. Dopo 10 giorni arriva una mail dove sta scritto: “… e se fosse la traversata del Pacifico?” Ho risposto in maniera altrettanto lapidaria : “ Per me è anche meglio!”.

Così è iniziata questa nuova avventura. E’ vero che già l’anno scorso ero stato nel Pacifico, dalla Nuova Zelanda alle Fiji, ma non l’avevo certo attraversato e questa mi sembra una buona occasione oltretutto la barca e tutto l’equipaggio è italiano! Non ci sarà da discutere se fare o meno la pastasciutta …. si farà sempre!

Potevo perdermi questa occasione? Se lo scopo mio era quello di fare il giro del mondo piano piano ci sto riuscendo. Ho attraversato L’Oceano Indiano, adesso il Pacifico e l’Atlantico forse lo farò con la mia barca. Non è il giro del mondo completo ma senz’altro la parte più difficile, non tanto per il mare quanto per il lungo tempo che impegna questo genere di navigazioni.

“Chloe”, questo è il nome della barca, uno Swan di 59 piedi, pari a 18 metri, farà il giro del mondo. A condurla è l’armatore e skipper, Giuseppe, un medico siciliano che andato in pensione si è comprata questa bella barca, l’ha risistemata a dovere per questo scopo ed è partito con moglie ed amici.

L’equipaggio è formato dal proprietario,Giuseppe, da Cesare un giovane di 30 anni circa che partecipa a tutto il tragitto dai Caraibi fino alla Nuova Zelanda, dove la barca si fermerà per 5-6 mesi per evitare i cicloni dell’Oceano Indiano nella stagione da Dicembre a Maggio. Infine io e Giovanni che facciamo solo il tratto Panama-Isole Marchesi. Forse ci sarà anche la moglie dell’armatore.

 

Partenza da Milano il 3 Marzo alle 10,30 per New York, quindi per Miami e poi per Panama. Totale 34-35 ore con 12 di sosta a Miami. Arrivo alle 14,30 del giorno dopo ma si devono considerare 6 ore in più per la differenza di fuso. Non lo raccomando, viaggio veramente stressante.

 

 

 

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SOSTA AD AUCKLAND

Post n°78 pubblicato il 05 Marzo 2010 da lukyll
Foto di lukyll

VENERDI’  24 LUGLIO

 

Atterrato ad Auckland verso l’una di notte e dopo essere partito dall’aeroporto di Nadi, isole Fiji,  mi sono fatto venire a prendere dallo shuttle dell’hotel e subito sono andato a dormire pensando all’ultima passeggiata che avrei fatto nella città neozelandese il giorno dopo prima del ritorno definitivo.

Al mattino, con calma, bene inteso, mi sono avviato in bus per Auckland. L’autobus mi ha lasciato molto vicino alla torre alta 220 m della televisione ed ho pensato bene di raggiungerla per salire fino nella cima da dove si può ammirare tutto il panorama della città a 360°. Mentre raggiungevo la torre, sul marciapiede vedo una specie di panchina da tre  posti legata con due funi a due pali laterali alti almeno 20m. Vi erano sedute tre persone. Guardavo incuriosito mentre ad un tratto la panchina con i tre giovani se ne schizza in alto, come proiettata da una fionda e ricade dondolando più volte fino a fermarsi dopo un minuto e a ridiscendere piano piano nella sua posizione iniziale sul marciapiede.

Avevo già visto sia in Australia sia nella stessa Nuova Zelanda come lo sport o il divertimento venga inteso come una prova di  coraggio con rischio compreso. Sinceramente a me non sarebbe proprio piaciuto essere proiettato verso il cielo con una enorme fionda! Ma io sono aperto a tutte le possibilità, per gli altri, naturalmente!

Dopo un centinaio di metri arrivo alla base della torre ed alzo il naso in aria per ammirarla dal sotto in su,  quando vedo piombare dalla cima a tutta velocità verso terra una persona e, dopo essermi ripreso dallo spavento, mi accorgo che era ben legata ad un cavo e che in realtà scorreva trattenuta perché non andasse a sbattere sulla torre,parallelamente ad essa, anche se libera, con  due cavi di acciaio paralleli e verticali. Prima di sfracellarsi a terra un  sistema rallentava la corsa fino a fermare la disgraziata persona ad una decina di metri da terra. Evidentemente il divertimento consiste nel precipitare nel vuoto per quasi 200 m ed arrestarsi a pochi metri da terra ! Ho notato che il malcapitato indossava una tuta grigia e rossa, e, secondo me, era per nascondere al pubblico tutto quello che sicuramente il nostro eroe si sarebbe fatto addosso!

Salgo poi con un velocissimo ascensore fino alla terrazza, tutta vetrata, a 210 m di altezza per ammirare il panorama e proprio in quel momento vedo un ragazzino di circa 13 -14 anni che, vestito con la solita tuta grigio-rossa era appeso fuori pronto per il lancio. La sua faccia era esterrefatta, gli occhi sgranati e si capiva benissimo che non sapeva cosa fare e come comportarsi in quei pochi secondi prima del lancio. Ricordo due belle orecchie a sventola, molto rosse! Faccio velocemente una foto e giù … sparito dalla mia vista. Non ho sentito nemmeno un urlo …. E come avrebbe potuto …. Sicuramente nella gola, strozzata,  non sarebbe passato nemmeno un ago ….. figuriamoci da altre parti !!

Non solo questo, ma se proprio siete fifoni e non volete lanciarvi nel vuoto, potete sempre andare, con la solita tuta grigio-rossa, a fare una passeggiata su di una specie di marciapiede della larghezza di un metro, sicuramente costruito apposta per lo scopo, che come una ciambella circonda la torre, sempre a 200 m di altezza. Non pensiate che ci sia una ringhiera, ma solo il vuoto,  sia all’esterno che all’interno insomma potete scegliere da dove parte cadere giù! Non esageriamo, in realtà c’era attaccato alla tuta un cavetto di acciaio che con una carrucola scorreva su di una piccola rotaia due metri sopra la testa dei felici passeggeri. Naturalmente in 4 o 5 alla volta, così si ride un po’ in compagnia e si fa un bel giro! Tutto documentato da foto che potete andare a vedere nella apposita sezione.

In compenso il panorama era magnifico: oltre ai grattacieli, non molto alti, tutti vetrati e riflettenti si vedeva il porto  con tutta la magnifica insenatura, le migliaia di barche ormeggiate nel marina e le isole vulcaniche a 2-3 chilometri di distanza. La giornata era nuvolosa, con qualche spiraglio di sole che illuminava qua e là  la baia, il tutto immerso in una atmosfera umida grigio-verde mentre verso est si abbatteva un forte temporale e la visuale spariva dietro una cortina di nuvole scure.

Nella parte opposta alla baia si perdevano a vista d’occhio le casine unifamiliari, molte delle quali di legno, grigio chiaro e poi il porto industriale con i suoi container ben disposti in banchina. Ecco, il giro è fatto, ma il temporale ora è sulla baia e le isole adesso non si vedono più coperte dalle nere nuvole  che nel frattempo si sono velocemente spostate. E’ cambiato tutto, non solo la visuale ma la luce, dove prima c’era foschia e grigio adesso risplende l’acqua e si vedono le barche navigare mentre si scorgono in lontananza, oltre la città, le colline dal tenero verde dell’erba da poco nata.

Ho fatto tre volte il giro  della terrazza tanto mi sembrava diverso ogni volta ed avrò scattato non so quante foto.

Poi l’ultima passeggiata verso il porto ed il lungomare , altre foto allo skyline della città, il bus di ritorno all’albergo e  di corsa all’aeroporto per prendere il volo per Kualalampur e poi per Roma.

 

 

 

E’ più bella la nostra casa dopo due mesi di lontananza,  ritorniamo con qualche soldino in meno nella scarsella ma molto più ricchi di esperienze, di vita, di profumi di frutta esotica mai vista, di colori, del verde della lussureggiante vegetazione, del bianco dei batuffoli di nuvole che si rincorrono  sospinte dal vento, del sorriso sereno e pacifico del popolo delle isole Fiji che vive ancora in villaggi sperduti, del calore del sole, della salsedine  e delle infinite secchiate di acqua, del colore meraviglioso dei pesci e dei coralli,  delle loro strane forme, del silenzio delle isole quasi vergini e disabitate, ecc.

 Insomma tante foto che oltre nel computer rimangono nella mente insieme a tutte le altre sensazioni che il digitale , ancora, e forse per fortuna, non riesce  a memorizzare e ritrasmettere.

 

 

Alla prossima puntata?

 
 
 

IL RITORNO

Post n°77 pubblicato il 05 Marzo 2010 da lukyll
Foto di lukyll

MARTEDI’ 21  LUGLIO

 

Ieri siamo partiti verso le 9 di mattina, con una certa calma, tempo nuvoloso e piovigginoso, novembrino. Almeno non ci dispiacerà lasciare queste isole che dovrebbero essere molto belle. Spesso succede che l’ultimo giorno è il più bello e lasciare il mare o la montagna che sia, proprio nel momento ideale, dispiace sempre tanto. Questa volta non mi dispiace per niente.

15 nodi di vento che si suppone in rinforzo. 2 mani di terzaroli alla randa e via. Ma ricomincia a piovere, il vento cala e si va a motore! Fino a Suva, la capitale delle Fiji.

Si entra nella baia del porto e ci accoglie il sole. Ci ancoriamo e poi con il gommone raggiungiamo il Royal Yacht Club di Suva. Sven con Jola si bevono una birra mentre vado con Peter in centro per sentire del bus che ci deve accompagnare all’aeroporto internazionale di Nadi.

Al ritorno Sven ci offre la cena ed una birra al Club. L’ultima cena prima della partenza. Non male: prendo una fetta di tonno pinna gialla alla griglia.

Oggi piove a dirotto e tira vento. Dobbiamo andare alla dogana in tutti i modi e ci prenderemo l’ennesima giubbata di acqua! Vedrò di coprirmi bene.

Poi cercherò di visitare la città, per quello che ci sarà da vedere ed infine la solita sosta ad un internet point.

 

 

MERCOLEDI’  22  LUGLIO

 

Oggi visita alla capitale delle Fiji: Suva.  Nella periferia sono presenti capannoni artigianali ed industriali e soprattutto il porto con la dogana e tutti gli altri uffici portuali. Andiamo all’ufficio immigrazione per dichiarare che il giorno dopo lasceremo l’isola. Due ore abbondanti per qualche timbro ed un foglietto riempito con le nostre generalità.

Il centro città si presenta brulicante di gente, il mercato della frutta e verdura è grande e con tanti banchi con i mille colori dei sacchi di spezie esposte e le solite radici di  Kava essiccate. Due strade centrali sono in stile coloniale, dei primi del novecento. Tutte le case sono in legno,  colorate vivacemente, con il porticato che serve per riparare dal sole cocente e dalla pioggia scrosciante quando è la stagione estiva. Piccole botteghe di orologi, ristorantini che con pochi dollari offrono cibi soprattutto indiani e negozi di vestiti di tutti i tipi, probabilmente provenienti dalla Cina o dall’India, qualche nuovo centro commerciale con prodotti stranieri, costosi per gli abitanti dell’isola e pertanto poco frequentati. Nei grandi magazzini ci sono ampi locali con tanti piccoli negozietti che vendono cibo da consumare nei tavoli disposti nel centro del locale. Vi troviamo piatti Indiani, cinesi, vegetariani, malesi, fijiani, occidentali ecc. E’ molto bello vedere tanta gente di razze diverse che convivono, almeno nei ristorantini, in perfetta armonia.

Sono belli anche i giardini, con una rigogliosa vegetazione ed il prato verdissimo. L’edificio più antico? Una chiesa in legno, piccola, di S. Andrius !!!???

Suva non è certo una grande capitale, ma, nel suo piccolo ha un certo fascino.

 

 

 

 
 
 

PASSEGGIANDO SULLA BARRIERA CORALLINA

Post n°76 pubblicato il 21 Luglio 2009 da lukyll
Foto di lukyll

Domenica 19 Luglio

 

Sveglia alle 8,30, colazione, preparo il cappuccino per tutti ma la giornata comincia male. Il tempo è brutto. Nuvole basse e cariche di pioggia, vento sui 25 nodi, temperatura fresca.

E pensare che ieri è stata una giornata molto bella, cielo sereno, poco vento ed una baia con il mare azzurro e verde che era un incanto. La più belle di quelle viste fino ad ora, probabilmente per merito del tempo ottimale. Al mattino siamo partiti da Ono per andare a Dravuni, un’altra isola decantata dalla guida. Ma a metà strada abbiamo visto una barca all’ancora in una isoletta con sabbia bianca ed una bella striscia di mare azzurro. Ci siamo precipitati in quello che sembrava un paradiso. Ed infatti lo era. L’isola si chiama Navara. Abbiamo fatto un giro con il gommone e abbiamo visto dove era il fondale corallino. Mi sono fatto lasciare vicino agli scogli da solo e con la maschera ho incominciato a fare snorkeling. Il sole entrava diritto nell’acqua ed illuminava il fondale corallino. Lo spettacolo era entusiasmante. Infiniti coralli abbarbicati alle rocce formavano una foresta dove centinaia di pesci colorati nuotavano e pascolavano  in cerca di cibo.  Alcuni di questi coralli avevano la forma di ombrello rovesciato, come i funghi ordinelli, le cui dimensioni variavano da qualche decimetro ad un paio di metri e sotto si rifugiavano i pesci al mio avvicinarsi. Altri di forma a cespuglio di colore dal verde al marrone al blu-viola molto intenso. Altri ancora a forma di corna  di cervo, molto folte, altri ricoprivano le rocce come un velluto di colore verde marcio. E fra le rocce, con qualche buco e questa selva di coralli, i pesci si nascondevano e riapparivano a curiosare continuamente, alle volte ignari della mia presenza fino a qualche decina di centimetri di distanza. Mi sembrava di vedere un documentario naturalistico sul mare.

I pesci  erano di tante specie, oltre ai soliti pesci rotondi gialli che vediamo negli acquari, ce ne erano altri colorati di blu elettrico che si vedevano da un miglio lontano, non capisco la loro strategia di difesa, altri invece erano del colore della sabbia a dei coralli circostanti, ben mimetizzati, con qualche striscia verticale ed altri orizzontale più scura. Altri, piccoli di qualche centimetro, verdi, stazionavano sopra una “pianta” di corallo anch’essa verde, fitta di rami, e al mio avvicinarsi si infilavano in mezzo ai rami e sarebbe stato impossibile ad un pesce, anche solo leggermente più grosso, di insidiare alla loro vita. In lontananza i pesci si muovevano lentamente, con tranquillità, in quella meraviglia di scenario tanto che mi sentivo in imbarazzo solo per nuotargli incontro e disturbare quella armonia e serenità. Un bel pesce che mi ha colpito aveva la forma quasi quadrata, di colore blu cobalto con dei cerchi concentrici bianchi che si dipartivano dal centro del corpo. Carini anche quelli gialli con un punto nero vicino alla coda, che sembra un occhio. Non so ma credo sia una forma di difesa, infatti il pesce aggressore colpisce alle spalle, cioè dalla coda, per non farsi vedere. Ma essendo tale pesce giallo quasi rotondo ed avendo due macchie nere uguale dalle parti, uno è l’occhio vero e l’altro è solo una macchia, confonde l’aggressore il quale non sa esattamente quale sia la coda e se sbaglia e si presenta davanti viene ovviamente visto ed il pesce giallo si può facilmente sottrarre all’aggressione. Insomma ha il 50% di probabilità di vedere l’aggressore.

Alla sera ci sono ritornato facendomi prestare le pinne da Peter, il quale ha raccontato che la mattina si è trovato da una parte uno squaletto di mezzo metro o poco più ma dall’altra uno squalo di più di un metro con una bella boccona.  Forse aveva già pranzato, non ha dato fastidio, comunque era di specie pacifica, così dice. Invece la sera ho visto un altro pesce stranissimo, tanto che mi sono venute in mente le figurine degli animali di quando da bambino le collezionavo. Me ne mancavano 5 per finire l’album! Era un pesce con delle penne come un galletto e le aveva aperte sia sul dorso che lateralmente. Si muoveva lentamente, faceva il furbo, voleva apparire una pianta acquatica. Si avvicinava impercettibilmente ai pesciolini blu elettrico, senza attaccarli, ma probabilmente aspettando che qualcuno non si accorgesse delle sua animale presenza e si avvicinasse alla sua bocca. Invece i pesciolini si accorgevano perfettamente e quando la distanza arrivava a 60 cm si andavano immediatamente a nascondere. Era di colore rosso ruggine a strisce più chiare e con le “penne” chiare e rosse al termine.

Mi sono ripromesso di comprare una macchina fotografica subacquea, magari di quelle da pochi euro, usa e getta, perché immortalare quelle immagini  del fondale marino mi sarebbe proprio piaciuto.

 La spiaggia era bianca, come tutte, fatta di piccoli coralli e miliardi di conchiglie frantumate, qualche palma quasi sull’acqua e altre piante verdissime creavano una impenetrabile foresta tropicale che ricopriva tutta l’isola. Solo qualche scoglio o roccia nera apparivano alle due estremità dell’isola, segno della sua origine vulcanica.

Sven e Jola sono andati con il gommone a nuotare e poi sulla spiaggia, senza dirci niente, se volevamo andare anche noi con loro. Al ritorno Jola ha raccontato di aver visto una tartarughina che usciva dalla sabbia e si dirigeva velocemente verso il mare annaspando in maniera buffa. Era appena nata e quello di raggiungere il mare è il momento più pericoloso perché indifese ed esposte alla caccia da parte degli uccelli. Infatti la maggior parte nascono di notte. Mi sarebbe tanto piaciuto vederla!

Al pomeriggio si è avvicinata una barca con un pescatore che abitava nell’isola vicina e noi credevamo che ci volesse vendere del pesce, ma aveva solo tre esseri informi, come dei lombriconi lunghi 60-70 cm e dal diametro di 15-20, uno di colore nero, uno giallo ed uno arancione. Aspetto orripilante. Dice che piacciono molto ai giapponesi, e noi, cortesi, a loro li abbiamo lasciati. Vengono divisi in due longitudinalmente e messi sotto sale per due giorni. Poi cotti nell’acqua e seccati. Li pagano fino a 40-45 dollari al chilo. I giapponesi … ovviamente! Vedere le foto per credere.

Insomma una gran bella giornata! Peccato che di queste ce ne siano state veramente poche, anzi pochissime.

Ancora adesso, sono le 15,30 di domenica 19, il tempo è brutto, vento, nuvole, ogni tanto due gocce di acqua e freschino. Siamo arrivati a Dravuni stamani ma nessuno ha parlato di fare snorkeling. Forse tra poco andremo al villaggio con la speranza che si siano già scolati tutta la Kava e non ce la offrano a noi. Ma credo che ormai si salti questa nostra ultima visita ad un villaggio. Un sacchetto di radici di Kava risparmiate per l’omaggio al Capo villaggio.

 

L’atmosfera in barca è normale da parte di tutti. Non ci sono musi lunghi da parte nostra e la solita cordialità formale da parte di Sven e di Jola.  Pensavo che il clima in barca fosse un po’ pesante, invece, intelligentemente da parte di tutti, soprattutto noi, è del tutto normale. Lavoriamo tutti come sempre. E tanto a che vale tenere il muso, ci amareggiamo anche questi ultimi giorni per niente. Anche se un po’… girano!

 

Domani mattina, credo presto, partiremo per la Capitale, Suva. Speriamo in un tempo clemente, almeno per l’ultima traversata, circa 45 miglia, ma ho poca fiducia, ve lo saprò ridire!

 

 

MARTEDI’ 21  LUGLIO

 

Ieri siamo partiti verso le 9 di mattina, con una certa calma, tempo nuvoloso e piovigginoso, novembrino. Almeno non ci dispiacerà lasciare queste isole che dovrebbero essere molto belle. Spesso succede che l’ultimo giorno è il più bello e lasciare il mare o la montagna che sia, proprio nel momento ideale, dispiace sempre tanto. Questa volta non mi dispiace per niente.

15 nodi di vento che si suppone in rinforzo. 2 mani di terzaroli alla randa e via. Ma ricomincia a piovere, il vento cala e si va a motore! Fino a Suva, la capitale delle Fiji.

Si entra nella baia del porto e ci accoglie il sole. Ci ancoriamo e poi con il gommone raggiungiamo il Royal Yacht Club di Suva. Sven con Jola si bevono una birra mentre vado con Peter in centro per sentire del bus che ci deve accompagnare all’aeroporto internazionale di Nadi.

Al ritorno Sven ci offre la cena ed una birra al Club. L’ultima cena prima della partenza. Non male: prendo una fetta di tonno pinna gialla alla griglia.

Oggi piove a dirotto e tira vento. Dobbiamo andare alla dogana in tutti i modi e ci prenderemo l’ennesima giubbata di acqua! Vedrò di coprirmi bene.

Oggi cercherò di visitare la città, per quello che ci sarà da vedere ed infine la solita sosta ad un internet point.

 
 
 

BORDEGGI MOLTO UMIDI

Post n°75 pubblicato il 21 Luglio 2009 da lukyll
Foto di lukyll

VENERDI’ 17 LUGLIO

 

Ore 8,30 di sera.  Abbiamo appena cenato, lavato i piatti, con Sven che stranamente li ha asciugati. La prima volta. Ieri Jola mi ha chiesto di fare gli spaghetti alla bolognese, vorrebbe dire al sugo di carne. Allora ho pensato in grande, faccio il pasticcio di maccheroni, con la besciamella e poi in forno. Avevo a disposizione 800 g di macinato di vitello, quindi grande sugo! E solo cipolla e carote, niente sedano ne prezzemolo e due scatole grandi di pomodori pelati. Ho aggiunto un bicchierone di vino rosso il cui sapore non andava mai via. Cotto per due ore e mezzo abbondanti ed è risultato veramente buono, come si dice, non perché l’ho fatto io! Niente maccheroni ma solo le viti, Ok, vada per le viti, cotte per pochi minuti, preparata la besciamella, direi quasi perfetta e messo a strati nella pirofila viti, sugo, besciamella e “Parmesan”, cosi per tre strati. 20 minuti in forno ….. e buon appetito! Erano buoni, per essere poi la prima volta che li preparavo ….!

Ne sono avanzati un poco e stasera Jola li ha voluti rifare,  aggiungendo del sugo avanzato, due belle vaschette, ed altra besciamella preparata di nuovo. Credo che Jola volesse vedere come si fa per poi rifarli quando non ci sono più.

 

Ma torniamo indietro. A ritroso. Siamo nell’isola di Ono, nell’arcipelago delle Kandavu, a sud dell’isola principale delle Fiji. La baia dove siamo ancorati è a nord dell’isola di Ono. Bella, come le altre baie. Abbiamo visitato il villaggio, portato in omaggio al Capo villaggio delle radici di Kava e ci hanno invitato nella casa comune dove si teneva la riunione mensile dei rappresentanti dei villaggi della zona. 20, forse 25 uomini e due donne, i capi dei villaggi. Qualcuno aveva un foglio, forse per fare una relazione o delle domande. Ci hanno chiesto il nostro nome e da dove venivamo. Poi qualcuno ha cantato la solita, almeno credo, nenia e quindi ci hanno offerto la  Kava che abbiamo dovuto bere tutta di un fiato con gli applausi finali. Ma questa volta la mezza noce di cocco che funge da tazza non era piena, per nostra fortuna. Evidentemente non ce ne era abbastanza per tutti. Un ragazzo ci ha accompagnato a visitare il villaggio, la chiesa metodista, la scuola che funge anche da collegio per i bambini che abitano lontano, viste le camerate, le aule, e diversi piccoli bambini che innaffiavano delle pianticelle seminate in terra in mezzo a due gusci di  noci di cocco tagliati a metà. Abbiamo parlato con due maestri ed una maestra. Poi abbiamo  anche visto  l’ospedale, due stanze, con una ragazza che funge da infermiera. Per il resto il solito villaggio: capanne di legno e qualcuna il paglia, dentro disadorne, con pochissime suppellettili, tutto in terra, fuori  le galline e diversi cani molto magri. Il ragazzo ci ha detto se volevamo visitare anche il porcile ma abbiamo risposto che di maiali ne abbiamo anche noi! Tutti i villaggi sono però abbastanza puliti e ordinati.  Unici oggetti moderni sono due antenne della tv e qualche pannello solare nella chiesa.

Peter ed io abbiamo fatto una bella nuotata nel reef, i soliti pesci colorati, belle piante, ma niente di speciale. Domani andremo a cercare con il gommone qualche posto migliore. Ho proposto di fare una immersione utilizzando le strutture di un resort qui vicino, di proprietà di un italiano, ma non interessa a nessuno. Domani snorkeling, questo non si paga!

 

Ieri invece eravamo in un’altra baia qui vicino, ma senza villaggio, si vedevano solo tre case. Bella baia, rotonda con delle belle colline molto mosse e risplendenti di un bel verde tenero al sole del mattino nonostante il cielo fosse quasi tutto coperto di nuvole.

Eravamo arrivati ieri verso le 15 – 16 dopo una notte in mare e tutto il giorno prima. Infatti eravamo partiti mercoledì 15 luglio alle 7 del mattino per raggiungere le Kandavu e l’isola di Ono. Le previsioni di Sven: vento 10 nodi circa. Usciti dal reef il vento sale a 25, poi 30, 35 ed infine 40 nodi! Le solite tre mani di terzaroli alla randa e la trinchetta. Peter si sdraia sulla panca e dopo due ore vomita sonoramente come al suo solito. Io mangio e faccio tutto come niente fosse anche se stare dentro non è certamente bello. Il vento lo abbiamo “ sul muso” così si deve bordeggiare diverse volte. Ormai sono diventato il prodiere di Dana-Felicia. Ogni volta che vado a prua mi bagno abbondantemente. Dopo diverse volte mi vado a cambiare e metto anche un giubbetto. Ma poco dopo devo andare di nuovo a prua. E questa volta mi prendo due sonore ondate che mi alluvionano completamente! Mi ero appena cambiato! Sven dice che è meglio entrare in una baia dell’isola di Suva, rinviando a domani l’atterraggio ad Ono. Ma giunti nella baia si vede che è piccola, poco protetta e pericolosa. Viene deciso di andare comunque ad Ono ma è lontano e arriveremo in nottata. Il cielo è quasi sereno, il mare blu cobalto e infinite sono le creste bianche che si infrangono nelle cime dell’onda. Il vento sibila fra le sartie. Non c’è bisogno dell’anemometro per capire che siamo sui quaranta nodi di vento. Capisco che fino all’isola non si cambia più di bordo e per qualche ora posso stare in pace. Mi ricambio! Vado a letto alle sei del pomeriggio, tanto non avevo da fare niente, pensando di dovermi alzare di notte. Invece non c’è bisogno di me, ceno alle nove e ritorno a letto, tanto siamo ancora molto lontani dall’isola. Mi rialzo verso le 8,30del mattino. Siamo vicini a Kadavu  ma ancora lontani da Ono. Arriveremo a destinazione alle 15 del pomeriggio, sempre bordeggiando. Che bello arrivare in una baia protetta dalle onde ed anche un po’ dal vento. Non si balla più e tutto sembra più facile e bello. Protetti e sicuri. Finalmente ci possiamo rilassare ed anche mangiare qualcosa di più appetitoso del solito tramezzino e gallette. Persino Peter si risveglia dal suo lungo letargo di un giorno e mezzo. Ed allora …. Pasticcio di maccheroni …. Ma che vuoi di più dalla vita?

 

Ma torniamo ancora indietro a Lunedì mattina, 13 Luglio. Andiamo tutti in città a Lautoka per la spesa e per il solito internet. La cittadina dista 1 chilometro dal porto. Poco prima di entrare in città Sven si ferma in una panchina e ci invita a sederci. Invece io rimango in piedi. Capisco che c’è qualcosa di importante e voglio vedere bene Sven. Ci dice in poche parole che la nostra esperienza è finita e che entro il mese si conclude. Che pagheremo per i giorni di luglio che siamo stati con lui senza altre spiegazioni. Naturalmente sto zitto perché credo di aver capito male, o meglio, ho la speranza di aver capito male. Sono frastornato, mi devo cercare un aereo per ritornare a casa, se lo prenoto il giorno prima spendo il doppio e non è poca cosa. Poi si va in città e ci dividiamo. Domando subito a Peter il quale mi conferma che ce ne dobbiamo andare. Ma perche? Non si sa. Questo Sven non l’ha etto. Peter è invelenito, gli esce il fumo fuori dalle orecchie! Ancora io non riesco a crederci. Cerco una spiegazione, non abbiamo fatto niente di male, puliti gli acciai della coperta, i vetri, cucinato e lavato a turno i piatti, ecc.

Peter, dopo aver frugato su internet, va ad una agenzia per fissare il volo di ritorno in N.Z. con la Pacific Airlines, la più economica. E fissa per il 23 mattina con partenza alle ore 8,00. Sven ci accompagnerà nella capitale, a Suva. L’aeroporto dista 300 km e Peter deve partire il giorno prima e dormire in un hotel all’aeroporto.

Certamente sono condizionato dalla scelta di Peter, il quale non capisce che mi coinvolge e fa i fatti suoi. Anche io devo partire più o meno in quella data perché la barca deve essere a Suva per lasciare Peter e di lì non si muoverà più. Infatti cosa ci faccio a Suva per una settimana, fino a fine mese, che è una cittadina senza niente da vedere? Do i soldi a Sven e basta. Il pomeriggio torno all’internet caffè, in realtà un ristorante cinese schifoso, e mi cerco un volo per l’Italia. Si aggirano sui 1000 euro! Ma cambiando giorno anche i prezzi cambiano. Trovo un volo da Auckland via Kuala Lumpur con la Malaysian Airlines a 680 euro per sabato 25 con partenza alle 12 circa. Arriverò a Fiumicino alle 6 del mattino del giorno dopo. Fisso subito! Poi vado all’agenzia di viaggio e trovo un volo della N.Z. Airlines per il giorno 23 sera. Arriverò ad Auckland alle ore 23,15. Dovrò trovarmi un motel! Starò il venerdì ad Auckland e sabato ripartirò per l’Italia.

Alla sera sono stanco, è stato troppo lo stress di questa giornata amara. Adesso so quanto devo dare a Sven il quale, appena accenno il problema, tira fuori un foglio con il conto già fatto: il costo di un mese diviso 30 giorni e moltiplicato per 23, il giorno della mia partenza. Ok. Il giorno dopo vado a pagare tramite solito bonifico via internet.

La notte dormo poco, penso al motivo per il quale ci ha invitato ad andare via. Avevamo pattuito un “minimo” di due mesi, e Lui lo ha rispettato, però lo poteva dire prima che sarebbero stati solo due mesi e comunque poteva dire subito della sua decisione così avevamo più tempo per organizzarci. Potevo cercare su internet un altro passaggio su altra barca, dalle Fiji a chissà dove, ma non c’era più tempo. In questo Sven non si è comportato davvero bene, e non mancherà l’occasione perché non glielo dica. Quando sono incavolato parlo bene anche l’inglese!

Forse non gli piacevamo e ha trovato altro equipaggio, o forse vengono in agosto dei parenti o amici suoi, oppure ritorna la famosa Anne, danese, tanto cara a Sven  che sarebbe stato disposto Lui a pagare Lei. Forse fra qualche settimana, leggendo nel blog di Dana-Felicia troveremo la risposta.

Peter, nonostante non gli piacesse Sven, tanto che spesso diceva che se ne sarebbe andato prima, ha confessato che sarebbe volentieri rimasto per altri mesi, forse fino a Dicembre, con il ritorno della barca in N.Z.

Mi dispiace solo che ho visto poco di queste isole, metà delle Fiji e niente delle altre. Certo non potevo visitarle tutte ma almeno un altro gruppo mi sarebbe piaciuto. Probabili le Vanuatu.  Pazienza …. Non c’è altro da dire! Come diceva Dante nella Divina Commedia: “Volsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare” ( se ricordo bene!)  Traduzione al caso mio in volgare:  prendi quanto hai avuto ..… torna a casa … e non rompere più i co…ni!

 

 
 
 

ANCORA LAUTOKA

Post n°74 pubblicato il 13 Luglio 2009 da lukyll
Foto di lukyll

 

Domenica 12  Luglio

 

Venerdì sera siamo andati in una baia vicino a Lautoka pensando fosse migliore del porto. Si è rivelata invece peggiore e la mattina del sabato siamo spostati ed ancorati davanti al porto. Almeno la città è vicina, altrimenti altri giorni in barca a leggere!!

Puliti gli acciai della coperta dalla salsedine siamo andati in città e di corsa al primo internet point aperto.  2 ore per rispondere ai parenti ed amici ed aggiornare il blog. Ricca, si fa proprio per dire, una specie di bettola cinese, ma ne avevamo scartate altre tre dopo accurata visita e sniffata, mangiata di Barracuda, 1 trancio, al latte di cocco, con patate cassawa che appena assaggiate ho lasciato nel piatto. Fortunatamente mi ero fatto dare del riso al vapore, senza condimento, che è molto difficile che sia cattivo, non ci riesce nessuno! Comprata scheda telefonica Fijiana, così ho anche un numero telefonico alle Fiji! Economica, almeno dopo più di un mese ho potuto sentire la voce dei miei cari.

La sera ho cucinato bistecchine di agnello in fricassea. Il limone non sapeva tanto di limone, inspiegabile!!, la carne un po’ dura nonostante cotta poco e non saporita. Il problema dell’agnello è che ha un sapore molto forte, per questo si usa cucinarlo in fricassea che lo smorza. Insomma non era la mia migliore mia fricassea.

Oggi, domenica, piove a dirotto, tutto grigio, sembra novembre, ed infatti qui è inverno, insomma qualche giornata bella, con il sole che risplende chiaramente ancora non l’abbiamo vista.

Appena smette di piovere dobbiamo riempire i serbatoi di acqua potabile, domani spesa grande e Martedì partenza. Per dove non si sa. Oggi provo a chiedere al Capo.

Intanto Jola è in ginocchio a pulire il pavimento e Sven sul divano a leggere un libro.

 

 

 

Del Mangiare

 

L’anno scorso molti amici mi hanno criticato perché parlavo solo del mangiare e poco del mare e della barca. Questa volta mi sono trattenuto anche perché per il mangiare non ci sono problemi, fortunatamente!

Come si dice in caserma il vitto è “ ottimo ed abbondante”

La mattina colazione con tazza contenente banana a pezzi, semi misti di non so che cosa, alla fine mi crescerà il becco come hanno i polli, yogurt prodotto in barca, un poco di latte altrimenti le granaglie non vanno giù ed infine un cucchiaino di marmellata. Tutti i giorni così. In verità tutto buono. Io preparo il cappuccino eccetto che per Sven che preferisce il tè.

Verso mezzogiorno e mezzo bevono una birra, prima di mangiare, invece io preferisco berla durante il  pranzo. Questi consiste o in una zuppa con del pane tostato o una pasta asciutta o dei toast. Verso le cinque del pomeriggio c’è l’aperitivo, Rhum con ginger e una scatole di noccioline che vengono ingurgitate a manciate. Invece io, lentamente, una o due alla volta. Verso le 7 la cena, cucinata a turno, eccetto Sven che non ha mai cucinato, proprio in tutta la sua vita! Solo la colazione inizia a preparare quando è il primo ad alzarsi. Quasi sempre carne o abbondante pasta asciutta e verdure. La sera si beve vino comunque la decisione spetta al Capo. Vino neozelandese in cartoni da tre litri con il rubinetto, comodo in barca. Una specie di Tavernello di 13 gradi. Due bicchieri a testa. Qualche volta si mangia anche la frutta, ananas, mango,  ora tocca al cocomero che da una settimana aspetta di essere sacrificato.

Sono l’unico che usa il tovagliolo di carta e mi ricordo sempre di portarli in tavola. Evidentemente gli altri sono molto puliti.

La cucina è molto saporita e speziata come si usa in Germania, Inghilterra e Danimarca. Il motivo è semplice. Non gli interessa molto di mangiare bene. Se la materie prime usate sono poco buone non ha importanza, forse basta che costino poco. Certo poi non sentendo il sapore dei prodotti e si devono aggiungere delle spezie, altrimenti è troppo insapore. Perché la cucina Italiana piace così tanto agli stranieri buongustai? Perché noi usiamo materie prime di qualità, che hanno sapore e profumo quindi senza bisogno di spezie! Sven dice che il pesce non sa di niente, vorrei fargli sentire un brodetto all’anconetana, o il cacciucco oppure semplicemente spaghetti alle vongole!

Sembra strano ma qui anche i pomodori sono piccoli, poco maturi e non hanno sapore, come fai a cucinare bene? Nemmeno il limone sa tanto di limone! E così la carne e tutto il resto. Credo che la mia cucina piaccia poco perché non aggiungo spezie e con queste materie prime ha poco sapore.

Può sembrare strano ma gli unici odori che si trovano sono il prezzemolo, carote e cipolle. Anche le patate sono bianche e sanno di poco. Al mercato niente rosmarino, basilico, salvia, sedano, peperoni, a parte il chili, pomodori piccoli e insapori, melanzane piccole e di colore quasi rosa: se togli queste cose cosa puoi cucinare?

La mia preparazione più apprezzata sono state le creps con la cioccolata fondente, si è fatto il bis.

Poi loro sono abituati a mangiare in un unico piatto la carne con diverse verdure che spesso mescolano insieme e se le mangiano. È chiaro che il sapore della carne poi non si sente. All’inizio usavano la pasta asciutta al posto del pane, la mangiavano con la carne, così sono abituati. È un po’ di tempo però che non lo fanno più.

Comunque c’è un grande impegno da parte di tutti e la cucina è soddisfacente considerate le condizioni in cui ci troviamo.

 

 

 
 
 

FIJI- ISOLA DI SAWA-I-LAW e E NACULA

Post n°73 pubblicato il 11 Luglio 2009 da lukyll
Foto di lukyll

Lunedì 6 luglio

 

Partenza al mattino con calma, 10,30-11 verso una nuova isola, Nacula e Sawa-I-Law. 15-20 miglia percorribili in 3 ore circa. Tempo bello, venticello tranquillo, motore e fiocco.

Sven vuole pescare ed anch’io, non mi va giù che non si prenda mai niente. Prendo il mio pesciolino di plastica e lo attacco alla lenza della canna e tengo la lenza lunga, non voglio che il rumore del motore disturbi la pesca. Poi buttiamo altre tre lenze, due corte che stanno a galla o quasi ed un’altra con del peso che la mantiene poco meno di un metro sott’acqua. Queste lenze contengono come esca una specie di polipino coloratissimo con un bell’amo sotto. Il mio pesciolino saltella spesso nell’acqua e dice che è un bene perché il rumore richiama l’attenzione dei pesci. A Jola dico che a mezzogiorno si tira su il pesce, giusto per il pranzo. Intanto aspettiamo seduti a poppa, cappellino ed occhiali scuri, il riverbero è forte.

Jola sente scorrere la lenza della canna, mi precipito e sento che c’è attaccato qualcosa. Prendo la canna in mano ed inizio a tirare su la lenza. Piano piano si affaccia un bel tonnetto che tiriamo su con il retino, sarà un chilo e mezzo. Finalmente!! Rotto l’incantesimo..! Ma in quel momento anche l’altra lenza con il polipino che stava un metro sotto incomincia a tirare. La prendo in mano e sento che tira molto. Questa volta è bello grosso! Grande eccitazione a bordo. Sven dall’alto dice che è un bel tonno a pinna gialla, quello più prelibato! La lenza continuamente si inclina verso il fondo, il pesce cerca una via di fuga. Speriamo che non si slabbri e si perda tutto. Riesco a portarlo sotto bordo, è meraviglioso. Occhi grandi, da tonno, pinne gialle, e soprattutto grosso. Non entra nel retino e Sven allora prende un uncino per arpionarlo e tirarlo a bordo. Non è facile perché se lo sollevo dall’acqua poi quando vi rientra fa grande resistenza e si può strappare qualcosa, la sua bocca. Finalmente Sven lo arpiona e lo tira fuori dall’acqua senza portarlo a bordo. Sanguina copiosamente e sporca la barca. Poi prende un coltello e lo uccide infilandoglielo nella testa per tre volte, quindi lo apre sotto le branchie perché perda il sangue che, se rimane nella carne, risulta poco gradevole. Infine, legato per la coda, viene issato a poppa per scolare bene il sangue. E’ così bello a vedersi! La linea affusolata, gli occhi così grandi e quel bel colore giallo delle pinne! Viaggiava tranquillo in cerca di cibo nelle immense acque del Pacifico quando, tratto in inganno da una plastica colorata, vi trova la morte. Ogni tanto si dimena, ma è arpionato, il sangue, di un bel rosso vivo, scorre a rivoli sul suo corpo lucido e contrasta con il vivace giallo delle pinne. Lo spettacolo della vita e della morte.

La mattina ci hanno fatto visita i delfini, allegri, saltellanti intorno alla prua della barca, giovani che giocavano, pieni di vita. Spettacolo più affascinante.

La pesca per oggi è finita, è già troppo questo e non vogliamo uccidere per sport, solo per mangiare, pertanto tiriamo su tutte le lenze.

Dopo un’oretta inizia l’operazione di pulizia dei pesci. Prima quello grande. Sven lo mette sopra un asse, di Tek, naturalmente, e lo slisca. La testa e la lisca, con ancora abbondante carne viene rigettata in mare. Ottimo pranzo per qualche squalo! Poi tolta la carne troppo rossa di sangue, poca, infine tolta la pelle. Rimangono quattro meravigliosi filetti di carne rosa, chiara, una meraviglia a vedersi! La stessa sorte tocca anche al piccolo. Prima di gettare la carcassa del pinna gialla mi sono fatto fare la foto, così ho la prova fotografata del pesce, mica come il mio amico Paolo che pesca sempre tanto ma non si vede mai niente!! Si fa per scherzare … Paolo su … non te la prendere …. Il Pacifico è un oceano grande e naturalmente ci sono pesci grandi!!! Saluta Eschilo che mi ha venduti i pesciolini di plastica: funzionano!

Peter lo ha cotto al burro in padella ma il sapore non si sente tanto … poi il burro lascia troppo aroma. La sera tocca a me cucinarlo. Nel mio libro trovo una ricetta con pomodoro, capperi olive , acciughe, alla siciliana evidentemente. I pomodori sono solo due, piccolini e poco maturi e senza pomodori la ricetta non viene bene, manca il sughino! Poi i miei compagni volevano per forza il contorno. Ma l’insalata non c’era, solo cavolo verza, un peperone e tre zucchine. Il peperone ci poteva anche stare ma era poco per 4 ed allora gli ho fatto i tre zucchini fritti. Perché per loro i vegetali sono importanti nel piatto, non importa che cosa e se sono accoppiati bene, quello che c’è c’è! Non sono d’accordo. Insomma il tonno da me cucinato non era molto saporito così come quello di Peter. Non si può dire che non sia fresco! Forse veramente un po’ troppo fresco per la grossezza del tonno.

 

Arrivati a destinazione vediamo la baia che è molto bella, non c’è nessuna barca. Intorno all’isola il colore dell’acqua è verde e a tratti azzurro. C’è persino una grotta da andare a visitare, lo faremo la mattina seguente.

Sono presenti due villaggi e, come si usa da queste parti, si deve rendere omaggio e chiedere il permesso per visitare l’isola al capo villaggio. Ci riceve in casa sua, seduti tutti in terra, nonostante ci siano dei divani e due poltrone, Sven chiede gentilmente il permesso per visitare l’isola e dona il solito mazzo di radici di Kava. Il capo villaggio teneva delle banconote fra le dita dei piedi: forse le preferiva alla Kava. Poi ci fa vedere la chiesa Metodista, in muratura, il luogo più sicuro per quando vengono i cicloni. Le capanne infatti vengono letteralmente scoperchiate dalla furia del vento. Il villaggio è molto pulito, le solite capanne in legno con tetto di lamiera, due stanze se va bene, panni stesi e le stoviglie ad asciugare sopra i baldacchini. Alcune capanne sono di paglia, proprio una capanna, ma sicuramente più belle e credo anche confortevoli di quelle con il tetto in lamiera. Un bambino ci rifila 3 frutta di mango per 7 dollari Fijiani, tre euro, e ci accompagna per il villaggio fino alla scuola. Ma prima si ferma con dei giovani, 30 anni, che sono seduti su di una stuoia ed uno strizza continuamente in un recipiente di legno della stoffa con dentro qualcosa e ne esce una brodaglia di colore avana. Spero non sia Kava! Ci invitano, è maleducazione rifiutare, e dopo qualche domanda ci offrono la Kawa in una mezza noce di cocco che funge da tazza. La si deve bere tutta! Poche storie! Prima e dopo la bevuta gli altri battono per tre volte le mani. Naturalmente si usa la solita tazza per tutti, loro compresi. Il sapore è un po’ amarognolo. Speriamo bene! Ci vorrebbero vendere delle bustine di quella polverina ma per fortuna tergiversiamo e ce la caviamo bene senza acquisti. Il bambino poi ci accompagna a vedere la scuola, classi miste, nel senso due classi in una, ogni classe con 5-6-7 alunni. Lavagna, banchi con pochi libri sgualciti sotto, qualche quaderno e la cattedra con diversi libri sopra. Poi l’aula di scienze, Sven domanda quali strumenti scientifici didattici hanno ed il bambino, di nome Naca, apre un baule di ferro e tira fuori orgoglioso una lente d’ingrandimento che chiama microscopio. C’è anche il computer che dice sia collegato ad internet. Campo sportivo da rugby davanti la scuola, bella erba verde e rasata da poco. Si ritorna e si viene invitati dentro una capanna di paglia dove c’è anche il capo villaggio che prima, in un mortaio di ferro, polverizzava la Kava. Non sta bene essere scortesi! Di nuovo scalzi, seduti dentro in cerchio e ricomincia il rito della Kava. Seconda coppa! Domando quale effetto ha, non vorrei mi rincoglionisse ulteriormente! Dice che rilassa dalla stanchezza, si dorme bene e si è pronti per nuove fatiche. Io non sento niente, ma ci credo, per carità! Domando quale lavoro svolgono e rispondono che uomini e donne lavorano tutti alla piantagione, probabilmente di banane, mango, cassawa, una loro grande patata dolce, cocco ecc. Qualcuno va a pescare. Nel villaggio rimane solo il capo, bambini e vecchi. Per il giorno dopo ci prepareranno del pane, a pagamento, alle 8 in punto. Risulterà un poco dolce, sempre meglio del nostro che è finito! Finalmente ci liberiamo e torniamo su Dana-Felicia.

 

 

Martedì 7 Luglio

 

Alle 8 preso il pane, alle 9,30 visita alla grotta. 10 dollari. Peter e Jola non vengono. Vado con Sven. Alcune donne vendono collanine, ma io purtroppo non le uso, così gli spiego. La grotta si apre dopo aver abbassato notevolmente la testa per non spaccarsela, su un lago d’acqua, credo di mare, siamo a 15 metri di distanza. Dice poco. Rocce levigate formano come delle colonne, dice che ci sono dei graffiti, li ho fotografati ma non si vede tanto e non se ne capisce il significato. Solo fregi geometrici e tre fori per tirarsi fuori dall’acqua con le mani. Altri turisti si sono gettati in acqua ed anch’io voglio vedere. Sono in mutande calzoncini e maglina. C’è poco da togliere, solo la maglina. Mi tuffo, vado in mezzo, si vede un pezzo di cielo con degli alberi. Dei ragazzi passano in un’altra caverna, buia, attraverso un cunicolo sott’acqua. La guida li aiuta, sono del resort ed hanno pagato 25 dollari, una corda gli fa trovare la via ma al di là c’è solo buio e la luce della torcia della guida.

Ritorniamo. Jola e Peter mi domandano cosa ho visto e gli racconto che in effetti c’è poco da vedere se non l’emozione di tuffarsi nell’acqua verde e trasparente di una caverna illuminata dalla luce solare. Mi dicono che 10 dollari sono tanti … Forse avranno anche ragione, corrispondono a 3,5 euro! D’altra parte è anche un modo, dignitoso, per dare qualcosa a questa gente che ha ben poco con che vivere! Usiamo la loro isola, il loro mare, non gli lasciamo un soldo, almeno il biglietto della grotta! Viaggiamo su una barca da due milioni di euro ...!!! Sono proprio contento di essere italiano !

Minestra di tonno preparata da Peter con il cocco, peperone, cipolla, pane dolce abbrustolito e chily ( peperoncino) ecc. Sapore del tonno coperto dalle verdure, poteva essere anche pollo! Peccato!

 

Venerdì 10 Luglio

 

Finalmente si parte. Siamo stati fino a ieri, 2-3 giorni, fermi perché volevamo vedere le danze dei Fijiani eseguite per i turisti di una crociera, 50-60 persone massimo, ma l’accompagnatore dei turisti non ci ha fatto entrare perché era loro riservato e loro avevano pagato per la manifestazione. Giorni persi. Un giorno senza mai scendere di barca! Ieri alle 11 non ne potevo più e sono andato via a nuoto, a vedere le spiagge e la barriera corallina. Piena di pesci colorati e di mille piante dalle strane forme.

Ieri ho cucinato il tonno al forno, pillottato con aglio, prezzemolo secco, sale, pepe e pane dolce, quello avevamo!, grattugiato. Con sottofondo di patate. Non era male ma sapeva molto poco di tonno.

Stamani sveglia ore 6, partenza ore 7, 30-35 nodi di vento, velocità barca 10 nodi, due e poi 3 mani di terzaroli e trinchetta, una galoppata di 65 miglia in 8-9 ore.

Siamo di nuovo a Lautoka per farci dare il permesso per visitare le altre isole, ce lo daranno lunedì! Altri giorni persi!

Stasera doccia e shampoo, 1 chilo in meno di salsedine!

 

 
 
 

FIJI- Isola di NAVITI

Post n°72 pubblicato il 11 Luglio 2009 da lukyll
Foto di lukyll

Sabato 4 Luglio

 

Al mattino il cielo si presenta azzurro, non una nuvola. Colazione e poi i preparativi per la partenza. Salpiamo l’ancora alle dieci e trenta circa. Direzione nord, dove non si sa. Attenzione alla barriera corallina, e via con il solo motore, il vento era contrario e non potevamo issare vele. Alfine intuisco che siamo diretti all’isola di fronte: Waja Island, la baia a sud. L’isola è abitata. Mi pare strano dover sottolineare queste cose: disabitata o abitata. La baia è bella e si scorgono le colline che sono piene di montagnozze e di rocce sparse. Ancora un’isola primordiale. Abitanti compresi. Si vedono, mano a mano che ci avviciniamo, delle capanne con il tetto in lamiera. Più che capanne direi baracche. Il vento viene da dietro la montagna ed è fievole quando entriamo nella baia. Gettiamo l’ancora e Sven va subito a contattare una barca americana che era con noi a Malolo. Ritorna e riparte subito dopo essere passato nella sua cabina. Poco dopo ritorna con quattro mazzi di Kava, una radice che si usa da queste parti e il cui infuso si avvicina ad una droga. Non capisco, li ha pagati 10 dollari.

Poi dice che si deve andare al villaggio, si parte tra 5 minuti. Mi preparo, si fa per dire, con maglina e macchina fotografica. Sven porta con se un mazzo di Kava. Allora capisco: ci si deve presentare al capo villaggio prima di poter visitare quel luogo, e offrirgli in dono delle radici di Kava. Arriviamo con il gommone sulla spiaggia ed alcune donne ci indicano la strada per arrivare all’abitazione del Capo villaggio. Questi, seduto sugli scalini della sua abitazione, ci riceve in presenza di un amico, davanti la sua casa. Sven, capo assoluto, parla e dice che il villaggio è bello e pulito e chiede se lo possiamo visitare. Il Capo villaggio chiede da dove veniamo e dove andiamo. Alla fine viene offerto il nostro dono, una spirale di piante di Kava. Allora il capo villaggio si fa più gentile, scende dallo scalino e si siede per terra, invitando anche Noi a fare altrettanto. Poi inizia una preghiera, comunque una nenia, in fijiano. Nessuno capisce, ovvio. Conclude dicendoci che possiamo visitare e fotografare il villaggio, praticamente siamo suoi ospiti. Ci invita anche a ritornare domani alle 10 del mattino. Che ci voglia offrire un regalo anche a noi? Vedremo.

Il villaggio è costituito da casette su palafitte, di legno o di compensato con il tetto di lamiera. Dentro le stanze sono disadorne, senza suppellettili, qualche foto che sembra santino appiccicato al muro. Segno di qualche religione. Non fotografo gli interni, non mi va di entrare nella casa degli altri. Le scarpe stanno fuori. Bambini che giocano a fregarsi qualche cosa, forse un pupazzetto. Tranquilli e felici. Qualche donna intreccia foglie di palma. Panni stesi ad asciugare. Qualche gallina e due cani. Noci di cocco sparse per il villaggio, qualche guscio a seccare per fare il fuoco. Accanto alle capanne ci sono dei baldacchini in legno dove sono posate le stoviglie lavate. Sembra un campeggio. Proseguiamo ed arriviamo in uno spazio con delle case grandi e discrete, sempre a capanna. Dovrebbero essere le scuole. Unico mezzo di comunicazione una parabola con due grandi pannelli solari. Alla sera si scorge solo una lucina.

 

 

 

Domenica 5 luglio

 

 

Ripartiamo al mattino, verso le 10,30 con calma, siamo diretti all’isola di Naviti, nella parte nord dove c’è una grande baia. Sempre molto attenti alle barriere coralline, il reef, per non andarci ad urtare contro. Meno male che abbiamo il gps che ci indica esattamente dove siamo e la direzione che abbiamo. Controlliamo continuamente sulla mappa e ci lasciamo trasportare dal motore e dal fiocco. Oggi si pesca! Gettiamo due lenze, aspettiamo fino a 500 metri dall’arrivo … ma niente! Pazienza … solito tonno in scatola!

Verso le 5 del pomeriggio mi faccio prestare le pinne da Peter e vado a vedere la barriera corallina. Uguale all’altra vista a Navandra. Pesciolini colorati, tanta vegetazione dalle forme strane, molte a fungo con grandi cappelle piatte, altre grigio-verdi, altre blu-violetto. Stelle marine grandi 30-40 cm di colore blu elettrico. Insomma una bella passeggiata ma molto lunga ed alla fine, dalla spiaggia dove mi sono riposato per qualche minuto, la barca mi sembrava tanto lontana e piccola. Una bella, anche nel senso di piacevole, faticata.

 
 
 

FIJI- ISOLA NAVANDRA

Post n°71 pubblicato il 11 Luglio 2009 da lukyll
Foto di lukyll

Giovedì 2 Luglio

 

Tempo bellissimo, finalmente si parte! Non ci viene detto dove e a Peter non gliene frega niente. Lui legge il suo ventesimo libro. Invece io mi voglio rendere conto ma , nonostante domandi le risposte sono evasive, non si sa esattamente, ci sono due opzioni, dipende dal vento. Scopro infine che siamo diretti a Navandra e mi viene detto che l’isola è disabitata. Arriviamo verso le tre del pomeriggio,dopo una navigazione con il solo fiocco perché non valeva la pena issare la randa per così poche miglia da percorrere.

L’isola è bellissima. Ci sono grandi rocce nere e rosso ruggine che si protendono fuori dalla ricca vegetazione, rocce e colline sono irte e danno la sensazione di una isola primordiale. L’isola è bella solo per questo, per il senso di primitivo, di selvaggio ma soprattutto di primordiale. Disabitata. Solo delle capre si vedono in lontananza, che scorrazzano a cercare l’ultimo filo d’erba fra quei dirupi rossastri. La spiaggia è bianca, come tutte, perché corallina. Solo un gommone di un’altra imbarcazione si trova su di un lato della spiaggia. Si getta l’ancora ed io non resisto di fronte a tanta bellezza. Prendo la maschera, senza pinne perché i miei bagagli superavano già il limite stabilito, e mi tuffo.

Il mare è blu ma il fondale non si vede. Solo quasi a riva si intravedono le gorgonie che ansimano mosse dalle correnti e dalle onde, pesciolini di vari colori, gialli, a strisce come la zebra oppure piccoli e di un blu elettrico, insomma come si vedono in qualche acquario. Nel fondale altre piante dalle più svariate forme, qualcuna tendente al violetto, alle volte larghe fino ad un metro di diametro.

Arrivo sulla spiaggia, di colore rosa, non ci sono impronte, la sabbia è liscia come l’onda l’ha lasciata. Mi sembra di essere il primo uomo a mettervi piede. Sono presenti tante conchiglie, alcune si muovono, evidentemente contengono ancora l’animale vivo dentro. A poca distanza inizia la vegetazione, palme ed altri alberi a me sconosciuti, qualcuno con dei frutti. In terra tante foglie, qui è inverno! Giro un poco da solo per la spiaggia, poi vado nell’altra che da sul versante sud da dove si vede l’isola di Malolo. Mi addentro fra le piante, nel bosco che sembra vergine. Rami rotti dal vento, qualche albero caduto, una capretta bianca e marrone mi guarda e si allontana. Il sole filtra a malapena fra le mille foglie degli alberi.

Dopo un’ora rientro a nuoto alla barca, contento e soddisfatto, con due conchiglie in tasca.

 

 

Venerdì 3 Luglio

 

passiamo la giornata sempre su questa isola. Andiamo con il gommone fino alla spiaggia. E poi la giriamo per bene a piedi, quasi tutta, saliamo su un enorme masso, una collinetta dal quale possiamo vedere il mare ed un bel panorama. Alcune foto e via si riparte per andare oltre la collina a vedere altre spiagge. Il mare è azzurro in alcuni punti mentre in altri è verde. Comunque molto bello. Peter mi viene incontro sulla spiaggia perché spera che abbia con me il coltello per rompere delle noci di cocco e bere il latte. Ma non l’ho portato. Allora ci arrangiamo cercando di romperle sulle rocce più taglienti ma la cosa e lunga e difficile. Io dopo un poco rinuncio anche perché mi ero portato dietro una bottiglietta di acqua. Peter invece alla fine, dopo mezzora di duro lavoro è riuscito a bere mezzo bicchiere di liquido e poi ci siamo mangiati anche il cocco dentro. Buono. Ritorno in barca nel primo pomeriggio dopo una mia seconda sguazzata ad ammirare i fondali della barriera corallina.

 

 
 
 

FIJI MALOLO LAILAI

Post n°70 pubblicato il 11 Luglio 2009 da lukyll
Foto di lukyll

 

Venerdì 26 Giugno.

 

Finalmente ripartiamo! Dopo 5 giorni per accomodare il frigo! Non ne potevo più di gironzolare per quelle due strade che ormai conoscevo a memoria. Al mattino abbiamo fatto il pieno di acqua con il gommone e 6 o 7 taniche. Diversi viaggi per riempire i due enormi serbatoi. Poi la spesa finale e la partenza. Destinazione …. Non comunicata. Ci passano davanti due o tre isolette , piccole, basse con un solo resort immerso nelle palme e la bianca spiaggia intorno. Un’isoletta solo per i turisti del resort. Un vero sogno … Da un depliant preso a Lautoka vedo le foto, il mare sembra stupendo. Chiedo di poterci fermare qui, almeno per qualche ora, ma è impossibile, i fondali sono troppo ripidi e l’ancora non terrebbe. Pazienza, ne incontreremo altre …. Speriamo !! Alla fine scopro che siamo diretti a Malolo Lailai, un’isola grande, relativamente, con una bella baia ma non facile da raggiungere perché si deve zigzagare fra la barriera corallina, lo spazio è ristretto e si deve stare molto attenti …. La barca è costata due milioni di euro!!

Nella baia ci sono molte barche all’ancora, evidentemente è una baia famosa. C’è perfino un piccolo aeroporto dal quale atterrano e partono alcuni aerei al giorno, ma di quelli che trasportano 4 o 6 passeggeri.

Alla sera con il tender andiamo al porticciolo e visitiamo ….. niente, non c’è paese, solo resort, veramente belli, e villette, alcune di privati, quelle disposte sulla collina. Ci sono delle isolette, credo artificiali, con bungalow affacciati sull’acqua, la terrazza in legno ed il pontile davanti. Insomma per ricchi Neo Zelandesi o Australiani che vengono di tanto in tanto qui a passare qualche settimana, lontano dall’inverno.

Il giorno dopo torniamo e visitiamo meglio. Andiamo in collina e la vista è veramente bella anche se tutto è moderno e nuovo. Dalle stradine, agli alberi, alle villette o ville. Si visitano anche i tre resort presenti, composti da tanti bungalow, tanto grandi che sicuramente sono degli appartamenti veri e propri, immersi nel verde dei prati, delle palme e delle piante a basso fusto. Piscine, ristoranti e minimarket. Sulla spiaggia canoe, catamarani, scuola di sub e mille altri divertimenti.

Non mi piace tantissimo, troppo turistico, tipo villaggio con tanto di spettacoli serali. Infatti una sera siamo andati a vedere uno spettacolo di danza Fijiana. Niente di che, solo folclore. Gli uomini giocavano con delle torce, simbolo di coraggio, mentre le donne, con corone di foglie intorno alla vita muovevano il bacino ritmicamente.

Poi una sera al ristorante, cena con carne o pesce o pollo, a scelta, e tante verdure da mettere insieme e far cucinare al cuoco in quella padella semisferiche chiamate wok. Tutti che si riempivano il piatto di cibo da farsi cucinare. Non capisco il sistema, mischiare tutto,tanto che non si capiva più il sapore del cibo. Infatti ho domandato a Sven se stesse mangiando il pesce o la carne e non lo sapeva! Bel gusto !! Allora ho fatto un secondo giro prendendo solo carne, con un poco di aglio e prezzemolo e sono andato dal cuoco malese. Mi ha guardato male, come dire " solo questo?" E me lo sono fatto cuocere per due minuti. La carne era tagliata a piccole strisce. Mi ha riguardato come dire " questi stranieri sono proprio strani ..!" ed invece la carne era tenerissima e finalmente se ne sentiva il sapore. Poi mi sono preso un altro piatto con della insalata. Veramente buona.

Il giorno dopo speravo si partisse. Invece niente. Il bello è che tutti si alzavano e si mettevano a leggere un libro, senza dire niente, se si partiva, oppure no, per quale motivo …ecc. Lo domandavo a Peter ma anche Lui non lo sapeva e tranquillo si rimetteva a leggere il suo libro di Stephen King. Quei polpettoni di quattrocento pagine che servono solo ad ammazzare il tempo. La cosa che mi da più fastidio è quello di non sapere le cose e di non poter programmare la mia giornata. Naturalmente mi sono messo a leggere anch’io. Ebbene abbiamo passato una giornata senza scendere di barca, senza fare due passi pur essendo a 150 metri dalla riva. Ed anche il giorno dopo! Insomma una giratina di corso che sarà mai !! Ho domandato anche a Jola ma nemmeno Lei mi ha dato una risposta esauriente. Forse il maltempo. Ma a me non sembrava così cattivo. Certo non conoscevo le previsioni. Sven non usa il meteofax quando è fermo ma evidentemente qualche amico lo teneva informato, un certo olandese di nome Peter.

Il giorno dopo, Peter ed io, ci siamo fatti accompagnare a terra e siamo rimasti nell’isola fino alle quattro del pomeriggio. L’abbiamo girata intorno quasi tutta. Fatto il bagno in piscina di un Resort e poi sdraiati ad asciugarsi sulle sdraio nella spiaggia.

Una sera siamo andati a partecipare al barbecue del porticciolo. Ci siamo presentati con la nostra carne, due melanzane da mettere in griglia e tre patate cotte al microonde e riscaldate sulla brace. Abbiamo chiacchierato con degli australiani e con dei neozelandesi in villeggiatura. Ho conosciuto un italiano la cui moglie lavora per la comunità europea a Suva, la capitale delle Fiji, ma purtroppo è dovuto andare via subito causa bambino addormentato. Una birra e poi a letto.

Ormai era mercoledì 1 Luglio e non ne potevo più di stare in quella baia senza fare niente. Il mare non era brutto, ma dopo una nuotatina non c’era da fare altro. Negli ultimi due giorni in effetti il tempo è stato brutto, vento e temporali. Le previsioni finalmente davano buon tempo per il giorno dopo.

 

 
 
 

FIJI LAUTOKA

Post n°69 pubblicato il 23 Giugno 2009 da lukyll
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FIJI  LAUTOKA

 

Domenica 21, giugno

 

Si parte al mattino diretti alla vicina Lautoka per le operazioni doganali ma l’appuntamento viene fissato alle ore 8 di Lunedì.

Al mattino ci alziamo alle 6, colazione e via con il tender, il gommoncino per andare a riva, verso la dogana. Tre quarti d’ora per riempire fogli ed alla fine visitano la barca. Sono in due, e chiedono 200 dollari e due bottiglie di rhum offerte da Sven. Non rilasciano ricevuta dei soldi. Nel senso che se li mettono nel taschino, proprio. Intascati 100 dollari neozelandesi cadauno ( sicuramente uno stipendio di un mese) ed una bottiglia di Rhum per festeggiare!

Poi andiamo a visitare la città, la seconda delle Fiji. Non dice niente, due strade commerciali con negozi che per noi sono da quarto mondo. Lungomare con palme, un prato, disadorno e sporco.

La popolazione però è molto gentile, spesso saluta per strada : “Bula” che vuol dire Hello! Sono disponibili e sorridenti se facciamo qualche domanda, molto dolci. Il 40% sono indiani importati dall’Inghilterra per coltivare la canna da zucchero. Il resto sono Fijiani, come i polinesiani e molto vicini ai Maori. Pochi i mussulmani che però hanno una moschea bella nel centro città. E pochi, credo, i cristiani. Sono abbastanza poveri ma molto dignitosi e puliti nei loro vestiti. Qualche uomo indossa la sottana, come i polinesiani, ma sono soprattutto quelli che lavorano nel turismo. Devono fare un po’ di scena.

 La città è sul mare ma ancora non si vedono spiagge incantate come quelle proposte dalla pubblicità turistica. Ma venendo da Momy Bay fino a qui abbiamo osservato  in lontananza tante isolette, piccole,  con la spiaggia bianca, quelle che ci faranno impazzire, quando riusciremo a raggiungerle. Non perché siano lontane ma perché si è rotto il frigo ed il congelatore e domani stiamo qui con la speranza che qualcuno lo accomodi. Rimangono sempre accesi. Forse manca il gas.

Certo che siamo indietro con il programma, dovevamo aver già visitato buona parte delle Fiji ed invece ancora nemmeno un’isolotto. Speriamo che domani si riesca a salpare, anche sul tardi.

 

 
 
 

NEW ZEALAND -- ISOLE FIJI

Post n°68 pubblicato il 22 Giugno 2009 da lukyll
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Sabato 20 Giugno    (Leggete da dove siete rimasti l'ultima volta)

 

La sera vado a letto presto, verso le 8 ma poco dopo si sente un  violento sbattere di vele. Il rumore è assordante. Balzo dal letto e mi precipito, giacca in mano, nel pozzetto. Contemporaneamente anche Peter salta su. Si è rotta la scotta della trinchetta. Vibrava a tal punto che si è rotta strusciando appena nel bozzello della rotaia. Sven va a prua con 35 nodi di vento e sostituisce la scotta. Io lo aiuto dal pozzetto.  Il vento aumenta ancora ma ormai ai 40 nodi siamo abituati. Torno a letto e mi addormento. L’inizio del mio turno arriverà alle 3 di mattina. Dormo, sicuramente, ma l’orecchio è teso ai rumori della barca. Il vento soffia nella sartie producendo il caratteristico sibilo, che si confonde con il rumore del mare ed il frangere delle onde sulla barca. Alle volte mi sembra di sentire della musica o addirittura delle voci. Tendo l’orecchio per sentire meglio ma tutto si risolve nel rumoreggiare del mare. Almeno Ulisse quando sentiva  una musica lontana si fermava e trovava Nausica, o la maga Circe, insomma cadeva sempre bene! A parte il Ciclope ..!  Dormo, tanto è vero che non sento che anche la ritenuta che tiene la randa tesa lungo il boma si rompe e Sven va a cambiarla. Mi sveglia Peter alle 3 e mezzo. Facciamo il cambio. Sto adesso nel pozzetto, di guardia, Dana-Felicia sembra che voli. La luce di poppa illumina l’acqua che esce dalla poppa e la si vede schizzare da tutte le parti, come motoscafo. Il rumore è assordante, come tanti tuoni che si susseguono in continuazione mentre la barca si inclina e si raddrizza ogni 5 secondi. Un infinito valzer accompagnato dai violini che il vento produce sulle sartie. Mi tengo bene stretto alla maniglia ma l’imbarcazione procede sicura ed infonde fiducia anche a me.

Torno a letto verso le 6,30. Si balla, come ormai da giorni. Mi alzo come al solito verso le 9. Colazione pronta. Il vento è sempre sui 40 ed arriva di tanto in tanto ai 45 nodi. Le onde si fanno un po’ più alte ma soprattutto più ripide e fastidiose. Non lavo le tazze e non preparo il cappuccino, il mare è troppo mosso ed in barca è difficile spostarsi. Siamo con i calzini e si scivola quando la barca si inclina e questo avviene in continuazione. Bisogna reggersi forte e spesso, purtroppo si perde la presa e si battono delle sacrosante botte, da tutte le parti. Se apri uno stipetto ti cade addosso ogni cosa da quanto la barca è inclinata. Alle volte si cerca di camminare, non più di due metri, ma diventa impossibile. Si fa un metro, la barca si inclina ancora e si scivola indietro e si deve ricominciare tutto daccapo, camminando in salita e cercando di tenersi da qualche parte per non scivolare di nuovo. Salgo nella pilot house e mi metto ad ammirare il mare. Il vento incomincia ad alzare la schiuma prodotta dalle onde che si frangono e la trascina distribuendola sul mare grigio blu. Il cielo è completamente coperto da basse e scure nuvole ma una parte è quella più scura. Naturalmente quella in cui dobbiamo andare noi!   Nessuno parla, se non poche parole. Peter è sempre nel letto. Jola legge un po’ il suo libro ma ogni tanta guarda gli strumenti per vedere quanto è la velocità del vento. Sale. Si toccano i 50 nodi, sempre più frequentemente. Guardo le vele da un oblo’ e mi accorgo che nella notte Sven ha ammainato tutta la randa. Ci muoviamo spinti solo dalla trinchetta. Poco più di un fazzoletto di tela. Eppure si raggiungono i 7-8 e più nodi. Scatto qualche foto al mare, dall’interno della barca, non esco certo fuori. Stiamo troppo bene dentro la pilot house, al caldo e soprattutto all’asciutto mentre le onde sempre più spesso si infrangono rumorosamente sulla fiancata di dritta della barca e la inondano di acqua. Secchiate? No, a tinozze, a vasche da bagno non saprei come quantificarlo. Meglio usare termini scientifici, a metri cubi. Mi fa effetto vedere il mare così agitato, con il vento che sibila continuamente con il fragoroso frastuono delle onde e noi che stiamo sul divano, tranquillamente protetti dalla finestratura a guardare questo immenso mare spumeggiante. Tranquillamente ….!!  Si fa proprio per dire ..!  Jola si gira, si sdraia e dorme, è stanca della nottata. Sven è nella sua poltrona davanti al tavolo di carteggio che controlla gli strumenti. In verità ha il libro aperto, quello che sta leggendo, sui vampiri credo, ma non l’ho visto sfogliare una pagina. Mostra un’apparente calma, di chi quei momenti li ha vissuti tante volte, pura routine. Il suo sguardo si posa sugli strumenti continuamente, poi verso la finestra per vedere il comportamento del mare, sposta di tanto in tanto la manopola del pilota automatico: 2 gradi in meno! E’ ormai l’una. Nessuno parla di mangiare e tanto meno io. Ho la bocca amara, impastata, vorrei bere ma non ho nessuna intenzione di rischiare di cadere per un sorso di acqua. Poi mi sembra di avere lo stomaco chiuso soprattutto quando si legge sullo strumento del vento 53, 54, 55, 56 nodi. Jola si sveglia, guarda e non dice niente. Il silenzio è tombale, si fa per dire perché il rumore del vento e del mare è sempre più forte. Quando le onde frangono sulla barca si sente un forte rumore metallico come se si fosse percosso un grosso bidone, infatti la barca è di alluminio, speriamo regga ma io ho grande fiducia in essa. Chiedo a Sven se nel meteofax fosse visibile una tale situazione, me lo fa vedere ma c’è solo una linea di perturbazioni che stiamo attraversando ma le isobare sono molto distanti e non giustificano un vento tanto forte come questo. Il tempo passa, le parole sono rare, lo sguardo all’anemometro ed al mare. Adesso si notano benissimo le striature bianche di schiuma delle onde che frangono trascinate dal vento. Questo è proprio un segnale scritto nella scala Beaufort per riconoscere la forza del mare. Non ricordo bene, per fortuna, a quale forza del mare corrisponde questa situazione ma certamente sopra forza otto.  L’anemometro segnala 57  e poi 50 e poi 59, i nostri occhi sono fissi su quello strumento, 60,2  abbiamo toccato i 60 nodi e spesso si toccheranno ancora. Dovete sapere che un nodo corrisponde a più di 1800 metri, quasi il doppio di un nodo. Il che vuol dire che 60 nodi corrispondono, ad occhio e croce, a più di 100 chilometri all’ora. Quando questo vento soffia a Trieste ne parla anche il telegiornale e fa vedere i triestini che si reggono a malapena in piedi. Se soffia in toscana viene giù qualche albero, si staccano cartelloni e salta qualche tegola del tetto.

Ci stiamo avvicinando al punto in cui si deve tirare giù la vela, l’unica rimasta a riva, perché dobbiamo entrare in un canale fra la barriera corallina a motore e raggiungere Momy Bay, una baia ben riparata dell’isola più grande delle Fiji.  Manca un’oretta. Sven si rivolge a me e mi dice che devo andare a prua ad arrotolare la trinchetta mentre lui molla piano piano la scotta. Sono le tre del pomeriggio. Sono seduto dalle nove del mattino senza essermi mosso un momento e senza mangiare. Ma chi ci pensa! Deglutisco, non so che cosa ma deglutisco diverse volte, forse 6, quanto la velocità del vento. Io devo uscire fuori con quel vento e quel mare? Oh my God !! ( Oh mio Dio ) od anche ( Oh Madunnina il mi cittino!! Oh und’ove è vito sto sciaburdito !!!)  Angioletta, te che sai tutto dell’inglese me lo traduci “sciaburdito” per favore? Ma qualcuno ci deve pur andare e stavolta tocca a me! Jola mi dice che dovrò mettere la cintura di sicurezza. Non c’è dubbio, le rispondo! Il tempo passa, il mare rimane lo stesso, il vento intorno ai  55 nodi. Forse nell’avvicinarsi alla costa si dovrebbe essere protetti un poco dal mare ma per adesso non sembra proprio. Nessuno parla, gli occhi sempre puntati sul mare e sugli strumenti. Il tempo passa, non c’è niente da fare, non ho scuse. Quel momento, che mai mi sono augurato, ma che sapevo potesse avvenire è arrivato. Devo affrontare il mare! Siamo uomini o marinai? Mi tocca essere tutti e due!

Sul plotter vedo la sagoma della nostra barca che si avvicina al punto in cui dobbiamo ammainare la vela. Mancheranno 20 minuti. In silenzio scendo nella mia cabina per mettermi la cerata. La prendo nel bagno e la porto nella cabina. Mi metto i pantaloni stando  appoggiato all’armadio per non cadere, poi ,mi giro a prendere la giacca sul letto ma scivolo e batto una grande testata, orecchio compreso, sul legno della cuccetta di sopra, cado ancora ed una seconda botta sulla parete della cuccetta di sotto. Mi rialzo a fatica, mi tocco la testa e l’orecchio ma non esce sangue! Almeno quello, anche se il dolore è forte. Ma non c’è tempo da perdere. Mi metto anche la giacca, la cerniera che spesso mi fa impazzire mi entra al primo colpo. Prendo la cintura di sicurezza ed il salvagente. Salgo di sopra e mi sembra di scalare una montagna tanto la barca è inclinata e faticosa la salita con quella roba in mano, più gli stivali ed i guanti. La bocca è sempre più impastata! Mi siedo, sempre in silenzio. Anche Jola va a prendere la sua roba. Poi, dopo 10 minuti interminabili va anche Sven. Intanto controllo i moschettoni, provo ad aprirli, non è poi così semplice. Intanto penso per bene cosa devo fare, non si deve perdere tempo. Dico a Jola che quando sono pronto alzerò il braccio, ma per pochi secondi! Mi devo ricordare la regola numero 1: “una mano per se ed una per la barca” Prima per me, è ovvio! Saluto tutti i miei familiari, moglie figli nipoti parenti ed amici. Mi viene in mente anche la madonna … un cero! Il momento è arrivato. Il vento è calato sui 45 – 50 nodi. Meno male. Sven apre la porta, il frastuono è prorompente. Esco e mi metto subito seduto nelle panca, ben protetto e con una mano stringo forte una maniglia per reggermi. Guardo fuori, dalla mia parte, sopravento, non vedo nemmeno il mare da quanto la barca è inclinata. Quando mi darà il via salterò su bordo sopravento, moschettone in mano per agganciarlo alla draglia, a quella più grossa, naturalmente! Mi sento come un fante della prima guerra mondiale, pronto ad uscire dalla trincea, moschetto in mano e baionetta innestata per andare all’assalto dell’austriaco. Non ho il moschetto in mano ma il moschettone! Sono pronto. Guardo Sven, perché le parole sono inutili, non si sentono! Ecco, mi guarda e mi fa il cenno di andare. Mi giro, moschettone in mano, salgo sulla panca ed attacco il moschettone alla draglia. Faccio un metro, nemmeno, devo togliere il moschettone perché c’è il candeliere e non posso farlo scorrere. Mi reggo con l’altra mano ad un tientibene. Non dubitare, che mi tengo bene! Lo riaggancio subito, faccio due metri e devo ripetere l’operazione e così via fino a che non arrivo all’albero. Mi allungo per  prendere la cima da avvolgere al verricello per arrotolare la trinchetta, ma non ci arrivo per un pelo! Maledetto! Allora ritolgo il moschettone e lo aggancio al pulpito dell’albero. Arrivo alla cima, la svolgo e la riavvolgo al verricello. Alzo la mano per qualche secondo. Mi tengo costantemente con l’altra fortemente saldo al pulpito. Non ricordo le secchiate d’acqua prese, ma non tante. Nel momento in cui mi dovevo muovere guardavo il mare , l’onda che arrivava e la sua pericolosità. Stavo  basso per essere meno esposto al mare e davanti al pulpito in ginocchio. Mi arriva l’ordine, sento lascare la scotta, è il momento di schiacciare il pulsante del verricello elettrico per avvolgere finalmente la trinchetta. In un minuto è già avvolta. Faccio cenno con le mani che ho finito e mi arriva di risposta il cenno di rientrare. Mano al moschettone e piano piano, stando sempre basso, rientro. Gran sospiro. Mi riaggancio alla panca per non essere portato via da qualche ondata. Sven dice di guardare verso prua perché non si vada a finire nella barriera corallina. Il vento mi spara in faccia gocce di pioggia che sembrano pallottole, fanno male. Mi copro un poco ma sembra che vengano orizzontalmente. Socchiudo gli occhi e guardo. Senza occhiali.  Alla fine vedo la barriera corallina, è lontana siamo proprio nel mezzo del canale. Il GPS non sbaglia. Intanto il mare è diventato meno duro, siamo protetti dalla barriera corallina e dall’isola. Si vedono le colline dell’isola di Fiji ed in lontananza l’insenatura. Adesso il mare è quasi liscio, piove, è proprio il caso di dire sul bagnato, almeno laverà la barca dalla salsedine accumulata in questa settimana di navigazione.
Gettiamo l’ancora, proviamo se tiene, tutto OK. Altro sospiro di sollievo: è fatta! Ore 18 di sabato 20 Giugno 2009.

Mi tolgo la cerata grondante d’acqua, mi lavo le mani ed il viso. Ho fame, sul serio.

Spaghetti al burro e noce moscata, poche storie …si festeggia! Jole accetta volentieri così li mangia insieme all’insalata  mista, di ieri! Non è colpa mia, la mangino come gli pare! Io, prima l’insalata e poi la mia pasta asciutta, il premio del mio battesimo con il mare !!!  Però mi basta così, grazie.

Vedere la barca ferma, in piano, con poco vento, e potersi muovere con tranquillità mi  sembra un sogno.

Dormita solenne!

 

 P.S.: nella scala Beaufort 60 nodi di vento corrispondono a forza 12. Ma il mare non era altrettanto forte per cui ritengo una forza complessiva sicuramente di 10!

 

(Le foto ... alla prossima volta .....)

 

 
 
 

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Post n°67 pubblicato il 22 Giugno 2009 da lukyll
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VENERDI’ 19 Giugno

 

Turno leggero ieri sera: dalle 21 alle 24. 15-20 nodi di vento e la barca sugli 8-9 nodi. Filava come una “scheggia”! Usciva l’acqua dalla poppa con grande rumore ed un vorticoso rimescolamento con spruzzi da tutte le parti. Un motoscafo! Sembrava quasi si facesse la discesa delle rapide del fiume Colorado. Che barca !! Intanto mi sentivo Billie Holliday, mi piaceva così tanto che sono rimasto di guardia mezz’ora in più.

Stamani mi sono alzato alle 9,30, bagno, mi sono preparato la colazione, e poi Sven mi ha detto che ha visto un grosso pesce, forse un tonno, che gli ha strappato il suo polipino rosso. Vado allora a vedere alla mia canna, tiro su e non c’è nemmeno il mio pesciolino nuovo. Che si sia mangiato anche quello!? Spero proprio che gli sia andato di traverso … di plastica e con due ancorette … la digestione sarà lenta! A meno che non lo abbia sputato ….!  Non mi sembrano poi mica così tanto tonni !!! Pazienza, ne ho un altro, speriamo che sia più fortunato e che serva allo scopo. Parlavo di pesce sfiga? Ecco … appunto!!

Ieri pomeriggio mi è finita la carica della batteria del computer e quindi l’ho chiuso e, visto che tutti leggevano grandi libroni,  mi sono messo a leggere l’unico libro che ho portato. L’evoluzione della fisica  di Einstein e Infeld. Un libro che ho comprato due anni fa ma che attende un momento di pace e di tranquillità per la sua lettura. Soprattutto perché me lo voglio gustare piano piano.

Parla della fisica da Galileo fino al 1938, quando il libro è stato scritto, ma assolutamente senza formulazioni  o dimostrazioni matematiche. Non c’è scritta nemmeno una sola legge! Perché lo scopo non è quello di raccontare la fisica con le sue leggi ma quello di seguire i ragionamenti, e quindi solo con le parole e l’uso dell’intelletto, che hanno portato, date certe conoscenze scientifiche e prove di laboratorio, alle teorie che sono ancora oggi in vigore ed alle rivoluzioni scientifiche.

Enrico Bellone, famoso fisico e filosofo della scienza italiano ha riportato due affermazioni di Einstein nella sua introduzione al libro:

“Tutta la scienza non è altro che un affinamento del senso comune” cioè l’affinamento è formato da una serie di ragionamenti che stabiliscono una correlazione tra le osservazioni quotidiane e le teorie.

La seconda:”la scienza senza filosofia è arida e la filosofia senza scienza è vuota”.

Einstein racconta l’evoluzione della fisica come se fosse un libro giallo, dove l’ispettore (lo scienziato) trova delle prove che a prima vista sono insignificanti e non relazionabili o collegabili fra di loro. Poi, si mette in poltrona a fumare la pipa, e ragiona, ed arriva l’intuizione, quando meno te lo aspetti, il lampo di genio che tutto ordina e sistema. Allora gli indizi acquistano senso e significato e tutto diventa chiaro. Anzi, l’ispettore può addirittura prevedere nuovi avvenimenti e ricercare nuove conferme che porteranno alla soluzione del delitto. Unica avvertenza al lettore di Einstein: in un libro giallo possiamo saltare la parte centrale ed andare a leggere chi è l’assassino alla fine del libro, qui è impossibile, bisogna seguire tutti i ragionamenti pagina per pagina.

Ho iniziato a leggerlo con una tale gioia e gusto che mi sono procurato una penna ed un foglio su cui scrivere appunti, frasi famose riportate e farmi uno schema dei ragionamenti seguiti. Mai fatto con i libri di scuola, e sarebbe proprio questo il metodo migliore per studiare! Ma quando le cose si fanno con piacere …

 

Vento 30 nodi, 3 mani di terzaroli e la trinchetta, così si viaggia più tranquilli. Sven leggeva il suo libro, adesso dorme, Jola legge il suo ed io prima ho fatto il dettato in inglese della 12° lezione e poi mi sono messo a scrivere queste righe. Tempo nuvoloso e triste. Peter ancora non si è rimesso: passa tutto il tempo a dormire o in cuccetta o fuori nel pozzetto. Bella batosta !!

Io niente, lavo piatti e cucino a turno con Jola ma senza problemi nonostante non sia neozelandese ma nativo della Chiana!

Domani arriveremo e sicuramente dormiremo tranquilli fino al mattino di domenica. Saremo anche ai tropici ….. ma il clima non mi sembra proprio quello!! Speriamo per il futuro!

 

 
 
 

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Post n°66 pubblicato il 22 Giugno 2009 da lukyll
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Mercoledi 17 giugno

 

Turno di guardia da mezzanotte alle tre. Mi sono portato l’I pod per sentire un po’ di musica. E poi a letto fino alle 8,30. Gli altri facevano tutti colazione quando mi sono alzato. La giornata finalmente è bella, il cielo è quasi sereno con tanti batuffoli di nuvole sparse. Vuol dire che stiamo entrando nella zona degli alisei. Mi sento allegro, basta un poco di sole per ridare ottimismo ed allegria. Mi preparo la colazione, una banana, una mela, yogurt e corn flakes con latte, tutto mischiato. Ottimo per colazione. Ma sono allegro ed allora Cappuccino Alzheimer per tutti! Naturalmente Sven non lo vuole, che fortuna,la macchinetta che mi sono portato è da tre!  Lo chiamo così perché Sven ha detto che con la macchinetta di alluminio certamente si possono assorbire piano piano ioni di questo metallo che guarda caso possono essere causa della tremenda malattia. Credevo prendesse in giro invece ho controllato su internet e la cosa è vera. Nel cervello dei malati ci sono dalle 10 alle 30 volte in più quantità di alluminio rispetto ai sani. Studi non confermati sulla reale relazione alluminio malattia. Però …. ??!! Comunque è troppo buono ed il sapore di casa è un ottimo ricostituente soprattutto per lo spirito che in barca è fondamentale. La schiuma, abbondante e tosta, la ottengo con un apparecchio che  mia moglie mi ha appositamente comprato e messo nel sacco. Carina, vero?

Peter oggi sta meglio. Ha passato questi tre giorni nel letto, sdraiato, senza mangiare niente. Una bella botta di mal di mare! Anche quando sale su si mette nel pozzetto sdraiato, tutto imbacuccato e dormicchia. Stamani faceva colazione e sembra più reattivo. A mala pena ha svolto i suoi turni di guardia notturni, poi il resto del giorno nel letto. Stamani ha accettato molto volentieri un cappuccino.

Ore 12. Appuntamento con “ Into the blu” una barca di una coppia di tedeschi, credo, che sono rimasti in porto in attesa di un tempo migliore per la traversata per le Fiji. Ci scambiamo posizione e condizioni meteo, nonché le previsioni meteo. Risponde e partecipa anche un’altra imbarcazione partita con noi ma più piccola e rimasta indietro di più di un giorno.

Abbiamo incominciato a pescare, prima con una lenza ed un polipino colorato in bianco e rosso, ma niente. Allora ho preso i miei due pesciolini di plastica e ne abbiamo usato uno, quello più lungo che salta sulla superficie dell’acqua che per Sven sembra il migliore. Lo abbiamo applicato alla sua canna e gettato. Siamo in attesa …..

Ho chiesto a Jola quale pesce preferisse per cucinare a pranzo, gli avrei pescato proprio quello: andiamo  “ for  King fish or for tuna fish” …. Con la fortuna che mi ritrovo altro che for-tuna fish pescherò uno “sfiga fisch” quello che è tutto una spiga ( spina )!!!!

Vedremo. Intanto abbiamo issato oltre al fiocco anche la trinchetta, con tre vele la barca, dice Sven, risulta più stabile e un po’ più veloce.  Ce ne andiamo con circa 16 nodi di vento 7 -8 nodi di velocità.

 

 

GIOVEDI’  18 Giugno

 

Turno di guardia dalle 3 alle 6, che poi sono state le 7. Vento regolare sui 15 nodi e velocità della barca sui 6-7 nodi. Nottata tranquilla. Finalmente avvistata una nave in lontananza, unico segno di vita da quattro giorni su questo mare. La notte è stata tiepida le stelle brillavano intensamente e la via lattea si vedeva perfettamente. Verso est era visibile un corpo luminoso abbastanza grande per essere una stella, forse un pianeta? Giove? Mi informerò. Mai visto giove ad occhio nudo. L’anno scorso ci accompagnava venere esattamente ad ovest per la prima parte della nottata per poi calare e tuffarsi nel mare. E’ bello stare soli nel pozzetto  con il fruscio della barca che fila tranquilla, con la tiepida brezza e questo immenso firmamento che confonde e disorienta prima di stupirci. Si prova un senso di pace, di serenità, si percepisce il senso dell’infinito, della nostra piccolezza e viene da abbandonarsi a qualcosa che è più grande di noi, ma lo faccio con serenità, con fiducia con una condivisione del destino che è naturale, ovvia, come si dice “compresa nel prezzo”, non si discute!  Non riesco a trovare nessuna costellazione, purtroppo non le conosco in questo emisfero e non ho nemmeno il mio libro per studiarle.

La mattina mi risveglio alle 10, colazione pronta: mezza banana a pezzi, yogurt e semi vari insieme ad un cucchiaino di marmellata di more, compresa mezza mora intera, un poco di latte e corn flakes. I semi fanno molto bene, contengono grassi importanti e proteine ma a me sembra di essere un pollo di batteria, tutti i giorni questi semi …!

Tempo con nuvole e sprazzi di sereno, ogni tanto minaccia pioggia che si risolve in due gocce passeggere. !8-20 nodi di vento e via a 8 nodi di velocità. Mancano 384 miglia ed 1 giorno, 17 ore e 32 minuti per arrivare a destinazione, così dice il computer di bordo se la velocità rimane questa. Intanto mi sento L’ultimo cd di Stefano Bollani. Mi fa compagnia mentre scrivo queste due righe. Adesso mi tocca lavare i piatti. Ieri sera ho cucinato risotto con le zucchine e tagliata con olio e limone. Due fette di pomodoro, per dare colore, anche l’occhio vuol la sua parte. Non male.

Mentre scrivo si sente il mulinello della canna da pesca scorrere veloce, ci precipitiamo, “preso ..preso “ grido, ma il rumore finisce ed pesce se ne è andato via. Forse ha sentito in bocca il sapore delle ancorette e ha mollato. Sicuramente non era un   “ tonno “!

 

 
 
 

NEW ZEALAND -- ISOLE FIJI

Post n°65 pubblicato il 22 Giugno 2009 da lukyll
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 N.Z. -  Fiji

 

Domenica 14 Giugno

 

Sveglia alle 7, colazione e subito al lavoro. Riempire i serbatoi di acqua, portare via l’immondizia, restituire le chiavi dei bagni, sistemare la coperta della barca, preparare le volanti e tesare quella di sinistra, ecc.

In attesa del personale della dogana trovo 10 minuti per andare al bagno e lavarmi.

Arrivato il doganiere, riempiamo un modulo, controlla i passaporti, si beve un caffè ed alla fine ci saluta. Tutto regolare, possiamo partire.

Lasciamo l’ormeggio con un vento sui 10-15 nodi e ci inoltriamo lungo il canale che ci conduce in mare aperto. Il vento sale a 20-25 nodi. Le colline ci scorrono davanti con i loro verdissimi prati di tanto in tanto illuminati dal sole che riesce a filtrare tra le nuvole basse che minacciano pioggia ed un tempo poco bello. Le colline sono ripide, ed in cima ci sono delle creste che le uniscono, rocce sparse qua e la ancora non corrose dal tempo, segno di una recente vulcanica origine di queste isole.

Arriviamo fuori dal canale ed il vento sale a 40 nodi. Basta così, grazie! Per fortuna le onde non sono alte perché siamo riparati dall’isola.  

Sven decide di tirare su le vele, penso sia meglio prendere almeno due mani di terzaroli alla randa ed issare la trinchetta, ( fiocco più piccolo e spostato verso il centro barca ). Infatti quella è la decisione dello skipper.

Issiamo la randa ma le cime dei terzaroli sono incasinate, Jola al timone, Peter mezzo sdraiato sul boma che trattiene la vela perché non voli via, Sven che cerca di districare la matassa ma senza riuscirci perché non vede bene da sotto il boma. Salto sopra la tuga e tenendomi al maniglione del boma, (come si dice: una mano per se ed una per la barca!) raggiungo il groviglio di cime e le sistemo come si deve. Finalmente la randa è funzionante. La barca intanto, piegata dal vento balla allegramente sulle onde. Non parliamo degli spruzzi di acqua arrivati addosso. Una onda batte sulla prua e mi rovescia una secchiata d’acqua addosso. Devo andare a cambiarmi ed a mettere la cerata nuova regalatami dai miei cari colleghi per la festa di pensionamento. Dentro capocciate da tutte le parti ma alla fine esco elegantissimo con la cerata grigio chiaro e rossa, nuova. Dopo essermi bagnato anche le scarpe metterò pure  gli stivali.

Sven si lega un cappellino con uno spago al collo, mi guarda come dire “questa volta il vento non mi frega, non me lo porterà via!” Sale su ponte ed alla prima raffica il cappello se ne vola nell’acqua …  Il mio invece è trattenuto con un cordino e due forti mollette di acciaio al collo della cerata. Più volte mi viene portato via ma rimane sempre attaccato al bavero. Meno male! E pensare che quel cordino l’avevo preso come gadget alla mostra della nautica a Fano, qualche settimana prima della partenza, credevo fosse per gli occhiali ma era troppo corto. Non capendo a cosa servisse me lo sono portato dietro lo stesso. Prima o poi lo scoprirò. Infatti ad Auckland, guardando una vetrina, vedo esposto un cappellino con un cordino simile al mio. Ecco a cosa serve, a trattenere il cappello perché non voli via. Posso testimoniare che il cordino funziona.

Intanto la barca comincia a filare a 9 – 10 nodi ma la situazione metereologica non tende a migliorare. Me ne sto nel pozzetto al riparo dagli spruzzi, si fa per dire, e pronto a dare una mano.

Sven dice a Jola se prepara qualcosa da mangiare e lei si precipita in cucina a  lavorare.

Dopo 5 minuti esce di corsa, viene nel pozzetto e si precipita sul bordo sottovento della barca a vomitare. Si sa, la cucina è tremenda per queste cose. Allora va giù Sven ma anche lui dopo poco risale percorrendo la stessa strada per vomitare. Ah, meno male che sono due o tre anni che vivono in barca e dovrebbero essere ormai pronti e abituati anche a queste situazioni! A me è passata la fame, ma arrivano alla fine due toast ripieni con un po’ di tutto. Finito di mangiare è la volta di Peter. Neozelandese, buona esperienza velica, il Big Gym della situazione con i suoi muscoli alle braccia che  vomita con rumori baritonali come la sua voce! Io zitto, penso che prima o poi toccherà anche a me. E invece niente! Ma sto attento.

Il vento non si placa e filiamo ancora a 10 nodi e superata la protezione dell’isola ci arrivano addosso anche le onde da sud ovest del pacifico che si incontrano con le altre creando mare incrociato. Veramente poco piacevole. E meno male che l’oceano si chiama Pacifico …. Altrimenti…!!

Sven chiama al timone Peter che se la cava bene e dopo un’oretta chiama me … che me la cavo altrettanto bene a condurre la barca.

Essere al timone di un venti metri con quaranta di vento è un bel divertimento, secchiate di acqua comprese. La ruota è abbastanza leggera quando il timone è quasi diritto che non crea sforzo, ma, ma se l’angolo di incidenza con l’acqua risulta maggiore diventa faticoso muoverlo. Per fortuna c’è ne è bisogno solo di tanto in tanto, bastano pochi leggeri aggiustamenti per mantenere la rotta e , soprattutto, anticipare i movimenti della barca. Prova timone superata.

Ogni tanto mi domandano come sto’, non gli deve andare giù che non vomiti. Pensare: un italiano, cocco di mamma, delicatini come siamo, in confronto ad un danese, un neozelandese e ad una polacca rotti a tutte le intemperie …. Non dico niente e non ci scherzo sopra, tanto so che prima o poi capiterà anche a me.

A sera il vento cala a 35 nodi, Sven decide i turni di guardia e a me tocca quello dalle tre alle 6. La notte passa quasi bene, dormo poco perché sono in continuo movimento sul letto. Jola mi consiglia di dormire nella cuccetta di sopra che è regolabile come inclinazione ed in effetti è meglio ma non è certamente tanto confortevole. Mi consolo pensando che la notte dopo dormirò sicuramente di più. La stanchezza fa miracoli per l’insonnia!

Il giorno dopo il vento è calato, siamo sui 25 nodi. Portiamo la randa ad una mano di terzaroli e si guadagna qualcosa in velocità.

All’ora di pranzo Jola mi chiede cosa voglio da mangiare e così anche Sven, capisco che non vogliono andare a cucinare e ci vogliono mandare me. Dico che a me va bene tutto, quello che vogliono loro ….. Insistono, ho capito che mi vogliono fare la prova cucina. Devo accettare il rischio di non farcela. L’anno scorso, nell’oceano indiano non avevo problemi  a cucinare, anche se non era proprio il massimo della goduria. Due sandwich e via. Apro il frigo e vedo le penne con i broccoli avanzate da due giorni. Lo dico a Sven che accetta di mangiarle. Gliele scaldo e gliele offro nel tegamino. Però vuol fare a metà. Quindi mi tocca mangiare una romaiolata di penne con i broccoli che avevo preparato io. Buone, ma mai errore fu più fatale di questo. Bisogna preparare da mangiare ovviamente in cucina ma mangiarlo nel pozzetto o comunque sopra altrimenti …. Infatti, finite le penne, preparo i sandwich ma appena finito sento che sto male, li porto di sopra nel piatto, mi siedo nel pozzetto con la speranza che il mal di stomaco mi passi ….. ma non c’è niente da fare, troppo tardi. Anch’io come gli altri. Nessuno dice niente, mi offrono del tè ecc. Peccato, ce l’avevo quasi fatta !!! Maledetti broccoli !! Ma va bene lo stesso, questa è una barca democratica,  tutti uguali !

Il giorno dopo, martedì, sempre vento sui 25-30 nodi. Con Sven sistemiamo le vele più volte ed alla fine prendiamo tre mani di terzaroli , ammainiamo il Genoa e tiriamo su la trinchetta. Si vedono avvicinarsi dei temporali con relativi colpi di vento. Poco dopo 40 nodi! Siamo stati prudenti. Inoltre la barca naviga più tranquilla ed in maniera confortevole per tutti. Quando arriva la pioggia battente il vento diminuisce, le onde diventano opalescenti  ed il mare sembra olio in leggero sommovimento.

Si sono susseguiti tre temporali e quando si è fatta notte c’era un gran nero intorno ed infatti nella notte si sono avuti altri scrolloni di pioggia e vento.

Il primo giorno abbiamo percorso 219 miglia ed anche nell’ultimo giorno poco meno ma sempre sopra le duecento. Ottima velocità! Per forza, con questo vento…!