D'ORIA Opinioni

ISTITUZIONI


Non dobbiamo dimenticare “Tangentopoli” e l’occupazione partitica delle istituzioni, perché questa è la vera crisi, la vera origine della trasformazione che stiamo vivendo. Da quel momento i partiti non esistono più come veri mediatori e vera cinghia di trasmissione tra popolazione, comunità e istituzioni. Al contrario, si avrebbe bisogno che le idee dei diversi movimenti possano collocarsi in una azione ove ciascuno possa inserire le diverse considerazioni di carattere tecnico, amministrativo, legislativo, normativo e regolamentare in un panorama più vasto, quello della Politica.La politica deve ritrovare il luogo pubblico perché esso è stato privatizzato. Oggi sono da annoverare alcune contraddizioni che ancora persistono. Al di là della partecipazione o meno alla decisione da parte di diverse assemblee, c’è anche il problema di dove si decidono effettivamente le cose. La decisione diventa sempre meno trasparente ed è fatta spesso da fenomeni lobbistici ed elaborata con effetti disgregativi dei processi decisionali locali. Quindi si tratta di vedere e di leggere le nostre prospettive politiche in un orizzonte più vasto.  Si dovrebbe proporre che tutta una serie di cose che sono state conquistate, elaborate e pensate in certe realtà più avanzate, vengano più diffuse e diventino patrimonio comune. Le elaborazioni di queste situazioni più avanzate devono essere, sinteticamente, espresse in una sorta di circolare: devono, appunto, “circolare”!Questi sono problemi che non vanno sopravvalutati e non vanno sovrapposti a quelli che, secondo me, sono forse più difficili da risolvere come, ad esempio, il problema del controllo degli atti. “Cosa”, “come” si riesce a controllare un’organizzazione di servizi di attività che viene esternalizzata ed organizzata come S.p.A. o S.r.l.? Qual è il tipo di rapporto che possiamo veramente costruire con queste nuove realtà in cui si va organizzando il lavoro dell’amministrazione? Non è semplice risolvere questo tipo di problema, ma è molto più agevole risolvere il primo di cui accennavo. Bisogna, allora, che ci sia una ripresa della politica e dello spazio che le diverse assemblee democratiche possono occupare. Occorre, quindi, fare delle scelte prioritarie e precise per affrontare con coraggio – ma anche con una cultura rinnovata dell’amministrazione e della politica dentro l’amministrazione – i grandi temi, che altro non rappresentano che i problemi della città: l’occupazione, l’uso e la tutela del territorio, il nuovo federalismo che va vissuto e pensato, non in termini astratti e generici, bensì a partire dalle esperienze che si fanno in luoghi in cui si lavora e si amministra.Esiste il discorso dell’occupazione e della trasformazione della città che si stanno evolvendo, ovviamente, a causa di processi di de-localizzazione, di ristrutturazione e della solita globalizzazione. Noi siamo all’interno di questo processo di trasformazione profonda di cui dobbiamo tener conto, perché questo deve essere l’oggetto vero della nostra iniziativa politica. Dopodiché tutte le altre cose, sia pure difficili, sono affrontabili mentre, proprio a causa del deficit di politica che si nota nei nostri consessi rappresentativi, se ne può dedurre che questi nodi rischiano di rimanere a lungo ancora irrisolti senza possibilità di una visione più ampia e di passione per quelle che sono le grandi tematiche sociali.