Le provvidenze economiche annunciate sembrano sprofondare nel pozzo del nulla mentre – a coro – si sprecano le accuse sulla lentocrazia, sulla criminalità invadente, sul flusso precario delle erogazioni, che trasforma, con altri fattori, i fiumi di soldi promessi in rigagnoli di difficile captazione anche per colpa, si dice, di un’imprenditoria fiacca e di una programmazione scadente e di vaste insensibilità istituzionali periferiche. Si scorda, però, di sottolineare che, da oltre un ventennio, il Mezzogiorno, non è più il problema. Anzi, risulta fuori corso oppure si scopre per attimi, invaso da una cascata di proponimenti e da una sventagliata di migliaia di miliardi, spesso immaginari. Con le aggiuntive declamazioni che bisogna finirla di piangersi addosso, che è necessario attrezzarsi con criteri “Fai da te” e che il Mezzogiorno si presta ad essere la terra promessa. Belle parole. Ma la realtà è un’altra, ben diversa.
PROVVIDENZE
Le provvidenze economiche annunciate sembrano sprofondare nel pozzo del nulla mentre – a coro – si sprecano le accuse sulla lentocrazia, sulla criminalità invadente, sul flusso precario delle erogazioni, che trasforma, con altri fattori, i fiumi di soldi promessi in rigagnoli di difficile captazione anche per colpa, si dice, di un’imprenditoria fiacca e di una programmazione scadente e di vaste insensibilità istituzionali periferiche. Si scorda, però, di sottolineare che, da oltre un ventennio, il Mezzogiorno, non è più il problema. Anzi, risulta fuori corso oppure si scopre per attimi, invaso da una cascata di proponimenti e da una sventagliata di migliaia di miliardi, spesso immaginari. Con le aggiuntive declamazioni che bisogna finirla di piangersi addosso, che è necessario attrezzarsi con criteri “Fai da te” e che il Mezzogiorno si presta ad essere la terra promessa. Belle parole. Ma la realtà è un’altra, ben diversa.