Per aspera ad astra

alpinismo , mountain bike e avventura

Creato da fritzwitt il 09/04/2009

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« Monte Porezen: Prova di sforzoil mio comandante »

in macchina guido veloce

Post n°16 pubblicato il 02 Settembre 2016 da fritzwitt

In macchina guido veloce. Fondamentalmente sono uno rispettoso del Codice della Strada, ma la velocità è una tentazione o meglio un impulso veramente difficile da dominare.

Arrivo a Forni Avoltri alle 9.30. Parcheggio vicino al fiume . Di fronte c'è un bel bar in stile chalet. La signora un po' grassoccia, quando mi serve il "macchiato" mi fa : "andiamo a farci una biciclettata?"  " veramente voglio farmi il giro delle "Dolomiti Friulane sky race" - rispondo.

 So che su quel prato, proprio dove c'è il bar,  viene organizzato proprio il punto di partenza/arrivo della gara. "Sa se c'è neve , specialmente in val d'Inferno?"  Non lo sa. " Va da solo?" "Si, ci vediamo dopo".

Poco dopo incomincio a trotterellare sul nastro nero d'asfalto che taglia il verde smeraldo dei prati circostanti. In cielo grossi nuvoloni neri si alternano a sprazzi di azzurro.

Ansimo un po'ma la salita è leggera. Raggiungo l'inizio del sentiero. "Lascia passare il signore che corre" dice la mamma al bambino di 6 /7 anni che sale controvoglia , mentre il padre si fa da parte. Ringrazio , ma ... non corro più, vado ora a passo veloce. Le racchette ticchettano ritmicamente sulle ghiaie. Voglio trovare il ritmo giusto: la strada è ancora lunga.

In cielo le nubi continuano a nascondersi con il sole. La temperatura è veramente "giusta": lievemente fresca. Spingo ancora un po' .Prima di arrivare al rifugio il sentiero sparisce sotto una bancata di neve... Acci. Questa neve così a bassa quota mi preoccupa un po'.

Mi prendo un integratore , non mi sento particolarmente competitivo.

Al Pacherini mi si schiude la vista sulla val d'Inferno ....praticamente tutta ricoperta di bianco. Porca miseria! Chissà se ce la farò a salire i 600 e rotti metri di dislivello in scarpe da corsa?  Mi lancio nell'avventura. Il ghiaione che di solito fa sudare tremendamente tutti in estate ( per questo penso che la associno all'inferno :-) è sparito sotto il mantello nevoso. Solo qua e là emerge qualche chiazza verde di mughi. L'andamento teorico del sentiero è tutto da inventare.

In braghette corte e t shirt , aggrappato ai bastoncini salgo puntando i piedi come se avessi gli sci ai piedi. Sprofondo un po', ma neanche troppo. Mi aspettavo di peggio. Faccio fatica. Ogni tanto mi giro e vedo la costruzione a forma di scatola del Pacherini sempre più lontana.

Raggiungo la forcella su di un tratto di sentiero sgombro di neve. Lassù a 2175 metri c'è un bellissimo panorama ...invernale: cime innevate dappertutto. Non so dove andare: una brezza fredda mi congela il sudore sulla pelle : dovunque vedo cenge cariche di neve.  Consulto la cartina: ma non trovo risposte.

Ad un tratto , come per magia, si materializza il rosa shocking di una giacca a vento a 50 metri da me. E' una ragazza. "E' la prima persona che incontro oggi" mi dice sorridente." Decisamente una gita sbagliata. C'è solo che neve!" Anch'io sono molto felice di vederla...perchè così riesco finalmente ad agguantare il sentiero. Ci abbracciamo un secondo e dopo esserci scambiati qualche informazione ognuno sparisce per la sua strada.

Continuo per la conca della val Brica navigando a mezza costa. Ogni tanto incrocio le impronte della mia amica: abbiamo avuto spesso lo stesso intuito. Solo l'abbigliamento era decisamente diverso: lei in scarponcini e indumenti da trekking ... io da "atleta"...

Ogni tanto attraverso  slavine con la neve mista a terra e  scheletri di alberi trascinati lontano.

 Sono solo in spazi immensi: non sento  altro che l' alito del vento che gioca a spingere treni di nuvoloni . La luce è a tratti intensa e accecante, mentre, più spesso è lieve e soffusa , come quella di un abat jour , filtrata com'è dalle masse di nembi.

Sono sereno e mi diverto a scivolare per i pendii . Mi faccio in verità anche un paio di ruzzoloni : ho il fondoschiena gelato. Rido e commento ad alta voce le mie performances.

Quando sono nella zona di casera Menon il paesaggio cambia. Mi sembra di essere entrato nel cartone animato di Heidi: il bosco di abeti e larici è colorato da un misto di pennellate di tutti i verdi della tavolozza , mentre su una radura fanno capolino due baite di legno. I posti da sogno esistono.

Il sentiero ora si arrampica su forcella Urtisel. Tra i mughi, un'altra slavina, come la gomma sul disegno, ha totalmente cancellato il percorso. Passare tra radici spezzate, rami divelti e zolle rivoltate da una sensazione di disagio: panta rei.

 In cima si spalanca la vallata di Forni: dalla forcella ci si tuffa nuovamente nel mondo: lontano si scorge il paese, una linea continua incide il fianco della montagna vicina ( dev'essere il sentiero che porta al passo del Mauria), mentre giù lontano, quasi a piombo, appare presto, la miniatura bianca del rifugio Giaff.

Siamo alla fine. Il ghiaione è però difficile: è molto pendente ed un gigantesco ammasso di pietre grosse e instabili. Scendo correndo con attenzione. Ma non troppa: ad un tratto mi trovo per terra con il culetto che ha evitato uno spuntone per caso: viva lo zaino che mi ha protetto l'osso sacro!.

Il tempo non passa mai per raggiungere il Giaff, e poi continua  a non passare giù per il sentiero impervio che costeggia il torrente. Gli ultimi 5 km sono di corsa pura.

Rivedo il prato. La macchina c’è; la tocco. Mi fermo.

Fuori dal bar c'è la signora grassoccia della mattina che si fuma una cicca in pace.

Ci salutiamo. "Come è andata" - mi fa "Bene, solo che c'era un sacco di neve" . "A settembre c'è la gara” – mi dice - " Ci sono dei fenomeni che la fanno in due ore, magari lei ce ne mette  quattro o cinque, che sarebbe un buon tempo, considerata la neve che ha superato oggi ". Sono le 16 e 10. Ci ho messo 6 ore circa per questi 19 chilometri senza ski pass, su un dislivello di 1710 metri in salita e altrettanti in discesa.

Prendo gli aminoacidi. Un quarto d'ora di streching e poi a casa... in velocità. Come piace a me.

 

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