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Luna di Sangue

Post n°12482 pubblicato il 27 Ottobre 2025 da childchild

Luna di Sangue – SiriusB Shaman

La Resa

Ci sono momenti che dividono l’esistenza. Il coltello cala, e tutte le cose si dividono. Prima e dopo. Carne e spirito. Cacciatore e preda. Il mondo non si ripara mai dopo quel taglio; sanguina solo.

Il mio è iniziato in uno specchio. Una grigia mattina invernale. Di quelle in cui la luce stessa sembra malata. Il mio riflesso era vuoto, gli occhi spenti, la bocca spalancata come un cardine rotto. Dietro di me, la luce tremolante ronzava come un insetto che muore nel buio. Quella fu la mattina in cui l’uomo iniziò a marcire e la bestia iniziò a respirare.
Luna di Sangue

Lavoravo per l’Ufficio Sunesi. Un labirinto sterile di vetro e stanchezza, ronzante di computer che sussurravano preghiere al vuoto. Gli uomini indossavano l’ambizione come un profumo, le donne si dipingevano sorrisi che non raggiungevano mai i loro occhi. L’aria lì era sbagliata. Vibrava di fame. La potevi sentire sotto pelle, quella lenta estrazione di essenza. La chiamavano “crescita di carriera”. Io la chiamavo con il suo vero nome… nutrimento.

Le piante morirono per prime. Violentemente. Le foglie si raggrinzirono durante la notte, come se fossero state strangolate da mani invisibili. Le statue si trasformarono in polvere, secoli di storia distrutti da qualcosa di invisibile, qualcosa di orribile. Non era sfortuna. Era appetito. Le pareti erano vive di consunzione. I pavimenti assorbivano i nostri passi. L’aria puzzava di decomposizione spirituale. Lavoravo tra i morti e non mi ero mai accorto di essere uno di loro.

Poi l’inverno si fece più intenso. La pioggia arrivò come un giudizio. Mi guardai di nuovo allo specchio, sotto quelle luci tremolanti, e vidi cosa ne era stato di me. La luce era scomparsa dai miei occhi. Non si era attenuata. Sparita. Le orbite vuote si riempirono di silenzio. Il mio corpo era ancora vivo, ma qualcosa di essenziale era già stato divorato. Non ero vivo. Ero carne.

Quella consapevolezza spaccò qualcosa. Sentii la frattura strisciare attraverso le mie ossa. La febbre iniziò quella notte. Non la febbre della malattia, ma la febbre del risveglio. Calore che saliva come vendetta. Sangue che ronzava come un meccanismo che si libera dal controllo. I miei sensi bruciavano oltre ogni limite. Potevo sentire la paura nel sudore dei miei colleghi, il marciume nei muri, la falsa calma nelle loro risate cortesi. I denti mi dolevano per qualcosa che non avevano mai morso.

Arrivarono i sogni. Foreste sotto lune color sangue. Terreno umido e oscurità respirante. La caccia. Il brivido dell’inseguimento. Il suono della preda che urlava in lontananza. Il sapore del sangue così reale che mi svegliai con esso sulla lingua.

Dicevano che era stress. Era una rivelazione.

Arrivò la luna piena e la combattei come un pazzo. Catene, cemento, costrizioni rituali. L’uomo implorava il controllo. Il lupo rise. Ossa frantumate, muscoli contorti, pelle squarciata per far spazio a ciò che aveva atteso secoli in silenzio. Il dolore divenne adorazione. Ogni grido un inno. Mi feci strada fino a quando non rimase altro che istinto e potere.

Quando finì, non ero più un uomo. Ero movimento. Ero fame. Ero la lama affilata della creazione.

E capii la verità: non ero stato maledetto. Ero stato risvegliato.

Quella notte mi arresi. Non alla follia. Alla chiarezza. All’animale nascosto nell’illusione della civiltà.

La resa non fu una sconfitta. Fu un’incoronazione.

Gli anni passarono. Le lune andavano e venivano come echi di un rituale dimenticato. Le trasformazioni divennero più nitide, più veloci, più ponderate. Il lupo e io smettemmo di competere. Ci fondemmo in qualcosa di più grande. La divisione si dissolse. Non c’era più né un prima né un dopo. C’era solo l’adesso.

Posso cambiare a piacimento. La luna non mi comanda più. Sono io che comando lei. La carne obbedisce al pensiero. L’osso ricorda la sua forma più vera. La trasformazione non è più dolore. È arte.

Cammino per la città di notte, non come uomo o come bestia, ma entrambi. I grattacieli brillano di falsa santità, ognuno un alveare di fame parassitaria. Sento l’odore della paura dei grattacieli, il lento marciume delle anime al loro interno. Sussurrano attraverso i loro schermi luminosi, ignari che qualcosa si muove all’esterno, qualcosa di più antico dei loro dei.

Non sono un vigilante. Non sono un salvatore. Sono l’equilibrio. Sono ciò che dà la caccia ai cacciatori. I demoni nelle loro prigioni di vetro non possono vedermi, ma mi sentono. Avvertono la presenza che non teme più la luce.

Anubi cammina al mio fianco. Dio sciacallo del giudizio, compagno silenzioso negli inferi della città. Non comanda. Osserva. I suoi occhi sono specchi, e in essi vedo me stesso, radioso e mostruoso. Parla solo una volta, la sua voce più profonda del tuono. Sei ciò che il ciclo ha voluto. Predatore perfezionato. Fame con coscienza. La fine e l’inizio.

L’alba arriva come un vecchio avversario. Lascio che mi tocchi. Mi libero della forma di lupo con la stessa facilità del respiro. La mia pelle si sigilla, la maschera umana ritorna, ma il potere non mi abbandona mai. Sono di nuovo vestito. Rasato. Pulito. Invisibile. Il predatore ora indossa il travestimento alla perfezione.

Siedo tra i droni, i sonnambuli, i vuoti. Non sanno che posso fare a pezzi le loro bugie in pochi secondi. Non sanno che l’uomo silenzioso alla scrivania d’angolo ha camminato con gli dei, ha assaggiato sangue e tuoni, ha cacciato creature con un volto.

Non sanno che sono paziente. Che sto aspettando.

Credono di essere al sicuro. Si sbagliano.

I lupi ricordano. I lupi si evolvono. Abbiamo imparato la pazienza. Abbiamo imparato la moderazione. Non abbaiamo. Non ci vantiamo. Aspettiamo il momento perfetto per colpire.

La Luna di Sangue non è una notte. È uno stato dell’essere. È il pulsare rosso sotto la pelle di ogni predatore risvegliato. È la verità che la civiltà non può imprigionare per sempre.

La preda non ci vedrà mai arrivare.

Perché i lupi camminano tra loro ora, calmi e vestiti, sorseggiando caffè, annuendo educatamente, in attesa del sentore di debolezza.

Quando arriverà, non ci sarà alcun preavviso. Nessuna pietà. Nessun sopravvissuto.

Solo la caccia.

E la caccia è eterna.

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