Si tratta di un gioco antico persiano, il nome deriva dalla parola persiana "re", ovvero Scià (versione in grafia italiana del più corretto Shah) e il termine Scacco Matto, che pone fine al gioco, deriva dalla frase parimenti persiana "Shah Màt", "il re è morto". implicazioni esoteriche che circondano i pezzi e la scacchiera: tuttavia solo ricorrendo a una profonda analisi del simbolismo in essi contenuto è possibile risolvere l'enigma che sta alla base del fascino esercitato in tutti questi millenni. A nostro avviso, pare evidente che le favolette sull'origine degi Scacchi in India o Cina non tengono conto di un fatto lampante, e cioè che già gli Egizi conoscevano un gioco estremamente simile, quantomeno nell'aspetto: un gioco eccezionale, basato su una scacchiera di 30 o 33 caselle, con pezzi bianchi e neri, il cui significato era salvifico prima ancora che ricreativo. La prima raffigurazione del Senet risale al 2600 BCE, con il faraone Hesy, mentre Tutankhamon, nel suo sepolcro, aveva quattro scacchiere ad accompagnarlo nel viaggio verso il Duat. E' questa infatti l'assoluta particolarità di questo gioco: il movimento delle pedine sulla tavola di gioco infatti corrisponde al percorso del defunto nell'Aldilà e il successo garantiva al vincitore la rinascita dopo la morte; nel vincere la sfida verso gli Inferi, in un certo senso si rappresentava la battaglia del Bene contro il Male. Il Libro dei Morti in tal senso è esplicito nell'affermare che il defunto avrebbe dovuto infatti disputare una partita contro un avversario invisibile per poter accedere al Regno dei Morti. Il Bianco rappresenta la Luce, l'anima pura, l'energia sacra che abbiamo al nostro interno. Il Nero invece, alchimisticamente, rappresenta la Nigredo, la Nera Notte dell'Anima, la morte spirituale che dobbiamo affrontare in vista della Resurrezione. La Scacchiera riproduce perfettamente questo dualismo, al punto che il pavimento a scacchi bianchi e neri è presente ancor oggi nei Templi Massonici (nonché nella chiesa di Rennes-le-Château).La chiave di tutto il gioco sono i due Re, bianco e nero. Il Re quindi rappresenta il nostro Io, la parte bianca pura e compassionevole e una nera, quella più istintuale e impura. Se il Re è l'Io, la Regina rappresenta il potere della Sapienza. In un certo senso la Regina rappresenta la Dea che ci aiuta sempre, la coscienza cosmica della Madre Terra. E' il pezzo più potente della Scacchiera, si muove in ogni direzione e a qualunque distanza ed è in grado di spargere il terrore tra le fila nemiche, mangiando le figure una dopo l'altra. Il significato esoterico è quello di indicare la Dea che esiste e ci protegge ovunque, aiutandoci nel nostro cammino: a patto di saperla muovere correttamente, usandola ("evocandola") con saggezza. Le Torri invece hanno un simbolismo fortemente massonico, presenti come sono in tante carte dei Tarocchi. La Torre rappresenta la forza, la protezione, la difesa ed è in grado di proteggere il Re. Ma come gli stessi Tarocchi ci insegnano, la Torre può crollare e questo pezzo che muove ortogonalmente espone il Re a tutti i pericoli. Una "Fortezza di Razionalità" e di convinzioni dietro cui tutti noi umani ci nascondiamo, ma che può crollare e lasciarci nudi e indifesi. Forse queste Torri hanno più importanza di quanto sembra il pezzo più importante simbolicamente è il pedone. Ve ne sono otto, sono vulnerabili come "carne da cannone", ma sono in grado di vincere la partita e se raggiungono l'estremità opposta della Scacchiera, sono in grado di trasformarsi in un altro pezzo. Rappresentano il microcosmo che diventa macrocosmo, il piccolo che è in grado di modificare, di migliorare l'Universo. I pericoli sono infiniti, la strategia spesso porta a sacrificare queste figure, ma anche una sola è depositaria di un potere notevole: diventare il giustiziere del Re opposto. E' la Speranza del Divino che guida l'Uomo, che lo ispira, che lo fa alzare dal letto ogni mattina. E' questa speranza invisibile che lo porta a battersi, ad affrontare battaglie contro avversari impari e, a volte, di vincere. L'essenza stessa degli Scacchi sta in questo povero pedone, simbolo e rappresentazione dell'essere umano, che partecipa più o meno consapevolmente al dramma cosmico della Lotta tra Bene e Male. Il messaggio che gli Scacchi, dai tempi dei Faraoni, ci lanciano è questo: combattete, combattete per voi stessi, per chi amate, per i vostri ideali. La sorte della partita è ignota, e poi che vinca il Bianco o il Nero, ci sarà sempre un'altra partita. Ma ora stiamo giocando questa, e occorre muoversi con intelligenza e criterio verso l'annullamento dell'avversario. Nel rispetto del Cosmo, delle forze della Natura, di se stessi. E chissà, forse davvero dopo la nostra morte ci sarà una partita a Scacchi con un nemico invisibile… Mi sembra che queste parole si commentano da sole. Altre opposizioni (collegate alle precedenti) sono quelle fra libertà e necessità, volontà e destino, ignoranza e conoscenza, in cui libertà, volontà, conoscenza (bianco) stanno dal lato dell’essenza, del soggetto, mentre necessità, destino, ignoranza (nero) stanno dal lato della sostanza, dell’oggetto, di tutto ciò che, in tutto o in parte, per una insufficienza evidentemente del soggetto, sfugge all’atto conoscitivo, e su cui, di conseguenza, non può esercitarsi liberamente la volontà, così che apparirà come ineluttabilità, come destino. Come nel gioco degli scacchi il giocatore è libero di scegliere la mossa da effettuare, ma ogni mossa comporta una serie di conseguenze, che, di mossa in mossa, limitano sempre più il suo potere di scelta e la sua azione, altrettanto avviene nella vita dove le azioni (anch’esse definite da una forma come gli esseri che le compiono) sono gravide di conseguenze parimenti irreversibili (factum infectum fieri nequit, quel che è fatto è fatto, indietro non si può tornare, è il presupposto oggettivo della responsabilità), ogni effetto essendo causa di un effetto ulteriore, dove la libertà esistente all’inizio della catena causale non ha più possibilità da giocare (o le ha assai minime ed ininfluenti), per cui l’evento che chiude tale catena apparirà come una inevitabile decisione del destino.