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Post n°81 pubblicato il 10 Novembre 2010 da o_Jeremiah_o
Sono appena rientrato dall'università. Avevo alcune cose da fare, lavoretti da sbrigare e poca voglia di farli. D. che non vedo da mesi. Una macinazione veloce di pensieri. "Fingo di non vederlo. Gli dico ciao. Mi fermo." Lui si volta stancamente, mi vede ed altrettanto stancamente si rivolta. 'Fanculo. Vado al suo tavolo e gli dico ciao. Gli chiedo come va e lui dice va. Non mi risponde. Gli dico vuoi che vado via e mi dice tanto sto andando via io. Rientro e lo vedo seguirmi. Ci sono due porte che conducono allo stesso punto da corridoi diversi; lui prende la stessa che ho preso io, la meno conveniente per chi va via. Non so che giro abbia fatto, ma lo trovo all'uscita. Qualche metro e si gira a vedere se fossi ancora lì. Mi trova e mi aspetta. Mi dice me ne dovevo andare veramente gli dico non ho detto di non crederti. Accelera il passo e prendiamo strade diverse. Questi i fatti, nessuna conclusione. D. è così. Pieno di sensi di colpa, che fa finta di non averne; che ancora tiene a me. Me l'ha confermato comunque. |
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Ci siamo conosciuti esattamente dieci mesi fa. Queste cose prendono poi la solita triste piega: non ci si risente più. Invece accadde che ogni tanto ci si scambiasse qualche frase di convenienza; come stai, che fai, come va il mondo... Poi lui a giugno ha una storia, complicata, e finisce a fare il passatempo in una relazione momentaneamente interrotta. Ma si prende una cotta. Da lì cominciammo a parlare frequentemente, quasi tutti i giorni. Durante l'estate, senza internet, mi mandava dei messaggi a cui io rispondevo quando potevo. Ora sono mesi che parliamo, tanti piccoli segni che ci rendono presenti. Io mi sono reso conto che mi piace, come persona come pensa. Fisicamente non è proprio il mio tipo, ma non riesco a far altro che pensare a lui. Il problema è che penso che sia così anche per lui. Mi cerca, mi aspetta, mi stuzzica. Due settimane fa gli chiesi di uscire, poco prima di ricoverarmi per un'operazione (tutto fatto, tutto bene), ma ricominciammo a parlare come se nulla fosse stato. La settimana prossima ritorno a Reggio Calabria ed io non so che fare. Non so assolutamente cosa fare.
p.s. beh, gli ho chiesto nuovamente di uscire. La risposta qual è stata? Ci penserò... bene, ma almeno intanto io mi sono rasserenato. |
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E' da un po' che rifletto sull'eventualità di fare un altro tatuaggio e, per caso, mi è arrivato il soggetto. Il mio precedente tatuaggio è arrivato non voluto, come una sfida alla sorte. Ora, dopo qualche anno, mi sento pronto a farne un altro ma non avevo individuato né il punto né il disegno. Ecco, poi entrambi arrivano per caso con un suggerimento, come sempre. Tant'è. Fuori post: ma come si fa ad eludere l'onnipresente facebook? anche qui? Non ne posso veramente più. |
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Post n°77 pubblicato il 26 Settembre 2010 da o_Jeremiah_o
Periodo di crisi. Sono arrivato a definire che la mia situazione attuale a Reggio Calabria non mi dà nulla; nessuna relazione sentimentale, nessun lavoro, poca voglia di frequentare l'università per prendermi questa mai desiderata seconda laurea, coinquilini degni di un film horror, amici impegnati e spesso evanescenti. L'unica che mi salva è S., almeno. Non posso continuare così. Rientro a Ragusa, deciso. Però... Ecco, però... perchè? Perchè rientrare? Laddove ho solo un lavoro (perchè almeno quello non manca, ogni qualvolta rientro non ho mai un minuto libero, sia che siano due giorni sia che si tratti di un mese) ed una famiglia radice. Però... anche qui però... dovrei costruire la mia indipendenza andando a vivere da solo (e su questo non ho assolutamente dubbi perché ormai, dopo 12 anni che vivo da solo, tornare dai miei sarebbe un'impresa che porterebbe problemi alle mie coronarie), sebbene non sia complicato, non ho una relazione sentimentale, non ho amici (gli unici che mi sono rimasti, dopo 12 anni di assenza, sono quelli che viaggiano e che, al rientro, sanno anche loro di non avere più amici e quindi ci si riunisce per non rimanere soli). E quindi? Dove vado? COSA FACCIO? Restare a Reggio per la paura di dover affrontare una nuova vita e per non abbandonare S. (mi sentirei perso senza di lei... come si fa a cambiare vita ed andare via dall'unica persona al mondo che ti capisce prima che tu lo dica?) ma continuando a non riuscire a dare un senso alle mie giornate che scorrono, o ritornare a Ragusa dove non ho una vita sociale? E dove dovrei ridefinire la mia identità? Cosa faccio? COSA FACCIO? COSA? |
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Il difficile non è alzarsi la mattina quanto affrontare il giorno. La colazione, gli impegni, il pranzo, gli altri impegni, la cena, la tv. Gli impegni che spesso corrispondono al vuoto della giornata che si ostina a non trascorrere. Beh, durante la colazione aspetto che i pensieri prendano il sopravvento, così che possano finalmente arrivare alla loro destinazione. Ci vorrebbe una bomba atomica, un attacco terroristico, una guerra mondiale per rendere questo giorno interessante. Tant'è. |
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Ritorno da 10 giorni di vacanza a Berlino. Indescrivibile. L'impatto col rientro è stato disastroso, come se avessi perso tantissimo tempo in questo posto. Non ho nulla da dire, tranne che, se vi è possibile, visitatela. Una sola parola per descrivere quella che, almeno in superficie, risulta essere una stupenda città. Perfetta.
Unica nota negativa, che non smetto di pensare a D. per tutto il tempo del viaggio. Non so il perché, non ho idea del motivo che conduce i miei pensieri a lui, fatto sta che lo penso in ogni momento della giornata, come non accadeva da tempo. Tant'è. Non sarebbe bello non farsi più del male, non sarebbe strano se capitasse a noi |
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Io ci provo. Veramente, ci provo. Però vedo le giornate sfuggirmi di mano. Quante cose sono successe, quanti avvenimenti hanno mutato i sottili equilibri della mia vita. Com'è cambiata l'aria in casa mia, un giorno ho aperto le finestre ed è entrato il vento. Sono ancora là, strani e stupidi, mentre io mi disinteresso. Le cose accadono non da sole, ma neanche perché pienamente sappiamo controllarle. Cercasi sensibilità. Con urgenza ed effetto immediato. |
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"La demoralizzazione, termine proposto da Frank per descrivere una reazione psicologica che può insorgere in risposta ad un evento che sovrasta le capacità di adattamento dell’individuo, è caratterizzata da tristezza, sentimenti di inadeguatezza, di indecisione, perdita dell’autostima, impotenza e disperazione. Per alcuni la demoralizzazione non costituisce una entità psicopatologica autonoma in quanto equivalente di stress psicologico aspecifico, per altri invece è un’entità subclinica, differenziabile dalla depressione, molto comune nella popolazione generale."
C. Marchesi, C. Maggini Istituto di Clinica Psichiatrica, Università di Parma E con questo ho detto tutto. |








