Creato da o_Jeremiah_o il 09/09/2009

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Tutto ciò che è pubblicato in questo blog (ove non specificato) è di mia creazione; è vietata la riproduzione o l'utilizzo da terzi senza preventiva autorizzazione dell'autore.

Questo blog non rappresenta null'altro che una mia espressione diretta di pareri di cui potrebbe non fregarvene una ciufola; non è da considerarsi una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.

 

 

Cose che non andranno mai via

Post n°81 pubblicato il 10 Novembre 2010 da o_Jeremiah_o
 

Sono appena rientrato dall'università.

Avevo alcune cose da fare, lavoretti da sbrigare e poca voglia di farli.
Esco dal dipartimento, percorro la terrazza che unisce la torre al resto del mondo studentesco, e trovo seduto ad un tavolo D.

D. che non vedo da mesi.
D. che ancora sogno la notte.
D. che amo ancora sebbene cerchi di non farlo più. 

Una macinazione veloce di pensieri. "Fingo di non vederlo. Gli dico ciao. Mi fermo."

Lui si volta stancamente, mi vede ed altrettanto stancamente si rivolta.

'Fanculo. Vado al suo tavolo e gli dico ciao.
Mi dice che non mi aveva riconosciuto, mi risponde allegramente.
Percepisco comunque la sua tensione.

Gli chiedo come va e lui dice va.
Gli dico va e lui va, va.
Gli chiedo se gli dà fastidio che mi sia fermato ed intanto mi siedo.

Non mi risponde.

Gli dico vuoi che vado via e mi dice tanto sto andando via io.
Gli dico buona fortuna per tutto allora e mi alzo un po' stizzito.

Rientro e lo vedo seguirmi. Ci sono due porte che conducono allo stesso punto da corridoi diversi; lui prende la stessa che ho preso io, la meno conveniente per chi va via.
Penso che mi stia seguendo.
Faccio un altro giro ed incontro la mia coinquilina G. e mi fermo a parlare.
Lei mi dice che lui era davanti a me ed io le dico che mi stava seguendo.
Lei mi dice di non dire stupidaggini.
La saluto e vado via.

Non so che giro abbia fatto, ma lo trovo all'uscita.
Gli passo davanti e lui riprende a seguirmi.
Facciamo strade diverse, ma ci ritroviamo all'incrocio. Lui passa avanti e svolta; anch'io devo svoltare di là.

Qualche metro e si gira a vedere se fossi ancora lì. Mi trova e mi aspetta.

Mi dice me ne dovevo andare veramente gli dico non ho detto di non crederti.
Mi dice siccome hai fatto quella faccia gli dico volevo solo salutarti.
Mi dice va bene gli sorrido.
Mi dice allegramente buona serata anche a te dico io.

Accelera il passo e prendiamo strade diverse.

Questi i fatti, nessuna conclusione. D. è così. Pieno di sensi di colpa, che fa finta di non averne; che ancora tiene a me.
Non aveva motivo di giustificarsi anche perché io gli avevo chiesto sinceramente se gli davo fastidio quindi, conoscendomi, poteva immaginare che non mi avrebbe fatto male se fosse andato via per me.
Mi avrebbe solo confermato che ancora, dopo quasi quattro anni non gli sono indifferente.

Me l'ha confermato comunque.
Ed io sono ancora fottutamente innamorato di D. 

 
 
 

Nascondino

Post n°80 pubblicato il 31 Ottobre 2010 da o_Jeremiah_o
 

Ci siamo conosciuti esattamente dieci mesi fa.
Fu una delle ultime persone che mi contattarono in chat, prima che io decidessi definitivamente che fosse una benemerita stronzata. Chiaccherammo un po' su messenger, il tempo di decidere che non ci piacessimo e non c'interessassimo e dirci "ci si risente".

Queste cose prendono poi la solita triste piega: non ci si risente più.

Invece accadde che ogni tanto ci si scambiasse qualche frase di convenienza; come stai, che fai, come va il mondo...

Poi lui a giugno ha una storia, complicata, e finisce a fare il passatempo in una relazione momentaneamente interrotta. Ma si prende una cotta.
Non so per quale motivo, ma decide di confidarsi con me ed io lo consiglio come meglio credo.

Da lì cominciammo a parlare frequentemente, quasi tutti i giorni. Durante l'estate, senza internet, mi mandava dei messaggi a cui io rispondevo quando potevo.

Ora sono mesi che parliamo, tanti piccoli segni che ci rendono presenti. Io mi sono reso conto che mi piace, come persona come pensa. Fisicamente non è proprio il mio tipo, ma non riesco a far altro che pensare a lui.

Il problema è che penso che sia così anche per lui. Mi cerca, mi aspetta, mi stuzzica.

Due settimane fa gli chiesi di uscire, poco prima di ricoverarmi per un'operazione (tutto fatto, tutto bene), ma ricominciammo a parlare come se nulla fosse stato.

La settimana prossima ritorno a Reggio Calabria ed io non so che fare.
Non so se il suo modo di fare dipende dalla paura di chiedermi o dalla presunzione di non fare la prima mossa.
Non so se chiedergli nuovamente di uscire, ma a che scopo dato che ha evitato l'argomento?
Non so se aspettare che me lo chieda lui.

Non so assolutamente cosa fare. 

 

p.s. beh, gli ho chiesto nuovamente di uscire. La risposta qual è stata? Ci penserò... bene, ma  almeno intanto io mi sono rasserenato.

 
 
 

Tatuaggio

Post n°79 pubblicato il 19 Ottobre 2010 da o_Jeremiah_o
 

E' da un po' che rifletto sull'eventualità di fare un altro tatuaggio e, per caso, mi è arrivato il soggetto.

Il mio precedente tatuaggio è arrivato non voluto, come una sfida alla sorte.
Un'idea che circolava da anni senza che avessi mai avuto il coraggio di farlo; poi, una sera annoiata, mentre passeggiavo sul corso pensai di sfidare il destino (attività che faccio continuamente ed in cui sono sempre succube).
Mi dissi che se mi toccava farlo allora avrei trovato il negozio aperto. Quasi risi dell'idiozia che mi era passata in mente, a causa l'ora molto tarda.
Eppure la luce era accesa ed il negozio aperto. Il tatuatore, mi spiegò, era passato da lì qualche minuto a portare alcune cose; come desistere? Se non per orgoglio, almeno per il modo buffo di esistere del caso. Mi prenotai e, cosa ancora più ridicola, mi diede l'appuntamento il giorno del compleanno di D. (ma questa è un'altra storia).
Insomma, lo feci.

Ora, dopo qualche anno, mi sento pronto a farne un altro ma non avevo individuato né il punto né il disegno. Ecco, poi entrambi arrivano per caso con un suggerimento, come sempre.

Tant'è.


Fuori post: ma come si fa ad eludere l'onnipresente facebook? anche qui? Non ne posso veramente più.

 
 
 

Senza Titolo IV

Post n°78 pubblicato il 05 Ottobre 2010 da o_Jeremiah_o
 


Problema alle murature.

Manca la fondazione, da ogni parte volgo lo sguardo.

Stiamo scavando nel fango, sperando di trovare la roccia.

Nulla.


Senso di impotenza.

 
 
 

Motivazioni cercasi

Post n°77 pubblicato il 26 Settembre 2010 da o_Jeremiah_o
 

Periodo di crisi.

Sono arrivato a definire che la mia situazione attuale a Reggio Calabria non mi dà nulla; nessuna relazione sentimentale, nessun lavoro, poca voglia di frequentare l'università per prendermi questa mai desiderata seconda laurea, coinquilini degni di un film horror, amici impegnati e spesso evanescenti. L'unica che mi salva è S., almeno.
Insomma, passo le giornate vegetando.

Non posso continuare così.

Rientro a Ragusa, deciso.

Però...

Ecco, però... perchè?

Perchè rientrare? Laddove ho solo un lavoro (perchè almeno quello non manca, ogni qualvolta rientro non ho mai un minuto libero, sia che siano due giorni sia che si tratti di un mese) ed una famiglia radice. Però... anche qui però... dovrei costruire la mia indipendenza andando a vivere da solo (e su questo non ho assolutamente dubbi perché ormai, dopo 12 anni che vivo da solo, tornare dai miei sarebbe un'impresa che porterebbe problemi alle mie coronarie), sebbene non sia complicato, non ho una relazione sentimentale, non ho amici (gli unici che mi sono rimasti, dopo 12 anni di assenza, sono quelli che viaggiano e che, al rientro, sanno anche loro di non avere più amici e quindi ci si riunisce per non rimanere soli).

E quindi? Dove vado?

COSA FACCIO?

Restare a Reggio per la paura di dover affrontare una nuova vita e per non abbandonare S. (mi sentirei perso senza di lei... come si fa a cambiare vita ed andare via dall'unica persona al mondo che ti capisce prima che tu lo dica?) ma continuando a non riuscire a dare un senso alle mie giornate che scorrono, o ritornare a Ragusa dove non ho una vita sociale? E dove dovrei ridefinire la mia identità?

Cosa faccio? COSA FACCIO?

COSA?

 
 
 

Liberazione dalla borghesia

Post n°76 pubblicato il 17 Settembre 2010 da o_Jeremiah_o
 

Il difficile non è alzarsi la mattina quanto affrontare il giorno.

La colazione, gli impegni, il pranzo, gli altri impegni, la cena, la tv.

Gli impegni che spesso corrispondono al vuoto della giornata che si ostina a non trascorrere.
Trovare le parole per ogni cosa che non ha suono.
Indecente noia.

Beh, durante la colazione aspetto che i pensieri prendano il sopravvento, così che possano finalmente arrivare alla loro destinazione.
Raramente.

Ci vorrebbe una bomba atomica, un attacco terroristico, una guerra mondiale per rendere questo giorno interessante.
Per desiderare che sia vivo.

Tant'è. 

 
 
 

Berlino andata e ritorno

Post n°75 pubblicato il 26 Giugno 2010 da o_Jeremiah_o
 

Ritorno da 10 giorni di vacanza a Berlino. Indescrivibile.

L'impatto col rientro è stato disastroso, come se avessi perso tantissimo tempo in questo posto.

Non ho nulla da dire, tranne che, se vi è possibile, visitatela.

Una sola parola per descrivere quella che, almeno in superficie, risulta essere una stupenda città. Perfetta.

 

Unica nota negativa, che non smetto di pensare a D. per tutto il tempo del viaggio. Non so il perché, non ho idea del motivo che conduce i miei pensieri a lui, fatto sta che lo penso in ogni momento della giornata, come non accadeva da tempo. Tant'è.

Non sarebbe bello non farsi più del male, non sarebbe strano se capitasse a noi

 
 
 

Va cosģ...

Post n°74 pubblicato il 05 Giugno 2010 da o_Jeremiah_o
 

Io ci provo. Veramente, ci provo.

Però vedo le giornate sfuggirmi di mano. Quante cose sono successe, quanti avvenimenti hanno mutato i sottili equilibri della mia vita.

Com'è cambiata l'aria in casa mia, un giorno ho aperto le finestre ed è entrato il vento.
S'è portato via i miei coinquilini, lasciando solo un eco di vuoto.

Sono ancora là, strani e stupidi, mentre io mi disinteresso.

Le cose accadono non da sole, ma neanche perché pienamente sappiamo controllarle.

Cercasi sensibilità. Con urgenza ed effetto immediato.

 
 
 

Noia

Post n°73 pubblicato il 26 Maggio 2010 da o_Jeremiah_o
 

Come definire questa, per nulla moraviana, noia?

Mi scoccia anche di essere scocciato.

 
 
 

Demoralizzato

Post n°72 pubblicato il 17 Maggio 2010 da o_Jeremiah_o
 

 

"La demoralizzazione, termine proposto da Frank per descrivere una reazione psicologica che può insorgere in risposta ad un evento che sovrasta le capacità di adattamento dell’individuo, è caratterizzata da tristezza, sentimenti di inadeguatezza, di indecisione, perdita dell’autostima, impotenza e disperazione.

Per alcuni la demoralizzazione non costituisce una entità psicopatologica autonoma in quanto equivalente di stress psicologico aspecifico, per altri invece è un’entità subclinica, differenziabile dalla depressione, molto comune nella popolazione generale."

 

C. Marchesi, C. Maggini

Istituto di Clinica Psichiatrica, Università di Parma


E con questo ho detto tutto.

 
 
 
 
 

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