**TEST**

Cronache di Toki

Cinema Cinema Cinema.. e non solo

Creato da GiuseppeToki il 03/05/2009

"Sono cresciuto attraverso il cinema. Se mi sono interessato alla letteratura, alla musica è stato grazie al cinema" (Michael Powell)

 

Tag

 

Visitate il nostro sito di Home cinema!!!

Visita  www.homecinemainside.it 

 Vuoi vedere la lista dei Film?  E' su "TAG" ! Cliccaci

 

 
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Ultime visite al Blog

anmicupramarittimastrong_passionShanin84raffadvpamelaricchettivanni68GiuseppeTokicondelloantonino57mauriziolibri72IlMilaneseHitchcocktonono62helga2008beppetokilennon927
 

FACEBOOK

 
 

 

 

« Review!Pubblicheremo Blog caric... »

Review

Post n°66 pubblicato il 20 Gennaio 2011 da GiuseppeToki
 

La versione di Barney (Richard J.Lewis, 2011)

Da Csi : Scena del crimine alla commedia. Il regista della popolare serie tv si cimenta nella non semplice trasposizione del romanzo di Mordecai Richler avvalendosi di un cast notevole, capitanato da un più che mai eccellente Paul Jamatti e da un Dustin Hoffman ormai pienamente a suo agio nel ruolo di vecchio padre scapestrato di indubbia simpatia. La storia è stata adattata al grande pubblico, rendendo il film meno cinico e negativo rispetto al libro, mossa che non piacerà ai puristi ma assai funzionale, proprio grazie al carisma (enorme) dei due mattatori protagonisti. Barney è un'ebreo canadese di successo con due matrimoni alle spalle e una solida passione per l'alcool, invischiato in un terzo affannoso tentativo di vita coniugale con due figli al seguito. Il suo migliore amico, Boogie, è uno scrittore un po' alla deriva in cerca di sostegno economico e diviso tra abusi di droghe e avventure sessuali (persino con le ex di Barney). La cosa portera' i due all'inevitabile rottura (con tragedia annessa) come se non bastassero le morti di alcuni importanti figure per la vita di Barney e le difficoltà del matrimonio in corso. Un terremoto, insomma. Si tratta di un film diviso in due netti tronconi: la prima parte è scanzonata, molto inglese, piena di dialoghi divertenti e utilizzata per disegnare i caratteri del cast. La seconda parte mette in scena il dramma pur mantenendo un sottile velo ironico, riuscendo a toccare emotivamente lo spettatore proprio a causa dell' affezionamento creatosi nella divertente fase iniziale del racconto. Richler dirige egregiamente, avvalendosi di una buona fotografia e di un gran bel sottofondo musicale, Jamatti offre probabilmente la sua prova migliore (un aggettivo? esaltante) non da meno il vecchio Dustin Hoffman, che meriterebbe più spazio perchè dopo l'ennesima frase comica ad ogni sua uscita di scena vien voglia di gridare “ancora”! Davvero spassoso. Bello, davvero un gran bel film che consiglio caldamente proprio per via del valido connubio tra comicità e malinconia, tra cinismo e pietà nei confronti di un uomo affranto che paga gli errori causati dall' egoismo e dalla strafottenza nei confronti delle vite altrui.

Voto : 8

.

American Life (Sam Mendes, 2011)

Incredibile come in Italia pellicole che dovrebbero portarsi dietro un hype smisurato finiscano relegate ai margini del botteghino e spesso giungano da noi con estremo ritardo. Away we go è uscito in usa da quasi un anno e mezzo ed è arrivato finalmente nelle nostre sale zeppe di cagate (lasciatemela questa suvvia) con un titolo tradotto malissimo e  incassi meciocri, poco sorprendentemente. Breve descrizione del regista Sam Mendes: American Beauty, Jarhead, Era Mio Padre, Revolutionary Road, fine della descrizione. Vi anticipo subito che non siamo di fronte al suo miglior film ma ad una commedia dal gusto dolceamaro sulla vita delle giovani coppie d'america nel nostro decennio, un road movie che fa perno principalmente sui dubbi e sulle paure scaturite dalla decisione di mettere al mondo un figlio. I due protagonisti viaggiano per gli states, incontrano persone, affrontano dubbi, ansie e timori, sognano e cercano di scoprire come vivono le famiglie di coetanei durante il "tour". Si tratta del classico film alla Mendes sulle debolezze della società borghese dei nostri tempi, forse meno cinico e pungente di altri suoi lavori ma ugualmente avvilente nel rappresentare una serie di personaggi bizzarri accumunati da un triste stato di vuoto. Non fraintendetemi però, come ha dichiarato l'autore la volontà di American Life è innanzitutto quella di divertire, di far sorridere, cosa che riesce bene. Tra una coppia di Hippie fuori dal tempo, una cinicha ex-collega di lei sposata con un disfattista americano medio e una coppia di cugini travestiti da genitori perfetti che poi deliriano nei night club, si aprono una serie di spassosi sipari surreali (o subnormali) legati da un fine velo malinconico che chiude la storia in un bel finale dalle prospettive tutto sommato positive. Non sarà il nuovo American Beauty ma si lascia guardare con molto piacere.

Voto : 7.5

 
 
 
Vai alla Home Page del blog