The Good Wife

Quanto vorrei credere a Babbo Natale!


Lo so, in questo momento dovrebbe prevalere la frenesia di regali e cenoni, come mi suggerisce la lista chilometrica di cose da fare, appuntata alla mia scrivania per non scordare nulla. Ma se c’è un organo al quale non si può comandare, quello non è il cuore, è il cervello. E quando questo decide di ripiombare all’indietro in tempi più cupi, non sente ragioni. Ruminazione depressiva, la chiamano in psicologia. Io la chiamo più semplicemente gelosia, una gran brutta bestia che si porta dietro una pletora di altre cosine poco piacevoli, come l’insicurezza, la mancanza di autostima, il senso dell’abbandono e, perché no, di finitezza del nostro essere, alias la morte. Allegra come atmosfera natalizia, eh…Prima di farmi forza, e di arginare i pensieri neri nel recinto come piccoli maiali inferociti, mi ci abbandono un po’, mi rotolo nel fango con loro, perché farsi del male è un gusto tutto femminile.La gelosia ha un sapore disgustoso, è un bolo amaro che esplode nello stomaco, invade la gola come un gas nervino, e mozza il respiro. Il suo colore è quello caldo e cupo del sangue. Dalla deflagrazione, il cuore pompa veleno, la tossina pulsa sotto la pelle fino a che i polsi non possono più reggerne la montata. È una marea vischiosa che una volta raggiunti gli occhi distorce qualunque cosa, anche la più pura e innocente. Non l’avevo mai provata prima, mi credevo immune da questa debolezza deprecabile.Ma se l’altra, la fonte di questa gelosia, era una che potrebbe esserti figlia, e che ha dalla sua parte bellezza e allegria, poco conta che abbia la consistenza intellettuale di una sciampista, e che mai lui abbia pensato neppure per un attimo che lei contasse più di te. Vince il fatto che una così possa donare, e abbia purtroppo donato, al tuo uomo un’illusione di giovinezza, di scoperta, di remise en forme dell’ego virile che tu non puoi dargli, perché vi conoscete così bene da sembrare una persona sola, anche se i fatti mi hanno confermato che anche questa è un’illusione.Gli uomini over 50 sono spesso dei bambini in cerca di conferme, anche quelli che fino al momento fatidico sono stati perfetti, lo so da sempre, ma ho dovuto metabolizzare il fatto che anche il mio Mr. Darcy si fosse trasformato di colpo in un uomo normale, pronto a cedere al più banale e trito dei cliché. Non è stato facile. A sorreggere la mia autostima, non sono serviti neppure i segnali espliciti di altri uomini, apparentemente più inclini ad apprezzare il fascino cinquantenne rispetto alla chimera della giovinezza eterna. Era solo da lui che volevo la mia conferma. A quanto pare, non è servito nemmeno il ripristino messo in atto – pazientemente e con grande impegno – dall’ex Mr. Darcy, con ottimi risultati per il menage che mai è stato tanto entusiasmante quanto lo è oggi, neppure negli anni migliori. Più niente, una volta contratta la malattia, è come prima. La gelosia corrode come neppure l’acido peggiore riuscirebbe a fare. Mi chiedo se ogni anno l’inverno, il nostro anniversario e il natale in particolare, mi riporteranno indietro, cancellando per un po’ tutto ciò che di straordinario ho per le mani.Potrei scrivere a Babbo Natale, chiedergli come regalo una botta di amnesia perenne che cancelli i brutti ricordi, o una dose di comprensione che mi faccia tornare ad essere la donna aperta e simpatetica che ero. Insomma, voglio qualcosa che mi trasformi di nuovo nella “buona moglie” di Mr. Darcy.Ma io non credo a Babbo Natale…