Creato da Grafica_Mary2 il 01/05/2012

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ღﻬஐ˜*•.•*˜Cyberbullismo ღﻬஐ˜*•.•*˜

Cyber bullismo - Cyberbullismo - Bullismo Elettronico

Ormai i ceffoni, gli sputi, le spintonate, i piccoli furti e le derisioni sono cosa antica. Sistemi triti e ritriti utilizzati anche dagli aguzzini principianti.

Oggi, la signora Tecnologia, padrona del ventunesimo secolo, offre un ampia gamma di nuovi strumenti “high-tech” con cui poter perpetuare l’atto di persecuzione da parte dei bulli nei confronti delle vittime, tutti dispositivi che si possono annoverare nel campo delle ICT (Information and Communication Technologies). E’ qui che il bullismo diventa “cyber bullismo” o bullismo elettronico, in inglese “cyber bullying”.

Alla base degli atti di cyber-bullismo c’è una novità “tecnica” quindi: la trasmissione elettronica delle minacce. Queste ultime sono perpetrate in svariate forme: sms; e-mail che integrano il contenuto e l’azione degli sms troppo sbrigativi; frasi intimidatorie via chat, via programmi di messaggeria istantanea (oggi usati anche dai più piccoli teen-ager). E poi i blog: quella specie di diari virtuali, luoghi pubblici in cui più persone possono interagire, scrivere commenti, collaborare e “postare” nuovi argomenti.

La crescita esponenziale dell’uso di internet porta il bullismo “cyber”  ad espandersi in maniera altrettanto massiccia via web.  Uno studio di Pew Internet & American Life Project rivela che un adolescente su tre è soggetto a questa nuova forma di bullismo, e che sono circa 13 milioni i teen-ager che si trovano nello stato di “vittime”. Sempre secondo tale studio, sarebbero le ragazze ad essere esposte a maggiori pericoli: in rete il 38% del genere femminile ha trovato “vita dura”, contro il 26% dei ragazzi.

Le minacce virtuali sono definite dagli psicologi statunitensi cyberharassement o cyberstalkings, e possiamo notare due aspetti che caratterizzano questo nuovo bullismo.

Uno di questi è che esso non si manifesta in contatto diretto, faccia a faccia: il bullo non è una presenza fisica (anche se costante, per la vittima), ma un nickname. Ciò favorisce una mancanza di visibilità che Schneier  - esperto in informatica e scrittore statunitense - definisce “lack face-to-face contact”: il bullo elettronico approfitta di questa sorta di maschera virtuale. Sarà quindi molto più difficile rintracciarlo nella grande rete web.

Il secondo aspetto del cyber bullismo è che esso non lascia pace a chi è preso di mira. Nemmeno tra le mura domestiche. Mentre i bulli della scuola non possono penetrare nella sicurezza di una dimora, il bullo elettronico trova terreno fertile anche in questa zona personale e intima della vittima, la quale ovviamente svilupperà ancora più insicurezza e fragilità.

Invece, paradossalmente, è il cyber bullo a farsi più sicuro. Grazie all’anonimato garantito da Internet, si sente ancora meno responsabile delle azioni commesse a danno altrui. E’ per questo che il web, con le sue mille maschere e nickname, offre la possibilità di diventare “bulli per un giorno”, o a lungo, anche a coloro che di persona non avrebbero il coraggio di torcere un capello. Anche loro, infatti, possono avere una personalità piuttosto fragile, che resta spesso la base e il motivo del loro comportamento aggressivo: complici sarebbero diversi insuccessi, in campo amoroso, scolastico; oppure un disagio all’interno del nucleo familiare, e addirittura anche rinnovati atti di bullismo subiti da parte di persone più grandi.

Rimane, purtroppo, la difficoltà nel rintracciare i cyber bulli da parte delle autorità, che nel frattempo possono solo consigliare, specialmente ai cybernauti più piccoli: “Non date mai informazioni come il vostro nome e cognome, indirizzo, nome della scuola o numero di telefono a persone conosciute su Internet. Non mandate mai vostre foto senza il permesso dei vostri genitori. Leggete le e-mail con i genitori, controllando con loro ogni allegato. Non fissate incontri con persone conosciute via Internet senza il permesso dei genitori.”. E l’ultimo e forse più prezioso consiglio è: “Dite subito ai vostri genitori o ai vostri insegnanti se leggete o vedete qualcosa su Internet che vi fa sentire a disagio o vi spaventa.” 

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