Col salire della mareanell’ampio catino azzurrola risacca inghiottele nostre impronteche s’inseguirono sulla battigiaE’ niente un alito di brezzalà, nell’immensa plaga di Elorodove il sole giallo d’agostosembra disegnato a pastelli, immobileappeso ad un cielo grondante calore.Lontano, il brusio delle onde;con passi felpati fuggono le lucertolefra i cespugli di sabbia,mentre il rumore delle sue labbrache scivolano ritmichesul mio ventre protesosmuove appena l’arcano silenziorestituendo all’odierno ricordol’estasi di quel sottile piacere.