HUNKAPI

Diritti Indigeni


Australia Nuova Zelanda, Canada e Usa dicono no - Rifiutano di sottoscriverla perché potrebbe creare «disparità»   Per Survival, l'associazione che tutela le popolazioni tribali, è un avvenimento storico. Sapendo qual è l'effettivo potere cogente dell'Onu viene voglia di smorzare un po' i toni, ma di certo l'approvazione, dopo ben 22 anni di dibattiti e negoziati,  della Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni è un evento da segnalare. Tanto più che la rissosa Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una volta si è trovata quasi concorde. A favore si sono espressi 143 nazioni, appena 11 gli astenuti e meno delle dita di una mano i contrari: quattro.Se però si va a vedere quali sono questi quattro Paesi, il successo diventa amaro. Perché a votare no alla Dichiarazione sono stati Australia, Nuova Zelanda, Canada e Stati Uniti.  Certo per puro caso si tratta di nazioni fondate sullo sterminio di un popolo autoctono, rispettivamente maori, aborigeni e indiani pellerossa. Naturalmente loro al no danno un'interpretazione del tutto differente. In Australia il governo Howard, che per questo si sta duramente scontrando con i laburisti e le comunità native, la butta in morale: ratificando il diritto dei popoli tribali a viveere  secondo le loro tradizioni si avallerebbero anche usanze esecrabili e incivili. Dopotutto i «selvaggi» restano selvaggi, e non sarà per caso se al loro arrivo in Australia gli inglesi avevano concesso il diritto di sparare agli aborigeni come ai canguri e alle altre specie selvatiche. Altro argomento: la parità dei diritti. «In questo modo -ha osservato un paladino del no - si creerebbe una classe di australiani privilegiati, con più diritti, questo è contrario alla legge, che deve essere uguale per tutti». Tesi un po' debole in un Paese dove, fino al 1970 gli aborigeni non avevano il diritto di cittadinanza.La dichiarazione riconosce i diritti dei popoli indigeni alla proprietà della loro terra e a vivere come desiderano. Afferma, inoltre, che non possono essere sfrattai dai loro territori senza il loro libero e informato consenso.  Sono in effetti impegni un po' scomodi per la pratica diffusa di sfrattare le popolazioni tribali dalle terre che si rivelano ricche di petrolio o di altre risorse economicamente appetibili.  Malgrado questo,  Stephen Corry, direttore generale di Survival, è molto ottimista: «Poiché la dichiarazione sui popoli indigeni riconosce i loro diritti collettivi, gli standard internazionali di rispetto di questi popoli si innalzeranno, così come è avvenuto con la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo circa 60 anni fa».