Condominio occidentale di Paola Musa, è un romanzo che scandaglia, attraverso le vicende dei suoi personaggi, le condizioni psicologiche, le implicazioni affettive, i nuovi scenari in cui si trovano a vivere sempre più persone nelle opulenti società occidentali. Nella prefazione al romanzo, l’on. Paolo Ferrero, allora in carica come ministro della Solidarietà Sociale, ha parlato dello stretto rapporto da sempre esistente tra letteratura e universo dei “senza diritti”, ma ha anche sottolineato, con una certa amarezza, che «oggi è la cronaca, che sia giornalistica o televisiva, a rubare spazio e scena ai grandi romanzi…come se la povertà fosse un dato oggettivo e ineliminabile. Talmente oggettivo da non poter essere raccontato».Il romanzo è la storia di Anna, che da una piccola esistenza borghese si ritrova a vivere per strada con la figlia adolescente. Precipitate nella realtà di un “campo” per senzatetto, il loro rapporto si incrina e il piccolo microcosmo affettivo perde il suo equilibrio. Gli abitanti di questo desolato condominio a cielo aperto sono persone comuni, imprigionate nel purgatorio delle liste per l’assegnazione di alloggi popolari, che si ritrovano a vivere in un luogo duro, difficile, senza spazi se non quelli troppo angusti di un’auto dove ripararsi, costretti ad imparare nuovamente a riconoscersi come comunità, prima ancora che come società. Un tema fondante del romanzo è, dunque, il disagio abitativo visto non solo come perdita di un “riparo”, ma soprattutto dell’identità di sé e, di conseguenza, delle relazioni sociali. I passaggi più incisivi del romanzo verranno interpretati, con l’accompagnamento di musica dal vivo, da attori non vedenti, ipovedenti e normodotati formatisi al laboratorio teatrale sperimentale diretto da Tiziana Sensi, nato da un’idea di Gerry Longo ( oggi concorrente del Grande Fratello) e Tiziana Sensi.Il non vedente diventa dunque metafora di colui che porta “alla luce” questi “invisibili” del nostro tempo. “Invisibili” fintanto che nessuno racconta di loro. Anche se ci abitano accanto. Anche se sempre più spesso sono i nostri vicini di condominio. Anche se a volte siamo noi, ma fingiamo di non saperlo.
Condominio occidentale
Condominio occidentale di Paola Musa, è un romanzo che scandaglia, attraverso le vicende dei suoi personaggi, le condizioni psicologiche, le implicazioni affettive, i nuovi scenari in cui si trovano a vivere sempre più persone nelle opulenti società occidentali. Nella prefazione al romanzo, l’on. Paolo Ferrero, allora in carica come ministro della Solidarietà Sociale, ha parlato dello stretto rapporto da sempre esistente tra letteratura e universo dei “senza diritti”, ma ha anche sottolineato, con una certa amarezza, che «oggi è la cronaca, che sia giornalistica o televisiva, a rubare spazio e scena ai grandi romanzi…come se la povertà fosse un dato oggettivo e ineliminabile. Talmente oggettivo da non poter essere raccontato».Il romanzo è la storia di Anna, che da una piccola esistenza borghese si ritrova a vivere per strada con la figlia adolescente. Precipitate nella realtà di un “campo” per senzatetto, il loro rapporto si incrina e il piccolo microcosmo affettivo perde il suo equilibrio. Gli abitanti di questo desolato condominio a cielo aperto sono persone comuni, imprigionate nel purgatorio delle liste per l’assegnazione di alloggi popolari, che si ritrovano a vivere in un luogo duro, difficile, senza spazi se non quelli troppo angusti di un’auto dove ripararsi, costretti ad imparare nuovamente a riconoscersi come comunità, prima ancora che come società. Un tema fondante del romanzo è, dunque, il disagio abitativo visto non solo come perdita di un “riparo”, ma soprattutto dell’identità di sé e, di conseguenza, delle relazioni sociali. I passaggi più incisivi del romanzo verranno interpretati, con l’accompagnamento di musica dal vivo, da attori non vedenti, ipovedenti e normodotati formatisi al laboratorio teatrale sperimentale diretto da Tiziana Sensi, nato da un’idea di Gerry Longo ( oggi concorrente del Grande Fratello) e Tiziana Sensi.Il non vedente diventa dunque metafora di colui che porta “alla luce” questi “invisibili” del nostro tempo. “Invisibili” fintanto che nessuno racconta di loro. Anche se ci abitano accanto. Anche se sempre più spesso sono i nostri vicini di condominio. Anche se a volte siamo noi, ma fingiamo di non saperlo.