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Roma, la bilancia e la schiava (Racconto della notte)


Foro dell'antica Roma. Su una pedana un battitore stava provvedendo a vendere la sua mercanzia. Aveva venduto tutti gli schiavi e il guadagno era stato abbastanza alto. Però non contento mise in vendita l'ultima merce : una bellissima schiava britanna, dai lunghi capelli biondi e dalla carnagione chiarissima. Disse : "vale una fortuna, chi la desidera deve pagare molto". E mise su di un tavolo una bilancia, e su di un piatto collocò un grosso peso. Chi di voi, sull'altro piatto verserà una somma equivalente o maggiore acquisterà la schiava. La ragazza era terrorizzata, non sapendo in quali mani sarebbe finita. Cominciaro ad avvicinarsi i compratoeri, che mettevano i loro denari, ma il piatto della bilancio col peso non si smuoveva nemmeno di un centimetro. Dopo una decina di aspiranti compratori, si avvicino un burbero mercante, dai capelli e barba bianchi, non era vecchio ma mostrava almeno dieci anni di più della sua reale età; tra l'altro aveva delle fattezze davvero raccapriccianti. Versò alcuni sesterzi (una somma enorme) e i piatti della bilancia andarono in equilibrio. "Bene", disse il battitore, "la merce appartiene al qui presente...........", ma non riuscì a terminare la frase, interrotto dalla voce squillante di un giovane, che si levò dal fondo della piazza lastricata. "voglio partecipare anch'io", disse. Il battitore replicò : "avete almeno più sesterzi del vostro precedente avversario?". "No", disse il giovane, "però in compenso posso posare sul piatto un rotolo di mie poesie" La folla scoppiò in una risata generale. In mezzo alla folla, un mecenate prese a parlare : "giovane, declama le tue poesie". Il giovane acconsentì. E ne declamò prima una, poi un'altra e così via. La folla amutolì e alla quinta poesia esplose in un applauso ed una ovazione generale. Erano rimasti entusiasti dei versi del giovane. Il Mecenate disse : giovane, porgi sulla bilancia il tuo rotolo di poesie. Così fece il giovane. Il piatto della bilancia non si mosse, pesava troppo poco per riequilibrare l'altro piatto della bilancia. Il battitore non capì. Allora il mecenate, prese il doppio dei sesterzi che aveva precedente versato il superbo e li versò accanto ai rotoli del poeta. Il piatto si abbasso di colpo e superò il peso dell'altro piatto. La schiava era di proprietà del giovane. Il battitore liberò la ragazza dalle catene, e la ragazza raggiunse il giovane, si era già innamorata di lui. "Sono di tua proprietà", disse la ragazza. "Sei libera invece", rispose il l giovane, le mie poesie e i sesterzi del mecenate ti hanno liberata facendo l'occhilolino al mecenate, che intanto si prese il rotolo delle poesie, strinse il braccio ai due giovani, che si tenevano per mano. E mano nella mano se ne andarono. FINE (racconto di fantasia, personaggi e storia inventata nessuna attinenza con la realtà).