ODISSEA : LIBRO VIII, Demodoco canta del "Cavallo di legno" Ulisse : presso tutti i popoli della terra, credimi, gli aedi meritano onore e rispetto, perchè la Musa ispira loro le canzoni di gesta: ella ama la stirpe dei cantori". Con queste parole Ulisse elogia il cantore demodoco, e lo invita a cantare e narrare la vicende del cavallo che ripieno di soldati achei, mise a ferro e fuoco la città di Ilio. Il cantore cominciò a narrare cantando. Gli achei dopo aver incendiato il campo e le baracche dove avevano alloggiano durante il periodo dell'assedio di Troia, salivano sulle navi e salpavano. Odisseo e altri guerrieri achei si erano sistemati nel ventre del cavallo, che i troiani avevano trasportato all'interno ella loro città. I pareri dei troiani erano discordanti. Alcuni avrebbero voluto distruggerlo, altri precipitarlo da una rupe affinchè si rompesse in mille pezzi, altri ancora invece chiedevano di lasciarlo sull'acropoli e farne dono agli dei affinchè si placassero. Non immaginavano nemmeno lontanamente, che così decidendo, avrebbero fatto il gioco egli achei che avrebbero distrutto ed incendiato la loro bella città. E mentre il cantore cantava di quelle terribili giornate di distruzione e fuoco, Odisseo scoppiava in un pianto a dirotto : "abbondantemente da destare pietà". Nessuno si accorge del pianto dell'eroe greco; soltanto Alcinoo scorge le lacrime di Ulisse e invita il cantore a desistere dal proseguire. Poi, rivolto ad Ulisse che ancora piange e si rattristra, gli chiede : "perchè piangi e soffri ascoltando la sorte dei danai argivi e di Ilio?" Gli chiede ancora di rivelarsi, di dire ilsuo nome, perchè in tutti i popoli ad ogni bambino che nasce viene dato un nome. Ricorda a tutti che la città dei Feaci, sarebbe stata resa invisibile dagli dei con un grande monte.E con questi interrogativi, si chiude il libro VIII
Il cavallo di Troia (Odissea)
ODISSEA : LIBRO VIII, Demodoco canta del "Cavallo di legno" Ulisse : presso tutti i popoli della terra, credimi, gli aedi meritano onore e rispetto, perchè la Musa ispira loro le canzoni di gesta: ella ama la stirpe dei cantori". Con queste parole Ulisse elogia il cantore demodoco, e lo invita a cantare e narrare la vicende del cavallo che ripieno di soldati achei, mise a ferro e fuoco la città di Ilio. Il cantore cominciò a narrare cantando. Gli achei dopo aver incendiato il campo e le baracche dove avevano alloggiano durante il periodo dell'assedio di Troia, salivano sulle navi e salpavano. Odisseo e altri guerrieri achei si erano sistemati nel ventre del cavallo, che i troiani avevano trasportato all'interno ella loro città. I pareri dei troiani erano discordanti. Alcuni avrebbero voluto distruggerlo, altri precipitarlo da una rupe affinchè si rompesse in mille pezzi, altri ancora invece chiedevano di lasciarlo sull'acropoli e farne dono agli dei affinchè si placassero. Non immaginavano nemmeno lontanamente, che così decidendo, avrebbero fatto il gioco egli achei che avrebbero distrutto ed incendiato la loro bella città. E mentre il cantore cantava di quelle terribili giornate di distruzione e fuoco, Odisseo scoppiava in un pianto a dirotto : "abbondantemente da destare pietà". Nessuno si accorge del pianto dell'eroe greco; soltanto Alcinoo scorge le lacrime di Ulisse e invita il cantore a desistere dal proseguire. Poi, rivolto ad Ulisse che ancora piange e si rattristra, gli chiede : "perchè piangi e soffri ascoltando la sorte dei danai argivi e di Ilio?" Gli chiede ancora di rivelarsi, di dire ilsuo nome, perchè in tutti i popoli ad ogni bambino che nasce viene dato un nome. Ricorda a tutti che la città dei Feaci, sarebbe stata resa invisibile dagli dei con un grande monte.E con questi interrogativi, si chiude il libro VIII