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Il perdono (racconto)


 IL PERDONO Don Marco sta celebrando, è la domenica di Pasqua.Giunto alla consacrazione, prende l'ostia e si accinge a benedirla, quando dal portone principale entra un energumeno, urlando come un pazzo. Si è cosparso di liquido infiammabile ed ha un accendino in mano.Sono attimi di terrore e panico.Don Marco poggia l'ostia sull'altare, poi guarda l'uomo cercando di capire le sue reali intenzioni.Il criminale indietreggia; l'odore acre della benzina si sparge nell'aria. Indietreggia fino ad un angolo della chiesa, vicino ad una colonna ed al fonte battesimale.La chiesa si è svuotata, rimangono in due : Don Marco, immobile vicino l'altare e il criminale, vicino il fonte battesimale.L'uomo è Carmelo La Fontana, pregiudicato per piccoli reati e furtarelli. Ha sempre vissuto di espedienti.Il criminale urla come un pazzo : “mi ammazzo, mi ammazzo”, se non mi date un posto di lavoro, giuro che lo faccio”.Continua : “ho perso tutto ormai, anche mia moglie se n'è andata coi bambini”. Non ho nulla da perdere”.“Lo stato mi deve risarcire, mi deve dare quello che mi spetta”. Le sue urla riecheggiano all'interno della Chiesa.Intanto, fuori ululano le sirene, ed in breve la chiesa è circondata da Polizia e carabinieri e mezzi di soccorso.Don Marco cerca di calmare il malavitoso, lo invita a deporre l'accendino, che si attiverà per fargli trovare un lavoro.“Prete, non ti credo, a me il lavoro non lo darà mai nessuno”. Aggiunge : “non ti avvicinare, vi conosco voi preti, dal pulpito promettete mare e monti e poi non fate nulla per la povera gente”.Don marco gli dice: lasciami avvicinare, così parleremo e troveremo la soluzione”.Il bandito accetta , in fondo (pensa) un prete tra le mani gli sarà più utile.Don Marco lentamente si avvicina, è ad un metro dal folle, che lo afferra, e gli stringe il collo con il braccio sinistro.Si siedono sul gradino di un altare laterale.Don Marco, con voce calma e suadente cerca di confortarlo con promesse di un futuro migliore,Poi, il criminale, lancia l'ultimatum : “se entro un'ora non gli sarà offerto un lavoro, qui divamperà tutto.“Mi ammazzoooo, e lo ammazzoooo” urla a squarciagola.Il Commissario da fuori gli grida che sta aspettando il magistrato per il da farsi. Prende tempo, cerca di rassicurarlo.Ma il tempo scorre velocemente, e nel frattempo Polizia e carabinieri studiano cosa fare; se eseguire o meno il blitz.Poi, tutto sembra precipitare : “il tempo è scaduto, prete recita le tue preghiere, è giunta la tua ora, è giunta la nostra ora”.Don Marco alza la testa ed un braccio e con la mano aperta pronuncia alcune parole : “Carmelo, in nome di Cristo risorto, ti perdono”.In quel preciso momento due colombi, inseguendosi e volteggiando lungo la volta entrano in chiesa.Svolazzando come impazziti, cercando e ricercando l'uscita (ogni tanto capita che qualche colombo entri in chiesa).Poi si abbassano repentinamente ad altezza uomo e questo fatto disturba il malavitoso che cerca di allontanarli col braccio destro.Don Marco ne approfitta e con un gesto fulmineo si divincola e strappa l'accendino dalla mano del malavitoso e lo getta lontano.Il folle cerca di riprenderlo, ma poi lancia un urlo straziante e si porta le mani al torace.Un fortissimo dolore e si accascia al suolo.Don Marco gli si avvicina e il bandito gli sussurra ansimante : “Prete, il tuo perdono mi ha toccato il cuore.........mi sono sentito amato per la prima volta in vita mia” e gli stringe forte la mano.Poi sviene.Don Marco lo lascia ai soccorritori che lo portano via in barella, mentre lui si avvia verso l'altare.Fuori dalla Chiesa una grande folla e l'ululare sinistro delle sirene.FINE