CIVES CANALE SUM

TERRE COLLETIVE


Terre collettive ed usi civiciIl demanio civico è compreso, tra i beni soggetti a tutela, nel T.U. 490/99 (ex Galasso) sui beni culturali ed ambientali e, conseguentemente dovrebbe essere regolamentato dalla Regione secondo gli indirizzi di tutela previsti per il suo valore e controllato in primis dalle nostre amministrazioni locali .Altre caratteristiche  sono la imprescrittibilità, la non usucapibilità e l’inalienabilità, per cui spesso, nei nostri comuni, sono nate controversie dovute alla mancanza di inventari delle terre civiche e al “possesso” incontrastato di parte di esse.Da quanto detto, essenzialmente scaturiscono, queste tematiche: la valenza ambientale dei beni civici; il cambio di destinazione di fatto, ma non legittimato, di parte di tale demanio; l’inclusione delle terre collettive in strumenti urbanistici; il possesso ritenuto in buona fede un titolo di proprietà e, perciò, la validità di atti di compravendita; le occupazioni arbitrarie e le possibili speculazioni su un patrimonio collettivo.In estrema sintesi,  se si vuole salvare quanto è rimasto del patrimonio di uso civico, per destinarlo a finalità di miglioramento della qualità della vita e di salvaguardia ambientale, è più che mai necessario definire tutte le pendenze, prendendo atto che in molti casi, di fatto, vi è stato un cambio di destinazione delle terre civiche e che, pertanto, a nulla giova sostenere mere questioni di principio. Allo stesso modo, però, non sono accettabili sotterfugi e frettolose tesi di “liquidazione” indiscriminata, anche perché impercorribili. Occorre senso della cosa pubblica e buon senso , anche alla luce di esperienze. Non esistono scorciatoie. La questione va affrontata di petto, le leggi vanno rispettate e, se inadeguate, riformate, con il concorso di tutti, tenendo presenti le istanze di cui tutti sono portatori: dalla generalità dei cittadini titolari di diritti al Comune che ne deve rappresentare gli interessi, cercando di conciliarli con iniziative privatistiche, se di stimolo allo sviluppo delle collettività; dagli operatori economici alle associazioni ambientaliste, agli enti e alle istituzioni preposti alla tutela ambientale (Ente Parco, Forestale, Regione,  Provincia, Associazione Agraria, ecc.).quindi emerge la necessità, impellente e improcrastinabile, di una “conferenza di servizio” tra gli enti interessati alla questione, per evitare soluzioni improvvisate che, spesso, aggrovigliano ancor di più la matassa. E’ necessario fare il punto sulla normativa (nazionale e regionale), sugli strumenti di inventario delle terre civiche, sui regolamenti da adottare, per ridare alle popolazioni consapevolezza dei propri diritti e per consentire l’uso razionale di un bene prezioso da conservare e consegnare alle generazioni future, anche, e soprattutto, in concomitanza della redazione  del Piano del Parco.