teatro dei tamburi

VENERDI 15 MARZO ARRIVANO I RUFUS PARTY IN CONCERTO


Con Hi-jacked to Fogville il gruppo reggiano si era rilanciato bene ma è con quest'ultima uscita che rischia di strappare il cuore alla gente. La produzione (Bunker/Esagono) è fresca e precisa (pure troppo!) e riesce a dare profondità e sfogo immaginifico ai brani dei Rufus Party.Blues ma non solo, Civilization & Wilderness è funkettone, godurioso, fottutamente non-italiano. Ed è talmente vario che chiunque troverà un pezzo da cui trarre un groove battipiedi o una strofa per cui vale la pena accendersi una sigaretta. Da parte mia, vi propongo un'altra sbrigativa lista nella quale vi citerò in rigoroso ordine alfabetico:"Bright/Slow": pezzo moooolto accattivante e languido. L'incedere serpentino della chitarra potrebbe scoperchiarvi lo scalpo a forza di su e giù. In gergo si chiama "squasso"."I Owe You Everything": non sfigurerebbe su un disco degli Eagles, e ho detto tutto."Now It's Time to Hate": inebriante, da boccali di birra per aria. Mi taglio un braccio se non vi son venuti in mente i bei tempi dei duetti di PJ Harvey e Nick Cave. Giuro che mi taglio un braccio."Poison in Your Drink": probabilmente l'apice del disco. Melanconia allo stato puro, un pizzico di odio e di amore, tutta da bere. Con un goccio di veleno, of course. "There's a Woman on the Bench": è una di quelle canzoni che partono su una rotaia diretta nel New Mexico e vi conduce alla fiesta senza farvi batter ciglio. "Walk of Fame (1)": è geniale, con quel loop di batteria e quel basso liquido che fanno da sfondo ad una voce citofonata. Per non parlare del fade out che taglia le gambe al pezzo dopo un minuto e mezzo, in pieno stile Motown."Walk of Fame (2)": dopo un introduzione atipica quanto ballabile, è tirata da far perdere la testa tra armoniche a bocca ed il gonfiore del suono d'hammond. Arrapante come una gonna che si alzaSono stato prolisso e non ho potuto fare a meno di citare tre quarti dei titoli del disco. Ma come si fa? Innamorarsi di Civilization & Wilderness è tremendamente facile, a partire dallo stilosissimo artwork fumettato fino alle liriche scritte -come Dio comanda- in un buon inglese.Quindi consiglio di non opporre resistenza e di affondare gli artigli su questo dischetto che non deve mancare nella discografia di ogni rocker che si rispetti. Anche in quella di Renzo Arbore, che ieri ha scoperto che il mercato discografico è in crisi.Buon Rock'n'Roll a tutti.