LE FIABE SONO VIOLENTE?Una mamma pone una riflessione e rispondeGiuseppe Sparnacci, Psicologo e psicoterapeutaLa mamma:A proposito di fiabe, avrei bisogno di un consiglio. Sono una grandissima appassionata di fiabe e storie di ogni genere e da piccola sono stata una grande lettrice. Adesso che ho due bambini (di 3 e 5 anni) volevo trasmettergli tale passione, ma rileggendo le fiabe che ho amato da piccola, le ho trovate a dir poco truculente: padri degeneri che abbandonano i figli o li consegnano nelle mani di orchi o streghe cannibali, uomini misteriosi che attirano i bambini per poi annegarli o farli sparire nel nulla, streghe perverse che per la loro vanità sono disposte a strappare il cuore di innocenti fanciulle, principesse malinconiche che coltivano rigoglioso basilico nel vaso dove è nascosta la testa mozzata del loro amato, e così molte altre ancora. Ci si metta poi che i bimbi di queste ultime generazioni sembrano essere ipersensibili a ogni minima vaga minaccia: il piccolo di tre anni mi chiede di spegnere la tv perché la "Dottoressa Peluche" cura un piccolo squaletto di gomma, il grande di 5 anni è terrorizzato dalle mosche, mio nipote alla stessa età non voleva vedere "Nemo" perché gli metteva ansia.... E così chiudo i miei meravigliosi libri, mi cucio la bocca che vorrebbe inventare e raccontare, e via con la "Filastrocca dei colori" 300 sere all'anno e con "Gugo che impara a fare la pipì nel vasino" per le altre 65.... Qual è la cosa giusta? E' solo questione di tempo (in fondo a me le fiabe non le ha mai lette nessuno, mi ricordo che le leggevo da sola, quindi avevo almeno 7-8 anni!)?.... Ma soprattutto è normale che siano così paurosi? Grazie di tutti i consigli e gli incoraggiamenti che ci date ogni in mese! Valentina RispostaLei, cara signora, da quel che scrive nella domanda sembra proprio che sia una brava narratrice! Sono cambiati i bambini o è cambiato il modo di considerarli da parte degli adulti? Propendo per la seconda risposta. In questi ultimi decenni si è modificato il nostro modo di guardare al mondo infantile e abbiamo cominciato ad avere paura delle loro possibili paure. La paura suscitata da certe fiabe ha spesso una funzione di aiuto. Identificandosi con il personaggio della fiaba il bambino vive quella sottile diversità che si trova tra l’essere realmente protagonista di una situazione e l’esserlo solo immaginandolo. E in questo modo la paura (che magari nasconde altre paure vissute in prima persona dal bambino) viene elaborata. Perché se è vero quello che la mamma scrive delle storie raccapriccianti rappresentate in molte fiabe, spesso nella fiaba stessa si offre una soluzione che scioglie le difficoltà attraverso un “eroe” (il protagonista stesso o un’altra figura). Come dire: ci sono situazioni difficili e paurose, ma possono essere risolte. Ci sono poi fiabe e novelle dove la materia è più leggera e le difficoltà incontrate meno terribili. Inviterei questa madre (tutti e due i genitori) a prendere in mano la raccolta di Italo Calvino (Le fiabe italiane, 1956). Lì si trova una selezione delle fiabe tradizionali che per secoli (e forse millenni) hanno accompagnato la crescita dei bambini. Un corpus di racconti molto variegato, che va dalla truculenza che descrive lei alla leggerezza di Gallo cristallo o de Le ochine. La invito a leggere questa raccolta, a leggere le fiabe ai bambini e a vedere quelle che piacciono loro. Ma senza lasciarsi impaurire dalle paure: le fiabe come ho accennato sopra sono “terapeutiche”.E poi non si cucia la bocca e racconti e dialoghi mentre racconta con le emozioni che vede dipinte sul volto e nel corpo dei suoi figli. Raccontare, inventare, scoprire le emozioni reciproche è una grande ricchezza.Giuseppe Sparnacci, Psicologo e psicoterapeuta
Le fiabe sono violente
LE FIABE SONO VIOLENTE?Una mamma pone una riflessione e rispondeGiuseppe Sparnacci, Psicologo e psicoterapeutaLa mamma:A proposito di fiabe, avrei bisogno di un consiglio. Sono una grandissima appassionata di fiabe e storie di ogni genere e da piccola sono stata una grande lettrice. Adesso che ho due bambini (di 3 e 5 anni) volevo trasmettergli tale passione, ma rileggendo le fiabe che ho amato da piccola, le ho trovate a dir poco truculente: padri degeneri che abbandonano i figli o li consegnano nelle mani di orchi o streghe cannibali, uomini misteriosi che attirano i bambini per poi annegarli o farli sparire nel nulla, streghe perverse che per la loro vanità sono disposte a strappare il cuore di innocenti fanciulle, principesse malinconiche che coltivano rigoglioso basilico nel vaso dove è nascosta la testa mozzata del loro amato, e così molte altre ancora. Ci si metta poi che i bimbi di queste ultime generazioni sembrano essere ipersensibili a ogni minima vaga minaccia: il piccolo di tre anni mi chiede di spegnere la tv perché la "Dottoressa Peluche" cura un piccolo squaletto di gomma, il grande di 5 anni è terrorizzato dalle mosche, mio nipote alla stessa età non voleva vedere "Nemo" perché gli metteva ansia.... E così chiudo i miei meravigliosi libri, mi cucio la bocca che vorrebbe inventare e raccontare, e via con la "Filastrocca dei colori" 300 sere all'anno e con "Gugo che impara a fare la pipì nel vasino" per le altre 65.... Qual è la cosa giusta? E' solo questione di tempo (in fondo a me le fiabe non le ha mai lette nessuno, mi ricordo che le leggevo da sola, quindi avevo almeno 7-8 anni!)?.... Ma soprattutto è normale che siano così paurosi? Grazie di tutti i consigli e gli incoraggiamenti che ci date ogni in mese! Valentina RispostaLei, cara signora, da quel che scrive nella domanda sembra proprio che sia una brava narratrice! Sono cambiati i bambini o è cambiato il modo di considerarli da parte degli adulti? Propendo per la seconda risposta. In questi ultimi decenni si è modificato il nostro modo di guardare al mondo infantile e abbiamo cominciato ad avere paura delle loro possibili paure. La paura suscitata da certe fiabe ha spesso una funzione di aiuto. Identificandosi con il personaggio della fiaba il bambino vive quella sottile diversità che si trova tra l’essere realmente protagonista di una situazione e l’esserlo solo immaginandolo. E in questo modo la paura (che magari nasconde altre paure vissute in prima persona dal bambino) viene elaborata. Perché se è vero quello che la mamma scrive delle storie raccapriccianti rappresentate in molte fiabe, spesso nella fiaba stessa si offre una soluzione che scioglie le difficoltà attraverso un “eroe” (il protagonista stesso o un’altra figura). Come dire: ci sono situazioni difficili e paurose, ma possono essere risolte. Ci sono poi fiabe e novelle dove la materia è più leggera e le difficoltà incontrate meno terribili. Inviterei questa madre (tutti e due i genitori) a prendere in mano la raccolta di Italo Calvino (Le fiabe italiane, 1956). Lì si trova una selezione delle fiabe tradizionali che per secoli (e forse millenni) hanno accompagnato la crescita dei bambini. Un corpus di racconti molto variegato, che va dalla truculenza che descrive lei alla leggerezza di Gallo cristallo o de Le ochine. La invito a leggere questa raccolta, a leggere le fiabe ai bambini e a vedere quelle che piacciono loro. Ma senza lasciarsi impaurire dalle paure: le fiabe come ho accennato sopra sono “terapeutiche”.E poi non si cucia la bocca e racconti e dialoghi mentre racconta con le emozioni che vede dipinte sul volto e nel corpo dei suoi figli. Raccontare, inventare, scoprire le emozioni reciproche è una grande ricchezza.Giuseppe Sparnacci, Psicologo e psicoterapeuta