IL MURO DEL PASSATO

Un film di Andrea Sbarretti

 

TRAMA

Alfredo Malpighi torna dopo 20 anni vissuti lontano dall'Italia. Il suo rientro è caratterizzato dall'incontro con i suoi vecchi amici di un tempo. Durante la permanenza nella sua città di origine scoprirà delle verità nascoste. Il ritorno nella terra natìa, rievocherà ad Alfredo antiche emozioni e sensazioni, attraverso il ricordo del passato. Sarà proprio il passato a condurlo verso la soluzione finale.

 

IL MURO

Cosa significa fare un film senza soldi. di base occorre l’ingrediente principale: l’idea. l’esperienza di qualche anno di prove, di cortometraggi venuti piu’ o meno bene, di montaggi vari, di riprese fatte con gli amici, giusto per provare la telecamera e vedere come la puoi spingere. come una macchina: devi testarla, devi capire se in curva tiene bene la strada, se col bagnato rimane ben salda sul fondo stradale. devi capire quando puoi spingere e dove puoi spingere, in quale condizione. Amici stressati da continue riprese, dai primi piani che evidenziano la loro incredibile spontaneita’ , tanto da farmi credere che i migliori attori sono la gente comune. pasolini insegna. ma e’ facile essere attori quando non c’e’ una parte da recitare.. La mia pd 170, sony, una bella telecamera per la televisione, meno adatta per il cinema, ma settata al meglio , con la giusta illuminazione, dona un look similmente (si dice similmente?) cinematografico. un aumento del contrasto con premiere (indispensabile per le sony che non hanno la gradazione del nero) ed ecco fatto. siamo pronti a fare la nostra parte di piccoli cineasti che vogliono emulare i grandi registi, quelli che mettono dentro un film tante di quelle cose che a parlarne non bastarebbe una settimana. eccoci qua, con tante idee, tanto studio, affiancati da una mini troupe a volte interessata, a volte stanca. affiancati da attori con i loro problemi, con la voglia di fare, con le loro facce strane. eh si, adoro gli attori con visi particolari. guarda un po’ leo! basta ai belli nel cinema: sono insignificanti. evviva il brutto, ci verrebbe da dire. non che siano brutti i miei attori. tutt’altro. vedi un po’ mauro, il bello e dannato. vedi maurizio, con il suo codino lunghissimo… io nemmeno a 10 anni avevo tutti quei capelli!! la vita e’ dura diceva qualcuno.. forse ero io. ma egualmente vale la pena di viverla, di combaterla fino all’ultimo, di mangiarsela. perche’ mangiare e’ la cosa piu’ bella del mondo. non a caso c’e’ una similitudine tra il cibo e l’eros.

 

CONTINUA...

Le donne, straordinariamente affascinanti. tutte. tutte. nessuna eslcusa. qualcuna anzi si. quelle piu’ belle. quelle che hanno da dire solo quello che non sono.  il muro del passato cosa centra con tutto cio’? direte voi? per quelli che hanno resistito a leggere finora, che non hanno mollato dopo 10 secondi (si  calcola che l’attenzione media di una persona nei confronti di un’altra che le sta parlando e’ di circa 10 secondi, dopodiche subentra la noia), per quelli che hanno resistito, dicevo, posso dire che il muro del passato e’ la morte. eh  eh.. lo dico in mezzo al discorso. bisogna estrapolarlo il concetto, sudarlo. troppo facile se lo metto all’inizio, dove tutti lo leggono e pensano che leggere il resto sia superfluo. o alla fine, quando lo spettatore medio cerca il finale, appunto, credendo che tutto il resto sia poco importante. in molti dicono che se un film ha un bel finale e’ bello. cazzate. il film deve essere bello tutto. se vogliamo essere anticonformisti fino in fondo, diremo che il finale, deve essere spento. finire cone e’ iniziato senza sussulti. diffido dei finali con colpi di scena. mi danno l’impressione come se il film  quando finisce, finisce la vita. la vita continua, lentamente, distrattamente ma continua. percio’ il finale deve essere lieve, con la possibilita’ di far immaginare allo spettatore cosa succedera’ dopo. i protagonisti cosa faranno una volta finito il film? questo lo spettatore deve chiederselo. il protagonista continua a vivere, al di fuori del film. nessuno sa cosa fara’, ma continua a vivere. come noi. viviamo ma nessuno sa cosa facciamo. tranne gli amici e le persone che ci stanno vicine. cosi’ loro. continuano a vivere lontano dagli schermi. un po’ come la vita dopo la morte. si continua a vivere, ma non sotto i riflettori. da un’altra parte. in un altro stadio. non di calcio. il muro del passato rappresenta cosa c’e’ aldila’ della vita, se c’e’ qualcosa. chi lo sa. chi e’ alfredo malpighi? chi sono io. reicarnazione. vita. morte. inferno, paradiso. inverno. inverno ed inferno hanno una somiglianza troppo marcata per essere due cose diverse. forse nell’inferno fa freddo? ma non si diceva il contrario? chi ce le spiega ste cose? simona ventura con i reality show? maria de filippi? vogliamo parlare di cose interessanti in tv o sentire sempre le stesse cazzatone? vogliamo corteggiare qualcuno? si e’ giusto corteggiare, ma non mettersi in fila. uno dei tanti. delle tante. un po’ di muro del passato farebbe bene a codesti. morire e poi rinascere. e della sofferenza cosa vogliamo dire? nel muro del passato si soffre. alfredo malpighi e’ un infelice. quante persone sono infelici in questa societa’ arida? perche’ considerarle alla stregua di indegni di esistere? oggi dobbiamo apparire sempre felici. questo e’ fondamentale: pena l’esclusione. il passato e’ fondamentale, la storia. la maggior parte di noi vede le bandiere dell’italia il 4 novembre e non ne conosce il motivo. dico il 4 novembre perche’ in quel giorno io sono nato. prima guerra mondiale. il piave mormoro’, non passa lo straniero. le truppe italiane schiacciate dagli austriaci si ritirano al di qua del piave. diluvia. arrivano gli austriaci ed il piave si ingrossa. una piena li costringe a fermare l’avanzata in territorio italiano. gli italiani recuperano le forze nei giorni di piena, si riorganizzano e danno sulle “recchie” agli austriaci che  il 3 novembre si ritirano. il 4 novembre viene firmato l’armistizio. la prima guerra mondiale e’ finita.

 

PROIEZIONE FILM RAGIONERIA

Una stupenda struttura quella dell’Auditorium dell’Istituto di Ragioneria , la Scuola Superiore situata in viale Trieste, che ci ha ospitato per la proiezione de “Il muro del passato”. Il pubblico era composto da circa una settantina di ragazzi che stanno svolgendo un corso per il servizio civile, che gli darà la possibilità di inserirsi, nel mondo del lavoro. Molto buona l’accoglienza da parte loro e da parte dei docenti, che hanno creduto utile far vedere e parlare di questo film. Fautore di questo incontro è il giornalista Massimo D’Antonio che ha presentato il film e che ha invitato i ragazzi ad una discussione alla fine della proiezione. Quello che è emerso e che D’Antonio vuole mettere in evidenza a livello critico, è l’inquietudine che si respira nel film. Questo stato d’animo è da riferirsi secondo lui, ad una profonda crisi della società ternana. La conca, una volta materna ed ospitale, diviene oggi una terra arida, dove il protagonista Alfredo Malpighi, non vuole vivere, dove ritorna ma non trova l’habitat giusto per viverci, tanto da decidere di non restare. Preferisce tornare nella sua vita fatta di solitudine e di non certezze, piuttosto che rimanere nella Terni, sua città natale. Fin dall’inizio del film, Terni viene identificata come città dove si svolgerà la vicenda. Una Terni vista come non-luogo, come deprivata di vita. Tutto il film sembra aleggiare in una atmosfera quasi irreale, sospesa. Ovattata. D’Antonio coglie questo aspetto e coglie le figure grottesche dei personaggi, che , come lui dice, sembrano quasi vergognarsi di recitare. Sono personaggi cupi, che stentano a parlare, che non hanno nessuna possibilità di suscitare simpatia, se non per contrasto. Non può suscitare simpatia Santiago, che definisce le donne tutte puttane, secondo un luogo comune di chi ha sofferto per una donna e non riesce a fare distinzioni.

 

VITA QUOTIDIANA

Sono le piccole cose che accadono ogni giorno a dare significato al nostro esistere. Quei piccoli gesti quotidiani ci rendono felici o meno. Non sono i grandi eventi che ci rallegrano: o meglio, lo fanno, ma il persistere di tale gioia è limitata ad un certo periodo di tempo. Un mese? Un giorno? Poi la gioia finisce. Si assuefa a se stessa. Mentre rimane il benessere (ecco, così possiamo chiamarlo) che ci viene trasmesso dai quei brevi momenti che a volte inconsapevolmente viviamo. Non ce ne rendiamo conto, ma stiamo bene. Quella piccola cosa ci fa stare bene. Bere un caffè caldo in una fredda giornata d’inverno. Caldi, dentro un bar, mentre fuori piove. Questo io voglio rappresentare. Il quotidiano, quello che attraverso uno sguardo, una sensazione, un momento, un odore, ci provoca un’emozione. La gente ha bisogno di commuoversi. Le emozioni mancano. Siamo frigidi. Ed ecco allora il recupero di quegli istanti nascosti, inconsci che danno quel sapore autentico alla vita. 

Nei miei film io cerco di riportare in pochi frame, in un abbassare gli occhi, in un sospiro, la condensazione di quello che il protagonista sta provando. E’ questo il cinema secondo me. Non servono sparatorie, ritmo esagerato. Serve la verità, la naturalezza. Ed ecco compiersi il film. A volte penso che fare un film sia facilissimo. Basta raccontare la vita quotidiana. Vita. Nient’altro che vita, come la viviamo tutti i giorni.

 

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IL MURO DEL PASSATO

Post n°43 pubblicato il 20 Febbraio 2008 da ilmurodelpassato

TRAILER

 

IL MURO DEL PASSATO

Durata: 86 minuti

Genere: Drammatico

Regia, riprese, montaggio, fotografia : Andrea Sbarretti

Attori: Leonardo Laurelli, Mauro Cecchi, Maurizio Penconi, Katiuscia Taddei, Remo Romani, Graziano Giacchetti, Flavia Buemi, Roberto Casani, Gennaro Visconti, Marco Piombi, Vincenzo Falco, Pierluigi Bernardini, Ramona Paletti, Giordano Sbarretti.

Musiche: Fabio Tozzi, Davide Francescangeli, Carlo Ruggiero.

Trama: Alfredo Malpighi, un cinquantenne, torna nella propria città dopo 20 anni di assenza. Il motivo del suo ritorno sembra essere la ricerca di una donna appartenuta al suo passato.

FILM INTERO

1° tempo

2° tempo

 

www.andreasbarretti.it

 

 
 
 

Ciao Remo

Post n°41 pubblicato il 29 Giugno 2007 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

5 ottobre 2010 - Remo Romani ci ha lasciati.

Un bravo attore, da me definito il Mastroianni di Terni, vista la sua rassomiglianza. Ma soprattutto un grande uomo. Ci mancherai.

 
 
 

IL MURO  su Teleterni

Post n°40 pubblicato il 22 Giugno 2007 da ilmurodelpassato

IL MURO DEL PASSATO, il 3 LUGLIO alle ore 21 andrà in onda su Teleterni (il primo tempo). Il secondo tempo andrà in onda il 10 LUGLIO alla stessa ora. 

Ogni venerdi e domenica successivi alla visione, ci sarà la replica alle ore 00.30.

IL MURO DEL PASSATO (2007) realizzato da Andrea Sbarretti, è un film autoprodotto della durata di 86 minuti. Nel dvd in vendita ed a noleggio, è presente una ampia sezione dedicata al backstage ed alle interviste. Il film parla di un cinquantenne che torna nella propria città, dopo 20 anni di assenza. Il genere è drammatico, con risvolti noir. Alcuni critici lo hanno paragonato al cinema francese, con pochi dialoghi e silenzi carichi di atmosfera. “ Silenzi e sotto, Terni che scorre e vista così non sembra nemmeno lei. Affogata in un’atmosfera surreale, quasi, ovattata nel silenzio della finzione. Qui si muovono i protagonisti di un ritorno, quello di Alfredo Malpighi, che ritrova i suoi amici e cerca di ritrovarsi.”(Antonella Marietti – RAI3). “ Un film drammatico che da spazio alla vita di tutti i giorni: un noir che lascia più vie di fuga, libera interpretazione allo spettatore.” (Roberta Falasca – Corriere dell’Umbria). “ Insomma una sorta di viaggio a ritroso. Di ricerca del tempo perduto. Dove il presente viene sommerso dalla pioggia di ricordi che ogni angolo, ogni strada riescono ad evocare nell’immaginazione del protagonista”. (Umberto Giangiuli – Il Messaggero).

 
 
 

Proiezione Ospedale

Post n°39 pubblicato il 06 Giugno 2007 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

Nella foto Andrea Sbarretti, il giornalista Alberto Tomassi ed il direttore generale dell'Ospedale, Dr. Gianni Giovannini.

Prossime proiezioni

Giovedi 7 giugno ore 15.45 Istituto per Geometri (Viale Trieste).

Teleterni (da fissare la data esatta)

 
 
 

Proiezione "IL MURO DEL PASSATO"

Post n°38 pubblicato il 21 Maggio 2007 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

31 maggio ore 14.30

Sala Conferenze Azienda Ospedaliera "Santa Maria" di Terni.

Presenta l'incontro il giornalista dott. Alberto Tomassi.

Interviene il Direttore Generale dell'Azienda , dott. Gianni Giovannini.

Nella foto, la copertina del film, a noleggio a Cinecittà Video (Via della stazione) e Self Video (zona Piazza Dalmazia)  e disponibile in forma gratuita presso la Bibliomediateca (sez. Fonoteca) TERNI.

 
 
 

RAI 3 servizio sul film

Post n°37 pubblicato il 06 Aprile 2007 da ilmurodelpassato

Il servizio andato in onda su RAITRE onda il giorno 31 Marzo 2007 alle ore 12,25.

 
 
 

Intervista su RAI 3

Post n°35 pubblicato il 29 Marzo 2007 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

Intervista ad Andrea Sbarretti da parte di RAI 3 che verrà mandata in onda il giorno 31 Marzo 2007 alle ore 12,25 all'interno del programma TGR IL SETTIMANALE (Foto Laurelli Ivan)

 
 
 

Foto della prima proiezione del film

Post n°34 pubblicato il 29 Marzo 2007 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

Presentazione delle due serate del regista Adrea Sbarretti e di tutto il cast da parte del noto giornalista Claudio Contessa

(Foto Laurelli Ivan)

 
 
 

Foto della prima proiezione del film

Post n°33 pubblicato il 29 Marzo 2007 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

Grande affluenza alla prima proiezione del film

(Foto Laurelli Ivan)

 
 
 

PROIEZIONE DEL FILM

Post n°32 pubblicato il 08 Marzo 2007 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

23 e 27 marzo ore 21

presso LA SIVIERA in via carrara 2 (ex carcere) - TERNI

Con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Terni.

L'evento è organizzato da BLOB.LGC.

 
 
 

foto backstage

Post n°30 pubblicato il 14 Novembre 2006 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

Gennaro Visconti alle prese con il doppiaggio

 
 
 

foto backstage

Post n°28 pubblicato il 14 Novembre 2006 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

Roberto Casani discute con il regista Andrea Sbarretti su come eseguire la prossima scena

 
 
 

foto backstage

Post n°27 pubblicato il 14 Novembre 2006 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

Laurelli Leonardo e Casani Roberto

 
 
 

Sbarretti e Laurelli

Post n°25 pubblicato il 18 Ottobre 2006 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

Piediluco in Piazza

 
 
 

PIEDILUCO

Post n°24 pubblicato il 18 Ottobre 2006 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

Lago di Piediluco  (foto Ivan Laurelli)

 
 
 

LEONARDO LAURELLI

Post n°23 pubblicato il 25 Settembre 2006 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

Il protagonista del film (che vediamo durante una scena) è stata una scoperta del regista. Non aveva mai recitato, ma il suo volto "neorealista, felliniano" e il suo modo di recitare, ha affascinato Sbarretti che lo ha voluto nel film. Laurelli ha già ricevuto alcune proposte, per lavorare in altri film.

 
 
 

CASA DI DISTRIBUZIONE CERCASI

Post n°22 pubblicato il 14 Settembre 2006 da ilmurodelpassato

Cercasi casa di distribuzione per il film.

 
 
 

IL MURO DEL PASSATO - trailer

Post n°21 pubblicato il 04 Agosto 2006 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

 
 
 

Leo, katiuscia, Andrea E Luca

Post n°18 pubblicato il 09 Giugno 2006 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

Per contattare l'autore

ILMURODELPASSATO@LIBERO.IT

tel. 328 3584608

 
 
 

Leo ( a destra) ed Ivan

Post n°16 pubblicato il 09 Giugno 2006 da ilmurodelpassato
Foto di ilmurodelpassato

Padre e figlio: Leonardo Laurelli ed Ivan Laurelli (scenografo e fotografo all'occorrenza) in una pausa .

 
 
 
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INFO


Un blog di: ilmurodelpassato
Data di creazione: 28/11/2005
 

UN FILM A COSTO ZERO!

Il muro del passato è fatto a costo zero. Girato con la Sony DVCAM, audio in presa diretta con microfono a giraffa. Il film è lento, difficile, vogliamo dire ..impegnato? E' strutturato a strati; in ogni strato c'è un significato, nascosto o visibile.

 

INTERVISTA AD ANDREA SBARRETTI

a cura di Sara Todini. 

T- La prima domanda che uno spettatore vorrebbe fare è: di cosa parla il film, IL MURO DEL PASSATO?

S- La trama spicciola è che il protagonista, Alfredo, ritorna dopo 20 anni di assenza dall’Italia: altro non riesco a dire, visto che lo svolgersi della storia non è lineare e trova il suo punto forte proprio nel non dare punti di riferimento agli spettatori, che specie nella prima parte devono faticare a tenere il filo.

T- E’ quindi un film impegnato?

S- Certamente non è un film facile da capire, quindi non un film per chi vuole passare 2 ore in allegria.

T- Come lo puoi definire? Un giallo?

S- Visto che la componente principale del film è il mistero, potrei definirlo un noir.

T- Un noir, quindi un film “nero”, scuro, dove è facile perdersi e non capirne il significato?

S- Non direi. Io reputo gli spettatori sufficientemente intelligenti per capirne i significati più profondi, non soffermandosi solo sugli aspetti superficiali della trama, che io più volte ho ribadito, non conta. Io ritengo che ogni spettatore debba costruirsi il proprio film in testa, difatti lascio molte scappatoie, molte vie d’uscita, per interpretare soggettivamente il racconto. Non dico tutto, lascio che venga immaginato. Odio i film che ti incanalano nel binario che vogliono e che ti spiegano tutto.

T- Già il titolo appare misterioso. Il muro del passato. Perché questo titolo?

S- Sono fermamente convinto che il passato di ognuno di noi sia fondamentale a tracciarne il futuro. Il passato non va dimenticato. A tutti noi sarà capitato di ricordare un episodio magari della nostra infanzia, all’apparenza banale, che però, inconsciamente, rappresenta, se decifrato, una chiave di lettura del nostro io.

T- Parli di inconscio, quindi irrazionalità.

S- I comportamenti spesso sono irrazionali: io credo che nei più riposti meandri della nostra mente, ci sia una parte preposta al ricordo, alla condizione onirica, che tratta i sogni come fossero realtà. E non è perciò difficile ipotizzare che questa parte sia quella ultraterrena, quella che potrebbe dare una spiegazione alla vita dopo la morte.

T- Nel film si parla di vita dopo la morte?

S- Si, seppur a tratti, si fa riferimento a ciò che potrebbe esserci. Del resto il muro del passato è la morte. Chi oltrepassa il muro va nell’aldilà

 

COM'È NATO IL MURO DEL PASSATO

Un paio di anni fa circa, forse tre, in una giornata di tardo autunno (amo l'autunno), sapendo dell'esistenza di un convento diroccato non lontano da casa mia, provai a cercarlo. Non fu facile trovarlo, poichè c'erano rimaste veramente poche traccie di esso: solo quattro mura semidistrutte. Entrai al suo interno e lì ci fu la visione. Scritte datate 1950, appartenute a persone del luogo, che conoscevo, ora adulte.

Trovare una testimonianza così  reale, così tangibile, mi provocò una forte emozione e da lì mi riproposi di scrivere, un giorno, un film che parlasse del passato, di ciò che c'è stato prima di noi. Il muro del passato è quello: quelle pareti di un ex convento posto nel cuore di un bosco, irraggiungibile dai più, nascosto, come volesse celare per sempre quelle scritte, quel passaggio di uomini, alcuni scomparsi, che continuano a vivere in quel non luogo. E così ho immaginato che quel muro potesse dividere il presente dal passato, la vita dalla morte, tanto da poter far rivivere, in qualche modo, le persone decedute. E da lì è nata la frase .. ogni persona che abbiamo conosciuta, a cui abbiamo voluto bene, ci parla, possiamo ascoltare la sua voce. E' come dire che esite la possibilità di una reincarnazione. Tutto ritorna prima o poi, recita la frase dominante del film.. magari sotto forma diversa... e quindi si avvalora il fatto, che la forma diversa potrebbe significare sotto un altro corpo, sotto un'altra veste. Quindi reincarnato.

La posizione elevata rispetto alla piana circostante, dona un distacco, un guardare dall'alto tipicamente divino. Ma sotto, poco distante, scorre inesorabile la vita, fatta di automobili, traffico e caos, che ci riporta, malgrado la nostra reticenza, alla quotidianità delle cose.

 

SEMPLICEMENTE UOMINI

In effetti raccontare storie attraverso immagini, suoni, parole è l’esperienza più affascinante che esista. L’inquadratura, la ricerca della prospettiva. La sola inquadratura parla. Dice mille cose: la posizione degli attori. Venti centimetri più a destra, cambiano totalmente il significato di quel momento. Sono esagerato? Perfezionista? Non lo so, ma so che ogni singolo fotogramma deve essere bilanciato. Un tanto a sinistra, un tanto a destra. Anche un’inquadratura spostata tutta da una parte può avere un suo equilibrio. Dipende. Mi piacerebbe un giorno fare un film senza dialoghi ne musica. Solo inquadrature. La purezze delle forme. La genuinità di ciò che ci circonda. Non serve altro. Solo immagini. Il cinema è immagine. Onde siccome suole, ornare ella si appresta, dimani al dì di festa, il petto e il crine. Non è reato la bellezza pura. La civetteria? No. Solo questione di bellezza interiore, quella rappresentata dall’immagine virtuosa. Il cinema deve necessariamente parlare attraverso immagini originali. No alle solite inquadrature a mezzo busto, standard. Da telegiornale. Siamo forse giornalisti, inviati, cronisti? Curare la fotografia, fino alla pazzia. Colori irreali. Perché no. Nero intenso. In cinema è nero. E’ noir. A me piace il genere noir. Non definito. Esitante. Che non emerge. Rimane lì. Cosa narra questo film? Bo? Non sono riuscito a capire di cosa parla questo film. Succedono delle cose ma non ha una trama. E mi ripeto. Come la vita. Avete mai visto una vita che ha una trama? Accadono delle cose. Punto. Oggi vado al cinema. Domani incontro una ragazza. Dopodomani faccio l’albero di natale. Sia come sia. Il mio cortometraggio che non racconta nulla. E’ lì. Pezzi di mia vita. Veri e fasulli. Storia di vita quotidiana. Realmente accaduti. Rubati. Rubati ad altre persone, riprese di nascosto. Anche questo è raccontare. Andare verso un’altra destinazione, non quella banale del cinema odierno. Inventiamo nuovi linguaggi. Nuove storie. Amore, soldi, sesso. Sparatorie, poliziotti, fuorilegge. Ed ancora.. omicidi, tradimenti, investigatori, poliziotti rudi ma buoni. E basta. Clint Eastwood ha già sviscerato questo concetto da anni. Bravissimo. Ci mancherebbe. Sergio Leone. Il buono il brutto il cattivo. Le abbiamo già sentite ‘ste storie. Registi di Hollywood, con in tasca miliardi per fare un film e spremetevi le meningi, cazzo! O dobbiamo essere noi giovani autori ad inventare qualcosa di nuovo? Va bene. Perfetto. Dateci la distribuzione allora, case produttrici del kaiser. Ma chi lo va a vedere un film di un giovanotto? Provateci almeno? Fategli la pubblicità come la fate al Signore degli anelli o a King Kong. Due dei film più brutti della storia del cinema. La gente ha sete di idee. Di emozioni. Dategliele. Cambiamo rotta. Cinema indipendente. Pochi soldi, poche spese, tanti contenuti. Immagini più sgranate, artefatti, audio non perfettissimo registrato con un Sennheiser sgangherato, ma buono. Non dolby surround, certo. Non catastrofi, astronavi, incidenti tra autotreni che saltano, non alieni o roba del genere. Ma uomini. Semplicemente uomini che vivono la loro vita di merda.

 

COSA BUONA E GIUSTA

Evidentemente è cosa buona e giusta e fonte di dovere ricercare un proprio stile narrativo. Non assuefarsi a modelli classici. Credo non serva seguire uno sviluppo base di film a pellicola. Siamo poveri, economicamente parlando, perciò facciamo di necessità virtù. Dolly, binari, carrelli, non ce li abbiamo. E dove lo carico un dolly? Ci serve un autotreno. Sulla mia angusta 156 ci entra a malapena una borsa con la telecamera e cavalletto. Figuriamoci. Anzi. Figuramose. In dialetto; viene meglio. Inquadrature fisse. Beh, che c’è di male. Almodovar non usa quasi per niente i movimenti di macchina. Un film a basso costo. Facile a dirsi, meno facile trovare persone che ti seguano. Poveri noi. Povero me, autore del film, scritto e diretto, come scrivo nei titoli. Non regista. Parola troppo grossa. Troppo grossissima. Mi piace mettere degli errori a volte. Troppo Grossissima. Come dire, grossissimissima. Regista. Boom! Che parola grossa per un ragazzo che da qualche anno ha la presunzione di fare film. Che ci prova perlomeno. Regista, anzi reggista. Suona meglio. Il regista di matrimoni. Ecco. Quello siamo, noi registi …ops, che ho detto. Mi sono autodefinito regista . Non sono un regista, forse un reggista. Di matrimoni, esatto. Ne ho fatti di matrimoni. Qualcuno. Tanto per allenarmi. Bel look, belle inquadrature. Color correction. Poi gli sposi guardano altro. E chiamano i fotografi che con le loro “braciole” di telecamere spallari fanno servizi a mò di telegiornale.  Manco a dirlo. Che sballo. Che tristezza. Ecco spiegato il motivo per cui nessuno vuole andare mai a casa dei novelli sposi. Perché dopo si è costretti a vedere il filmato del matrimonio. Triste, che ti fan venire voglia di non sposarti mai. Di rimanere zitello. Zitella. Sono in aumento le zitelle, lo sapete? Io ho una mia spiegazione ma ve la risparmio. Bellocchio, dicevamo. Un grande . Castellitto. Un mostro sacro. I nuovi attori chi sono? Gabriel Garko. Scamarcio. Scamarcio? Ma che roba è? Un formaggio?