Mala tempora currunt

Un napoletano a Parigi


La notizia era nota, il classico segreto di pulcinella, visto che c'é di mezzo un napoletano.Fabio Cannavaro, nato a Napoli nella stessa settimana in cui si festeggia San Gennaro, riporta il pallone d'oro in Italia 12 anni dopo il trionfo di Roberto Baggio.Il premio va ad un giocatore, ma non c'é dubbio che questoriconoscimento sia andato a premiare l'intera squadra azzurra-di cui lui era capitano- per la memorabile impresa estiva in terra tedesca.Grazie a quelle 7 partite perfette, giocate al centro della difesain tandem con un impeccabile Materazzi, davanti alla portadell'insuperabile Gigi Buffon; con loro 2 e con tutti gli altrigiocatori della rosa mondiale, oggi divide moralmente il prestigioso riconoscimento.Fino a quel momento la stagione dello stopper bianconero infatti,era stata in linea con quella del suo club: un irresistibile inizio(ininfluente ai fini della decisione sull'assegnazione del palloned'oro in quanto si sta parlando di partite giocate nell'anno solare 2005), al quale é seguito un lungo passaggio a vuoto, costato l'umiliante eliminazione in Champion's League ad opera dell'Arsenalnei quarti di finale e la sfiorata rimonta in campionato da parte del Milan.Fin lì, non c'é dubbio, il pallone d'oro sarebbe finito altrove.A Barcelona per esempio, a premiare il protagonista degli spot Nike.Ma il calcio non é (ancora) uno spot, ed il bluff viene scoperto unmese dopo in Germania, dove Ronaldinho da il meglio di sé neicorridoi dell'hotel sede del ritiro brasiliano.Sul rettangolo verde invece, nessuna traccia né di lui, né del suo Brasile, eliminato prima ancora di riuscire a rendersene conto.L'Italia, dal canto suo, travolta dallo scandalo calcioPoli, sipreparava alla inesorabile disfatta.Già in passato un altro napoletano, quando l'Italia era destinata a sicura sconfitta, prese in mano la situazione.Nel 1917, dopo la rotta di Caporetto, fu il napoletano di nobilecasato spagnolo Armando Diaz, a guidare la strenua difesa italianasul Piave fino alla insperata ma meritatissima vittoria.Mutatis mutandis: dalle trincee del fiume Brenta e del monteGrappa alle aree di rigore di Kaiserslautern e Dortmund finoall'OlympiaStadion di Berlino o alla Vittorio Veneto di allora.Sempre nello stesso modo, con coraggio e sacrificio senza svolazzio ghirigori, ma col pugnale fra i denti: una nazione alle corde siaffida al proprio leader partenopeo per battere i nemici interni egli sprezzanti avversari esterni.Il trionfo finale nella grande guerra venne sintetizzato nelle sue parole contenute nel bollettino della vittoria che riecheggeranno nella scorsa estate quando il telecronista di SKY Fabio Caressa, ispirato come non mai, si ergeva a testimone della storia sportiva.Ora come allora, non mancarono coloro che si auguravano diassistere alla disfatta italiana, pressappoco per le stesse ragioni.Un tanto peggio, tanto meglio che consentisse di cavalcare unoscenario politico maggiormente funzionale ai propri interessi che sisarebbe avuto in caso di sconfitta.Prima della partenza, in omaggio ad un furioso moralismo masochista, Fabio Cannavaro non avrebbe neppure dovuto essere chiamato in nazionale per colpa di un filmato che lo riprendeva ai tempi di Parma mentre gli veniva praticata una flebo negli spogliatoi, in seguito venne nuovamente messo all'indice per una sua intervista dove parlava (bene) di Luciano Moggi.Ma Cannavaro non era il solo giocatore da lasciare a casa: Buffonera indegno dell'azzurro in quanto accanito scommettitore, mentreMaterazzi non doveva essere convocato per via dei suoi comportamenti violenti tanto che la sua esclusione dalla nazionale veniva richiesta a gran voce ogni qualvolta si rendeva protagonistadi episodi discussi.Il CT Lippi invece, era da cacciare in quanto coinvolto in calcioPoliattraverso l'operato del figlio (procuratore GEA): una singolareinversione di ciò che stabilisce il talmud.Durante le partite del mondiale una larghissima parte dei tifosisi augurava un'eliminazione, affinché i giudici chiamati ad emetterele sentenze su calcioPoli usassero la mano pesante sui clubs coinvolti.A coppa del mondo vinta, naturalmente, erano tutti nelle piazzea festeggiare, ed anche i pennivendoli di ogni ordine e gradoerano tutti saliti con estrema nonchalance sul carro del vincitore.Il traditore in questo 8 settembre calcistico?Lui, Cannavaro.Già lo era per gli interisti e lo divenne anche per gli juventini.Il suo tradimento consisteva nell'aver seguito il tecnico Capello alReal Madrid (che nel frattempo gli aveva proposto un sontuosoquadriennale) anziché rimanere in B pesantemente penalizzatoe con un futuro affidato alla gestione di Lapo Elkann....Cannavaro traditore? Non direi proprio.Io me lo ricordo nell'aprile 1998 mentre usciva dal Tardini dopo uninutile partita Parma-Napoli, abbracciato all'altro scugnizzo, ilportiere Pino Taglialatela, entrambi in lacrime per la matematicaretrocessione in B della squadra partenopea.Cannavaro era stato ceduto dal Napoli ai biancocrociati 3 anniprima, appena 22enne, per scongiurare il fallimento della società.Dopo che aveva fatto tutta la trafila nelle squadre giovanili edopo aver assistito durante i mondiali del 1990, come racattapalle,ad una semifinale Italia-Argentina: una partita in cui una squadrasenza cuore né anima (che un altro uomo del sud, lo spiritatoSchillaci, aveva tentato da solo senza successo di riscattare), sisquagliò dal dischetto al cospetto di Maradona.Oggi, nel suo giorno, i francesi rosicano ancora una volta; poco male: ci sono abituati, come cantava Paolo Conte. Houillier, Platini, Wenger, Papin o Domenech dicono la loro e le parole in libertà che giungono d'oltralpe ribadiscono concetti già sentiti.Guy La Motte disse qualcosa di simile a proposito dell'Italia e degliitaliani ma, purtroppo per lui, quelli erano altri tempi e delle vocidal sen fuggite si era chiamati a render conto.Tanto più che anche allora l'Italia disponeva di un altro grandissimo difensore napoletano in forza agli spagnoli.Si chiamava Ettore Fieramosca...