Mentre il programma della serie A per la 14° giornata propone match del calibro di Livorno-ChievoVerona ed Ascoli-Catania, domani si giocherà, allo stadio Luigi Ferraris, Genoa-Juventus: il vecchio balordo torna ad affrontare la vecchia signora circa 11 anni e mezzo dopo il loro ultimo, drammatico, incontro.Biglietti esauriti e record d'incasso per lo stadio genovese,mercé di una partita che il popolo della Nord ha sognato alungo di rivedere, ovviamente in serie A, mentre i tifosi bianconerigiammai avrebbero immaginato di rigiocare questo match fra i cadetti.Scenderanno sul green di Marassi qualcosa come 38 scudetti:quasi quanti ne mette assieme l'intera serie A dopo il terremoto estivo.Saranno presenti domani anche 2 protagonisti di quella ultima,impari tenzone: si tratta del francese Didier Deschamps, oggiallenatore della squadra torinese e ieri ragionatore delcentrocampo juventino ed Alex Del Piero, allora alla sua primastagione in bianconero.Il campionato era quello 1994-95 ed il Genoa si dibatteva -tanto per cambiare- nei bassifondi della classifica, quando, a 3 giornate dalla fine, ospitò una Juventus che, dal canto suo, stava per tornare alla vittoria dello scudetto dopo un'astinenza durata 9 anni.Per quella stagione era appena stata introdotta la novità dei 3 punti per vittoria: una modifica regolamentare che costò carissima alla squadra rossoblu.C'erano grandi novità anche in casa bianconera, visto che la proprietà aveva appena deciso di voltare pagina (spedendo il Trap in Germania e Boniperti in pensione), scegliendo di affidarsi alla Triade.Come allenatore venne scelto Lippi, ex-tecnico dal Napoli con una lunga gavetta alle spalle.La squadra era preparata -atleticamente e non solo- dalla premiata ditta Agricola-Ventrone.All'andata un goal-fantasma segnato all'ultimo minuto del terzinodella under '21 campione d'Europa Fabio Galante, permise alGenoa di tornare con un pareggio dalla impossibile trasferta torinese.Alla gara di ritorno, il Genoa sembrava presentarsi in formamigliore: dopo la vittoria nel derby, il grifone riusciva a tornare conun punto dalla insidiosa trasferta parmigiana contro la squadra di Nevio Scala (seconda in classifica e grande avversaria stagionale della Juventus).Tutto questo mentre la Juve crollava in casa contro l'imprevedibileLazio, allora allenata dal nemico di sempre Zdenek Zeman.Cosi' furono 40.000 i tifosi genoani che affollarono gli spalti di Marassi, quando, durante una sera di sabato (la Juve era impegnata il mercoledì successivo nella finale di coppa U.E.F.A. contro il Parma), arbitrate da Collina, Genoa e Juventus si trovarono di fronte per l'ultima volta in campionato.Il Genoa riuscì a resistere, in qualche modo, per tutto il primotempo, ma a far temere il peggio nell'intervallo non fu tantol'enorme e ben noto divario tecnico esistente fra le 2 compagini,quanto la determinazione con cui alcuni giocatori e l'allenatorebianconero avevano approcciato l'impegno.GianLuca Vialli fu il migliore in campo; e pensare che ilfischiatissimo ex-sampdoriano, approdato a Torino dopo lasconfitta in finale di CoppaCampioni contro il Barcelona, sembravaun giocatore finito: escluso dalla nazionale da Sacchi a soli 27 annie con il Trap che lo utilizzava a centrocampo; ma la suaresurrezione arrivò proprio in quell'anno grazie ad unapreparazione fisica che Zeman indicò spesso in seguito a scopo esemplificativo.In panchina si agitavano come indemoniati l'allenatore Lippi (unacarriera interamente spesa in blucerchiato) ed un giovanissimo AlexDel Piero, proveniente del Padova (squadra in lotta con il Genoaper evitare il quartultimo posto e la conseguente retrocessione).Finì 4-0 per una Juventus straripante e volutamente maramalda,ma il calvario rossoblu era ben lungi dall'essere finito e continuòcon accenti da tragedia greca.Si rimise in corsa vincendo 3-0 sul Foggia, ed andò a Padova adisputare la partita che valeva l'intera stagione contro la sua unicadiretta concorrente per la salvezza, visto che la precedeva in classifica di 3 punti.Quando il più sembrava fatto, con il risultato 1-0 a proprio favore, il terzino sinistro rossoblu GianLuca Francesconi si fece cacciare per uno stupidissimo fallo di reazione.Un suicidio in piena regola: 5 minuti dopo, proprio da sinistra,partì il cross che, spizzato di testa dal giocatore più basso fra i22 in campo, terminò in rete per l'1-1 finale.Nell'ultima giornata il Genoa affrontò un Torino che non aveva piùalcun traguardo stagionale da raggiungere, mentre al Padova,impegnato in quel di San Siro contro l'Inter, sarebbe bastato un punto per salvarsi.L'Inter, dal canto suo, si giocava l'ingresso in coppa U.E.F.A.Così mentre a Genova si ascoltavano le radioline facendo finta digiocare, a Milano fu partita vera.Il Genoa segnò ad inizio secondo tempo mentre il Padova si trovava in vantaggio al Meazza per 1-0.Il secondo tempo venne vissuto in apnea, appesi al filo della notizia che il radiocronista impegnato a Milano avrebbe dovuto darci.Attorno alla metà del secondo tempo, subito dopo il pareggio dell'Inter, dalla gradinata Nord partì un coro che non si fermò più: "...E Ruben Sosa facci un goal".La partita finì poi fra le furibonde contestazioni all'allora presidente Aldo Spinelli ed un fallito tentativo d'invasione di campo mentre i giocatori guadagnavano gli spogliatoi a capo chino.La notizia arrivò quando non ci sperava più nessuno.Furono minuti che nessuno dei presenti potrà mai dimenticare: ilboato terrificante, i tifosi che si abbracciavano e scoppiavano in lacrime mentre dal tunnel degli spogliatoi sbucò capitan Signorini che corse sotto la Nord mentre piangeva a dirotto.Il Genoa riuscì a vanificare tutto questo dopo qualche giorno, nellospareggio disputato in quel di Firenze, dove il grifone venne seguito da più di 10.000 tifosi.Una squadra stanca e provata, tenuta affannosamente in piedi finoai calci di rigore solo dalle prodigiose parate del portiere inseconda, il tarantino GiamPaolo Spagnulo (che costrinse all'erroreanche il primo rigorista veneto), si arrese all'ultimo tiro dal dischetto e retrocesse in B.Non tornerà più in A e conoscerà vicissitudini di ogni genere: tecnico, societario e giudiziario.In questi anni bui si è visto di tutto in campo e ancora di più dietro le scrivanie.L'odissea rossoblu continua ancor oggi, sotto la presidenza di Enrico Preziosi, uno che è riuscito a far fallire ogni club da lui presieduto.Non si vede ancora la luce in fondo al tunnel, in compenso domani si vedrà la Juve di Buffon (tifoso genoano doc, lo sapevate?) e,dopo aver giocato contro Fermana (2 volte), CastelSangro (2 volte, riuscendo anche a perderci) e Lumezzane, finalmente anche per noi, arriva l'ebbrezza di un tuffo nel nostro ormai remotissimo passato.