Che la storia non insegni nulla a nessuno non è certo una novità.La borsa non fa sicuramente eccezione, così, in questo primo scorcio di 2007, esiste un'azione che, da inizio anno, ha quasi triplicato le sue quotazioni.Avete capito bene: un titolo che a fine dicembre prezzava intorno all'1,9 faceva segnare venerdì scorso un close di 5,5.Protagonista del clamoroso exploit è un titolino dal nome buffo, Ciccolella, dietro al quale si cela uno dei gruppi florovivaistici più importanti d'Europa, leader in particolare nella coltivazione delle rose.Come arrivò in borsa? A Piazza Affari era quotata una società, la Cucirini Cantoni Coats, attiva nel settore tessile: un guscio vuoto che il gruppo florovivaistico pugliese decise di acquisire, per farvi confluire le proprie attività.Gli operatori più avveduti sanno bene che questi turn-around industriali sono ottime occasioni da sfruttare: questo significa comprare quando il titolo è in fase laterale (cioé dorme) e vendere sul rialzo sperando di azzeccare un prezzo vicino ai massimi.Gli altri, cioé quasi tutti, arrivano troppo tardi attirati dalla consistenza del rialzo.Non è esattamente la prima volta che ciò accade, anzi, una delle bolle speculative più celebri della storia ebbe come protagonisti proprio i fiori.Conosciuta come la "Mania dei tulipani" è una storia che non ha mai perso la sua attualità e che potrebbe valer la pena raccontare.Ci troviamo nella prima metà del 1600: nella mittelEuropa infuria la guerra dei 30 anni, in Francia il cardinal Richelieu trama contro tutto e tutti, in una Spagna (allora tutt'uno con il Portogallo)in affanno Calderon de la Barca scrive i suoi immortali capolavori mentre in Inghilterra è guerra civile fra i seguaci del Re Carlo I Stuart e quelli di Oliver Cromwell.La vicenda ebbe luogo in Olanda, illo tempore il paese più ricco e potente d'Europa.La sua flotta mercantile dominava l'intero commercio mondiale, potendo contare su avamposti quali Nuova Amsterdam (New York),Batavia (Jakarta, la capitale dell'Indonesia), Città del Capo, Bahia...Alla borsa di Amsterdam erano trattate tutte le merci, una in particolar modo colpì l'immaginario collettivo olandese.Si trattava dei tulipani, fiori di provenienza orientale, che si prestavano particolarmente agli incroci botanici e che divennero ben presto lo status-symbol della belle epoque olandese prima presso i ricchissimi mercanti fiamminghi e successivamente anche presso le corti regali europee.Del tulipano, infatti, esistevano innumerevoli varietà che stimolavano, presso chi se lo poteva permettere, un collezionismo che spingeva a pagare prezzi d'affezione per i tipi di tulipano più rari.A questo si deve aggiungere che il suolo olandese, quasi interamente strappato alle acque, si presta particolarmente alla coltivazione del tulipano.Oggetto della bolla speculativa, non furono i fiori (bene di consumo) ma i bulbi; che, al pari dei semi, permettono di ottenere piante e fiori di tulipano.Per la fioritura del bulbo di tulipano occorrono circa 3 anni (per quella del seme serve il doppio del tempo) quindi chi comprava il bulbo intendeva coltivarlo e rivenderne i fiori al prezzo che avrebbe trovato sul mercato 3 anni dopo: una vera e propria scommessa sull'andamento dei prezzi.Ciò che accadde durante quei 3 anni fu autentica isteria collettiva: per comprare bulbi venivano vendute case, terreni, animali da allevamento... il miraggio della ricchezza facile travolse tutta la società olandese, dai mercanti all'ultimo dei contadini. Le conseguenze furono paradossali: i bulbi delle varietà più pregiate arrivarono a prezzare migliaia di fiorini d'oro e tutte le altre attività economiche vennero trascurate per dedicarsi unicamante al commercio ed alla coltivazione dei tulipani e delle illusioni finanziarie ad esso connesse.Il rialzo, peraltro, si autoalimentava perchè più il prezzo di un bene di lusso sale e maggiore è il prestigio che il suo possesso conferisce, sostenendo, in questo modo, la domanda come ebbe a precisare Giffen nel suo paradosso.Nel 1637 l'ubriacatura finì improvvisamente: nel giorno di San Valentino ad Alkmaar, durante un'asta, decine di lotti andarono invenduti: era il più amaro dei risvegli.Il prezzo collassò e con esso si volatilizzarono le enormi ricchezze,virtuali e reali, accumulate da un'intera nazione nel corso dei decenni precedenti, ma non basta.Il crollo del castello di carte mise in ginocchio anche l'onnipotente Compagnia delle Indie che, per conto della Repubblica delle sette province unite, gestiva i commerci con i possedimenti d'oltremare perciò quando, circa 15 anni più tardi, l'Inghilterra, che nel frattempo aveva regolato i conti interni, cercò di espandersi commercialmentee militarmente l'Olanda non riuscì ad opporle alcuna resistenza.L'epopea orange era finita ingloriosamente e per sempre: la nazione assunmerà, da quel momento in avanti, il ruolo dimesso e di bassissimo profilo che terrà durante i 3 secoli successivi rimanendo neutrale di fronte a qualsiasi conflitto ed invasa a piacimento dagli eserciti dei potenti stati confinanti."Dal letame nascono i fior" cantava De André: i compratori di azioniCiccolella potrebbero scoprire, presto ed a loro spese, che in borsaè vero soprattutto il contrario.