Mala tempora currunt

Uniti da un muro, divisi da un ponte


Una certa iconografia ha inteso raffigurare il muro come sinonimo di "divisione" ed il ponte come simbolo di "unità", si tratta di una semplificazione fuorviante che con la realtà ha ben poco a che vedere. Per ironia della sorte un muro ed un ponte, entrambi significativi per la storia europea, vennero recentemente abbattuti nello stesso giorno: il 9 novembre. Era il 1989 quando l'euforica popolazione berlinese abbatteva il muro che da più di un quarto di secolo attraversava la città. Il muro di Berlino infatti, venne costruito dall'oggi al domani dai sovietici durante una notte di metà agosto del 1961. In realtà, ovviamente, il muro non fu una causa ma un effetto della divisione in blocchi: gli ex-alleati della IIWW, dopo essersi spartiti il bottino, avevano cominciato subito la loro guerra fredda e Berlino fu fin dall'inizio terreno di scontro per Mosca e Washington. Come quando nel 1948, senza bisogno di erigere muri, la ex capitale tedesca venne bloccata dai sovietici per premere sugli occidentali a proposito dei danni di guerra. La divisione in seguito si estese a tutto il pianeta ed andò oltre gli aspetti ideologico-militari. Il 1961, oltre ad essere l'anno del muro, fu quello della crisi cubana e della prima passeggiata cosmica di Yuri Gagarin, con le 2 superpotenze impegnate nel confronto tecnologico a distanza, senza trascurare gli altri. Il muro fu edificato con lo scopo di impedire fisicamente l'emorragia demografica con cui Berlino est doveva fare i conti; per motivi ideologici certo, ma anche per motivi più prosaici. Un ingegnere neo-laureato dell'est che aveva studiato interamente a spese dello stato non rimaneva a lavorare in cambio di un salario da fame per il martello&compasso ma si spostava ad ovest dove avrebbe guadagnato infinitamente di più. Due anni dopo la costruzione, disse la sua anche JFK: "Ich bin ein berliner". Finito il suo discorso, il berliner, salì sull'AirForce1 e se ne tornò alla Casa Bianca, fra le braccia di MM, con tanti saluti a chi restava. La partita a scacchi durò ancora a lungo, ma quando ebbe termine il muro se ne andò dall'oggi al domani così come era venuto. Le due metà della città invece, divise erano e divise rimasero: sotto le macerie infatti, sono rimaste seppellite anche tutte le speranze che quel 1989 seppe suscitare.Balcani, 4 anni dopo... Mostar, tardo pomeriggio: dal settore croato della città partono alcuni colpi di artiglieria.Hanno come obiettivo lo StariMost, l'antichissimo ponte di pietra a schiena d'asino che unisce -solo fisicamente- la città.Diversi proiettili giungono a destinazione, poi, a crollo avvenuto, i mortai croati cambiano bersaglio.Pur non potendo segnare anche questo scempio in conto a Mladic o a Slobo (anche se non é detto che la Del Ponte non ci stia pensando) il giorno dopo i media occidentali si stracciarono le vesti: orrore, sacrilegio...Nelle TV e sui giornali, di destra, di centro e di sinistra, lo StariMost veniva descritto come un simbolo di pace e di convivenza fra etnie.Le cose, a voler approfondire, non stavano esattamente così.A volerlo costruire, attorno alla metà del cinquecento, fu il sultano Solimano il magnifico.Persona degnissima certo, ma definirlo un amante della pace ed un alfiere della pacifica convivenza fra i popoli pare sinceramente troppo anche per chi é da sempre abituato a fare carne di porco della storia.Guerreggiò dall'inizio alla fine del suo sultanato, in ogni dove, a cominciare dai Balcani e se la cavò anche piuttosto bene visto che riuscì ad estendere notevolmente i confini dell'impero ottomano.Non risulta guerreggiasse allora per esportare la "pacificaconvivenza" come, per esempio, oggi fa Bush per esportare la "democrazia", come volevano dare ad intendere i media nostrani ma, più banalmente e meno ipocritamente, per puro espansionismo.La sua magnificenza fu diversa da quella di un Lorenzo de' Medici: il sultano turco non si dilettava di poesiole; gli venne attribuita per come se la seppe cavare sul campo di battaglia. La sua creatura, dall'alto dei suoi 30 metri sulle freddissime acque della Neretva, fu testimone di 4 secoli di storia europea.Vide il martirio di Marcantonio Bragadin, che il suo successore Selim II fece torturare ferocemente dopo la presa di Cipro; vide la battaglia di Lepanto, senza la quale anche l'Italia avrebbe avuto i ponti "cheuniscono", vide i turchi andare a provare a costruire ponti ed altro anche sul Danubio, in quel di Vienna, sul finire del '600.Per riuscire a respingerli si mobilitò l'intera Europa, con la illuminante eccezione di Francia&Inghilterra, mentre l'Italia era in prima linea con Marco d'Aviano ed Eugenio di Savoia.Seguirono guerre mondiali e regionali, di inizio e di fine secolo, ma il ponte era ancora lì.Fino a quel 9 novembre...Tatticamente Mostar non rientrava nei piani dei serbi, mentre rientrava sia in quelli dei croati che in quelli dei bosgnacchi.Dopo il ritiro dell'esercito serbo-federale, croati e bosgnacchi cominciarono la loro battaglia per il controllo della città.Battaglia che, cominciata nelle strade della città semidistrutta, prosegue ancor oggi nelle istituzioni: polizia, vigili del fuoco, pronto soccorso e nettezza urbana a Mostar tutto é doppio; tutto croato ad ovest, tutto bosgnacco ad est.E' nel quadro di questa lotta senza quartiere per la conquista del settore nemico che trova posto la distruzione dello StariMost: forse tatticamente discutibile o magari un autogoal mediatico, ma usare paroloni come "pace" o "convivenza" come epitaffio per il ponte turco é davvero fuori luogo.Oggi il ponte é stato ricostruito con i soldi della comunità internazionale ad uso e consumo dei turisti occidentali che lo visitano numerosi.E' invece poco o nulla utilizzato dagli abitanti delle due sponde e forse é meglio così: l'ultima volta che venne utilizzato massicciamente fu quando centinaia di tifosi croati inferociti, sentite le urla di gioia ed i caroselli di clacson che arrivavano da est dove i bosgnacchi stavano festeggiando l'eliminazione della Croazia dalla coppa del mondo di calcio ad opera dell'Australia, raggiunsero il settore musulmano distruggendo macchine, bar e l'unico liceo bilingue della città ovvero, per i media, il solito "simbolodipacificaconvivenzafraetniediverse".Se ne guarderanno bene dall'attraversarlo dopodomani i tifosi del Velez, la squadra bosgnacca, per andare a vedere il derby contro lo Zrinjski in quello che, per oltre quaranta anni, fu il loro stadio.Non basta un ponte per unire; specie quando alle spalle ci sono secoli di guerre e massacri di cui proprio il ponte stesso é maestosa ed ingombrante espressione, il resto é retorica un tanto al kilo.Per queste ragioni, a denti stretti e solo per quel giorno, XBALA XPBATCKA.