Mala tempora currunt

Football's staying home


Avevo chiuso il mio ultimo messaggio ringraziando la Croazia, orbene sono costretto a ripetermi dopo la partita di ieri sera che decretato l'esclusione dell'Inghilterra dalla fase finale del prossimo europeo: I3HOBA, XBALA XPBATCKA.Alla fine del confronto a distanza di ciapanò, che la opponeva ai russi (che, dal canto loro, hanno fatto l'impossibileper farsi eliminare) infatti, sono proprio questi ultimi a staccare il biglietto per l'edizione Austro-Svizzera della rassegna continentale.Tirano un sospiro di sollievo le autorità di polizia dei 2 tranquilli paesi alpini, cui la disfatta di ieri risparmierà la calata dei famigerati hooligans, mentre se la ridono i tifosi di tutta Europa che ieri, grazie all'exploit croato, era davvero unita -almeno calcisticamente-.I telecronisti di RAI, DasErste e TF1 tralasciavano di seguire l'inutile match della propria nazionale per tenere aggiornati i telespettatori su quanto accadeva in quel di Wembley; e dovunque era presente una malcelatissima soddisfazione.Oggi lo sono gli internauti, scatenati su Blog e forum calcistici e non.In cui però, più che analizzare l'accaduto, ci si limita a gridare urbi et orbi la propria gioia.Per vedere se lo stupore è davvero motivato, proverei ad analizzare l'aspetto tecnico cominciando dalla parte inglese.L'Inghilterra, supponenza a parte, è da sempre poca cosa: è la sua storia a dirlo.Quando (forse) aveva una superiorità tecnica, ovvero nelle tre edizioni anteguerra della coppa del mondo, si limitava a sbandierarla nei pour parler guardandosi bene dal provarla sul campo.Nel dopoguerra perse tutta la reputazione, ma non la boria, nel giro di 3 anni: nel 1950 l'esordio alla coppa del mondo riservò loro una sconfitta 0-1 contro gli Stati Uniti (la loro "Corea" della situazione) e la conseguente eliminazione al primo turno; 3 anni dopo si videro violare Wembley, per la prima volta, dalla "Grande Ungheria" che li ridicolizzò segnando 6 goal e potevano essere il doppio. La loro unica vittoria in coppa del mondo arrivò quando la migliore Inghilterra di ogni tempo ospitò la manifestazione (sfruttando ogni sorta di favoritismo arbitrale) e poté giovarsi di una mancanza di avversari mai vista né prima, né dopo: una combinazione di fattori che rende quella affermazione pressoché irripetibile ed il suo valore reale vicino allo zero.Quella squadra schierava in porta Gordon Banks, autore di una parata sovrannaturale su colpo di testa di Pelé ai mondiali successivi, Bobby Moore, Bobby & Jack Charlton: qualsiasi paragone con i giocatori inglesi attuali è da querela o da ricovero.Sui favoritismi basterà dire che il simbolo di quella edizione divenne il goal-fantasma nella finalissima, accordato dal guardalinee senza che la palla avesse varcato la linea di porta; ma, in realtà, quello fu il degno finale di un mondiale fin dall'inizio pilotato dagli arbitri.Prima del goal-fantasma la squadra di casa si giovò di un'espulsione-fantasma: nel quarto di finale contro l'Argentina infatti, l'arbitro crucco s'inventò di sana pianta l'espulsione (allora non esistevano ancora i cartellini gialli/rossi) del capitano dell'albiceleste Antonio Rattin, togliendo così le castagne dal fuoco agli albionici che, fino a quel momento, ci avevano capito ben poco.Ad architettare e dirigere tutto questo fu l'inglese Stanley Rous, il losco presidente della FIFA, che combinò in un mese quello che Moggi non riuscirebbe a fare in una vita.Italia e Brasile, dal canto loro, non riuscirono a superare neppure la prima fase: l'Italia si impastò sulla Corea, mentre il Brasile si arrese al Portogallo di Eusebio dopo che, nella gara di apertura contro la Bulgaria, Pelé era stato messo fuori causa da alcuni fallacci.Evidentemente piace vincere facile agli inglesi che, in un colpo solo, seppero riunire tutti i più triti luoghi comuni con cui sono soliti commentare le vittorie altrui: "Ladri", "Avete giocato contro nessuno", "Calcio di pessima qualità".Consegnata agli archivi l'unica vittoria ricominciò la serie delle eliminazioni più o meno umilianti (quando sono riusciti a qualificarsi) e sarebbe andata così anche stavolta.A conti fatti l'unico che ha davvero ragione di esultare è l'ex-CT McLaren che, dopo l'inevitabile benservito arrivato stamattina, incasserà 3 milioni di Euro di buonuscita dalla federazione.La storia calcistica croata, al contrario, è breve ma intensa.Fu proprio l'Italia a tenerla a battesimo, essendo state sorteggiate nello stesso girone di qualificazione ad Euro1996. L'Italia vicecampione di Sacchi venne sconfitta a Palermo senza attenuanti 2-1, le due squadre poi si qualificarono entrambe grazie all'1-1 di Spalato nella gara di ritorno. L'anno dopo la Croazia giocherà un buon torneo: con un po' di esperienza in più sarebbe andata lontano.Lontano riuscirà ad andare 2 anni dopo, quando, in Francia, arriverà a giocare la semifinale contro i padroni di casa.A negare loro la finale fu Liliam Thuram che firmò, in quella partita, la sua unica doppietta in carriera per il 2-1 finale.L'ultimo atto peraltro, li avrebbe visti affrontare un Brasile spuntato, con Ronaldo ridotto ad un fantasma, e questo aumentò notevolmente i rimpianti croati.Il 1999 fu l'anno più difficile del calcio croato perchè, per l'unica volta, un girone di qualificazione le fu fatale: la nazionale infatti, venne eliminata dalla fase finale di Euro2000 proprio dall'odiatissima Jugoslavia.2 mesi dopo, morì il presidente Tudjman che, di calcio, era un grande appassionato.Nel 2002 la Croazia ritrovò l'Italia dall'altra parte del globo, ma il risultato fu lo stesso di Palermo: 2-1 per la scacchiera, che stavolta però, vinse in maniera meno convincente visti i 2 goal regolari che venivano puntualmente annullati alla squadra azzurra ad ogni partita.Comunque sia, anche se la Croazia diede l'impressione di essere la beneficiaria occasionale di una combine anti-italiana, è altresì vero che esibì contro di noi quell'orgoglio e quella determinazione che le vennero meno quando affrontò le altre avversarie del girone (Messico ed Ecuador). Le strade di Italia e Croazia avrebbero potuto incrociarsi ancora in Germania, negli ottavi di finale: se ciò non accadde - e c'è da rallegrarsene, bisogna ringraziare il miracolato di ieri, ovvero Gus Hiddink, che l'anno scorso sedeva sulla panchina australiana e riuscì ad eliminarli fermandoli sul pareggio.Li affrontammo comunque in amichevole a mondiale concluso, a Livorno, ed arrivò la nostra terza sconfitta su quattro partite.Ce n'è abbastanza per poter dire che prendere sottogamba i croati perchè privi, questi ultimi, di quarti di nobiltà o in ragione di un infondato superiority complex significa perdere la partita prima ancora di averla giocata.Aspettarsi regali invece, vuol dire non conoscerli per nulla.Mentre la Croazia si faceva conoscere in Inghilterra ed apprezzare in Europa, una Serbia -anche calcisticamente- allo sbando veniva mestamente eliminata non riuscendo ad andare oltre il pareggio contro la già qualificata Polonia.D'altronde non sarebbe servita neppure la vittoria visto che, per qualificarsi, sarebbe stata necessaria un'affermazione della Finlandia in quel di Lisbona e nel miracolo, a giudicare dagli spalti desolatamente vuoti, non credeva più nessuno.