"Siamo nel west e, se la realtà si scontra con la leggenda, vince la leggenda".Così si chiudeva il capolavoro di John Ford "L'uomo che uccise Liberty Valance" nello stesso modo in cui, oggi, si chiude la campagna elettorale in Serbia.Il protagonista indiscusso, per l'ultima volta, è stato lui: VojislavKostunica, ovvero colui che, 8 anni orsono, sconfisse SlobodanMilosevic.Macellaiogenocidacriminalediguerra etc etc, terrorizzò i Balcaniper un decennio molto più di quanto il villain DOC Lee Marvin riuscì a fare nella tranquilla contea di Shinbone, finchè non venne affrontato e battuto in un duello per le presidenziali, nell'autunno 2000, da Voja Kostunica.Si affermavano così i valori dell'est, che prevalevano su quellidel vecchio west ed anche nei Balcani, da sempre terra di frontiera,le cose sono andate nello stesso modo, eccezion fatta per unabanale inversione politica dei punti cardinali chiamati in causa.Nel vecchio west, dove vigeva la legge della colt, la propria terra,l'onore e l'amicizia erano sacri: questi sentiment si trovano nella Serbia delle campagne, nella Serbia del ricordo di Kosovo Polije, nella Serbia sfrattata dalle regioni da sempre abitate da serbi (Krajina, Slavonija, Kosovo...), oggi accampati alla meglio, e che sognano tuttora l'impossibile ritorno, nella Serbia che guarda a Mosca, cioè geograficamente ad est, e sono rappresentati elettoralmente dal
Srpska Radikalna Stranka che i sondaggi stimano attorno al 35% e dal
Socijalisticka Partije Srbije che, ad oggi, varrebbe circa l'8% dell'elettorato serbo.Entrambi gli ex-leader di questi 2 partiti, Slobodan Milosevic e Vojislav Seselj, hanno fatto tappa al tribunale dell'Aja (il primo in maniera definitiva mentre il secondo, oggi, è assai meno fiducioso di quando si consegnò qualche anno fà).A Bruxelles, al contrario, si bada al sodo: bando alla retoricanazionalista e non ed al ciarpame annesso; ciò che conta sono i visti d'ingresso, le privatizzazioni e gli Euro ovvero i valori che, sulle rotaie della ferrovia, giunsero nel vecchio west per destabilizzarlo ed archiviarlo.Questa posizione è stata fatta propria dagli abitanti delle poche grandi città, oltre alla capitale Belgrado, ed è portata avanti dal
Demokratska Stranka del presidente Boris Tadic, dal
G17 Plus una lobby autoreferenziale di personalitàillustri (e poco scaramantiche) e dal
Liberalno Demokratska Partija del giovane(e chiacchierato) leader Cedomir Jovanovic che ha raccoltol'eredità dell'Otpor, gli "studenti" contestatori di Milosevic.A queste 3 formazioni politiche vanno aggiunte quelle rappresentanti le varie minoranze che sperano, prima o poi, di imitare Pristina: SanGiaccato, Vojvodina...La sommatoria di tutti questi partiti -frattaglie comprese- tuttavia, si dovrebbe attestare attorno al 40% pareggiando il conto con il binomio SRS+SPS.A decidere della contesa, pertanto, sarà ancora una volta lui: Vojislav Kostunica che, forte del 13% del suo
Demokratska Stranka Srbije-Nova Srbija, sarà in grado di far superare all'uno od all'altro schieramento quota 50%. Voja, bisogna dirlo, ha onorato il suo ruolo: da capo del governo uscente ha accusato il suo vice di tradimento ed il suo presidente -nonchè ex-alleato di maggioranza- di infamia per la firma dell'accordo di stabilizzazione con l'UE con cui Belgrado ha, de facto, messo nero su bianco la perdita del Kosovo.A tentare di vivacizzare una campagna elettorale moscia quanto e più di quella per le presidenziali di inizio anno, tuttavia, non sono bastate le solite notizie di scaramucce dal Kosovo, le solite sparate del folkloristico Velimir Ilic, i soliti rumors sugli introvabili (o già trovati?) Karadzic&Mladic o la solita raffica di cessioni di industrie distato serbe, fra cui anche la gloriosa Zastava al gruppo FIAT: l'elettorato è ormai esausto mentre i politici hanno finito gli argomenti e questo eterno dilemma serbo fra Mosca e Bruxelles rischia di far finire la nazione balcanica come l'asino di Buridano.Forse il nodo verrà sciolto proprio grazie al parlamento eletto dopodomani, che sarà chiamato a ratificare o a rigettare l'ASAfirmata a fine aprile.Ma, siccome sta per andare in onda l'ultimo atto, è tempo di dire la verità: esattamente come Ransom nel film di John Ford non fu Vojislav Kostunica ad uccidere Slobodan Milosevic.Onnipotenti poteri occidentali lo colpirono mortalmente prima e dopo quel duello che, nel 2000, ne determinò l'uscita di scena: dapprima i media che lo avevano indicato come causa di ogni male balcanico fin dalle prime battute della disgregazione della ex-Jugoslavija, quindi le sanzioni e l'intervento della NATO ed infine il TPI dell'Aja dove per Slobo calò la tela.Slobo era davvero finito, come gli gridavano gli "studenti" dell'Optor e Voja, novello Maramaldo, uccise un uomo morto ponendo fine al regime della Sfinge dei Balcani.Anche se, va detto, era un regime un po' sui generis quello di Slobo: un regime in cui si svolgevano regolari elezioni, e non contro candidati di comodo, ma contro avversari in grado di vincere come fu Kostunica, ed un regime dove erano attive decine di radio, TV e giornali d'opposizione finanziati copiosamente da ONG occidentali.A Kostunica, pertanto, rimase la gloria dell'impresa compiuta da altri: solo quella però perchè, operativamente, contò ben poco, venne messo in un angolo fin da subito da Zoran Dijndijc poi, tolto di mezzo quest'ultimo, da Boris Tadic a cui resse il sacco fino alla conclusione dei negoziati sul futuro status kosovaro.Tardivamente folgorato sulla via di Pristina divorziò da Boris Tadicper riprendere alcune tematiche care al suo predecessore utilizzando un linguaggio e dei toni che, per la verità, non si sentirono mai pronunciare dal vocione roco di Sloba.Non si accorse tuttavia che, anche grazie al suo contributo, nel frattempo la Serbia aveva voltato pagina e glielo dimostrarono subito gli incidenti successivi alla dichiarazione d'indipendenza kosovara tramutatisi in occasione di shopping proletario di carabattole occidentali da parte della gioventù belgradese cui poco calava delle sorti della culla della storia serba preferendo andare a manifestare davanti a Mediaworld contro la svalutazione del Dinaro piuttosto che davanti all'ambasciata USA contro la violazione della risoluzione 1244.Alla fine l'epitaffio su tutta la vicenda porta proprio la sua firma: "Gli USA hanno dato la linea e l'UE si è adeguata: ne fa le spese la Serbia, che subisce quest'ingiustizia con dignità. Un'ingiustizia che, se non noi, una generazione migliore della nostra saprà riscattare." dichiarava dopo aver messo da parte gli slogan di circostanza.Questa, piaccia o meno, è la realtà nuda e cruda.... ma siamo nei Balcani e, esattamente come nel far west, quando la realtà si scontra con la leggenda vince la leggenda.