Salvador de Bahia, dicembre 2006Il pavimento di questo antichissimo promontorio di un MondoNuovo solo per le orde avide che con le ragioni di acciaio e oroNe fecero palcoscenici di una grandezza riflessa ha accoltoLe illusioni del Poeta con naturalezza, qui anche i marmi delle chieseTrasudano una storia complessa, un’epopea di santi frivoliE navigatori invadenti che hanno tentato di plasmarneLe coste rocciose e selvagge, una religione venutaDa lontano ad ordinarne i comportamenti, ma le radiciSfruttando gli angoli dei marciapiedi hanno continuatoAd attecchire, qui la corrente canalizzataChe ha contagiato le latitudini antiche e colonizzatriciNon esiste se non in un sentore fatto di progresso disomogeneoE lacerato, ma ho visto occhi di uomini e donne Inumidirsi di tenerezza pensando agli abbracci della notte,Sono rimasto con loro mentre le ombre operose della giornataFacevano spazio alla Vita e allora sfrecciando per strade privateDi tutto siamo corsi verso l’alba ritrovando un’essenzialitàChe noi covati sotto serre di apparenza abbiamo svenduto ad obiettiviSuperiori, ho incontrato l’innocenza negli occhi di puttaneDal cuore gentile che per le strade mendicavano la dignitàDelle stesse risposte che cerchiamo noi, amore, un senso,Integrità, missioni da compiere; È allora che ho capitoChe ce l’avremmo fatta, che il vapore di quelle lettereAsciugate frettolosamente su fogli riempiti dalla passioneNelle notti afose del mezzogiorno sarebbe stato sufficiente,Un degno inizio, ho capito che in questo agitarsi di corpi lacerati La linea rossa l’avremmo dipinta con carni Arrese alla temporaneità di sensazioni profughe e reticenti, Rapiti da bambini che con cuori innocenti ignoravanoNecessità trasformandole in leggerezza, Oggi il nuovo giorno si risveglia chiassoso e vivace,Scuote i nostri corpi dalla polvere di stelle fioriteDurante la veglia, partiremo dal suo colore per trasformarloIn stelle filanti abbandonate in balia dei venti,Una vita semplice che al di sotto dei miasmi delle nostre terrePossa accompagnarci fedele all’esaurimento contando su pocheE semplici cose, un’alba che ci trasfiguri, un tramontoChe ci sorprenda soddisfatti, uno strofinarsi di corpi membra cuoriChe ci ricordi di essere al mondo, un sole caldo che ritempri,Un freddo che sorvegli e registri le nostre evoluzioni, e poiQuesta notte che prendiamo per mano e a cui offriamo dei doniChe conosciamo per averne esplorato ogni minimo anfrattoChe ci ha regalato dolcezza, illuminazione, densa tristezza, E avvicinàti alla realtà, distanti ma ugualmente vicini alla CasaChe ho sempre sognato canterò fino alla fine della nottePer chi vorrà ascoltare, canterò di questa calda bellezza, Della musica che filtra sotto le imposte e della nostra vita,Meraviglioso ribollire di anime non disperse dal vento,Perché il vento non potrà mai avere ragione delle nostre Persistenze, di un carnevale dorato dal sole e dalla luna,Temprato dalla gioia, che lo sai madre, mi ha raggiuntoInstancabile, ancora, anche qui.
IL MONDO NUOVO
Salvador de Bahia, dicembre 2006Il pavimento di questo antichissimo promontorio di un MondoNuovo solo per le orde avide che con le ragioni di acciaio e oroNe fecero palcoscenici di una grandezza riflessa ha accoltoLe illusioni del Poeta con naturalezza, qui anche i marmi delle chieseTrasudano una storia complessa, un’epopea di santi frivoliE navigatori invadenti che hanno tentato di plasmarneLe coste rocciose e selvagge, una religione venutaDa lontano ad ordinarne i comportamenti, ma le radiciSfruttando gli angoli dei marciapiedi hanno continuatoAd attecchire, qui la corrente canalizzataChe ha contagiato le latitudini antiche e colonizzatriciNon esiste se non in un sentore fatto di progresso disomogeneoE lacerato, ma ho visto occhi di uomini e donne Inumidirsi di tenerezza pensando agli abbracci della notte,Sono rimasto con loro mentre le ombre operose della giornataFacevano spazio alla Vita e allora sfrecciando per strade privateDi tutto siamo corsi verso l’alba ritrovando un’essenzialitàChe noi covati sotto serre di apparenza abbiamo svenduto ad obiettiviSuperiori, ho incontrato l’innocenza negli occhi di puttaneDal cuore gentile che per le strade mendicavano la dignitàDelle stesse risposte che cerchiamo noi, amore, un senso,Integrità, missioni da compiere; È allora che ho capitoChe ce l’avremmo fatta, che il vapore di quelle lettereAsciugate frettolosamente su fogli riempiti dalla passioneNelle notti afose del mezzogiorno sarebbe stato sufficiente,Un degno inizio, ho capito che in questo agitarsi di corpi lacerati La linea rossa l’avremmo dipinta con carni Arrese alla temporaneità di sensazioni profughe e reticenti, Rapiti da bambini che con cuori innocenti ignoravanoNecessità trasformandole in leggerezza, Oggi il nuovo giorno si risveglia chiassoso e vivace,Scuote i nostri corpi dalla polvere di stelle fioriteDurante la veglia, partiremo dal suo colore per trasformarloIn stelle filanti abbandonate in balia dei venti,Una vita semplice che al di sotto dei miasmi delle nostre terrePossa accompagnarci fedele all’esaurimento contando su pocheE semplici cose, un’alba che ci trasfiguri, un tramontoChe ci sorprenda soddisfatti, uno strofinarsi di corpi membra cuoriChe ci ricordi di essere al mondo, un sole caldo che ritempri,Un freddo che sorvegli e registri le nostre evoluzioni, e poiQuesta notte che prendiamo per mano e a cui offriamo dei doniChe conosciamo per averne esplorato ogni minimo anfrattoChe ci ha regalato dolcezza, illuminazione, densa tristezza, E avvicinàti alla realtà, distanti ma ugualmente vicini alla CasaChe ho sempre sognato canterò fino alla fine della nottePer chi vorrà ascoltare, canterò di questa calda bellezza, Della musica che filtra sotto le imposte e della nostra vita,Meraviglioso ribollire di anime non disperse dal vento,Perché il vento non potrà mai avere ragione delle nostre Persistenze, di un carnevale dorato dal sole e dalla luna,Temprato dalla gioia, che lo sai madre, mi ha raggiuntoInstancabile, ancora, anche qui.