ILDOMINIOPERDUTO

EUROPA


Grande anima calata tra le strade, Europa, Ti abbiamo respirato con l’ossigeno di tante battaglie che Scalpellando il mistero ti hanno dato alla luce, ora ci perdiamo Tra coincidenze e itinerari di volo bramando ogni Discordanza, come se il passato non avesse che senso Evanescente, la mendichiamo come i vecchi narratori Di storie che ti hanno dato una voce; Un’unità forse è esistita, Meno superficiale di quella asservita alla carta che ora Ci schiavizza, un’unione cementata Dalla sofferenza ma antica come il mondo, Il fuoco il freddo il ferro dèi di un mondo primigenio Ci hanno regalato nomi e paure mentre la vita sorgeva, Poeti dal fascino inossidabile hanno plasmato sogni Irrealizzabili, chi ci porterà per mano quando ogni Illusione di unità, le rovine del vecchio mondo non saranno Che coleotteri in uno spazio lacerato? Chi conserverà la memoria di dèi dal passo mortale Che incuranti dei pericoli hanno tentato di tracciare Parabole ambiziose come il cielo lontani dalla traiettoria Degli arcobaleni, chi ricorderà il grido di speranza Gettato incontro al futuro, al tempo in cui non esistevano Nemmeno i nomi più banali che si danno alle cose? Vecchia anima ti parlo dal fondale del fiume Che spacca in due una delle Province del tuo Impero Rosea e traboccante di luce come le pesche Poco prima di spiccare il volo, so che dentro questi Pentagrammi non può conservarsi la tua voce, Ma forse se riprendessimo ad adorare dei preziosi E luminosi come il pensiero, se ci cospargessimo il capo Di illusioni e ci inchinassimo alla vita dea assoluta Allora forse le vecchie presenze riprenderebbero a reclamarci, Le nuvole a trascorrere, e quel bandolo di vento da sempre Indisciolto finalmente si libererebbe, fuggirebbe leggero Lontano, Forse la mia lingua non è abbastanza veloce Per raccontarti, è possibile, Le mani non sufficientemente grandi per abbracciarti Cara madre disomogenea piagata dai secoli Ma prego ugualmente per i tuoi anni benedetti Per il sangue versato per costruirti Come sei, Bellezza insieme di disarmoniche forme, Per la vivacità dei tuoi colori armonizzati Nell’ocra delle albe, passato presente e futuro Ti siano di scocca inespugnabile per la corsa E ti possano trasmettere quello che di umano È rimasto prigioniero nel vento, fuori da ogni Tormento per il divenire, ma solido, Inciso con le unghie nell’asfalto delle tue strade, Allora anche i vecchi profeti scoperchieranno Le tombe per scortarci con occhi permeabili Verso le soluzioni, le loro parole a guidarci, I vecchi custodi ritorneranno da passati Dalle glorie alterne per inventarsi un canto Che possa suonare nella sua pienezza sugli anni Che ci restano vecchia anima corolla di tutti noi Vecchia coperta comunque teporosa Vecchia madre affettuosa imprescindibile.