....che ci faceva rientrare dalla vacanze con quella specie di blocco di cemento dentro la pancia, la fitta della responsabilità che si materializzava, si concretizzava, non paura liquida che si spargeva per il nostro corpo attraverso le vene, più lieve, come di piume di piombo che si andavano a raccogliere proprio lì, in fondo allo stomaco, facendoci smettere di respirare...che in fondo tornare a scuola ci piaceva, adoravamo il fiato che si condensava la mattina presto mentre ci incamminavamo verso la fermata, ci piaceva calcarci con gli altri come polli nelle stive e percorrere quella mezz'ora o poco più di strada scomodi ed infelici come maiali che si apprestavano alla sgozzatura...ma poi i banchi erano gli stessi di sempre, rassicuranti, e con i tuoi umori e il bicchiere mezzo pieno contagiavi anche gli amici a risalire verso la dimensione più idonea, quella che scorreva appena fuori dalle finestre, e allora il despota dietro la cattedra non spaventava poi così tanto, rientrava in un disegno che già intuivamo, di dare e di avere, e allora poche ore governati dalle regole e poi fuori, che da lì iniziava la vita vera, quella scabra, quella di emozioni che percorrevamo per la prima volta, quella fatta di carne, di carne e di sangue che ora rimpiangiamo, perché qui c'è solo plastica, è rimasto solo l'involucro e niente altro, ma ce lo teniamo, ce lo teniamo comunque, e ce lo facciamo anche andare bene, chè questo è, questo è...se sapete, se capite, se avete intuito quello di cui parlo, allora saprete anche il perché...il perché questa sera stia godendo della brezza pungente dal balcone, "stretto in questa maglia / che mani amorevoli hanno intessuto / per scortare nelle battaglie", e non abbia nessuna intenzione di rientrare. Perché stia sorridendo controvoglia, anche se non ci sarebbe niente da sorridere. Perché stia guardando oltre l'orizzonte, completamente assente, verso una dimensione che forse non esiste più.Se non dentro di noi.Un saluto devoti eletti.R.
AVETE PRESENTE QUELLA SENSAZIONE....
....che ci faceva rientrare dalla vacanze con quella specie di blocco di cemento dentro la pancia, la fitta della responsabilità che si materializzava, si concretizzava, non paura liquida che si spargeva per il nostro corpo attraverso le vene, più lieve, come di piume di piombo che si andavano a raccogliere proprio lì, in fondo allo stomaco, facendoci smettere di respirare...che in fondo tornare a scuola ci piaceva, adoravamo il fiato che si condensava la mattina presto mentre ci incamminavamo verso la fermata, ci piaceva calcarci con gli altri come polli nelle stive e percorrere quella mezz'ora o poco più di strada scomodi ed infelici come maiali che si apprestavano alla sgozzatura...ma poi i banchi erano gli stessi di sempre, rassicuranti, e con i tuoi umori e il bicchiere mezzo pieno contagiavi anche gli amici a risalire verso la dimensione più idonea, quella che scorreva appena fuori dalle finestre, e allora il despota dietro la cattedra non spaventava poi così tanto, rientrava in un disegno che già intuivamo, di dare e di avere, e allora poche ore governati dalle regole e poi fuori, che da lì iniziava la vita vera, quella scabra, quella di emozioni che percorrevamo per la prima volta, quella fatta di carne, di carne e di sangue che ora rimpiangiamo, perché qui c'è solo plastica, è rimasto solo l'involucro e niente altro, ma ce lo teniamo, ce lo teniamo comunque, e ce lo facciamo anche andare bene, chè questo è, questo è...se sapete, se capite, se avete intuito quello di cui parlo, allora saprete anche il perché...il perché questa sera stia godendo della brezza pungente dal balcone, "stretto in questa maglia / che mani amorevoli hanno intessuto / per scortare nelle battaglie", e non abbia nessuna intenzione di rientrare. Perché stia sorridendo controvoglia, anche se non ci sarebbe niente da sorridere. Perché stia guardando oltre l'orizzonte, completamente assente, verso una dimensione che forse non esiste più.Se non dentro di noi.Un saluto devoti eletti.R.