Un blog creato da malcom44 il 24/10/2005

Il Rigattiere

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Post N° 9

Post n°9 pubblicato il 09 Novembre 2005 da malcom44
Foto di malcom44

Simone ha due occhi azzurri incastonati nella montatura blu dei suoi occhiali. Apre la porta sorridendo. Lascia entrare freddo e simpatia in eguale misura. E’ un amico che riesce a metterti di buon umore. Si siede davanti a me mentre si toglie il giaccone la sciarpa e il cappellino di lana. In mano ha un mazzo di tre rose.
“E’ l’otto novembre. Non sei in ritardo?”
“Io sì. Invece te, per la festa di San Martino, sei in anticipo!”
Sorrido. Non tanto per la sua, quanto per la mia pessima battuta. Ogni volta che dico facili cretinate, mi viene da battere i tacchi e picchiettare con le falangi da qualche parte. Adesso sulla scrivania.
“Luca mi ha detto che ti gira maluccio”
“Strano”
Stamattina devo avere veramente una faccia da cavolo. Mi distendo sulla sedia, incrocio le braccia ed accavallo le gambe. Simone sorride ancora e lascia cadere gli occhiali sulla scrivania. Si distende anche lui sulla sedia e mi guarda strizzando gli occhi per mettermi a fuoco.
“Poi ti domandi perché Lucia non si ferma”
Sorrido improvvisamente soffiando dal naso come un Capidoglio. Disgiungo le braccia e le metto nelle tasche dei pantaloni, distendendomi ancora di più sulla poltroncina.
“Il caffé da Teglia è pagato. Poi?”
“Lo so che questa tipa non ti piace ma non la dovresti fare così lunga”
“Poi?”
“E’il nostro anniversario. Mi piacerebbe portarla a cena fuori.”
“Il vostro che?”
“Compi mese, vabbè! Diavolo, sei pesante come le nuvole di questo fine settimana. Non è facile avere un fratello come te.”
“Potrei dire la stessa cosa. In ogni caso non mi sta antipatica. Non ho mai messo bocca nelle tue storie. Dico solamente che hai venti anni Simone”.
“Già, e lei trentasette”
Non riesco proprio a non sorridere al mio fratellino. In fondo anche a me, alla sua età, sarebbe piaciuto stare con una bella donna come Teresa. Del fatto poi che fosse separata, con una figlia di sedici anni, non me ne sarebbe importato molto. Diavolo, sono proprio queste le cose che danno il senso degli anni che passano: le nostre paure.
“Tieni”, prendo cento euro dalla tasca e glieli porgo stropicciandoli, “ricorda che sono un anticipo per la settimana alla ‘MOA’. Non provare ad inventarti esami tra venti giorni”.
“Guarda che a primavera era vero.”
Faccio per ritrarre la mano con i soldi guardandolo in tralice. Lui me li strappa di mano e fa per alzarsi.
“Kappa capo”
Si riveste uscendo, camminando indietro come in una moviola. Me lo guardo, fuori della bottega, guardare in strada prima di attraversare. Mi ritorna alla mente l’immagine di quando lo accompagnavo alle medie. Poi eccolo girarsi. Riapre velocemente la porta e viene con due falcate al tavolo.
“Gli occhiali!”
Li aveva dimenticati tra le brocche che stavo spolverando. Poi prima di uscire: “Comprane anche te delle rose, per Lucia.”
“Non credo che, ammesso ne voglia, sia io la persona da cui se le aspetta.”
“Magari no. Non lasciare che l’orgoglio guidi le tue scelte”.
“Gran bella facoltà ‘Lettere’.”
“Guarda che l’hai scritto tu, sul biglietto d’auguri per il mio compleanno.” Rimasi qualche minuto a guardare fuori, ritto di fronte alla vetrina, picchiettando sullo stipite.

http://store.posterunlimited.com/nicola-de-maria1.html

 
 
 

Post N° 8

Post n°8 pubblicato il 07 Novembre 2005 da malcom44
Foto di malcom44

“Sei sicuro che il modo migliore di vivere questa vita, sia di viverla fino in fondo”
“Non so. Dipende da cosa intendi con viverla fino in fondo. Pensieri suicidi?”
“Perché a te non capita mai?”
“A volte.”
“Sembrano tutti convinti che esista al mondo una sorta di orologio: solo gli stupidi lo rompono e se ne vanno prima.”
“Già”
“Invece non esiste nessun orologio. Non esiste nessun tempo. Esiste l’illusione del tempo.”
“Smetterà di piovere, non credi?”
“Sì. Non so se riuscirò a resistergli.”
“Alla pioggia?”
“Già. Alla pioggia.”

http://www.carlodurano.it/Immagini/Awards/Awards%2008.htm

 
 
 

Post N° 7

Post n°7 pubblicato il 31 Ottobre 2005 da malcom44
Foto di malcom44

“La vorresti una donna stupida ma bella?”
“No.”
“E allora secondo te cosa dovrebbero fare donne stupide ma belle”
“Mettersi con uomini belli ma stupidi”
“E con una donna intelligente ma brutta”
“Neanche, che si cerchi uno intelligente ma brutto”
“Semplice”
“Apparentemente, in realtà le stupide ma belle cercano uomini intelligenti anche che se bruttini, per mariti, purché non poveri. Le altre lo stesso.”
“Stai generalizzando”
“Già, sei tu che mi fai le domande. Se vuoi risponderti pure puoi farlo a casa, non necessariamente venendo a farmi questi cazzo di discorsi in bottega a quest’ora del mattino.”
“Sei uno stupido maschilista”
“Maschilista? Scusa, a volte dimentico che essere maschilista è una prerogativa tutta femminile. Stupido si, tanto è etero.”
“Lascia stare. Ascolta, ieri sera ero da te.”
“Con chi eri, con Aldo?”
“Sì, siamo usciti a prendere un caffè. Non mi ha neanche toccata!”
“O mio Dio! Non vorrai ricominciare con questa storia. L’ho ascoltata per due anni, adesso basta”
“Guarda che non te ne parlo mica più. Era solo per dirti che Federico sa che ero a casa tua. Sono stata bene però. E se non gli piacessi?”
“Potrebbe essere”
“Magari è imbarazzato. Sa che sono una persona sposata.”
“Beh, a qualcuno la cosa può imbarazzare. Provaci te, così almeno la facciamo finita con questa storia.”
“Mica posso essere così spudorata.”
“Cosa? Gli fai vedere le foto osé, gli mandi sms alle due di notte, lo inviti fuori per un drink: per me lo sei già abbastanza. Non credo che mettergli le mani addosso peggiori particolarmente la sostanza delle cose.”
“Dovrebbe farlo lui. Se solo avesse mosso un dito mi sarei sciolta tra le sue braccia”
“Sai, ho conosciuto una donna che mi piace”
“Ah! Bella?”
“Non so. Mi piace”
“Sai, Federico è geloso di te.”
“Di me?”
“Gli ci sta bene un po’ di gelosia. Ama solo me da sempre. Gli dico spesso di prendersi una sbandata per una donna, è pure un bell’uomo per i suoi cinquanta. Nulla. Nostro figlio è negli Stati Uniti da due anni. Federico si è chiuso nei quadri che dipinge. Ultimamente non si accorge di me neanche se mi metto una gonna inesistente. Io mi sento sola. Se ne sono accorte anche le mie amiche.”
“Sì, va bene ma ... Perché di me?”
“Ultimamente ti vengo a trovare spesso al negozio, a casa”
“Sarah, cazzo, tu non vieni a trovare me!”
“Sì ma lui questo non lo sa!”

 
 
 

Post N° 6

Post n°6 pubblicato il 28 Ottobre 2005 da malcom44
Foto di malcom44

Certi giorni passo intere ore a fissare la folla che transita, oltre la porta della mia bottega. Durante quelle ore non entra nessuno. Spengo la radio e, se abbastanza luminoso, chiudo le luci del soffitto.
Nella silenziosa penombra la vista dell’andirivieni, fuori sulla strada, sembra illuminato da fari di scena. Passa la signora vestita d’animale sottobraccio al marito col riportino in testa. Passa la ragazza dalle gambe magre e la gonna inesistente. Passa il rifiuto della società con lo strascico dei cartoni. Passa il bambino con la gomma in mano ed il cellulare in bocca. Passa Lucia con i suoi occhi bassi tra i capelli fermi nel giaccone, come un fumetto: mi saluta. Mi piace e lo sa ma non si ferma.
Passa questo scorcio d’umanità facendo sui sampietrini lo stesso scalpitio della grandine, lasciando sulla terra la stessa traccia.
Non mi sento particolarmente triste in quelle ore. Tanto meno mi sento particolarmente diverso da quei figuranti che si danno il cambio nell’ammuina.
In fondo vorrei essere semplicemente tra loro. Uno di loro. Solamente che uscire fuori mi terrorizza. Mi inchiodo alla sedia come alle poche certezze rimaste.
Non vorrei neanche entrasse nessuno. Non saprei che dire, cosa vendere, di che parlare.
Ci sono quelle ore che si prova difficoltà a vivere.
Mi stringo le mani al ventre come a comprimere un dolore inesistente. I miei occhi si gonfiano di pianti mai sgorgati. Sento freddo, brividi lungo il corpo. Mi accarezza la solitudine.
Certi giorni penso di chiudere bottega lasciando appeso un cartello: chiuso per viaggio.
Vorrei avere il tempo e la forza per percorrere ogni centimetro quadrato di questa terra. Vorrei andarmene da ‘qui’ dicendo “Mi mancherai, Madre Terra!”.
Vorrei viaggiare tenendoti per mano o viaggiando cercarla quella mano da stringere. Vorrei distendermi a terra nelle località cercando di percepire il battito dei luoghi.
Certi giorni penso a cosa stia aspettando per partire..
Forse di averne abbastanza.

 
 
 

Post N° 5

Post n°5 pubblicato il 27 Ottobre 2005 da malcom44
Foto di malcom44

La pioggia persisteva dal primo pomeriggio. Le prime luci dei lampioni ingiallivano le fitte processionarie d’acqua.
Sul tavolo un’enorme orologio da polso. Le sue lancette arrancavano faticosamente, grosse e grasse anche loro, sugli scalini delle ultime ore. Il cinturino di finta pelle si confondeva con la scrivania, salvo far luccicare la fibbia, come dal nulla, come persa lì per caso.
Luca fissava fuori; vicino, troppo vicino alla vetrina. Come un ballon soffice ed inconsistente che sembrava fuoriuscire dalla sua bocca sorpresa, si spiaccicava il suo respiro sul vetro, spandendosi sulla sua superficie. Poi la forma si ritraeva, senza lasciare traccia. Apparentemente.
Mi venne voglia di andare a pulire.
La pioggia a volte mi innervosisce. Era uno di quei giorni. Mi stropicciai il viso per togliermi la tentazione di alzarmi ed andargli a dare uno schiaffo.
Guardandolo meglio, mentre rimettevo gradualmente a fuoco la vista, notai la scritta sulla sua schiena: “ Da lontano”. Non riuscivo proprio a ricordare il fronte di quella orribile felpa gialla. Doveva essere nuova.
“Pensi che scriva bene?”. Mentre parlava la sagoma sulla vetrina sembrava amplificarsi, come il mio nervosismo. “Li hai letti i miei racconti.”
Avevo letto dei suoi racconti. Avevo letto le sue poesie.
“Insomma?”
Sul muro di fronte, vicino la vetrina del negozio, era comparso un nuovo graffito: una “U”, cicciona e colorata con due labbra arricciate sulla base convessa.
Luca continuava a respirare. A respirare ed a formare finti palloncini d’umidità sulla vetrina.
“Sì, mi piace come scrivi”
Non stavo mentendo. Non ne avevo bisogno, non con lui.
L’orologio che avevo accettato in pegno non mi sembrava di valore. Io di orologi non ci capivo nulla. D’ altra parte non ci capivo nulla neanche dell’altra mercanzia: questo vendevano di negozio, da queste parti, lo scorso ottobre.
Il valore di quell’orologio l’aveva portato via con sé quella splendida donna. Come si mise a sedere capii che non valeva un ciufolo. Di orologi posso anche non capirne ma di una che accavalla le gambe come la Stone, ad uno che non è Douglas, qualche cosa ne comprendo.
Mi chiese una cifra spropositata che, ovviamente, le diedi. Non lo feci per le sue calze, per la sua scollatura, per il suo tirarsi indietro i capelli guardandomi con i sospiri sottointesi. Mi infastidì la sbavatura del rossetto sull’orlo del labbro, a destra. Mi fece pena. Avvertii un dolore fitto all’inguine.
Dovevo avere una faccia da deficiente per far pensare ad una donna del genere che le avrei dato tanti soldi per un pezzo di metallo che produce un asincrono ticchettio.
Se quello raccontava la mia faccia era giusto l’assecondassi. Magari non lo sapevo ma quel periodo ero così!
Uscendo dal locale, soffermandosi, prima di uscire e dopo aver visto che non passava nessuno, si alzò la gonna sotto il giaccone.
Non glielo urlai, come avrei voluto, ma con la gonna faceva un effetto migliore. Gli anni passano anche per chi non li conta e va in palestra.
“Dovresti pubblicarli su un blog”
Alle mie parole si girò, probabilmente per vedere la mia espressione in volto. Voltandosi mi guardai con curiosità la scritta di fronte: “ Eri meglio…” .
Decisi di riporre l’orologio nel cassetto. Domani avrei pensato a cosa farci: la donna non sarebbe mai venuta a riprenderselo.
Volevo un caffè.
Ne avevo letti alcuni, di Blog. Belli nella forma, di tanto in tanto. Eppure molti, come quella donna, avrebbero fatto meglio ad non alzarsi la gonna.

 
 
 

Post N° 4

Post n°4 pubblicato il 26 Ottobre 2005 da malcom44
Foto di malcom44

“Quanto hai detto che vuole Lanterna per questo anello?”
Mi giravo il cerchietto tra le mani, cercando una spiegazione alla mia vita tra le orbite infossate della figura.
“Duecento euri. E’ d’argento!”
Strano tipo Carletto, sorrideva come una doppia curva lasciando intravedere caverne e rifugi.
“Si lo credo”
Duecento euro per uno stupido anello d’argento. Tra l’altro dovevo averne una dozzina nel ripostiglio.
“L’ha strappato ad uno che gli aveva piantato l’Harley davanti alla tenda. Sai, Lanterna è strano pè ste cose.”
Lanterna era strano. Come poteva essermi capitato.
“Sì. Ma cazzo. Io non potevo saperlo che Michela era sua sorella. Cazzo, cazzo, cazzo”
“Esatto. Lui non la vede così però”
Posai l’oggetto nella vetrina dietro la cassa.
“Io non mi ricordo neanche come è fatta.”
“Lui ti aspetta lo sai.”
Sorrise. La sua figura si stagliava contro il vetro decorato della porta d’ingresso. Magari era un fantasma: il fantasma delle mie cretinate.
“Sì, ma io non voglio neanche ricordare. Non ho la testa.”
“Guarda che è pure carina. Ti dice pure de lusso.”
L’ironia cominciava ad avere l’odore del suo alito. Non aveva senso continuare.
“Già. Perché ti risulta che di solito esco con la nonna di paperina?”
“Eh?”
“Lascia perdere”. Aprii il cassetto della cassa e presi i soldi.
Presi poi un pacchetto dalla tasca della giacca e glielo porsi.
“Fammi il favore, portami questo al bar all’angolo, quello dei Simpson!”
“I Simpson?”
“Sì. Li chiamiamo così. Nulla di particolare. Quella famiglia ci ricorda i fumetti. Tutti insieme a gestire il bar. Che forza!”
“Lui come si chiama?”
“Boh! Lo chiamano Teglia”
“Teglia?”
“Già”
“Magro e lungo? Piatto e spigoloso?”
“Basso e tarchiato se è per questo. Lo chiamano così per via del naso schiacciato e gli zigomi sparati verso le orecchie”
“Un boxer. L’ha prese per strada”
“No a casa. Quand’era piccolo , litigando con il fratello questi gli ha spiaccicato una padellata in faccia, cambiandogli per sempre i connotati.”
“Eh!Dovevano chiamarlo ‘Er Padella’ allora. Non credi”
“Mah. Lui preferisce farsi chiamare semplicemente ‘Teglia’”
“Potremmo proporgli di cambiare nome allora. Piuttosto … lui al fratello che gli ha fatto?”
“Credo gli abbia pagato i funerali”
“Cazzo”
“Scherzo, gli ha piantato un coltello da cucina in una coscia. Per poco non gli tagliava la femorale. Se l’è vista brutta”
“Teglia. Mi piace ‘Teglia’”

 
 
 

Post N° 3

Post n°3 pubblicato il 26 Ottobre 2005 da malcom44
Foto di malcom44

Passami quel vaso”.
Alzai troppo la voce, sicuramente, quantomeno dal soprassalto che fece.
Il solo pentimento fu quello di aver messo a rischio l’unico vaso finto-Ming buono che mi era rimasto in bottega.
“Cazzo Luca, devi passarmelo non sfasciarmelo".
L’aria assente richiedeva una domanda che, puntualmente venne
“Cosa c’è?”.
Gli sfilai il vaso dalle mani come un abito ad una vergine: me lo voleva dare ma non mollava.
“sono stato tutto il pomeriggio al caffè con una tipa conosciuta l’altro ieri dai Simpson”
"Beh”
“Niente”
“Bello!”
Mentre riponevo la scaletta nel ripostiglio, mi rincorsero le sue parole.
“Io le donne non le capisco!”
“Smettila di frequentare extracomunitarie”
“Questa è italiana”
"Già, il problema è che l’italiano l’hai dimenticato.”
Luca si mise una mano a sorreggere il mento. Una volta mi disse che lo aveva visto fare ad una persona di rilievo, durante un dibattito politico in TV. Quell’atteggiamento per lui stava a significare che era prossimo a dire qualche cosa di importante.
Luca era un tipo magro, troppo alto per il suo peso. Si portava dietro un carico immaginario sulle spalle. Il suo camminare goffo era dovuto al fatto che, fin da adolescente, portava degli scarponi una misura o due più piccola di quella propria: non gli piaceva vedersi con delle pinne ai piedi.
“Sai, questa donna, che ho conosciuto l’altro ieri dai Simpson, è stata tutto il pomeriggio a parlarmi del fatto che lei non cerca niente dagli uomini”
"Le hai offerto il caffè perlomeno”
“No, ha pagato lei” fece togliendosi la mano dal mento e sfregandola sui jeans. “Ha detto che era una questione di coerenza”

http://www.selmer.de/kuenstler/seebkatalog002.htm

 
 
 

Post N° 2

Post n°2 pubblicato il 24 Ottobre 2005 da malcom44
Foto di malcom44

La vasodilatazione dei capillari con allargamento delle maglie di parete e fuoriuscita di piccole dosi di plasma stava procedendo, neanche troppo lentamente, sotto i miei occhi. Tutto era accaduto da poco. Lì sul tavolo. Sentivo, nitidamente, le cellule dei tessuti liberare istamina. Il prurito cominciava a farsi insopportabile. Stavo per mollare il giornale. L’arrossamento era oramai evidente. Lei, indifferente, se ne stava sull’orlo della scrivania osservando il vuoto. Lasciai cadere il giornale lentamente. L’avrei potuta schiacciare. Se l’avessi presa ovviamente. Il prurito richiamava vendetta come il canto delle sirene. Mi fermai a riflettere. Potevo anche schiacciarla ma, probabilmente, non avrebbe sofferto. Non avrebbe neanche capito di essere arrivata al capolinea. A cosa sarebbe servito. Cosa strana la giustizia: colpisce solamente chi è in grado di comprenderla. Anzi, a volte, chi la comprende la evita.

Mi alzai dirigendomi alla porta. L’aprii senza fretta e senza convinzione.

La zanzara non ne voleva sapere di uscire.

Uscii io. La farmacia non era molto lontana, avrei comprato un antistaminico.

http://www.ilportaledegliartisti.it/categorie/pittori/ciriaco_grosso.htm

 
 
 

Post N° 1

Post n°1 pubblicato il 24 Ottobre 2005 da malcom44
Foto di malcom44

La signora, elegantemente vestita, fissava la vetrina oramai da un pezzo.

Volevo andare in bagno. La vescica pulsava come dopo un pomeriggio di sesso. Erano anni che non me la facevo sotto. La cosa poteva avere pure un suo immaginario feticcio ma, purtroppo, mi ero già cambiato per la sera e non avevo affatto voglia di tornare nel mio appartamento.

Finalmente si decise ad aprire la porta. Il suono del campanello ruppe garbatamente il silenzio, stagnante dal primo mattino.

Aveva un'età indefinita; poteva essere la madre di tutte le nonne del quartiere. Aveva neve in testa e assenza di sangue nelle labbra. Il resto del corpo era sapientemente vestito. Gli occhi, piccoli e severi, emergevano tra i solchi del tempo come una condanna.

"Cercavo una sputacchiera, signore" disse con un tono suadente. Chiusi gli occhi e cercai di immaginarla giovane e bella.

"Pensa di potermi aiutare?" Sognai il tempo ghignare e di colpo riaprii gli occhi. Perché avere pietà del tempo mi domandai.

Vedendomi interdetto, la vecchietta sputò in modo secco ed autoritario sui sampietrini antistanti il negozio e richiuse la porta dietro di se.

"Sì" risposi stropicciandomi il viso. "Lei è entrata nel posto giusto".

 
 
 
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