Narciso e il viaggio
Narciso è in viaggio, l'Oceano è la sua strada, la barca è il suo mezzo, l'orizzonte è la sua meta, l'infinito è il suo sogno...Ai naviganti in cerca di una meta,
alle imprese disperate,
ai sogni in lista d'attesa,
a quelli che di sogni non ne hanno più,
a chi si sente perso e, nonostante tutto, non molla,
a chi si sente perso, non ce la fa più e molla,
al destino avverso, alle fortune inattese,
a quella sottile linea che separa la ragione dalla pazzia,
e la felicità dalla disperazione.
In ogni istante può cambiare la nostra vita, ogni alito di vento può portare il nuovo, l'inaspettato.
E' questo il sale della vita, il respiro che muove l'anima: questa inafferrabile ed imprevedibile sequenza di istanti che continuamente ci corrono incontro.
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"Tutto viaggia verso il suo stesso svanire e si perde e poche cose lasciano traccia, soprattutto se non si ripetono, se avvengono una sola volta e non tornano più, altrettanto fanno quelle che si assestano troppo comodamente e tornano ogni giorno e si sovrappongono, neppure quelle lasciano traccia."
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Sono di fronte al mare e cerco di mettere in fila i miei pensieri, con lo sguardo perso verso l'orizzonte...
Il mare respira come un immenso polmone, si gonfia, riluce sotto il sole velato e cattura, ancora una volta, la mia anima.
Alcuni gabbiani volano sfiorando la superficie dell'acqua, scelgono la loro direzione con un piccolo colpo d'ali, come se fosse la cosa più naturale e semplice.
Mi chiedo quanta volontà c'è in questo gesto e quanto si facciano, invece, trasportare dal vento, ignari o fiduciosi.
La vita attende quel piccolo movimento cha fa cambiare direzione. L'acqua si frantuma sugli scogli, ma sempre ritorna, si ricompone, si ricongiunge al mare ritrovando la propria identità. C'è una ragione nella vita che scorre, che ritorna, che si trasforma.
Mi sento avvolto dal pensiero di te, dal vento e dal profumo di salsedine.
Il tuo respiro mi riempie e guardando verso l'orizzonte incontro i tuoi occhi...
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E' meraviglioso svegliarsi e sentire dentro il pensiero di te
e questa calda marea che,
lentamente,
mi avvolge e mi trascina tra le tue braccia...
io mi lascio trasportare,
senza vele,
verso i tuoi occhi che mi guidano come grandi stelle
e la tua pelle,
nella quale respiro il profumo intenso dell'infinito...
Mi manca il canto lieve della tua voce e
quel tuo sorriso che dolcemente si apre,
svelandomi l'Universo...
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La luna adagia ponti d'argento
su questo mare che
unisce e divide...
La notte trasporta la voce dei nostri respiri affannati
e il silenzio di un sogno...
Posso solo aprire le vele al vento per raccogliere
stelle
e fartene dono...
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BRIVIDI
Le nostre anime sono così vicine
…
il tremore della tua voce
provoca brividi sottili
…
i miei occhi si chiudono
e sereno contemplo il silenzio
…
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Mi sono ritrovato a pensare alle misure... quale distanza permette di normalizzare il battito del cuore, quale tempo consente di attingere ai ricordi senza farsi male... ma ci sono braci che, seppur sepolte da anni sotto strati di ceneri, continuano ad ardere e bruciare, se portate allo scoperto... e noi, inevitabilmente, periodicamente le scopriamo, ci riavviciniamo a quel calore. Può essere una data, un luogo, un ricordo che attraversa fugacemente il pensiero e viene trattenuto dai veli stesi ad interrompere i nuovi respiri portati dal vento... i ricordi sono dentro di noi, sono il nostro passato, il nostro vissuto. Sono anche un codice con il quale tentiamo di decifrare i segnali che agitano le nostre acque tranquille, una lente attraverso la quale si cerca di intravedere il domani. E il futuro, visto attraverso la lente dei ricordi, non può che essere già carico di pesantezze che impediscono ulteriori voli, di ombre che offuscano la luce e confondono la rotta. Quando si impara a volare e si precipita si ha paura di tornare in alto, per timore di cadere di nuovo. Ma forse il segreto è volare più in alto ancora, dove i venti sono più stabili e dove è sufficiente aprire le ali e lasciarsi andare nella luce del sole, per veleggiare liberamente... bisogna riconoscere le correnti ascensionali, l'aria calda che dalla Terra porta al Cielo, e abbandonarsi senza paura; si diventa leggeri e si sale, quasi senza fatica... a quel punto il passato diventa un tepore che scalda la nostra anima e rende il presente, in ogni istante, più vivo e intenso...
abbiamo ammirato la stessa luna, nello stesso tempo, separati dallo stesso mare... parlavamo del passato, ma quel momento era il nostro dolce, comune presente...
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Ieri sera sono stato a cena in un ristorante del centro, in una di quelle piazzette che mi fanno amare così tanto questa città... in questo periodo Roma è magnifica, la sera l'aria si muove dolcemente e trasporta profumi e voci, risate, suoni di tacchi di donna sui sampietrini... l'aria è tiepida e ti viene voglia di passeggiare fino all'alba tra queste pietre millenarie, i muri ricoperti di edere e gelsomini, tra le vetrine di antiche liuterie e i wine-bar appena aperti...
comunque... stavo amabilmente discorrendo con la mia ospite sulle prossime vacanze e sui libri che avrei portato in barca e le avevo appena finito di dire che, tra gli altri libri che avevo preso, questa estate volevo proprio rileggere "OCEANO MARE" (per la settima o ottava volta, non ricordo bene)... è uno di quei libri che mi sono entrati dentro e non se ne andranno mai più e che ogni tanto ho bisogno di rileggere, di assorbire nuovamente, di rielaborare o semplicemente di annusare, sfogliandone le pagine... e mentre dicevo tutto ciò, al tavolo vicino al nostro chi si è seduto? Alessandro Baricco! Sembra proprio un segno del destino...
in questo Roma è proprio magica o forse, cedendo per una volta alla cultura linguistica della città che mi ospita, potrei dire prorio "magggica"...
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ATTENDO DI POTER DIRIGERE LA MIA PRUA VERSO IL LARGO.
ANCORA IL CORSO DI UNA LUNA...
E SARA' DI NUOVO LUNA PIENA QUANDO VELEGGERO' NEL MARE DI ULISSE...
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Forse è vero, è come dici tu, ognuno di noi è SOLO nella propria pelle... forse...
Le cicale mi ricordano il mare, il suono dell'estate, l'accompagnamento continuo che avvolge il mio sentire in questa parte dell'anno... ed entra talmente dentro, questo canto, che dopo un po' non lo si sente più, diventa parte dei pensieri, come il suono del mare... un sottofondo monotono e ripetitivo, ma che ad un certo punto diventa sincrono con il respiro e con lo sguardo che spazia verso l'orizzonte e l'infinito...
In questo periodo le cicale cambiano pelle... sulla corteccia dei pini marittimi abbandonano il loro vecchio abito, troppo stretto per loro, troppo lontano da questo nuovo impeto di vita che sentono dentro, che le porta a cantare, cantare, volando da un albero all'altro. La vecchia pelle color miele rimane appesa alla corteccia, chiara e vuota, piccola e inadatta al nuovo corso... sembrano fantasmi del passato, questi vestiti stretti, lacerati e abbandonati da un corpo che vuole crescere, vivere, gioire e magari ancora soffrire... ma la vita è questo: rimettersi in gioco, sempre, osare, andare avanti liberandosi dalle corazze del passato che appesantiscono e non ti permettono di correre, che ti stringono e ti fanno fare respiri corti, corti, corti... la vera libertà è non possedere nulla e, per me, significa anche andare incontro alla vita senza la memoria di ciò che è stato, come un bimbo inconsapevole che si affaccia per la prima volta alla luce e all'aria e respira a fondo, riempiendosi i polmoni... che bella dev'essere stata quella sensazione: se solo avessimo memoria di quel primo respiro faremmo di tutto per poterlo riprodurre...
io cambio pelle, ogni volta, mutando dentro e fuori di me... è così che voglio vivere... rigenerandomi continuamente...
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