Casa. Interno notte. Un filo di luce che illumina un trapezio esatto di scrivania. The Album Leaf suonano senza curarsi della centrifuga della lavatrice che, di quando in quando, si fa viva tra le chitarre. Suonano Twenty Two Fourteen. Squilla il telefono. "Pronto...". Silenzio. Poi riagganciano. Non ci faccio caso. Dopo un paio di minuti mi sono dimenticato di quella telefonata muta. Sopra la scrivania guardo la tazza in cui ho bevuto il caffè stamattina. Non dovrebbe essere lì. Dovrebbe essere nel lavello in cucina insieme ai bicchieri ed ai piatti che ho usato oggi a pranzo. Ma non c'è. Ho scoperto vivendo che spesso le cose dovrebbero essere dove in teoria dovrebbero essere, ma che spesso non lo sono. E si crea disordine. La cosa buffa è che succede anche con le persone. Le persone dovrebbero essere al loro posto. Sempre. Non ci sono quasi mai. E si crea di nuovo disordine. Mia nonna avrebbe detto che c'è un posto per ogni cosa e che ogni cosa ha il suo posto. Io, adesso, potrei tranquillamente risponderle : "quasi nonna, quasi". Forse se tutto e tutti fossero al loro posto nel momento richiesto non ci sarebbe tutto il disordine che c'è.Mi giro lentamente. Sto cercando un disco da ore nello scaffale in ufficio. Inizio a pensare che dovrei mettere in ordine alfabetico tutti i miei dischi. O forse dovrei catalogarli per genere. O per artista. Forse potrei fare una catalogazione incrociata, cioè dividere tutti i generi, poi nei generi ricercare gli artisti e dividere gli artisti per anno di pubblicazione del disco. Diventerei pazzo. Mi rassegno. Guardo il trapezio di luce sopra la scrivania. The Album Leaf continuano senza curarsi troppo di me, dei miei dischi, dei miei dubbi, e di mia nonna. Non si curano nemmeno della centrifuga della lavatrice. Non pensano all'ordine che vorrei fare nei miei CD. Nè tantomeno a quello che ho creato nella mia vita.E magari hanno ragione loro.
The album leaf
Casa. Interno notte. Un filo di luce che illumina un trapezio esatto di scrivania. The Album Leaf suonano senza curarsi della centrifuga della lavatrice che, di quando in quando, si fa viva tra le chitarre. Suonano Twenty Two Fourteen. Squilla il telefono. "Pronto...". Silenzio. Poi riagganciano. Non ci faccio caso. Dopo un paio di minuti mi sono dimenticato di quella telefonata muta. Sopra la scrivania guardo la tazza in cui ho bevuto il caffè stamattina. Non dovrebbe essere lì. Dovrebbe essere nel lavello in cucina insieme ai bicchieri ed ai piatti che ho usato oggi a pranzo. Ma non c'è. Ho scoperto vivendo che spesso le cose dovrebbero essere dove in teoria dovrebbero essere, ma che spesso non lo sono. E si crea disordine. La cosa buffa è che succede anche con le persone. Le persone dovrebbero essere al loro posto. Sempre. Non ci sono quasi mai. E si crea di nuovo disordine. Mia nonna avrebbe detto che c'è un posto per ogni cosa e che ogni cosa ha il suo posto. Io, adesso, potrei tranquillamente risponderle : "quasi nonna, quasi". Forse se tutto e tutti fossero al loro posto nel momento richiesto non ci sarebbe tutto il disordine che c'è.Mi giro lentamente. Sto cercando un disco da ore nello scaffale in ufficio. Inizio a pensare che dovrei mettere in ordine alfabetico tutti i miei dischi. O forse dovrei catalogarli per genere. O per artista. Forse potrei fare una catalogazione incrociata, cioè dividere tutti i generi, poi nei generi ricercare gli artisti e dividere gli artisti per anno di pubblicazione del disco. Diventerei pazzo. Mi rassegno. Guardo il trapezio di luce sopra la scrivania. The Album Leaf continuano senza curarsi troppo di me, dei miei dischi, dei miei dubbi, e di mia nonna. Non si curano nemmeno della centrifuga della lavatrice. Non pensano all'ordine che vorrei fare nei miei CD. Nè tantomeno a quello che ho creato nella mia vita.E magari hanno ragione loro.