Interluce

IL GIORNO DELLA MEMORIA


Da "La speranza mi ha tenuto in vita" di Ruth EliasIl tempo corre veloce e io guardo sempre al futuro perché gli anni mi hanno insegnato a non voltarmi indietro. Ma quando mi capita di farlo, il ricordo torna subito al campo di concentramento, un'esperienza che  ha lasciato  in me tracce indelebili e continua a perseguitarmi. Per tutta la vita ho tentato di scacciare questo pensiero, ma non riesco a liberarmene. Mi sento  condannata a convivere con un incubo che si rifà immancabilmente vivo. Riesco a descrivere questa sensazione soltanto a chi -come me- è passato per quell'inferno perché nessun altro sarebbe in grado di penetrare l'incomprensibile.Sì, i miei aguzzini sono riusciti nel loro intento - continuare la loro persecuzione - ed è per liberarmi almeno in parte da questo peso che guardo sempre avanti. Da quegli anni la mia intera esistenza non è stata altro che una corsa, un cammino progressivo senza troppi ripensamenti. Una fuga. Sono convinta di aver trascurato tante bellezze dell'esistenza, proprio perché non ho potuto dedicarmi a quanto avrei desiderato fare.Quest'inquietudine. Come si può sbarazzarsene? Gli unici momenti di pace sono le ore che trascorro con i miei nipotini. Quando li guardo, mi metterei  a piangere dalla felicità e talvolta mi sembra di sognare nel provare una gioia che credevo non mi sarebbe mai stata concessa.I miei nipoti rappresentano la mia vittoria personale sui persecutori e io sono immensamente felice di essere riuscita a formare una nuova famiglia con salde radici nella mia patria, Israele......................Cari nipoti,anche voi potrete comprendere quanto ho scritto soltanto quando sarete finalmente adulti. Conoscerete allora la nostra vicenda sentendone parlare a scuola, nei libri o nei film, e tutto ciò per voi sarà ormai parte della Storia.Quando sentirete parlare della "persecuzione degli ebrei durante il periodo nazista", pensate a nonno Kurt e alla nonna Ruth, i vostri nonni paterni, che hanno vissuto quell'inferno, e a tutti coloro che malgrado i nazisti sono riusciti a sopravvivere per raccontare alle generazioni successive la verità sugli orrori sperimentati.Anche la mia generazione si estinguerà presto, come vuole la natura, e soltanto questa pagine resteranno a testimoniare quanto è accaduto.Sono lieta di poter descrivere per voi la mia storia. Sono felice che viviate circondati dai vostri parenti. Imparate ad apprezzare i legami familiari, che non debbono essere mai recisi, neppure se sorgono delle discordie. E' stato il pensiero della mia famiglia  a mantenere sempre viva in me la forza di sopravvivere, fino al momento in cui fui liberata dal lager e tornai a casa. Riuscii a sopravvivere, e solo allora mi resi conto di essere rimasta sola.Sola.---<<<>>>---<<<>>>---<<<>>>---Uomo del mio tempo Sei ancora quello della pietra e della fionda,uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,con le ali maligne, le meridiane di morte,-t'ho visto- dentro il carro di fuoco, alle forche,alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,gli animali che ti videro per la prima volta.E questo sangue odora come nel giornoquando il fratello disse all'altro fratello:"Andiamo ai campi". E quell'eco fredda, tenace,è giunta fino a te, dentro la tua giornata.Dimenticate, o figli, le nuvole di sanguesalite dalla terra, dimenticate i padri:le loro tombe affondano nella cenere,gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.Salvatore Quasimodo(1901 - 1968)