La virtù... cosa sarà mai? Ah ah... Partiamo dalla parola in sé... Il semantema radicale italiano è dato dal latino "virtus, virtutis", stessa radice di "vir", uomo. Anche il greco ha questa caratteristica, "aretè, ès, ha la stessa radice di "aner, andros", uomo. Quindi, dall'analisi di queste due lingue, abbiamo riscontrato che uomo e virtù vanno di pari passo. Quindi, o la virtù è insita nell'uomo, oppure lo scopo dell'uomo è il raggiungere la virtù. Io propendo per la seconda. Però, bisogna vedere cosa intendiamo noi oggi per virtù. Certamente non valore in guerra, né partecipazione alle vicende dello Stato, perché sia il sistema politico sia quello bellico sono differenti. Ciò non significa che non dobbiamo prender parte alle vicende politiche. Però l'uomo virtuoso deve fare dell'altro. Ora, la virtù si può raggiungere anche al di fuori del senso morale, io credo. Perché, come diceva Socrate, io credo che la virtù sia conoscenza. E, direte, siccome la piena conoscenza è irraggiungibile, nessuno può esser virtuoso. Forse è vero, forse no. Forse l'uomo è ignorante dalla nascita. Anzi sicuramente. Ma ciò non deve essere un freno. Anzi deve esser uno stimolo, ad apprender sempre di più, a cercare nuovi maestri. E il vero maestro, non insegna, aiuta ad apprendere. E' diverso. Il maestro, attraverso il metodo maieutico, aiuta ad imparare. Per questo Platone scrive sempre in dialoghi. Mai un'argomentazione in stile classico, sempre in dialoghi. Così aiuta ad apprendere. Quindi il vero uomo virtuoso è colui che sa di essere ignorante, che desidera conoscere sé stesso prima che il resto, che sa che non arriverà mai ad avere la perfetta sapienza, ma sa come raggiungerla.
La virtù
La virtù... cosa sarà mai? Ah ah... Partiamo dalla parola in sé... Il semantema radicale italiano è dato dal latino "virtus, virtutis", stessa radice di "vir", uomo. Anche il greco ha questa caratteristica, "aretè, ès, ha la stessa radice di "aner, andros", uomo. Quindi, dall'analisi di queste due lingue, abbiamo riscontrato che uomo e virtù vanno di pari passo. Quindi, o la virtù è insita nell'uomo, oppure lo scopo dell'uomo è il raggiungere la virtù. Io propendo per la seconda. Però, bisogna vedere cosa intendiamo noi oggi per virtù. Certamente non valore in guerra, né partecipazione alle vicende dello Stato, perché sia il sistema politico sia quello bellico sono differenti. Ciò non significa che non dobbiamo prender parte alle vicende politiche. Però l'uomo virtuoso deve fare dell'altro. Ora, la virtù si può raggiungere anche al di fuori del senso morale, io credo. Perché, come diceva Socrate, io credo che la virtù sia conoscenza. E, direte, siccome la piena conoscenza è irraggiungibile, nessuno può esser virtuoso. Forse è vero, forse no. Forse l'uomo è ignorante dalla nascita. Anzi sicuramente. Ma ciò non deve essere un freno. Anzi deve esser uno stimolo, ad apprender sempre di più, a cercare nuovi maestri. E il vero maestro, non insegna, aiuta ad apprendere. E' diverso. Il maestro, attraverso il metodo maieutico, aiuta ad imparare. Per questo Platone scrive sempre in dialoghi. Mai un'argomentazione in stile classico, sempre in dialoghi. Così aiuta ad apprendere. Quindi il vero uomo virtuoso è colui che sa di essere ignorante, che desidera conoscere sé stesso prima che il resto, che sa che non arriverà mai ad avere la perfetta sapienza, ma sa come raggiungerla.