Il primo gennaio del 1997 se n'è andato Ivan. Era uno grande chitarrista, e aveva una vocina sottile, ma molto profonda. I suoi testi paiono banali e scontati, ma non lo sono affatto. Vi propongo la sua canzone più famosa, un mosaico di personaggi al'interno di una Firenze grigia, dopo la dipartita di lei.Ciao Ivan, a presto.Vita, vita, e che non si dica che io non ti ho vissuta mai vita, vita, sei la mia vita anche diversa ti amerei, vita. (da Vita, Ivan Graziani)Firenze (canzone triste)Firenze lo sai, non è servita a cambiarla la cosa che ha amato di più è
stata l’aria lei ha disegnato, ha riempito cartelle di sogni ma gli
occhi di marmo del Colosso Toscano guardano troppo lontano. Caro il mio
Barbarossa, studente in filosofia con il tuo italiano insicuro certe
cose le sapevi dire. Oh lo so, lo so, lo so, lo so bene, lo so una
donna da amare in due in comune fra te e me. Ma di tempo ce n’è in
questa città fottuti di malinconia e di lei. Per questo canto una
canzone triste, triste, triste... Triste come me. E non c’è più nessuno
che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un po’ di lei. E non c’è più
nessuno che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un po’ di lei.
Ricordo i suoi occhi, strano tipo di donna che era quando gettò i suoi
disegni con rabbia giù da Ponte Vecchio "Io sono nata da una
conchiglia" diceva "La mia casa è il mare e con un fiume no, non la
posso cambiare" Caro il mio Barbarossa, compagno di un’avventura certo
che se lei se n’è andata no, non è colpa mia. Oh lo so, lo so, lo so,
la tua vita non cambierà ritornerai in Irlanda con la tua laurea in
filosofia ma io che farò in questa città? Fottuto di malinconia e di
lei. Per questo canto una canzone triste, triste, triste... Triste come
me. E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un
po’ di lei. E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lei,
ancora un po’ di lei