Smisurata preghiera

La poesia


E' da un po' che non scrivo più qui: il fatto è che sono tutto assorbito da altri pensieri, non ultimo il motivo che porta l'uomo a poetare, o meglio, il ruolo dell'io nella poesia. Perché, se ci pensate, a chi interessa se Beatrice non ricambiava Dante? O se Laura non sapeva nemmeno chi fosse Petrarca? In effetti, a nessuno di noi interessa. E allora, perché continuiamo a leggerli? Forse perché a noi interessa la perfezione espressiva, cosa che suscita in noi qualcosa. Ma, allora, dobbiamo ridurre la poesia ad un'accozzaglia di parole senza senso? No, ovviamente. La poesia contiene le braci dell'io, ciò che viene dopo l'emozione intensa. Come un fuoco, che, avendo bruciato del tutto,  rimane lì morente, così la psiche (concedetemi questo termine per indicare l'insieme delle emozioni), dopo aver infiammato l'io, giace sola, mentre qualcuno (noi) si accosta alle ceneri per scaldarsi un po' le mani. Quindi, la poesia non è la rappresentazione del fuoco dell'emozione, è il rimaneggiare il ricordo dell'emozione. Le migliori poesie non escono di getto. Lo dice il termine: poesia significa composizione. Il poeta è colui che sa accostare le parole: ecco perché poeta è Omero così come Whitman o Leopardi. Noi vogliamo scaldarci di questo rimaneggiamento del ricordo, e ci disinteressiamo dunque di quello che ha significato per il poeta il fatto in sé: tutto ciò mi turba in quanto lo considero sintomo di forte egotismo. C' è da dire, però, che è probabilmente il poeta a chiderci di farlo: vuole che sia apprezzata la sua opera, non la sua personalità. Pertanto, pur con qualche senso di colpa, continuerò a leggere la poesia.